Il ritorno dei Templari: gli eredi bussano alle porte del Vaticano
- Ultimissime
- 21 Ago 2026

Chi sono i neo Templari che rivendicano attenzione dal Vaticano? La vera storia del famoso ordine religioso-militare e la loro riabilitazione storica.
Il ritorno dei Templari a più di sette secoli dalla soppressione?
L’Orden Soberana del Temple de Cristo (OSTC) ha presentato una brusca iniziativa legale per chiedere a papa Leone XIV una riabilitazione storica.
Si tratta di un’associazione spagnola che sostiene essere l’erede dell’antico Ordine del Tempio, soppresso da papa Clemente V nel 1312.
Non esiste alcuna documentazione storicamente accettata della continuità sul piano storico-giuridico, ma l’OSTC rivendica comunque una fedeltà ai principi dei Templari.
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Le richieste dei “Templari” al Vaticano
A partire dal 2005, è la quinta volta che i “neo Templari” provano a farsi riconoscere dal Vaticano anche in maniera piuttosto pretenziosa.
Chiedono infatti un risarcimento economico per i beni sequestrati nel XIV secolo (trasferiti agli Ospitalieri, oggi Ordine di Malta), il riconoscimento del sacerdozio templare, il permesso di erigere oratori e cappelle, il riconoscimento del martirio per i Templari giustiziati all’epoca e la restituzione della Chiesa di Vera Cruz a Segovia.
Vorrebbero perfino l’autorizzazione a formare una forza armata per intervenire nei conflitti religiosi e agire come mediatori, nonché essere posti sotto l’autorità diretta del Papa e non della diocesi di appartenenza, funzionando come una prelatura personale.
Come già accaduto con Benedetto XVI e Papa Francesco, l’OSTC si è rivolta a un tribunale spagnolo, alla Nunziatura apostolica in Spagna e al ministero degli Esteri, chiedendo all’attuale Pontefice un’udienza privata e la promulgazione di un decreto che racchiuda tutte le loro richieste, da comunicare a tutte le parrocchie e i conventi.
Come già detto però, non esiste alcun documento che attesti una continuità tra questa associazione spagnola e il prestigioso ordine dei Templari medievali.

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Chi erano davvero i Templari
Per capire la singolare rivendicazione occorre però tornare alle origini.
L’Ordine dei poveri cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone (detti Templari) nacque a Gerusalemme all’inizio del XII secolo per iniziativa di un gruppo di cavalieri guidati da Ugo di Payns. Furono da subito sostenuti da San Bernardo di Chiaravalle.
Il loro compito era proteggere i pellegrini cristiani diretti in Terra Santa. In pochi decenni divennero uno dei più importanti ordini religioso-militari dell’Europa medievale, protetti dalla Sede apostolica, finanziati da vaste donazioni e dotati di una rete economica internazionale.
L’ordine ampliò i propri voti di castità, povertà e obbedienza per inserirvi proprio la protezione dei cristiani in Palestina.

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Barbero: “I Templari rispettavano i musulmani”
I cavalieri del Tempio sono da sempre vittime di false leggende che ne sporcano la memoria.
Tuttora vengono dipinti come soldati violenti, segnati dal voto di distruggere i musulmani.
A livello storiografico, tuttavia, da anni si assiste a una loro riabilitazione da parte di studiosi e specialisti. Un esempio italiano è quanto scrive lo storico (laico) Alessandro Barbero nel suo “Benedette guerre” (Laterza 2019).
Definisce i Templari come «gente che passa tutta la vita in Terrasanta, metà del tempo a combattere e l’altra metà a negoziare, come si fa sempre». Ma, precisa, «furono i migliori di tutti, e questo può sorprendere»1A. Barbero, “Benedette guerre. Crociate e jihad”, Editori Laterza 2019, p. 60
Barbero spiega infatti che «sono quelli che hanno più esperienza, sono più capaci di stare con i capi musulmani e apprezzano di più i loro modi di fare, non si stupiscono della diversità»2A. Barbero, “Benedette guerre. Crociate e jihad”, Editori Laterza 2019, p. 60.
A questo proposito, lo storico riprende il racconto di Usama ibn Munqidh relativo a quanto accade nella moschea di al-Aqsa a Gerusalemme, affidata proprio ai Templari, quando la città era ancora sotto il controllo crociato.
Usama era un celebre aristocratico musulmano della Siria medievale e, scrive Barbero, racconta che «a Gerusalemme i musulmani entrano e vanno a pregare in moschea, qualcosa che in Europa sarebbe stato assolutamente impensabile. Invece qui la moschea c’è ancora, solo di fianco alla moschea i franchi hanno costruito una chiesa»3A. Barbero, “Benedette guerre. Crociate e jihad”, Editori Laterza 2019, p. 60.
Certo, precisa lo storico, «non ci sarà stato un culto pubblico musulmano con tanto di richiamo dal minareto, ma i singoli musulmani e cristiani usavano gli stessi spazi per pregare»4A. Barbero, “Benedette guerre. Crociate e jihad”, Editori Laterza 2019, p. 61.
Usama raccontò di poter accedere liberamente alla moschea, arrivando addirittura a parlare dei “miei amici templari”. Un giorno, però, un franco entrò nella moschea e lo importunò perché stava pregando rivolto verso la Mecca.
«Per fortuna», racconta Barbero, «arrivano i templari che prendono l’energumeno e lo allontanano, così Usama può continuare a pregare come vuole lui; ma dopo un po’ l’altro torna e vuole di nuovo costringerlo a voltarsi verso Oriente»5A. Barbero, “Benedette guerre. Crociate e jihad”, Editori Laterza 2019, p. 61.
Barbero cita le parole dello stesso Usama: «E di nuovo i templari intervennero, lo allontanarono e si scusarono con me, dicendo: “È un forestiero, è arrivato in questi giorni dal paese dei franchi e non ha mai visto nessuno pregare fuorché col viso rivolto ad Oriente”»6A. Barbero, “Benedette guerre. Crociate e jihad”, Editori Laterza 2019, p. 61.

La fine dei Templari e il ruolo della Chiesa
La parabola dei Templari terminò però bruscamente.
Il 13 ottobre 1307 il re di Francia Filippo IV il Bello, mosso dalla cupidigia verso le loro ricchezze e irritato per non aver ricevuto dai Templari l’appoggio politico per combattere l’impero bizantino, li fece arrestare accusandoli (falsamente) di eresia e altri gravi reati.
L’inquisitore generale di Francia, essendo anche confessore personale del re, approvò preliminarmente l’intervento ma, scrive Andrea Del Col (Università di Trieste), «tutta l’attività giudiziaria si svolse fuori del suo controllo»7A. Del Col, “L’inquisizione in Italia. Dal XI al XIX secolo”, Mondadori 2021, pp. 163-169.
I Templari vennero presi alla sprovvista, frastornati da accuse ingiuste e false che capovolgevano i loro valori. Torturati dal re, ammisero quanto si chiedeva loro di confessare, accettando di essere trasformati in un gruppi di depravati dediti al culto demoniaco e adoratori di Maometto.
Del Col precisa che papa Clemente V protestò energicamente, sollevando un conflitto giuridico e impedendo ai teologi dell’università di Parigi di emanare una sentenza di eresia, come richiesto dal re.
Tuttavia, prosegue lo storico, «Filippo il Bello ebbe modo di persuadere il papa, nato in Francia, malato e debole politicamente, esercitando pressioni di ogni genere e velate minacce»8A. Del Col, “L’inquisizione in Italia. Dal XI al XIX secolo”, Mondadori 2021, pp. 163-169.
La stessa commissione apostolica istituita dal Papa per giudicare l’ordine era, nel complesso, strettamente legata al governo francese.
La questione arrivò al Concilio di Vienne. Nonostante i padri del concilio si mostrarono favorevoli ai Templari, l’arrivo di Filippo (e del suo esercito) a Vienne amplificò i ricatti verso Papa Clemente V, il quale decise di sopprimere l’Ordine nel 1312 con la bolla Vox in excelso.
L’ultimo grande maestro, Jacques de Molay, fu bruciato sul rogo a Parigi nel 1314 dopo aver ritirato le confessioni precedentemente rese.
È proprio su questa intricata vicenda che i neo-Templari dell’OSTC fondano oggi le proprie rivendicazioni al Vaticano.
Se non fossero avanzate in maniera così pretenziosa, sarebbero anche condivisibili le richieste di un riconoscimento dei Templari perseguitati e la riapertura ufficiale della questione storica.










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