Austria: i pediatri contro il gender, quelli italiani ancora si piegano
- Ultimissime
- 11 Lug 2026

La Società dei Pediatri in Austria contro le terapie gender mentre quella italiana crea una guida arcobaleno. Il legame con il mondo LGBTQ+ preferito alla scienza.
Opposizione scientifica all’ideologia di gender. Tranne in Italia.
L’evidenza è emersa in queste settimane quando le dichiarazioni critiche della presidente della Società austriaca di Pediatria sono giunte mentre la Società italiana di Pediatria diffonde una guida prona all’ideologia gender.
Austria, pediatri: “Stop gender”
Partiamo dall’Austria e dalle parole della presidente nazionale dei pediatri.
Daniela Karall ha recentemente invitato a sottoporre ad un serio riesame l’approccio alle cure per i minori con disforia di genere, denunciando come nel dibattito pubblico vengano spesso ignorati i gravi rischi e le conseguenze a lungo termine.
La pediatra ricorda infatti che chi intraprende un percorso medico di transizione diventa spesso un paziente cronico, con trattamenti ormonali prolungati e, in caso di interventi chirurgici, conseguenze irreversibili come l’infertilità.
Ha inoltre contestato due convinzioni molto diffuse, ossia che i bloccanti della pubertà siano pienamente reversibili e che la transizione riduca automaticamente il rischio di suicidio, richiamando dati scientifici ormai noti.
«Il sesso rimane lo stesso», ha spiegato con molta franchezza, «gli organi sani vengono rimossi e gli organi sessuali creati chirurgicamente sono protesi che non potranno mai eguagliare funzionalmente gli originali.
Per questo ha ribadito che la medicina deve tornare ai suoi principi fondamentali: non nuocere, agire con prudenza e curare il paziente. Un appello condiviso da Susanne Kummer, direttrice dell’Istituto di Antropologia Medica e Bioetica (IMABE) di Vienna.
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Stati contro le terapie affermative
Anche l’Austria quindi fa dietrofront rispetto alla medicina di genere.
Si unisce così a numerosi altri Paesi che ne erano stati in passato i principali sostenitori.
Parliamo di Regno Unito, Svezia, Finlandia, Norvegia, Danimarca, Nuova Zelanda, Argentina, Texas, Francia ecc.

Anche il Texas vieta le terapie trans: «Abuso di minori»
(04/03/2022)
Italia, pediatri e la Guida LGBTQ+
In Italia, invece, la Società Italiana di Pediatria (SIP) è ancora vittima dell’associazionismo arcobaleno.
Lo ha fatto presente l’associazione Pro Vita & Famiglia che in questi giorni sta conducendo una battaglia contro la nuova guida intitolata “Oltre lo sguardo. Guida pratica su varianza di genere, orientamenti sessuali e omogenitorialità per un ambulatorio pediatrico accogliente”.
Un vademecum di 20 pagine in cui si difendono ancora concetti come la pericolosa medicina affermativa di genere, i bambini “transgender”, “non binari” o “agender”, le carriere alias, le favole LGBTQ+ e suggerisce numerosi testi sugli screditati “gender studies” senza dare spazio alle crescenti riserve della comunità scientifica internazionale.
Le autrici del vademecum sono Fabiana Santamaria (psicologa dell’Ospedale Federico II di Napoli, esperta di transizione di genere di minori) e Chiara Centenari (gastroenterologa pediatrica), con la consulenza dell’associazione arcobaleno Agedo.
La psicologa Santamaria, tra l’altro, ha contribuito all’edizione italiana degli Standard di Cura della “World Professional Association for Transgender Health” (WPATH).
Il 17 giugno scorso la stessa associazione è stata citata in giudizio dalla Federal Trade Commission (FTC), dagli Stati di Alaska, Iowa, Nebraska e Texas per pratiche commerciali ingannevoli, avendo diffuso affermazioni “false, fuorvianti o non sufficientemente comprovate” sui trattamenti di transizione per i minori.

New York Times: “La medicina di genere non si basa su scienza”
(29/06/2026)
Il luminare di pediatria si oppone
Se questa è la posizione politica della Società Italiana di Pediatria, non tutti i membri la condividono.
Giovanni Chiumello, luminare di pediatria e tra i padri della Medicina dell’adolescenza, ha precisato che le direttive «non raccolgono l’unanimità dei pediatri italiani», spiegando che «la medicalizzazione costituisce un pericolo», e non una cura, per chi è affetto da disforia di genere.
Le linee guida della Società Italiana di Pediatria (SIP), ha affermato l’eminente pediatra, «non favoriscono il bene del bambino» e appoggiano «un percorso che potrebbe poi essere disastroso» per i pazienti.
Per questo auspica l’intervento di altri colleghi.


















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