Nordirlanda, giustizia fatta per i cattolici morti nella «Bloody Suday»

E’ l’ora della giustizia per i 13 civili disarmati uccisi dai parà britannici durante la strage nordirlandese soprannominata «domenica di sangue». David Cameron, primo ministro inglese, ha presentando le conclusioni del rapporto di Lord Saville of Newdigate sulla strage di Bloody Sunday, e ha detto: non ci sono equivoci: ciò che è successo è stato ingiusto e ingiustificabile”. Il Giornale, come tutti i quotidiani nazionali, riporta i risultati e le conseguenza (risarcimenti ecc..) del rapporto, mentre Avvenire ricostruisce i fatti: il 30 gennaio 1972, nel quartiere cattolico di Bogside, i militari aprirono il fuoco contro migliaia di pacifici manifestanti cattolici che marciavano per difendere i diritti civili di tutto il Nord Irlanda, uccidendone 13 appena maggiorenni (vedi Wikipedia e WikiWEnglish). In base alle testimonianze, fu subito chiaro che i morti erano innocenti (numerose poi le testimonianze dei militari), ma l’insabbiamento (laicista?) che ne conseguì chiuse la vicenda come “legittima difesa”, facendo passare i civili come rivoluzionari assetati di sangue. Il merito della riapertura del caso va anche al cantante cattolico degli U2, Bono (vedi la sua esplicita professione di fede), al «soldato 27» che vive sotto protezione per aver reso testimonianza della realtà dei fatti e al premier britannico poi fattosi cattolico (vedi Wikipedia), Tony Blair, che nel 1998 volle riaprire tutta l’inchiesta.

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