L’UAAR ossessiona Napolitano, ma lui preferisce scrivere al Papa

Avendo finito i fondi per scrivere inutili scemenze sugli autobus, l’associazione atea e, si dice, pure razionalistica, più importante di via Ostiense a Roma sta tentando di crescere in popolarità  (dopo 25 anni di attività quotidiana), massacrando di lettere (e regalini) il Presidente Napolitano.

E’ accaduto quando il capo lupetto Carcano e i suoi scagnozzi sono stati fermati e schedati dalla Digos il 20 settembre scorso. Si erano infatti presentati, con tanto di bandiere, cappellini e mutandoni rigorosamente atei, alla  Giornata di memoria della breccia di Porta Pia, creando una manifestazione non autorizzata. Volevano infatti impedire che il Segretario di Stato Vaticano, invitato dal Comune di Roma, facesse il suo discorso e pretendevano la concessione di uno spazio per dire qualcosa di intelligente anche loro (tipo… Galilei, le crociate, l’inquisizione…). Forse è per questo che la Digos -scettica sulle capacità uaarine- gli ha impedito di inscenare un momento di puro folklorismo e fan-ateismo, requisendo, schedando e trattenendo  i loro documenti fino al termine della manifestazione (vedi Ultimissima 21/9/10).

In quell’occasione il leader uaarino ha inveito pesantemente contro Napolitano, scrivendo una lettera peperina ai suoi compagni di lotta: «Credo (sic!) che, di fronte all’eliminazione di ogni forma possibile di dissenso e al completo abbandono dei principi costituzionali da parte delle autorità italiane presenti, si possa parlare tranquillamente di negazione del pluralismo e di fuoriuscita dalla democrazia con il solenne avallo del nostro presidente della Repubblica». Tanta razio e ironia su Giorgio Napolitano quindi… ma passano solo due giorni e l’UAAR, orecchie abbassate, cambia strategia: invia una lettera solenne al Capo dello Stato (con tanto di bandierina dell’associazione), in cui scrive: «Nutro la speranza che Ella possa e voglia incontrare una nostra delegazione, per essere solidale con gli oltre dieci milioni di italiani non credenti, i cui diritti – e oggi parrebbe anche la loro stessa esistenza– vengono costantemente negati. Mi auguro, ci auguriamo, che Ella dia voce a quelle istanze di laicità che avremmo desiderato riaffermate proprio il 20 settembre 2010». E il “solenne avvallo” del Capo della Repubblica fanno finta di non ricordarselo? Ella, cioè Napolitano, ha ovviamente ignorato tutta la faccenda e la stampa non ha riportato alcuna previsione di incontri con la delegazione (e questo è positivo perché significa che il nostro Presidente non ha molto tempo da perdere…).

Passano meno di 30 giorni e l’UAAR torna a piagnucolare da Napolitano. Lo fa in merito alle presunte dichiarazioni del ministro Frattini contro gli atei. Sul sito uaarino appare una spassosissima lettera dove vengono chieste addirittura le dimissioni di Frattini!!! Evidentemente non c’è limite all’autoironia… Nello scritto ci si augura che Napolitano faccia un «autorevole intervento nei confronti dell’On. Frattini affinché ritiri le sue dichiarazioni o, in caso contrario, si dimetta, perché le sue idee sono chiaramente incompatibili con la carta costituzionale, bla bla bla….». Chiudono poi a mò di ricatto: «Sarà comunque cura dell’associazione dare il massimo risalto, nazionale e internazionale, a espressioni indegne dell’incarico rivestito» (del tipo: se non intervieni tanto lo facciamo sapere…). L’UAAR si impegna così a dare “massimo risalto nazionale (e internazionale!!) alla notizia”, e quindi quando il gioco si fa duro…: ecco che appaiono immediatamente nientepopodimeno che ben due paginette su Facebook, un paio di utenti riportano subitissimo la notizia sul loro blog e qualche link è repentinamente condiviso su un pugno di aggregatori di notizie (senza contare noi stessi che, quasi impietositi, ne stiamo parlando). E questi vogliono far dimettere Frattini?? Dimostrata la potenza (nazionale ed internazionale) dello sforzo intestinale dell’UAAR, inutile dire che Napolitano non ha dato alcun segno di vita, nè ovviamente si è sognato di prendere sul serio l’assurdità richiesta. Probabilmente invece il ministro Frattini non è neppure venuto a conoscenza di queste idiozie che lo riguardano.

Così, mentre l’UAAR elemosina un briciolo di attenzione dalla società e dal Capo dello Stato, Napolitano prende carta e penna e decide di scrivere una bellissima lettera di vicinanza a Benedetto XVI, esprimendo il «più sentito cordoglio per i tragici eventi che hanno colpito la comunità cattolica in Iraq, vittima, anche in questa dolorosa circostanza, di una cieca barbarie che ferisce profondamente ogni civile coscienza e nega il valore fondamentale del dialogo tra le religioni e le culture» (cfr. Corriere della Sera). Valore fondamentale a cui l’UAAR si oppone strenuamente, tra l’altro. Conclude Napolitano: «Desidero far giungere alla comunità cattolica irachena i sentimenti di partecipata solidarietà e sincera vicinanza da parte dell’intera nazione italiana». Anche settimana scorsa il Capo dello Stato ha scritto un altro messaggio al Santo Padre: «Al rientro dal Suo viaggio Apostolico in Spagna, desidero rivolgerLe un cordiale saluto di benvenuto. La Sua missione pastorale è stata, anche in questa circostanza, fonte d’ispirazione attraverso parole che hanno toccato i sentimenti di tutti gli uomini di buona volontà. Con rinnovata considerazione, Le rivolgo il mio affettuoso pensiero».

Finché non esisteranno atei equilibrati, rispettosi e civili (eccezioni a parte ovviamente), né la politica, né la Chiesa stessa, avranno la possibilità di avviare dialoghi seri e costruttivi con essi per la cooperazione al bene comune della società. Siamo perciò convinti che l’UAAR faccia male all’ateismo tanto quanto le sette fanatiche protestanti fanno male al cristianesimo.

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