Charlie Kirk, per il procuratore c’è un movente: l’odio LGBTQ+
- Ultimissime
- 10 Set 2026

Il processo sulla morte di Charlie Kirk, a un anno di distanza. In aula si sostiene che il movente fu l’odio “non negoziabile” dell’assassino (e dei possibili complici).
Un anno esatto fa, il 10 settembre 2025, moriva Charlie Kirk.
Dopo un anno, a che punto è il processo?
La procura dello Utah sta sostenendo ufficialmente proprio in questi giorni che il killer, Tyler Robinson, scelse deliberatamente il noto attivista conservatore a causa delle sue posizioni sul matrimonio, sull’omosessualità e sul mondo transgender.
Un movente politico-ideologico che potrebbe contribuire a sostenere l’accusa di omicidio aggravato, per il quale Robinson rischia la pena di morte.
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A che punto è il processo
Il 1° settembre 2026, il giudice Tony Graf ha stabilito che esistono elementi sufficienti per mandare Robinson a processo.
Il 23enne, accusato di aver sparato a Kirk il 10 settembre 2025 durante un evento alla Utah Valley University, si è dichiarato non colpevole di tutti i sette capi d’imputazione.
La procura ha presentato filmati che mostrerebbero Robinson raggiungere il tetto dell’edificio e assumere una posizione da cecchino prima di sparare contro Kirk, mentre oltre 3 mila persone assistevano all’evento.

La morte di Charlie Kirk e chi sta festeggiando
(11/09/2025)
Charlie Kirk: l’odio come movente?
Ma è soprattutto il movente ad aver assunto un peso centrale.
Robinson, che aveva una relazione relazione con il trans Lance Twiggs, avrebbe maturato una forte ostilità verso Kirk proprio per le sue posizioni etiche e politiche.
«Sappiamo quali fossero le posizioni di Kirk», ha affermato il procuratore Ryan McBrid, «e quelle idee erano ripugnanti per l’imputato, che aveva una relazione omosessuale con un uomo che stava valutando la possibilità di cambiare sesso».
In una conversazione con il partner, secondo l’accusa, scrisse di aver ucciso Kirk perché «certi odi non si possono negoziare».

Anche in Italia
A seguito dell’omicidio di Kirk, anche in Italia si è sollevato un ampio dibattito.
Diversi rappresentanti del love is love non solo non hanno manifestato alcuna solidarietà ma, anzi, sembrano aver legittimato quanto accaduto.
Ricordiamo ad esempio le parole di Roberto Saviano, quando disse: «Non ho alcuna empatia con Charlie Kirk», aggiungendo che «non riesco ad accodarmi al coro morale di chi dice che qualsiasi vita umana va rispettata».
Un pensiero simile a quello del matematico Piergiorgio Odifreddi, quando in televisione affermò che «sparare a Martin Luther King e sparare a un rappresentante Maga non è la stessa cosa».
Vi fu anche il subdolo tentativo dell’UAAR, l’associazione di Atei razionalisti, che incolpò per l’omicidio i «fanatici, gamer e troll di destra attivi on line che consideravano Kirk troppo “moderato”», ricordando che il killer «proviene da una famiglia di mormoni».
Poche ore dopo l’assassinio, l’attivista arcobaleno Simone Alliva twittò: «Ai conservatori serviva un martire. Eccolo. Come se Charlie Kirk non avesse passato gli ultimi anni della sua vita a promuovere la violenza armata invece di leggi più severe sul controllo delle armi». Insomma, se l’è cercata.

Il killer e i legami LGBTQ+
Le attuali fasi del processo stanno confermando un elemento già emerso già nelle prime settimane dell’indagine.
UCCR si è occupata a lungo del caso, raccontando anche che la madre di Robinson aveva riferito agli investigatori che il figlio era diventato «più pro-gay e per i diritti dei trans».
Sugli stessi proiettili utilizzati dall’assassino, tra l’altro, vennero incise frasi legate alla cultura furry a cui appartiene il partner, cioè i travestimenti sessualizzati con costumi di animali a sembianza umana.
Sempre nel settembre 2025 documentavamo anche l’ondata di esultanza, meme e derisioni comparse sui social tra alcuni oppositori arcobaleno di Kirk.
Il caso ha anche tolto il velo da uno scenario ancora più inquietante: l’esistenza di gruppi di “liberazione trans” che sostengono l’uso della violenza armata per raggiungere gli obiettivi della comunità LGBTQ+.
Proprio nello Utah è (o era) attiva una cellula trans chiamata “Armed Queers SLC”, che cancellò i propri account Instagram e X subito dopo l’uccisione di Kirk.
Si sta ancora indagando su possibili complicità con Tyler Robinson.

















3 commenti a Charlie Kirk, per il procuratore c’è un movente: l’odio LGBTQ+
Gli lgbtw+++ odiano gli altri perché, prima di tutto, odiano sé stessi perché le leggi di natura non perdonano: gli lgbtw+++ mi fanno moltissima pena per il malessere che si portano dentro.
Si tratta di un odio più diffuso e profondo, che riguarda tutto un mondo ideologizzato a base marxista. Senza Dio tutto è possibile e chi si oppone ad ogni pseudo “diritto umano” merita la morte. Paradossalmente accusano di fascismo chi si oppone o critica una loro ideologia (woke) ma sono loro stessi fascisti, ovvero fautori di una dittatura dei “diritti umani” e in nome di questi disprezzano, odiano fino ad uccidere chi non condivide il loro mondo. Sono comunisti. Sono gli orrori del comunismo che sempre esiste e agisce anche sotto mentite spoglie.
Le dittature non sono né di destra né di sinistra: le dittature sono camaleontiche ed assumono il colore che più si adatta al momento storico ed ai gonzi che che abboccano