Grazie a “Vieni via con me”, 7 programmi ospiteranno (esclusivamente) i pro-life

Come tutti sappiamo lunedi 15 novembre 2010 è andata in onda in prima serata su RaiTre la seconda puntata della trasmissione “Vieni via con me” (dal titolo si può già scorgere un chiaro invito eutanasiaco), condotta da Fabio Fazio e Roberto Saviano. La trasmissione ha scatenato un’onda di polemiche (vedi risultati del sondaggio de Il Sole 24 ore), anche perché i conduttori hanno voluto dare vergonosamente ed unicamente spazio a vecchi radicali nostalgici e ambigui personaggi di bassa moralità come Peppo Englaro e Mina Welby, la moglie di Piergiorgio (mancava solo Pannella con  il suo inseparabile spinello e la Bonino in braccio a Odifreddi, mentre quest’ultimo declamava quanto è scientifico e razionalistico suicidarsi per “mancanza di prove”). Ospite anche una sorta di prete come don (che vergogna scrivere “don”) Andrea Gallo, che ha “benedetto” il tutto. Dopo 10 giorni di proteste in cui mezza Italia si è sollevata (più sotto trovate una brevissima sintesi), Fazio e Saviano sono riusciti a rimanere ideologicamente e laicisticamente aggrappati al loro rifiuto di parlare della “vita” e di dare spazio ad una replica (prontamente concessa invece al ministro Maroni). Così, per un programma che manda in onda uno spot per l’eutanasia e si rifiuta di replicare, ne sono emersi ben 7, tra Rai e Mediaset, che si dichiarano pronti e disponibili ad accogliere (esclusivamente) “la vita” e i movimenti “pro-life”: ieri Raiuno con A Sua immagine (alle 10:30) e “L’Arena di Giletti” (all’interno di Domenica In alle 14), hanno avuto diversi ospiti tra cui il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, Mario Melazzini e Fulvio De Nigris. Il Tg1 delle 20 ha invece aperto ospitando rappresentanti delle associazioni pro-vita. Domani, durante Mattino 5, condotto da Paolo Del Debbio con Federica Panicucci su Canale 5, ospiterà, fra gli altri, Max Tresoldi, quasi quarantenne e “risvegliatosi” dopo dieci anni di stato vegetativo. Martedì sera alle 21,10 su Retequattro, sarà la volta di Viaggio a… e in settimana il programma Porta a porta di Bruno Vespa manderà in onda una puntata speciale dedicata alle persone che vivono in uno stato vegetativo assistite da familiari: «Nessun politico, nessun commentatore, solo protagonisti di storie alle quali altrove si è deciso di non dare voce», è stato fatto sapere dalla redazione. Mentre, nel programma in sei puntate che sta preparando Vittorio Sgarbi per Raiuno, «quelli che resistono e sono per la vita, se non avranno spazio da Fazio e Saviano ne avranno da me comunque e quanto vogliono», ha fatto sapere (da Avvenire). Per fortuna che, a parte Fazio e Saviano, c’è ancora qualcuno che dà senso alla vita.

Vediamo comunque quali sono state le interessantissime reazioni all’unica visione della vita (anzi, della morte) promossa dal duo “pro-death”.

Il 19 novembre il direttore di Avvenire -Marco Tarquinio- ha rivolto un appello alla dirigenza Rai perché faccia conoscere persone come Mario Melazzini, Fulvio De Nigris, Mariapia Bonanate e suo marito, Angelo Carboni, Rosy Facciani, Simone Schonsberg e la mamma Gloria, Moira Quaresmini e la sua famiglia. Voci di chi vive e lotta e soffre e non molla, e non solo ai “profeti” dell’eutanasia». (da “Fateli parlare, Avvenire).

Il 20 novembre c’è stata immediatamente una reazione all’appello. In modo bipartisan la politica ha risposto: oltre centoventi firme in due lettere distinte, da parte dei primi due partiti italiani (PDL e PD) per chiedere al cda Rai di garantire nei programmi del servizio pubblico, e in particolare in quello condotto da Fazio e da Saviano, «la voce di chi difende la vita e soprattutto di chi lo fa vivendo una condizione di sofferenza» (qui il testo dell’appello). Si schierano 91 parlamentari del PDL e Lega Nord (primi firmatari: Alfredo Mantovano, Maurizio Gasparri, Gaetano Quagliariello, Maurizio Lupi, Eugenia Roccella, Barbara Saltamartini, Enrico La Loggia, Valentina Aprea, Giuseppe Cossiga). A sinistra sono 32 membri del PD (i primi sono Giuseppe Fioroni ed Enrico Gasbarra) a scrivere a Fazio&Saviano per «segnalare come sia mancata la voce dell’altra scelta» (qui il testo dell’appello). Si associa idealmente Giorgio Merlo (Pd), mentre Pier Ferdinando Casini (Udc), si rivolge ai vertici Rai affinché «diano voce a chi non vuole l’eutanasia». Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha dichiarato di condividere l’invito del direttore di Avvenire e anche lui chiede al Cda della Rai di garantire la voce di chi difende la vita. Si mobilitano anche diverse associazioni, come l’Aiart (associazione telespettatori cattolici). Anche il Tg2, dà immediatamente spazio all’appello e Mattino Cinque si dice disponibile ad ospitare queste storie altrimenti dimenticate. (da Avvenire, Yahoo Notizie, AdnKronos).

Il 21 novembre Souad Sbai (Pdl) è pronta a un’interrogazione parlamentare e Giuseppe Fioroni (Pd) concorda: «Non può passare l’idea che “staccare la spina” sia un atto d’amore illuminato, mentre quello che consapevolmente fanno giorno dopo giorno decine di migliaia di famiglie nel silenzio, nella fatica e nella sofferenza, accudendo malati gravi e gravissimi, sia una scelta dettata da oscurantismo. Questo non può e non deve essere ignorato da una tv che intende promuovere il civismo, scuotere le coscienze e rilanciare la dignità degli uomini e delle donne» (da Avvenire). Interviene anche Marina Corradi, con un giudizio -come al solito- decisamente chiaro (da Avvenire).

Il 23 novembre si muove qualcosa nel palazzo di viale Mazzini (incontri, richieste, appelli e sit in). Il direttore generale Mauro Masi ha infatti chiama il direttore di Raitre Paolo Ruffini per sollecitare che nell’ultima puntata di Vieni via con me, venga dato spazio anche alla difesa della vita. Una richiesta era già esplicitamente arrivata anche da due componenti del consiglio di amministrazione della RAI: Antonio Verro (per la maggioranza) e Rodolfo De Laurentiis (per l’opposizione). Intanto anche gruppi parlamentari dell’UDC hanno sottoscritto una lettera al direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, per dirgli che «l’iniziativa promossa dal giornale per dare voce a chi voce non ha è stato subito accolto con il massimo consenso» (qui il testo della lettera). Sempre l’Udc ha promosso una manifestazione davanti alla sede Rai con lo slogan: “Più voce alla vita”, a cui hanno partecipato 32 associazioni per la vita (da Agenzia Asca e Avvenire). Il noto giornalista Antonio Socci ha intanto inviato una bellissima lettera al suo amico Roberto Saviano, che potete trovare su www.antoniosocci.com. Giuliano Dolce, direttore sanitario dell’Istituto Sant’Anna di Crotone (“la clinica dei risvegli”), invita pubblicamente Saviano a visitare la clinica e confrontarsi con lui poiché «quando parla di accanimento terapeutico non ha le idee chiare» (da CN24 e Avvenire). Interviene anche Carlo Verna, segretario del sindacato dei giornalisti della tivù di Stato, dicendo: «bisogna riparare ad un finto pluralismo» (ad Avvenire).

Il 24 novembre Avvenire in primis critica la terza puntata di “Vieni via con me”, avvenuta snobbando la sollevazione popolare, politica e dirigenziale di chi nella seconda puntata non si era affatto riconsociuto nelle parole di Fazio-Saviano (da Avvenire). E mentre Antonio Verro, consigliere d’amministrazione Rai, promette battaglia contro la “trasmissione faziosa”, i parlamentari schierati con l’appello di Avvenire arrivano a 169 (tra Pdl, Lega, Pd e Udc). Il sottosegretario Eugenia Roccella spedisce a Fazio e Saviano una copia del documento del ministero della Salute sugli Stati Vegetativi, frutto del lavoro dei maggiori esperti in materia, e una copia del Libro Bianco, scritto in prima persona dalle associazioni dei familiari di questi disabili gravi, perché si rendano conto che «i disabili in stato vegetativo sono persone con cui si può stabilire una relazione, persone che possono sentire dolore e possono avere elementi di coscienza» (da YahooNotizie e Avvenire)

Il 25 novembre il Cda della Rai approva un ordine del giorno (quasi all’unanimità, 7 su 9) firmato dal consigliere Rodolfo De Laurentiis e sostenuto dalla maggioranza, per far replicare, nell’ultima puntata di “Vieni via con me“, le Associazioni per la vita. Ad esprimersi a favore dell’odg anche il presidente della Rai Paolo Garimberti. Per De Laurentiis «così come il ministro Maroni ha chiesto e ottenuto di replicare a Saviano nella scorsa puntata, chiedo che venga data voce alle associazioni pro-vita in merito al tema dell’eutanasia». Fazio e Saviano si rifiutano blaterando che non vogliono far passare l’idea che la trasmissione sia stata “pro-morte” e «un programma di racconti come il nostro non ha la pretesa, né il dovere, né la presunzione di rappresentare tutte le opinioni». Peccato però che a Maroni sia stato immediatamente concesso di replicare. Mentre Avvenire commenta le contraddizioni della replica dei due autori pro-death Fazio e Saviano, le reazioni politiche sono durissime (specie dal centrodestra). Per Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato, «le argomentazioni di Fazio e Saviano sono ipocrite e contraddittorie» e per Daniele Capezzone, portavoce del Pdl: «Sono laico e liberale convinto, notoriamente vicino alle sensibilità di Englaro e Welby. A maggior ragione, trovo assurdo il “no” di Fazio e Saviano». Il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, afferma: «Fazio e Saviano sono stati chiari: dobbiamo essere liberi di fare propaganda per l’eutanasia, i disabili gravi, se proprio vogliono parlare, vadano altrove» (da Avvenire: Il Cda Rai: parlino i malati. Fazio & Saviano si rifiutano).

Il 26 novembre il direttore di Avvenire scrive un altro editoriale sulla vicenda (da Avvenire). Interviene anche il ministro Sacconi: «Da cittadino e parlamentare non posso che desiderare che abbiano voce quella moltitudine di persone che curano amorevolmente altri soggetti che, pur in una condizione di grave fragilità, hanno bisogno di essere incoraggiati a riconoscere il valore della vita anche in quella terribile condizione». Intanto gli incontri tra il direttore generale della Rai, Mauro Masi, e il direttore della terza rete, Paolo Ruffini, si susseguono (da Avvenire, Sacconi: dare voce ai malati. Ma da Fazio arriva un altro «no»).

Il 27 novembre i due laicisti Fazio e Saviano permangono nel resistere al parere ufficiale del Consiglio d’amministrazione dell’azienda (pubblica) che permette loro di andare in onda. Altri incontri tra il direttore generale della Rai Mauro Masi e il direttore di Raitre Paolo Ruffini (da Avvenire: Il Cda Rai: parlino i malati. Fazio & Saviano si rifiutano).

Il 28 novembre interviene anche il noto scrittore Ferdinando Camon: «Finora la trasmissione aveva la forza d’urto di una verità che voleva apparire tale per tutti. Da questo momento la loro verità si presenta come limitata, partigiana, una porzione di verità» (da Avvenire). Enrico Gasbarra, deputato PD, invia una sua riflessione sulla questione al direttore di Avvenire (da Avvenire), stessa cosa la fa Eugenia Roccella, sottosegretario alla Salute, informando il direttore che «ieri il Consiglio dei ministri ha istituito la Giornata nazionale degli stati vegetativi, scegliendo la data del 9 febbraio, giorno della morte di Eluana Englaro» (da Avvenire).

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