Gli evoluzionisti Woese, Jablonka e Koonin contro Dawkins e il neodarwinismo

Il libro “Gli errori di Darwin” (Feltrinelli 2010) degli scienziati ed evoluzionisti atei Piattelli Palmarini e Jerry Fodor, fa sempre più discutere e trova sempre più consensi nel mondo scientifico.

Il noto biologo Carl Woese ha preso posizione su Il Foglio: «La selezione naturale è una di quelle ‘congetture’ che, per dirla con Erwin Schrodinger, sono anatemi scientifici poiché si tratta di ‘simulazioni’ che non servono a spiegare il problema, ma a trovarne una giustificazione. La presunta spiegazione fondamentale del processo evolutivo, la selezione naturale, si è protratta senza cambiamenti e senza sfide dall’inizio alla fine del XX secolo. E’ successo, questo, perché non c’era nient’altro da capire nel processo evolutivo? Scherziamo! Piuttosto questo è successo perché al centro delle preoccupazioni non stava il processo evolutivo, bensì la diligente badanza alla sintesi moderna».


Eva Jablonka, evoluzionista biologa docente al Cohn Institute for the History and Philosophy for Science and Ideas dell’Università di Tel Aviv, è l’autrice del volume “L’evoluzione in quattro dimensioni (UTET 2007), scritto con l’evoluzionista Marion Lamb. Il Guardian ha presentato questo volume come un’interpretazione corretta del pensiero di Darwin, il quale evita di ridurlo alla visione genocentrica di Richard Dawkins e lo allarga a un meccanismo multidimensionale. La scienziata ha difeso il nuovo testo di Palmarini e Fodor dicendo: «Penso che la selezione naturale sia cruciale per comprendere gli adattamenti complessi e che ora non abbiamo alternative ad essa. Ma questo non significa che sia l’unico fattore che dobbiamo tenere in considerazione quando discutiamo di evoluzione. Quando vogliamo spiegare perché un tratto particolare esista in una popolazione di organismi, dobbiamo considerare le origini delle variazioni ereditabili, le costrizioni e le possibilità offerte dall’ambiente e il ruolo del caso».


Eugene Koonin, senior di uno dei più importanti laboratori sull’evoluzione, l’Evolutionary Genomics del National Institutes of Health di Bethesda, afferma: «E’ ovvio che ai giorni nostri, nessun biologo dell’evoluzione sosterrebbe seriamente che la selezione naturale sia l’unica forza che spinge l’evoluzione in generale e l’origine delle specie in particolare. Nemmeno Darwin, del resto, arrivò a tanto: la visione così fortemente dogmatica della questione è piuttosto caratteristica della sintesi moderna operata dalla biologia dell’evoluzione. Altri processi sono altrettanto importanti che la selezione per l’evoluzione. Non è che la selezione naturale sia “sbagliata”, anzi, è una grande scoperta. Semplicemente non racconta tutta la storia che sta dietro l’evoluzione della vita. Ci furono una serie di teorie su cui Darwin sbagliò davvero, questo è certo, come il meccanismo speculativo dell’eredità».

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