Corte d’Appello americana: «non si possono soffocare le critiche all’omosessualità»

Martedì 15 marzo 2011 la Corte d’Appello americana ha emesso una sentenza che avrà sicuramente implicazioni di vasta portata per la libertà di parola e di pensiero sulla questione del “matrimonio” omosessuale. In particolare per le scuole, infatti i giudici hanno dichiarato che «una scuola non può soffocare le critiche all’omosessualità».

Il caso ruota intorno alla Prairie Indian School District, che -vittima di una sempre più crescente eterofobia- ha vietato agli studenti delle scuole superiori di esprimere le loro opinioni sul comportamento omosessuale. La scuola -riporta LifeNews– ha sostenuto che intendeva solo difendere i diritti degli omosessuali, ma la sentenza ha ribadito che «la nostra società non ha il diritto legale di impedire la critica delle convinzioni e dello stile di vita degli omosessuali». Se la scuola permette di sostenere l’omosessualità, allora non può contestare le critiche all’omosessualità.

La corte americana si allinea così a ciò che ha dichiarato martedì scorso l’Arcivescovo Silvano Tomasi dell’Osservatorio Permanente del Vaticano presente alle Nazioni Unite: «Le persono vengono attaccate perché prendono posizione che non supportano. Quando esprimono le loro convinzioni morali sulla natura umana vengono stigmatizzati, o peggio diffamati e perseguitati. Questi attacchi sono violazioni dei diritti umani fondamentali e non possono essere giustificati in nessun caso» (cfr. RadioVaticana). Tutti sono liberi di esprimersi e tutti sono liberi di avanzare le loro opinioni contrarie. Mai è però giustifcata la violenza, pro o contro l’omosessualità.

Riconosciuta quindi l’ipocrisia della cultura omosessualista: per proteggere i diritti degli uni si prevaricano continuamente i diritti degli altri. Per fortuna che ogni tanto qualcuno se ne accorge.

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