Il Vaticano congela dialogo con protestanti: troppe denominazioni diverse
- Ultimissime
- 25 Giu 2026

“Roma ci chiede: chi siete? Luterani, riformati, metodisti?”. Così i protestanti europei e il Vaticano congelano i rapporti ecumenici.
Una pausa temporanea.
Il dialogo ecumenico tra la Chiesa cattolica e la Comunione delle Chiese Protestanti in Europa (CPCE) entra da oggi in una fase di stallo.
Lo ha comunicato proprio la CPCE pochi minuti fa, informando che la fase formale del confronto teologico è stata temporaneamente sospesa.
La notizia non è ancora stata data né in Italia, né nel resto del mondo, ad eccezione delle agenzie tedesche.
Il percorso ecumenico
Una decisione presa di comune accordo e senza tempistiche sulla ripresa, se non l’indicazione di un incontro previsto nel 2027-2028 dove «si discuterà di quando e in quale forma il dialogo potrà essere ripreso».
La CPCE – organismo che riunisce numerose Chiese protestanti europee – e il Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani avevano avviato negli ultimi anni un percorso strutturato di confronto, con l’obiettivo di approfondire il tema della natura della Chiesa, del ministero e della comunione ecclesiale.
Il dialogo si inseriva nel solco delle consultazioni avviate già a partire dal 2013 e formalizzate nel 2018 con una dichiarazione d’intenti condivisa.
Secondo le informazioni diffuse dalla stessa CPCE, il processo era entrato in una fase ufficiale nel 2022, dopo anni di incontri preparatori e documenti comuni.
Troppe sigle diverse: chi sono i protestanti?
Tuttavia, nel corso del 2025–2026, sono emerse difficoltà crescenti legate alla complessità del panorama protestante europeo, caratterizzato da sensibilità teologiche e strutturali molto diverse tra le varie Chiese aderenti.
Proprio questa pluralità interna viene indicata come uno dei principali fattori che hanno reso più difficile il proseguimento del dialogo nella sua forma attuale.
In pratica, la mancanza di una posizione unitaria da parte protestante avrebbe reso complicato portare avanti un confronto teologico vincolante e orientato a risultati concreti.
La presidente del GEKE (Comitato delle Chiese Protestanti in Europa), la teologa svizzera Rita Famos, ha descritto il dialogo come difficile in un’intervista all’agenzia tedesca KNA.
«Roma ci chiede: chi siete? Non siete né luterani, né riformati, né metodisti»», ha affermato.
Effettivamente, con quale controparte interloquire?
















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