La mortalità materna diminuisce ma gli abortisti vogliono censurare la notizia

La mortalità materna nel mondo è in netto calo, ma qualcuno non vuole che si sappia. La statistica arriva prima da un nuovo studio condotto da ricercatori delle Università di Washington e di Brisbane, pubblicato recentemente dalla rivista medica britannica  The Lancet, la quale mostra una riduzione del 75%.

Le donne morte per complicazioni legate alla gravidanza e al parto sono scese a 342.900 nel 2008 dalle 526.300 del 1980. Il direttore del Lancet, Richard Horton, ha denunciato forti pressioni per «ritardare la pubblicazione della ricerca». Da anni statistiche non aggiornate sulla mortalità materna vengono usate in ambito delle Nazioni Unite per dimostrare la necessità di liberalizzare l’aborto come mezzo per la “maternità sicura”.

La ricerca pubblicata da The Lancet  invece smentisce però questo approccio. I motivi del calo della mortalità materna vengono infatti attribuiti a diversi fattori, e non certo per l’aumento del numero di aborti: minori tassi di fertilità in alcuni Paesi; aumento del reddito, che si traduce in migliore nutrizione e accesso ai servizi sanitari; miglioramento nell’educazione delle donne; maggiore disponibilità di “assistenti specializzati” (persone con formazione sanitaria) per aiutare le donne durante il parto.

Riccardo Cascioli, Presidente del CESPAS e direttore del Dipartimento Popolazione su Avvenire rileva che addirittura «a spulciare fra le tabelle si scopre che la liberalizzazione dell’aborto potrebbe essere un fattore aggravante della mortalità materna». Infatti i tassi di mortalità materna calano e si mantengono bassi nei Paesi dove l’aborto è fortemente limitato o proibito, mentre dove l’aborto è liberalizzato le morti materne sono molto più numerose in percentuale.

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