Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno
- Ultimissime
- 24 Giu 2026

Giovani spagnoli si riprendono in video mentre sono a Messa, deridendo i presenti, il celebrante e l’Eucarestia. Perché è un fallimento nostro, prima che loro.
E’ un video che ferisce quello che circola sui social spagnoli.
Alcuni adolescenti si riprendono mentre partecipano ad una Messa nuziale presso il santuario di Nostra Signora di Monte Oliveto, a Valencia.
I ragazzi ridono, commentano con tono ironico ciò che accade sull’altare, prendono in giro il celebrante e ricevono l’Eucaristia con battute e atteggiamenti di scherno.
Il video dissacrante
Le immagini sono state pubblicate sull’account social di una dei protagonisti, poi cancellate a seguito dell’indignazione. Ma sul web nulla sparisce.
Qui sotto il video (pubblicato sul nostro canale YouTube)
Per chi non capisce lo spagnolo, la donna che filma chiede ad un altro membro del gruppo: “Hai intenzione di ricevere la Comunione?”. Aggiunge: “Ci cacceranno via”.
Dopo aver ricevuto l’Eucarestia, uno dei giovani mostra l’Ostia consacrata sulla lingua e fa un gesto di scherno. Chi riprende la scena commenta ridendo: “E’ il corpo di Cristo”.
Il linciaggio morale non serve
Il titolo con cui è stato pubblicato è “Messa con i tuoi amici della scuola cattolica”.
Da qui vogliamo partire per una breve riflessione, che non vuole essere un linciaggio morale verso questi giovani.
Non c’è contro-testimonianza peggiore per noi cristiani dell’usare i social e il web come tutti gli altri, cioè come luogo di sfogo, alimentando odio e frustrazione con commenti rabbiosi e volgari.
Non si è mai giustificati nel farlo, nemmeno se si intendesse difendere i valori a cui teniamo.
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Il fallimento è nostro
Ci interessa però osservare che i protagonisti del video non sono anticlericali o persone estranee alla fede cristiana, ma giovani formati in contesti cattolici e quindi, almeno in linea teorica, consapevoli del significato della Messa e dell’Eucarestia.
Lo si evince dagli altri video presenti nel canale Tik Tok “bellidamen” su cui è stato pubblicato. In uno di questi si apprezza, ad esempio, la processione locale della Settimana Santa.
Il video dice più del fallimento nostro, che loro. Il fallimento di noi educatori, catechisti, insegnanti, sacerdoti, genitori che siamo stati incapaci di trasmettere loro il significato della fede.
Ci preoccupiamo di “attrarre i giovani”, di rendere la fede interessante, coinvolgente, entusiasmante, vicina al linguaggio delle nuove generazioni.
Ma forse abbiamo dedicato meno energie ad essere autentici testimoni di Cristo, non siamo riusciti trasmettere la consapevolezza che il cristianesimo non è soltanto un insieme di buone azioni, di valori o di tradizioni culturali, bensì l’incontro con una Presenza reale.
L’indifferenza verso Cristo è spesso più drammatica dell’opposizione.
Chi combatte qualcosa, almeno la prende sul serio. Chi la deride come un gioco da condividere sui social, invece, mostra che quella realtà è diventata irrilevante: Dio, se c’è, non mi interessa.
E questa irrilevanza non nasce in un giorno: è il risultato di un lungo impoverimento educativo, culturale e spirituale che riguarda tutti noi.
Tra giustizia e misericordia
In molti stanno chiedendo che l’arcidiocesi emetta un’ammonizione pubblica verso i giovani e verso i fidanzati protagonisti della cerimonia, ritenuti responsabili dei loro invitati.
Per quanto ci riguarda non abbiamo altro da aggiungere se non sciogliere la tensione tra giustizia e misericordia unendoci alla preghiera di Cristo: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”.
Parole che non cancellano la gravità dell’atto, ma impediscono di ridurre le persone ai loro errori. Anche questo, forse, è lo sguardo più difficile da mantenere nello spazio caotico dei social network.


















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