Il volontariato religioso penalizza il curriculum: lo scopre uno studio

volontariato curriculum

Il risultato paradossale di uno studio svolto in Belgio: meglio omettere il volontariato religioso dal curriculum se si vuole trovare lavoro.


 

Attenzione al curriculum: il volontariato danneggia. Ma solo se è religioso.

Ogni domenica vai alla Caritas a dare una mano? Il venerdì notte ti organizzi con la parrocchia per portare cibo e vestiti ai senza tetto? Dedichi il tuo tempo libero ad un’associazione che aiuta i cristiani perseguitati?

Avrai un posto in paradiso, ma non nel mondo del lavoro.

È quanto emerge da un nuovo studio condotto da ricercatori delle università di Gand (Anversa) e dall’Università Cattolica di Lovanio.

 


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Appartenenza religiosa in ufficio

La ricerca ha analizzato il fenomeno della discriminazione religiosa nelle assunzioni attraverso un esperimento preregistrato.

I ricercatori hanno sottoposto a recruiter professionisti belgi diversi curriculum fittizi, modificando di volta in volta il nome del candidato ed inserendo alcuni elementi che potevano suggerirne l’appartenenza religiosa e le esperienze di volontariato svolte in ambito cristiano o musulmano.

Il risultato è significativo: quando la posizione religiosa del candidato veniva identificata, le valutazioni per un colloquio risultavano inferiori rispetto ai casi in cui essa rimaneva incerta.

Il fenomeno riguardava in modo analogo candidati percepiti come cristiani, musulmani o atei. All’aumentare della religiosità (o dell’irreligiosità) attribuita al candidato diminuiva ulteriormente la disponibilità a convocarlo.

 


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Il volontariato penalizza il curriculum

Tra i segnali considerati, però, era soprattutto il volontariato religioso a ridurre concretamente le possibilità di assunzione.

Il dato appare ancora più paradossale considerando che i candidati religiosi non venivano giudicati meno diligenti o onesti. Al contrario, secondo lo studio, erano associati a caratteristiche positive come onestà, umiltà, disponibilità e coscienziosità.

Ciò che sembrava penalizzarli era piuttosto la previsione che colleghi e clienti potessero essere meno disposti a interagire con loro.

Sia mai che un volontario della Caritas possa scandalizzare l’ufficio! Magari facendo venire qualche senso di colpa.

Gli autori ipotizzano che il volontariato all’interno di una comunità religiosa sia interpretato come un segnale di maggiore distanza culturale dal gruppo considerato maggioritario. Ciò non sembra essersi verificato nel contesto del volontariato non religioso.

Secondo gli autori, i risultati dello studio possono essere applicati anche al di fuori del Belgio.

 


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(06/05/2011)


 

La carità si fa in silenzio

Prendiamola sportivamente: una discriminazione che ci aiuta ad essere più evangelici.

Vuoi fare carriera? Ometti qualsiasi riferimento al volontariato religioso dal curriculum vitae.

Sembra paradossale ma è proprio ciò che insegna il Vangelo: «Quando dunque fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini».

«In verità vi dico», prosegue Gesù: «quando fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta. E il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Mt 6, 1-4).

Autore

La Redazione

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4 commenti a Il volontariato religioso penalizza il curriculum: lo scopre uno studio

  • Diego ha detto:

    In ambito lavorativo è molto valido anche: “prudenti come serpenti, semplici come colombe” (Mt 10, 16)

  • Giorgio ha detto:

    Motivo di più per respingere decisamente il “porta tutto te stesso al lavoro”. Col cavolo, dico io.

  • G.B. ha detto:

    Beh… Gesù insegnava a non far sapere le proprie buone opere per non ricavarne un vantaggio (essere lodati dagli uomini). Qui è il contrario, chi fa buone opere (religiose) è svantaggiato.