Il frate maronita che introdusse il caffè in Europa: e il Papa apprezzò!
- Ultimissime
- 12 Set 2026

Il primo trattato sul caffè è di padre Antonio Fausto Naironi: fu lui a far conoscere al Papa e alla cristianità europea la bevanda ottomana.
Se si pensa ai frati maroniti del Libano il collegamento con San Charbel è immediato.
Eppure pochi sanno che un frate cattolico-maronita libanese a Roma è stato l’autore del primo trattato sul caffè, nel lontano 1671.
Il suo nome era padre Antonio Fausto Naironi, e insegnava siriaco all’Università la Sapienza di Roma (fondata nel 1303 da papa Bonifacio VIII).
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Padre Naironi e il caffè
Il titolo del trattato era “Discorso sulla bevanda salubrissima, chiamata cahue o caffé”, ed è stato il primo libro stampato in Occidente interamente dedicato alla nota bevanda.
Nel pubblicarlo, come egli stesso affermò, “per il bene pubblico” e “la preservazione della salute,” padre Naironi indicò nel frontespizio che si trattava di “un trattato medico”, indirizzato alle autorità romane (pontificie).
Nel testo si parla dettagliatamente di come arrostire la “ciliegia” del caffè, di come preparare la polvere, della cottura, dell’infusione, del deposito (una procedura molto simile a quella ancora usata in alcuni paesi arabi in Medio Oriente).
Il beneficio della bevanda, aggiunse, secondo i medici del suo tempo, non risiedeva in quanto se ne prendeva ma in quanto era buona, perché “non conta la quantità ma la qualità”.

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Il primo Papa che apprezzò il caffè
Inquadrando la “scoperta” all’interno della preghiera notturna tipica dell’ambiente monastico, padre Naironi rese una bevanda con radici nel mondo islamico, rispettabile per un’Europa cristiana, che la considerava con sospetto come “il vino dei turchi”.
La leggenda narra che lo stesso papa Clemente VIII avesse precedentemente “battezzato il caffè”, rifiutandosi di condannare questa “bevanda ottomana” dopo averla assaggiata.

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L’utilità per le veglie notturne
Proprio nel trattato del frate viene raccontata la narrazione popolare della “scoperta”, apparentemente casuale, del caffè.
Siamo nell’attuale Yemen, nel V secolo: un pastore andò a riferire ai monaci di un monastero cristiano (sì, nel periodo pre-islamico vi erano diversi monasteri sulle montagne dello Yemen!) che le sue capre erano sempre irrequiete, anche di notte.
Il priore del monastero indagò e scoprì un cespuglio carico di bacche rosse. Una volta cotte, da esse i monaci ricavarono “il prototipo” dell’attuale bevanda, e verificarono che in effetti era un tonico.
I monaci allora “ordinarono che fosse usato quotidianamente durante le veglie, in modo che potessero essere più vigili per i servizi notturni”.
Un uso che da allora ha attraversato i secoli della Santa Chiesa, fino ad arrivare alla famosa raccomandazione del Venerabile Arcivescovo Fulton J. Sheen (che il 24 settembre prossimo sarà beatificato): “Lasciate che le suore nei conventi prendano il caffè prima della meditazione”!










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