Véronique Lévy: «Perché rimango in questa Chiesa così ferita»

Véronique Lévy

La lettera al Papa di Véronique Lévy, ebrea convertita e sorella del filosofo (agnostico) Bernard-Henri Lévy. Un manifesto spirituale da sottoscrivere.


 

Un appello al Papa a preservare il senso del mistero e del sacro.

E’ questo il senso bella lettera di Véronique Lévy, sorella del celebre filosofo francese Bernard-Henri Lévy (ebreo-agnostico), convertitasi al cattolicesimo nel 2012.

Abbiamo già raccontato la sua storia e le sue parole sono sempre così profonde da non poter restarvi indifferenti.

Riprendiamo integralmente la sua meditazione spirituale, più che opportuna in questo periodo di confusione, polemiche e tradimenti.

Con uno stile poetico e a volte criptico, pieno di sfumature mistiche, Véronique esprime il timore che certe celebrazioni, anche eucaristiche, adottino i codici della comunicazione moderna e cadano in ambigue manifestazioni mondane a scapito della sacralità, del silenzio, della contemplazione e dell’adorazione.

Tutt’altro che un testo di rottura, però. Nei paragrafi finali l’autrice ripete come un ritornello: “Io rimango”. E ne spiega lucidamente le ragioni.

 


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veronique levy

 

di
Véronique Lévy*
 
 
 

Caro Santo Padre,

non sono né canonista né studiosa.

Non sono altro che un atomo del Cuore di Cristo, della Sua Chiesa. Questa Chiesa mi ha chiamata, perché non è né un’istituzione, né un sistema, né un impero, ma un Corpo nel quale batte un coro, e in questo coro un Cuore: quello di Cristo.

Non aspettavo un programma, con direttori delle risorse umane, comunicatori, servi di un’ideologia collettivista, con canti fragorosi e “Amen” declamati in pompa magna. Cercavo il silenzio, dove il cuore ascolta.

Non aspettavo la dittatura della gioia, i selfie, il fragore delle suonerie, gli schermi giganti e le preghiere per il calcio o per i Giochi olimpici. Attendevo la notte in cui già spunta l’aurora, nel segreto della Croce.

Attendevo la misericordia, quella che oltrepassa i muri o attraversa i mari: alla ricerca del lebbroso nascosto dalla maschera, del sepolto vivo tra quattro mura, di colui che è senza nome, senza volto.

Attendevo una lingua, una sola, quella degli angeli, nella quale consonanti e vocali danzano nella luce di un Coro eterno. Il Regno che non è di questo mondo, ma la cui semenza apre l’orizzonte della morte.

 


Bernard-Henri Levy, la sorella si è convertita a Cristo
(03/06/2025)


 

“Non cerco una Chiesa che idolatra se stessa”

Sì, caro Santo Padre, è nella piena comunione con Roma, che pure fu un impero, che mi rivolgo a Lei, come a un padre.

E se La ascolto, è perché le ombre si dissolvano nell’azzurro del cielo, sgorgando dai fianchi dell’Innocente, in cui il Verbo si fece carne e la Chiesa si aprì.

Ieri, durante la Messa, ho desiderato andarmene, sbattere la porta e correre fino agli astri che sussurrano la bellezza della notte.

Sono salita sulla Chiesa come su un’arca, navigando nel cuore malato dei diluvi sintetici della postumanità. Non volevo una folla che celebra se stessa e si idolatra mascherandosi con la Parola di Dio.

Non volevo una lettera orfana della sua Fonte, un alfabeto preso in ostaggio dall’utilitarismo, dalla “comunicazione” di una fraternità ipocrita che è rivalità e mimetismo. Non volevo un’uniforme umanista, ma l’alterità all’interno di una comunione.

Perché sì, la Chiesa è comunione. Nella Passione e nella Risurrezione.

Non nei canti metallici degli altoparlanti, nello spettacolo dei clown e negli arcobaleni senza Promessa. Né colomba all’orizzonte, né ramo d’ulivo, né profumo del giglio e delle rose ai piedi del tabernacolo dove batte l’Ostia.

 

Véronique Lévy

 

“Santo Padre, ci restituisca il sacro”

Allora glielo chiedo, Santo Padre.

Ci restituisca il silenzio, non come un paradiso perduto, ma come una soglia.

Ci restituisca la nudità della Croce, il pudore del sacro, il dolce timore nel Cuore del Mistero.

Ci restituisca una liturgia che convochi l’Eternità. Una lingua di Fuoco, non di slogan. Una Chiesa senza paura della notte, né del martirio, perché è lì che si trova il sale della terra e lì che arriva l’aurora.

Ci restituisca il giusto tremore, quello che non spezza l’anima ma la libera dalle sue tombe.

Ci restituisca la semplicità degli inizi, quando il Vangelo era ancora uno scandalo e non una scenografia.

Ci restituisca la gioia, sì, ma la gioia crocifissa, quella che va nel deserto e attraversa le lacrime e tuttavia non muore. Non la gioia truccata, ma la gioia segreta che nasce nella ferita.

Nell’abbandono di tutto ciò che non è amore.

Allora, Santo Padre, accolga la mia supplica e la mia fedeltà.

Che le Sue mani, in nome della fede che ci precede, sappiano cullare la fragilità e rimandare al silenzio coloro che confondono la preghiera con lo spettacolo. Che le nostre parole aprano aurore nelle quali si levi la Presenza.

Le chiedo che si proteggano i santuari dall’idolatria dei clown.

Restituisca ai sacramenti il loro mormorio d’eternità; restituisca ai gesti la povertà che salva; restituisca ai giorni, alle notti e al silenzio l’Adorazione di Colui che squarciò il tempo con le Sue grandi braccia aperte.

E se non può rimettere ogni cosa in ordine con un solo gesto, che si inizi da una preghiera lenta: che l’Eterno ripianti nel sangue di ogni carne un cuore che trema e ascolta.

Nel caos del mondo.

 


Perché molti giovani lasciano la Chiesa? Le risposte in uno studio
(03/12/2018)


 

“E, tuttavia, io rimango”

E tuttavia, io rimango.

Rimango in questa casa ferita, perché so che non appartiene a noi ma a Cristo.

Rimango perché la Chiesa non è l’albergo dei nostri rinnegamenti, dei nostri inganni e dei nostri rumori; è il Corpo nel quale Dio ha voluto abitare.

Rimango perché, nel più povero dei tabernacoli, c’è un Cuore che batte.

Rimango perché il sangue e l’acqua sono sgorgati una volta per tutte, e nulla, né le nostre mascherate né le nostre viltà, ha il potere di abolire questo Mistero.

Rimango perché non voglio imparare ad amare soltanto ciò che mi somiglia.

Rimango per il volto del fratello che talvolta mi ferisce, per la pazienza, per l’obbedienza oscura che purifica il desiderio.

Rimango perché andarsene sarebbe troppo facile. Perché restare è più nudo. Perché la fedeltà non si scrive soltanto nell’entusiasmo, ma nel consenso ad attraversare l’assenza.

Rimango infine perché, sotto il frastuono, odo una voce più bassa di tutte le altre, una voce che chiama. Un sussurro. Una voce che conosce il mio nome.

Ed è a questa Voce che voglio rispondere.

Autore

La Redazione

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7 commenti a Véronique Lévy: «Perché rimango in questa Chiesa così ferita»

  • Alessandro Corsini ha detto:

    “Rimango perché andarsene sarebbe troppo facile. Perché restare è più nudo. Perché la fedeltà non si scrive soltanto nell’entusiasmo, ma nel consenso ad attraversare l’assenza”.

    SPLENDIDO! In questi tempi così pieni di orgoglio, superbia e presunzione, questa ragazza con la sua umiltà disarmante dimostra quanto la fede dei più piccoli sia sempre la più vera e genuina, quella prediletta dal Signore. Chiedo al Signore un giorno di poter avere una fede limpida come la sua! GRAZIE

  • Ulisse ha detto:

    Cerco di intuire l’idolotria dei clown a cui fa riferimento la sorella nella fede e al dolore che ne scaturisce.
    Sì, ci sono celebrazioni che purtroppo possono essere associate a “idolatria dei clown”.
    Ricordo la celebrazione di una Santa Messa in cui ai poveri fedeli venne imposto, per far spazio ad uno pseudo-catechismo dei bambini, la visione di spezzoni di un film Disney. Abbandonai quella che ritenni una dissacrazione e andai alla Santa Messa celebrata dai Domenicani, con celebrante Padre Barzaghi, tre ore più tardi.
    Sono così stupidi i bambini da non poter comprendere il Catechismo imparato dai nostri genitori (mia madre ha 79 anni; mio nonno, un umile contadino con la quinta elementare, pagò un catechista per la preparazione delle sue figlie ai sacramenti).
    Mi domando spesso, da padre, se mandare mio figlio al catechismo in parrocchia, perchè ho paura che trasmettono tutto, fuorché il Vangelo.
    È venuto forse il momento di farsi carico economicamente di un insegnante del Catechismo per evitare di indurre in errore i bambini sulla fede?
    Almeno lascerei liberi i fedeli di organizzarsi per avere un insegnamento del Catechismo tradizionale, che non sia l’ennesima proposta di gioco o di divertimento, che tradisce l’incapacità degli adulti di educare.

  • Paolo ha detto:

    Faccio totalmente miei i sentimenti espressi in questa bellissima lettera di Véronique Lévy. Mi risuonano profondamente alla luce di una bellissima riflessione di Padre Giovanni Cavalcoli OP, il quale ci ricorderebbe che il dolore e lo sdegno che proviamo davanti alla perdita del sacro e alle derive spettacolari nella Chiesa non sono ribellione, ma un autentico sintomo di amore e carità fraterna per il Corpo di Cristo. I santi piangono per i peccati della Chiesa. Padre Cavalcoli però ci inviterebbe a fuggire due estremi: il catastrofismo dei tradizionalisti (per cui tutto è perduto) e la leggerezza dei modernisti al potere (per cui tutto va bene). La via stretta del fedele è quella della Lévy: denunciare la deriva modernista, soffrire, ma rimanere saldi nell’obbedienza e nella comunione profonda con Roma, perché l’Ostia batte anche nel tabernacolo più povero, alleluia!

    • Luca ha risposto a Paolo:

      Alla fine si torna sempre a San Pietro: “Signore, dove andremo? Tu solo hai parole di vita eterna!”
      Però che fatica assistere a certe celebrazioni, svogliate, sciatte…

  • Amalia ha detto:

    Leggendola mi sono commossa. Grazie per avermela fatta conoscere

  • tommaso s. ha detto:

    “E, tuttavia, io rimango”
    Questa è la scelta giusta
    La Chiesa Cattolica esiste da 2000 anni e ha attraversato tante tribolazioni, dalle persecuzioni degli imperatori romani alle dittature atee del ‘900, ma non è mai crollata ed è rimasta salda nei suoi insegnamenti.
    Non si può dire lo stesso per chi vi si è separato, che ha imboccato inevitabilmente la strada della deriva dottrinale. Il protestantesimo ne è un esempio lampante, con le sue numerose varianti (luterani, calvinisti, anabattisti, anglicani, pentecostali eccetera…) che divergono enormemente tra di loro.
    Questo accade quando si nega innanzitutto il ruolo di Pietro come custode della fede e gli si antepone la propria opinione.
    E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. (Matteo 16,18)
    ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli (Luca 22,32)

  • Mauro ha detto:

    Quanto zucchero! Io rimango? Certo è facile mettere a tacere la coscienza. Io rimango perché sono quelli che sono dentro ad essere fuori e lo sanno. Vedete alla voce Card Kock