Ipazia, la presunta martire strumentalizzata dal laicismo (sempre che sia esistita)

E’ da poco nelle sale cinematografiche il film Agora del regista spagnolo Alejandro Amenabar. Una pellicola mediocre che parla della filosofa Ipazia, beatificata durante l’illuminismo martire laica. Nel film sono presenti errori clamorosi come la presenza della Lupa Capitolina che allatta Romolo e Remo, i quali sono in realtà stati aggiunti solo nel XV secolo d.C. e la bellezza e giovinezza della filosofa che in realtà morì verso i 60 anni dell’epoca.

Della vera esistenza di Ipazia abbiamo sicuramente meno notizie di quante se ne abbia pre Gesù Cristo. Moreno Morani, professore ordinario di glottologia e direttore del Dipartimento di Scienze dell’Antichità, del Medioevo e geografico-ambientali (DISAM) dell’Università degli Sudi di Genova, racconta a Il Sussidiario: «le notizie su Ipazia sono scarsissime. Abbiamo un’unica fonte storica contemporanea, Socrate Scolastico [teologo cristiano], e pochi altri riferimenti giungono da autori contemporanei o di poco posteriori». Insomma Ipazia potrebbe benissimo non essere mai esistita e sicuramente è ridicolo che che Piergiorgio Odifreddi neghi la figura storica di Cristo, la cui attendibilità storica è ben superiore, ma si affretti a raccontare della filosofa sul sito dell’UAAR, il cortile degli ateisti razionalatei, i quali ovviamente abboccano alla grande. Quando c’è da strumentalizzare qualcuno per condire la battaglia anticristiana gli ateologi sono subito mobilitati, come ha sottolineato anche lo scrittore Rino Camilleri su Il Giornale.

La storia di Socrate dice che degli uomini esaltati, guidati da un certo Pietro il lettore, uccisero la povera filosofa con dei cocci. Evidentemente il fatto è da condannare come atto crudele contro una donna intelligente e indifesa. Un filosofo anticristiano vissuto un secolo dopo, Damascio, ha postulato che l’uccisione sia stata ordinata dal vescovo della città, Cirillo, «il quale passando davanti alla casa di Ipazia, vide che c’era molta folla presso la porta, venne a sapere dal suo séguito che c’era un discorso della filosofa e che quella era la sua casa. Il suo animo fu così contrariato e ordinò la più orrenda di tutte le uccisioni». Il professor Morandi ricorda giustamente che non vi è nessuna prova di questa affermazione. E’ vero che Cirillo ebbe una condotta tutt’altro che accorta, tanto da venire in contrasto con Papa Celestino I e altri vescovi, ma è inverosimile che Cirillo non conoscesse la fama di Ipazia e fosse spinto da un impulso improvviso di gelosia.

Neppure l’argomento femminista è ragionevole: anche nella comunità cristiana vi erano donne di elevata cultura e di grande operosità. Anche il motivo religioso è da respingere, Ipazia infatti aderiva alle tesi neoplatoniche, che affascinarono molti pensatori cristiani, come il suo discepolo Sinesio che divenuto vescovo di Cirene manifestò simpatia e devozione per la sua venerata maestra, defininendola “amata da Dio”. E’ più probabile un motivo politico. Qualcuno chiama in causa i monaci parabolani, ma una loro responsabilità non risulta da alcuna fonte. Morani chiude dicendo che nessuno si filava la povera Ipazia fino all’illuminismo anticristiano del XVIII secolo, «quando il razionalista John Toland pubblicò un libello anticristiano intitolato Ipazia. Come fare passare per storia quello che storia non è».

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2 commenti a Ipazia, la presunta martire strumentalizzata dal laicismo (sempre che sia esistita)

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  1. Francesco Santoni ha detto

    Non abbocca solo la UAAR, ma pure gli pseudointellettuali micromeganoidi. Che ridicoli che sono. http://temi.repubblica.it/micromega-online/ipazia-o-della-laicita/

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  2. Lucy ha detto

    Il cui direttore è Floris D’arcais il quale è arrivato a dire: “Sulla base di ricostruzioni scientifiche straordinariamente corroborate, abbiamo ormai avuto risposta alle grandi domande metafisiche del passato: sappiamo tutto, sappiamo chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo (e in un certo senso perfino: che cosa possiamo sperare)” (Flores d’Arcais e Angelo Scola, Dio? Ateismo della ragione e ragioni della fede, dibattito pubblico alla Normale di Pisa 7/1/08, Marsilio 2008, pag. 17-20)

    Potrebbe essere una frase di August Comte o di qualche altro e invece no. C’è ancora qualche scientista nichilista che vive su questa illusione ottusa…beati gli atei di un tempo!

    Vi consiglo vivamente il libro da cui ho preso la citazione!

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