Malta resiste! La Corte Costituzionale difende il divieto di aborto
- Ultimissime
- 22 Lug 2026

I supremi giudici (guidati da una donna) difendono la tutela della vita nascente respingendo il caso pilota usato per legalizzare l’aborto a Malta.
Nessuna violazione dei diritti fondamentali.
Così ha deciso la Corte costituzionale di Malta nel caso legato al “progetto pilota” usato per la legalizzazione dell’interruzione di gravidanza.
Il caso “pilota” di Andrea Prudente
Il caso è quello di Andrea Prudente, donna statunitense che nel 2022 aveva portato davanti ai giudici maltesi quello che è diventato il più noto contenzioso sull’aborto nella storia dell’isola.
La donna, allora incinta di circa 14 settimane, si trovava in vacanza a Malta quando ebbe una complicazione della gravidanza.
I medici dell’ospedale Mater Dei, tuttavia, non procedettero all’interruzione della gravidanza perché il battito cardiaco del bambino era ben presente e non vi erano segni di infezione potenzialmente letale.
Optarono quindi per una gestione medica conservativa anziché interrompere la gravidanza.
Non riuscendo ad ottenere l’aborto, la donna si trasferì in Spagna, dove la gravidanza venne interrotta.
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La Corte Costituzionale rigetta le accuse
Nel ricorso costituzionale, Prudente ha sostenuto che il divieto assoluto di aborto avrebbe messo in pericolo la sua salute e violato i suoi diritti umani.
Pochi giorni fa i giudici, guidati da Miriam Hayman, hanno però respinto le accuse dopo aver ascoltato numerose testimonianze, tra cui quella del suo compagno e dei medici che l’avevano curata.
La corte ha stabilito infatti che la donna ha ricevuto cure mediche adeguate, è stata costantemente monitorata, le sono stati somministrati antibiotici, si è sottoposta a ripetuti esami del sangue ed è sempre rimasta sotto stretta osservazione.
Tutto era nella norma durante il ricovero e in alcun modo fu in pericolo di vita. In caso contrario, ha spiegato la giudice, il personale medico sarebbe intervenuto immediatamente per tutelare la sua vita.
Nell’atto di respingimento, i giudici hanno anche criticato le indebite pressioni esercitate sulla donna da parte degli attivisti pro-choice.
Secondo la Corte, la donna è stata “strumentalizzata” per promuovere argomentazioni legali più ampie sull’aborto mentre stava vivendo un momento emotivamente traumatico.

La Corte Interamericana non riconosce il diritto all’aborto
(29/12/2014)
Malta resiste!
La Corte ha quindi difeso il divieto costituzionale, osservando che l’aborto rimane una questione giuridicamente ed eticamente controversa a livello internazionale.
Oltre ad accogliere le argomentazioni difensive del governo (rappresentato dal procuratore di Stato, Chris Soler), ha ordinato ad Andrea Prudente di sostenere le spese processuali.
In poche parole: Malta resiste.


















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Grazie a Dio e all’Immacolata!