Giornata stati vegetativi: anche Jennifer si risveglia

Meno male che Jennifer non aveva firmato nessun testamento biologico e non ha avuto la sfortuna di avere un padre come Beppino Englaro. Altrimenti ora nessuno potrebbe raccontare questa storia. «Con mio marito Narciso abbiamo compreso che lo stato vegetativo non va mai considerato come un’anticamera della morte. C’è sempre un barlume da tener vivo e da accompagnare: quella speranza per noi si è illuminata», con queste parole riportate su Avvenire, la mamma Barbara Bettega racconta dell’uscita dal coma profondo della sua Jennifer. Una vispa ragazzina di prima media, tre mesi fa colpita da un arresto cardiaco nell’atrio della sua scuola in Trentino. La prima risonanza magnetica fatta all’ospedale di Trento non lasciava molto spazio alla speranza. Un primo tentativo di stubare Jessica, prima di trasferirla a Padova, non era riuscito. Il Natale vissuto in coma farmacologico, tra le preghiere dei genitori, dei volontari e degli amici della parrocchia. Dopo due mesi e mezzo di buio, ai primi di gennaio Jennifer sembra rispondere alle sollecitazioni, riapre gli occhi, riconoscere il fratellino, mamma Barbara e papà Narciso: «In quei primi momenti – raccontano gli infaticabili Bettega – per noi è stato come se la nostra bambina fosse nata una seconda volta. Per noi – aggiungono senza paura di abusare il termine, che sale alla bocca da una robusta fede montanara – questo rimarrà sempre un miracolo. Abbiamo sperimentato la forza della preghiera e della comunità». Oggi non parla ancora, ha difficoltà motorie, si esprime con dadi letterati e muovendo su e giù le sue fragili dita e sogna di tornare ai campeggi estivi col parroco don Costantino. I genitori: «Anche noi abbiamo preso forza da un’altra mamma che ha visto la figlia ventenne risvegliarsi prima di Jennifer. È importante continuare a sperare. Crederci, anche contro le previsioni incerte che i medici, per doverosa prudenza, ti comunicano. Abbiamo visto quanto è importante restare uniti come coppia. Abbiamo sentito quanto sia decisivo non chiudersi nella propria condizione, anche se disperata. Va accettato il conforto degli altri».

Nel video qui sotto un’altra storia di risveglio: la mamma di Luca racconta la sua storia piena di speranza dopo un incidente e due anni tra coma e stato vegetativo.

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21 commenti a Giornata stati vegetativi: anche Jennifer si risveglia

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  1. zapatero ha detto

    bellissimo. Grazie

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  2. junior ha detto

    brava jennifer. Ora vallo a dire al “cattolico” Ignazio Marino.

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  3. Enrico ha detto

    W Jennifer! Ti sei svegliata prima che venissero a saperlo i radicali!

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    • Magret ha detto in risposta a Enrico

      La bonino e cappato si staranno mangiando le mani…

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      • Fabrizio ha detto in risposta a Magret

        Ma cosa dici! Bonino e Cappato ne saranno felici, si battono perché ognuno possa scegliere, non perché tutti si faccia la stessa cosa.

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        • Fabrizio ha detto in risposta a Fabrizio

          E poi qui non si tratta di stato vegetativo permanente, ma di coma farmacologico, sono situazioni ben diverse; e nel testamento biologico si possono anche indicare trattamenti diversi a seconda della situazione: si può anche scrivere di essere mantenuti in stato vegetativo permanente fino a tempo indefinito: il punto non è cosa fa il singolo, il punto è metterlo nelle condizioni di scegliere.

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          • Massimo Ponzoni ha detto in risposta a Fabrizio

            Il testamento biologico è una cazzata: firmerò un testamento biologico se: 1) mi assicura che io non potrò cambiare idea durante la fase di stato vegetativo o coma. 2) Mi assicura che io non potrò più risvegliarmi.

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            • Fabrizio ha detto in risposta a Massimo Ponzoni

              Durante la fase di coma non puoi esprimere pareri, potessi farlo non saresti in coma e non ci sarebbe bisogno di indicare prima le proprie volontà. Inoltre la compilazione di un testamento biologico non impedisce che un giorno ti risveglierai: testamento biologico può voler dire anche chiedere che ti vengano somministrate tutte le cure (si può scegliere quali) fino all’eventuale risveglio. Semplificando: testamento biologico NON vuol dire chiedere di staccare la spina. Vuol dire esprimere la propria volontà sul tenerla attaccata o staccarla nel caso un giorno non si sia più in grado di esprimere la propria volontà.

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          • Massimo Ponzoni ha detto in risposta a Fabrizio

            Crisafulli si è risvegliato dallo STATO VEGETATIVO PERMANENTE per oltre due anni, durante il quale “SENTIVA E CAPIVA TUTTO”.

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        • Massimo Ponzoni ha detto in risposta a Fabrizio
  4. Mr.Eight ha detto

    Esordio “politically scorrect” al punto giusto. Ergo, complimenti all’autore!

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  5. Roberto Altavilla ha detto

    Se due mesi e mezzo vi sembrano equiparabili a 17 anni….
    Verrebbe da augurarvi di vivere con una figlia in coma per un tempo equivalente, ma non è giusto che le colpe dei padri ricadano sui figli….

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    • Enrico ha detto in risposta a Roberto Altavilla

      Perchè vivere con una figlia in coma è una sfiga? Forse per te. Io conosco famiglie che ritengono loro figlia una benedizione del cielo. So bene che le ritieni vite indegne di vivere, ma io invece ti auguro di dirlo di fronte al padre di una di queste malate.

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    • zapatero ha detto in risposta a Roberto Altavilla

      Il paragone invece ci sta tutto. Tu sai quanto resterai in coma o in stato vegetativo quando firmi il testamento biologico? No, non puoi mica mettere una scadenza. Quindi che sia due giorni o trent’anni, non cambia nulla. Inoltre ci sono stati risvegli dallo stato vegetativo ben superiori ai 17 anni, proprio perché è uno stato definitivo.

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  6. Enrico ha detto

    Leggete questo link è a mio parere fonte di riflessione.

    http://www.unavox.it/ArtDiversi/div093_Caso_Englaro.htm#La strana figura del padre

    P.S non sono l’Enrico di cui sopra.

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