I mosaici di Rupnik: c’è chi li copre e chi li celebra, perché?

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Le differenti scelte dei santuari cattolici riflettono la diversità di opinioni in merito: un’opera può essere considerata indipendentemente dall’artista?


 

Continuano a dividere.

Mentre alcuni santuari scelgono di coprire (anche definitivamente) i mosaici di Marko Rupnik, altri continuano a esporle e, in alcuni casi, arrivano persino a celebrarle pubblicamente.

Recenti notizie provenienti da Lourdes, Fatima e Aparecida mostrano due approcci profondamente differenti al rapporto tra l’opera d’arte e il suo autore.

 


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Chi è Marko Rupnik

Marko Ivan Rupnik è un sacerdote e artista di fama internazionale, famoso per i suoi mosaici di arte sacra, presenti in oltre 200 luoghi di culto, tra cui la Cappella Redemptoris Mater in Vaticano, commissionata da Giovanni Paolo II.

Gesuita dal 1973 al 2023, è stato espulso dalla Compagnia di Gesù quando giunsero notizie di abusi di coscienza, spirituali, psicologici e sessuali rivolte da alcune donne consacrate all’ex gesuita e artista.

Le accuse erano state inizialmente considerate prescritte, ma Papa Francesco nel 2023 derogò alla prescrizione, permettendo la riapertura del caso presso il Dicastero per la Dottrina della Fede.

Il procedimento canonico è ancora in corso e l’artista risulta attualmente incardinato nella diocesi slovena di Capodistria.

 


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I santuari e i mosaici di Rupnik

Il dibattito è però rivolto alle sue opere, oggettivamente di valore: cosa farne?

In Brasile, il Santuario Nazionale di Aparecida ha inaugurato il 12 settembre la nuova facciata occidentale della basilica, completando proprio il grande progetto di mosaici realizzato dal Centro Aletti, fondato da Rupnik.

La cerimonia è stata accompagnata da musica, preghiere, rappresentazioni bibliche e fuochi d’artificio. L’intero complesso conta quasi 4.000 metri quadrati di mosaici, realizzati da 39 artisti di diverse nazionalità e appartenenze ecclesiali.

Anche a San Giovanni Rotondo, nel santuario di san Padre Pio, restano visibili i duemila metri quadrati di mosaici che si trovano nella cripta della chiesa.

 

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Chi ha coperto i mosaici

La scelta di mantenere i mosaici risulta opposta a quella di Lourdes, dove si procede nella direzione opposta.

Il vescovo Jean-Marc Micas ha disposto infatti che i mosaici della basilica realizzati da Rupnik vengano coperti stabilmente, soprattutto dopo aver ascoltato alcune vittime di abusi.

Anche il Santuario di San Giovanni Paolo II a Washington ha deciso di coprire completamente le opere di Rupnik per rispetto delle presunte vittime, per lo meno fino alla conclusione del processo.

Il santuario di Fatima ha invece optato per una terza strada.

Pur condannando gli atti attribuiti al sacerdote e manifestando solidarietà alle vittime ha deciso di non rimuovere il grande mosaico di Rupnik presente nella Basilica della Santissima Trinità.

Nonostante ciò, ne ha interrotto l’utilizzo nelle proprie comunicazioni promozionali.

 


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Perché sì e perché no

Come mai questa diversità di scelte?

La questione, al di là di elementi tecnici (tra cui i soldi investiti) è se l’opera possa e no essere considerata separatamente dell’artista.

Da una parte si ritiene che la presenza dei mosaici possa riaprire una ferita nelle vittime e quindi si preferisce nasconderli.

Dall’altra quest’atto non lo si considera realmente riparatore e si valuta un bene artistico e di arte sacra indipendente e distintodall’autore e dalla sua vicenda personale. Anche considerando che non c’è ancora un verdetto di colpevolezza.

Una cosa, però, è ormai chiara sul piano della comunicazione ufficiale della Santa Sede.

Come riportato anche da UCCR, appena eletto al soglio pontificio Leone XIV ha personalmente disposto che i mosaici di Rupnik non venissero più utilizzati nelle comunicazioni del Vaticano.

Autore

La Redazione

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1 commenti a I mosaici di Rupnik: c’è chi li copre e chi li celebra, perché?

  • lorenzo ha detto:

    A me le opere di Rupnik non sono mai piaciute e, sinceramente, quando le guardo provo un certo disagio.

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