Leone omaggia il card. Simoni, perseguitato dal comunismo ateo
- Ultimissime
- 04 Ago 2026

«Caro fratello, grazie per la tua testimonianza». Così il Papa scrive al card. Simoni, tornato nel campo di prigionia dove fu rinchiuso per 30 anni dal comunismo ateo.
Alla memoria delle vittime del comunismo in Albania.
Papa Leone XIV ha voluto inviare un messaggio al card. Ernest Simoni, sacerdote albanese simbolo della persecuzione religiosa subita durante il regime di Enver Hoxha.
Il Pontefice ha espresso la propria vicinanza al porporato e a quanti hanno pagato un prezzo altissimo per la fedeltà alla fede cristiana in un Paese che per decenni fu dichiarato ufficialmente ateo.
Resta aggiornato iscrivendoti ai nostri nuovi canali:
Il card. Simoni: vittima del comunismo
Il novantasettenne card. Simoni ha infatti celebrato venerdì scorso una messa commemorativa nell’ex campo di prigionia di Spaç, dove è stato prigioniero per 18 anni, dal suo arresto nella notte di Natale del 1963 fino alla liberazione nel 1981.
Inizialmente fu condannato a morte, ma la pena venne poi commutata in 25 anni di lavori forzati. Durante la detenzione trascorse circa 12 anni nelle miniere di Spac, in condizioni estremamente dure.
Continuò clandestinamente il suo ministero sacerdotale celebrando la Messa in latino a memoria e confessando altri prigionieri: «Se mi avessero trovato mi avrebbero impiccato subito», ha detto.
Nel 1981 fu formalmente liberato dal carcere, ma la persecuzione non terminò: le autorità continuarono a considerarlo un “nemico del popolo” e lo obbligarono a lavorare nelle fogne di Scutari fino alla caduta definitiva del regime comunista nel 1990.
Per questo alcune ricostruzioni parlano di 27 anni di persecuzione. Papa Francesco lo ha elevato al cardinalato nel 2016, riconoscendo in lui il volto di una Chiesa che ha resistito alla repressione senza rinunciare alla propria missione.

Medjugorje, c’è anche il card. Simoni: pellegrino a 97 anni
(25/06/2026)
«Caro fratello, grazie per la tua testimonianza»
Nel messaggio indirizzato al cardinale, anche Leone XIV ha ricordato il valore della sua testimonianza: «Nessuna catena è tanto forte da imprigionare una coscienza illuminata dal Vangelo».
«Caro fratello», ha scritto il Papa, «grazie per la tua testimonianza e per il tuo esempio di fedeltà a Cristo», sottolineando come la sua vicenda personale rappresenti il ricordo di tanti uomini e donne rimasti saldi nonostante violenze, prigionia e privazioni.
Il dittatore comunista Enver Hoxha (1908-1985) dichiarò l’Albania il primo stato ateo al mondo nel 1967 e perseguitò coloro che professavano la fede.


















4 commenti a Leone omaggia il card. Simoni, perseguitato dal comunismo ateo
Comunismo ateo al potere: se non fosse la tragedia che è stata (circa 100 milioni di persone assassinate .stima x difetto), sarebbe una barzelletta.
Il “tragicomico”, era già tutto scritto dai fondatori.
Nel libro L’Ideologia Tedesca (1845), Marx ed Engels descrivono la società comunista perfetta in modo grottescamente infantile.
Sostengono che l’uomo non avrà un mestiere fisso, ma potrà “fare il cacciatore la mattina, il pescatore il pomeriggio, l’allevatore la sera e il critico dopo cena”, senza diventare mai esclusivamente cacciatore, pescatore o critico.
La spontanea estinzione dello Stato: Engels affermava che, una volta abolite le classi, lo Stato non sarebbe stato abolito dall’alto, ma “si sarebbe addormentato” o “estinto da sé” (La scienza sovvertita dal signor Eugenio Dühring).
Che infantile -e tragica- utopìa.
A proposito di “proletari di tutto il mondo, unitevi!”:
Marx ed Engels erano maestri del fango verbale.
Nei loro epistolari privati e nei pamphlet si trovano definizioni deliranti.
I “Rifiuti etnici” (Völkerabfälle): In un articolo del 1849 sulla Nuova Gazzetta Renana, Engels definì i popoli slavi del sud (come serbi e croati) e altri piccoli popoli europei come “rifiuti di popoli” destinati a scomparire nella tempesta della rivoluzione mondiale perché intrinsecamente controrivoluzionari.
Esseri umani come “sotto popoli”: l’ho già sentito da qualcuno, sempre dalla Germania-
La teoria di Marx: La “dittatura del proletariato” doveva essere una fase transitoria in cui la maggioranza dei lavoratori controllava la minoranza dei capitalisti.
Lenin decise che i lavoratori, da soli, non capivano nulla della rivoluzione e avevano una “coscienza puramente sindacale” (Che fare?, 1902). Serviva quindi un’avanguardia di rivoluzionari di professione (il Partito) che decidesse per loro.
Con Stalin, il Partito divenne un’entità ‘mistica’.
Nacque lo slogan: “Il Partito è la mente, l’onore e la coscienza della nostra epoca!”.
Se il Partito è la coscienza, il singolo cittadino non deve più pensare.
Lo slogan cinese speculare divenne: “Il Presidente Mao ha sempre ragione”, portando l’astrazione di Marx all’idolatria quasi divina di un solo uomo.
In Germania est, la cosa divenne addirittura l’inno ufficiale del partito unico, la SED (Partito di Unità Socialista di Germania).
La canzone si intitolava proprio “Die Partei hat immer recht” (Il Partito ha sempre ragione).
Si può ridere, o piangere.
Restando sul lato: “ridere per non piangere”-
I berlinesi sono notoriamente ironici (e colti); quelli dell’est “liberato” dai comunisti, utilizzavano spesso l’umorismo di fronte alla asfissiate e demenziale propaganda del “Partito”.
Una delle barzellette più famose che circolavano recitava: Il Segretario del Partito (Erich Honecker) incontra un cittadino e gli chiede: “Compagno, cosa faresti se domani aprissimo il Muro?”.
Il cittadino risponde: “Mi arrampicherei subito su un albero!”.
Honecker, stupito, chiede: “E perché mai?”.
“Per non farmi calpestare dalla folla che scappa!”.