Come Tommaso confutò il manicheismo a pranzo con il re di Francia

tommaso manicheismo

Ecco come nacque la risposta di San Tommaso d’Aquino al manicheismo: in cosa consiste la confutazione che seppe trovare.


 

Uno degli episodi più noti legati a Tommaso d’Aquino.

Parliamo della confutazione degli errori manichei avvenuta durante un pranzo alla corte del re di Francia.

Il è racconto contenuto in “Historia Sancti Thomae de Aquino”, biografia medievale scritta dal domenicano Guglielmo di Tocco tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo, pochi decenni dopo la morte del santo.

Si riporta1Historia, capitolo 43 che Tommaso non amasse particolarmente la vita di corte e accettò l’invito del re Luigi IX con una certa riluttanza.

Giunto al banchetto, apparve silenzioso e assorto nei suoi pensieri, quasi estraneo all’ambiente attorno a lui. Era infatti impegnato interiormente a riflettere su una questione teologica che in quel periodo occupava molto il dibattito ecclesiale: il manicheismo.

 

Tommaso d’Aquino e il manicheismo

I manichei sostenevano che esistessero due principi eterni e contrapposti, uno del bene e uno del male, entrambi originari e indipendenti.

Una visione che il cristianesimo considerava incompatibile con la fede in un unico Dio creatore.

Mentre il pranzo proseguiva, Tommaso continuava a meditare sul problema.

A un certo punto, improvvisamente, colpì il tavolo con il pugno esclamando: «Questo basta contro i manichei!».

I presenti rimasero sorpresi e interdetti da quel gesto inatteso e virulento al cospetto del re, ma Luigi IX si premurò invece che il suo segretario mettesse per iscritto l’intuizione di Tommaso perché non si perdesse

 

La confutazione di Tommaso

Al di là di questo aneddoto, è interessante conoscere il contenuto della confutazione ideata dal Dottore Angelico.

La sostanza della risposta tomista era semplice ma radicale.

Se esistesse un principio del male opposto a Dio, allora il male avrebbe necessariamente una propria sostanza autonoma.

Ma il male, per logica, non esiste da solo ed è sempre una mancanza o la corruzione del bene. Per esempio, la malattia è mancanza di salute, il buio è carenza di luce, la menzogna è assenza di verità.

Per questo motivo, disse Tommaso, il male non può essere un principio originario o una realtà indipendente. Tutto ciò che esiste è stato creato da Dio ed è buono nella sua natura. Il male compare quando quel bene viene rovinato o usato male.

L’argomento di Tommaso confutò quindi il manicheismo negando una sostanza indipendente del male, il quale ha sempre bisogno di qualcosa di buono per esistere.

 

Possibile obiezione

Qualcuno potrebbe obbiettare che anche la luce non avrebbe senso senza buio. Ma non si tratta di un’affermazione simmetrica.

Ontologicamente la luce è una realtà positiva (emana energia, presenza di radiazione ecc.) mentre il buio non esiste in sé, se non dove manca la luce.

San Tommaso usò proprio questo tipo di distinzione per il male: il bene è qualcosa che esiste realmente. L’essere ha in sé una certa “positività” perché esiste e contiene alcune perfezioni (vita, intelligenza, ordine, capacità di agire ecc.).

Mentre il male non ha qualità di per sé, se non dipendere dalla mancanza o dalla deformazione di un bene.

 

La conclusione di San Tommaso è quindi netta: non esistono due poteri eterni, uno buono e uno cattivo, in lotta tra loro.

Esiste un solo principio supremo, Dio, che è il bene e l’ipotesi manichea si dissolve in una contraddizione interna.

Autore

La Redazione

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1 commenti a Come Tommaso confutò il manicheismo a pranzo con il re di Francia

  • Paolo ha detto:

    L’articolo mette in luce una delle intuizioni più geniali di san Tommaso d’Aquino e forse quella che mi offre costantemente ancora oggi, sempre, una grande consolazione interiore: il male non è una “cosa”, non è una sostanza che esiste accanto al bene come pensavano i manichei. È una privatio boni: una ferita, una mancanza, una corruzione del bene.

    Se prendiamo sul serio questa idea, essa conduce a conseguenze sorprendenti, che ribaltano molte obiezioni moderne.

    Anzitutto, il male assomiglia più a un parassita che a un principio autonomo. Un parassita non vive di vita propria: vive consumando un organismo sano. Allo stesso modo, il male può esistere soltanto perché esiste prima un bene da corrompere. L’odio presuppone l’amore, la menzogna presuppone la verità, l’ingiustizia presuppone la giustizia. Per esserci un’ombra, deve esserci una luce.

    Per questo motivo, il male non costituisce la prova dell’assenza di Dio, come spesso sostiene l’ateismo contemporaneo. Paradossalmente, esso presuppone proprio ciò che vorrebbe negare: senza un Bene originario, oggettivo e assoluto, non ci sarebbe letteralmente nulla da privare, deformare o corrompere.

    Questa prospettiva illumina anche una delle dottrine cristiane più difficili: l’Inferno. Non perché la dannazione sia un bene per chi la subisce, ma perché la giustizia divina appartiene alla perfezione dell’ordine creato. Dio non permette che il male abbia l’ultima parola sulla sua creazione.

    Come osservava C.S. Lewis, l’Inferno è il più drammatico monumento alla libertà umana: Dio prende sul serio perfino il rifiuto dell’uomo. Ma anche lì il male non diventa mai un principio autonomo. Perfino i dannati continuano a esistere soltanto perché l’essere, in quanto tale, è un bene continuamente sostenuto da Dio. Ciò che si perde è l’orientamento della volontà verso il Sommo Bene, non il dono stesso dell’esistenza.

    Ed è forse questa la conclusione più bella della metafisica tomista. Il male può ferire profondamente il mondo, ma non può mai costituirne il fondamento. Non ha consistenza propria. È destinato, in un certo senso, a consumare se stesso, proprio come la ruggine che vive corrodendo il ferro fino a non avere più nulla da corrodere.

    Ecco perché il cristianesimo non è un ingenuo ottimismo, ma una speranza razionale. Il Bene non vincerà perché è più forte del male come un esercito più potente sconfigge un altro esercito. Il Bene vincerà perché solo il Bene possiede autentica consistenza metafisica. Il male può ferire la storia, ma non può mai diventare il principio ultimo della realtà. Solo Dio può say di sé: «Io sono Colui che è». L’ateo pensa che il male sia la prova contro Dio. San Tommaso risponderebbe, sono sicuro, con un sorriso: il male è l’unica realtà che non potrebbe nemmeno esistere se Dio non esistesse.

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