Due matematici cattolici a confronto su fede, ragione e dubbio
- Francesco Malaspina
- 15 Lug 2026

L’intervista di Francesco Malaspina (Politecnico di Torino) a Daniele Struppa (Chapman University): due matematici cattolici in dialogo.

*docente ordinario di Geometria presso il Politecnico di Torino
Presso la Chapman University (California) si sta tenendo una conferenza sul rapporto tra scienza quantistica, filosofia e teologia cattolica.
Il tema ha naturalmente attirato l’attenzione di UCCR e, nel mio caso, in particolare la presenza tra gli organizzatori del matematico italiano Daniele Struppa, già rettore della Chapman University.
L’ho intervistato per approfondire le origini dell’iniziativa e il rapporto tra scienza, filosofia e fede.
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Un dialogo tra matematici cattolici
DOMANDA –Puoi presentarti ai nostri lettori e raccontarci il tuo legame col tema del convegno?
RISPOSTA – Sono un matematico puro.
Ho iniziato come geometra algebrico, per poi diventare un analista di Fourier e occuparmi anche di analisi ipercomplessa. Negli ultimi quindici anni, però, il mio lavoro si è concentrato quasi esclusivamente sull’analisi di Fourier applicata alla meccanica quantistica.
Come matematico credo di avere il privilegio di cercare di leggere le impronte di Dio nella creazione.
Da pitagorico del XXI secolo, penso che l’universo sia matematica. Basti pensare che in meccanica quantistica definiamo lo stato di un sistema fisico come un vettore in uno spazio di Hilbert.
Credo quindi che Dio ci abbia dato l’intelligenza proprio per permetterci di discernere le Sue intenzioni attraverso i fatti della matematica. In questo senso, la matematica è uno strumento che ci avvicina a Dio.

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Tra scienza quantistica e teologia cattolica
DOMANDA –Come è nata l’idea di questo convegno?
RISPOSTA – L’iniziativa è partita da Vincenzo Tamma, un fisico quantistico di altissimo livello che vive in Inghilterra.
Lì è entrato in contatto con Andrew Jordan, un fisico quantistico della Chapman University. Entrambi sono cattolici.
L’idea iniziale di Vincenzo era addirittura quella di creare un istituto dedicato allo studio del rapporto tra teologia cattolica e fondamenti della fisica moderna.
Quando io ero ancora rettore dell’università, lui e Andrew vennero a parlarmene. L’idea mi sembrò molto interessante.
Anch’io sono cattolico e il problema del rapporto tra scienza e fede mi sta particolarmente a cuore. Tuttavia, mi resi conto che la creazione di un istituto avrebbe richiesto risorse economiche importanti e una struttura stabile. Poiché mi trovavo negli ultimi mesi del mio mandato, suggerii di partire con una conferenza.
L’obiettivo è mettere insieme persone che condividono questo interesse e vedere se davvero esiste la volontà di costruire qualcosa di più permanente. In un certo senso questa conferenza vuole essere una sorta di Assemblea costituente.
Alla fine, ci chiederemo se ci siano le condizioni per creare una struttura stabile o semi-stabile dedicata a questi temi.
Naturalmente non bastano le idee. Servono anche risorse, sostegno istituzionale e persone disposte a impegnarsi concretamente. La mia speranza è che emergano collaborazioni significative.
Vincenzo Tamma è molto ottimista, sostenuto da una fede enorme. Io, dopo dieci anni trascorsi da rettore, sono forse un po’ più prudente, perché conosco bene le difficoltà pratiche di iniziative di questo genere.

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Ampliare il confronto con altre religioni
DOMANDA – Come hanno reagito i colleghi a questa iniziativa?
RISPOSTA – In realtà lo scopriremo alla fine della conferenza. Finora siamo stati assorbiti dall’organizzazione.
Sarà interessante vedere quante persone parteciperanno e quali saranno le reazioni del mondo accademico. Una delle discussioni che abbiamo già avuto, anche con padre Robert Spitzer, riguarda l’opportunità di ampliare il confronto oltre il cattolicesimo.
Personalmente trovo interessante ragionare su come le diverse tradizioni religiose si confrontino con il progresso scientifico.
Credo che Vincenzo Tamma preferisca mantenere la discussione centrata sul cattolicesimo, ed è una posizione comprensibile. Ma penso che sarà stimolante interrogarsi anche su una questione più ampia: il rapporto tra fede e scienza deve essere affrontato all’interno di una specifica tradizione teologica oppure in un quadro più generale?
Tra l’altro, il 23 luglio parteciperò a un altro evento organizzato da un amico ebreo, nel quale saranno rappresentate diverse religioni, compreso l’islam. Anche da questo punto di vista sarà un confronto molto interessante.
Un buon matematico non dovrebbe credere?
DOMANDA –Come reagisci quando altri colleghi sostengono che un buon matematico non dovrebbe essere credente e che la fede sia qualcosa di poco ragionevole?
RISPOSTA – Di solito racconto una frase attribuita a Werner Heisenberg.
Non so se l’abbia pronunciata davvero, ma resta una bellissima immagine: «Quando si comincia a bere dal bicchiere della scienza si diventa atei, ma sul fondo del bicchiere ci aspetta Dio».
L’idea è semplice.
Quando si comincia a studiare la natura ci si rende conto che non è necessario ricorrere a spiegazioni esterne per comprendere fenomeni come la respirazione, il moto dei corpi o l’alternanza tra giorno e notte. La scienza spiega moltissimo e lo fa in modo straordinariamente efficace.
Quando però si arriva alle questioni fondamentali, come l’origine dell’universo o della vita, ci si accorge che la scienza non può rispondere a tutto.
Sappiamo molto bene che cosa è accaduto immediatamente dopo il Big Bang e probabilmente riusciremo a spingerci sempre più indietro nella nostra comprensione. Ma la domanda su che cosa ci fosse prima del Big Bang rimane aperta. Come può qualcosa emergere dal nulla?
Lo stesso vale per il problema dell’origine della vita. A quel punto ci si trova inevitabilmente davanti a domande che non sono più soltanto scientifiche, ma anche filosofiche e religiose.

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“Sono cattolico perché l’ho scelto”
DOMANDA –Nel tuo percorso spirituale hai sempre avuto questa posizione?
RISPOSTA – No. Da ragazzo andavo in chiesa ed ero religioso. Poi ho attraversato un lungo periodo, forse quarant’anni, durante il quale mi sono allontanato dalla fede. Non ero ateo, piuttosto agnostico.
Successivamente, anche attraverso le vicende della vita, mi sono riavvicinato alla religione. Oggi mi sento sostenuto da una fede abbastanza forte, pur sapendo che i momenti di dubbio non scompaiono mai del tutto.
Sono cattolico non soltanto perché sono nato e cresciuto in questo contesto, ma perché l’ho scelto e vi sono ritornato dopo un lungo periodo di agnosticismo. Ho 71 anni e credo che le mie oscillazioni siano terminate.
Tra fede, ragione e dubbio
DOMANDA – Ben venga il dubbio. In questi giorni abbiamo celebrato la festa di san Tommaso e in lui viene esaltato proprio il dubbio. Se ci pensiamo è persino evangelico. San Tommaso è uno dei pilastri della Chiesa e questo mostra che non è vero che al credente sia vietato dubitare.
RISPOSTA – Sono completamente d’accordo. Per me il dubbio è importantissimo.
Il 23 luglio terrò una conferenza organizzata da un collega e il suo titolo sarà proprio “Senza dubbio non c’è fede”.
Personalmente ho pochi dubbi, forse nessuno, sull’esistenza di un Dio creatore. Mi sembra la cosa più semplice da accettare.
Il cattolicesimo, però, chiede molto di più. Chiede di credere alla nascita verginale di Cristo, all’Immacolata Concezione, alla Resurrezione. Come ricorda san Paolo, se Cristo non è risorto la nostra fede è vana.
È del tutto normale che qualcuno possa considerare queste affermazioni assurde. Da un punto di vista puramente razionale lo sono. Eppure il credente sceglie di affidarsi proprio a ciò che non può essere dimostrato.
Per me questa dinamica tra fede e dubbio rimane sempre aperta e vitale.
DOMANDA – Ecco, anche nella scienza partiamo da punti fermi che accettiamo come base del ragionamento. Questo non ci impedisce di sviluppare teorie molto creative. Ci sono gli assiomi e poi si costruisce tutto il resto.
Esattamente. Sono perfettamente d’accordo. Gli assiomi sono punti di partenza, come dici spesso anche tu, e poi si vede quanto lontano riescono a portarci.
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