L’Inquisizione rifiutò il Malleus Maleficarum e frenò i roghi alle streghe
- Ultimissime
- 21 Giu 2026

Recensione all’opera dello storico Robert Muchembled sulla caccia alle streghe. Eccessiva enfasi al “Malleus Maleficarum” ma riesce a sfatare molti miti popolari.
E’ uscito da pochi mesi in Francia un nuovo libro sulla “caccia alle streghe”.
Si intitola “La sorcière au bûcher” (Les Belles Lettres 2025) e l’autore è Robert Muchembled, docente emerito di Storia moderna all’Università Paris 13 e studioso di cultura popolare e stregoneria.
Il volume ha ricevuto una recensione dal giornalista Armando Torno sul “Il Sole 24 ore”, ma sospettiamo non abbia nemmeno letto il libro.
Innanzitutto perché il suo articolo è in gran parte una traduzione letterale di una presentazione del volume in francese.
Inoltre lo si capisce dal fatto che attribuisce a Muchembled il pensiero che i roghi fossero rivolti a «numerose donne nel mondo medievale e moderno».
Ma non è vero, lo studioso afferma il contrario: «Un’altra idea falsa è che la caccia alle streghe sia medievale. Non è affatto così. Non è il Medioevo ad aver bruciato le streghe, ma l’epoca del “benedetto” Rinascimento».
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Cos’è il “Malleus Maleficarum”
Il libro di Muchembled è interessante ma risente del fatto che l’autore non è un esperto in storia dell’Inquisizione.
Infatti non riesce a distinguere adeguatamente tra le diverse inquisizioni europee, come quella romana, spagnola o francese, operando spesso grossolane generalizzazioni.
Inoltre, dichiaratamente non credente, sembra avere un certo bias attribuendo un ruolo eccessivo ai domenicani e al “Malleus Maleficarum” (il “martello delle streghe”), come se questi fossero stati i principali motori della caccia alle streghe in Europa.
Il “Malleus” è il famoso manuale di caccia alle streghe scritto dai Heinrich Kramer e Jacob Sprenger nel 1487, molto diffuso tra gli inquisitori.
In esso si alimentava l’idea che le streghe potessero volare verso un sabba e incontrare il diavolo, invitando i giudici a irrogare la pena capitale anche quando i responsabili di malefici mortali non erano recidivi.
Lo storico francese attribuisce a questo testo la nascita della demonologia e, in maniera generalizzata, l’odio verso le donne da parte dei domenicani e i conseguenti roghi delle streghe. E’ una lettura superficiale e molto “popolana”.
Gli studiosi sul “Malleus Maleficarum”
Innanzitutto il “Malleus” non fu mai approvato né da Papa Innocenzo VIII, né adottato ufficialmente dalla Chiesa.
Ma vediamo cosa scrivono i veri specialisti dell’Inquisizione su di esso.
Come suggerisce Bartolomé Bennassar, emerito di Storia all’Università di Tolosa, «gli inquisitori erano invitati a non accordare molta fede alle descrizioni del Malleus»1B. Bennassar, Storia dell’Inquisizione spagnola, Bur 1994, p. 204.
Infatti, ha osservato Christopher Black, emerito dell’Università di Glasgow, rispetto al riferimento al sabba contenuto nel “Malleus”, «gli inquisitori più preparati in Italia (a differenza dei magistrati secolari) dovevano aver imparato a guardare con scetticismo a questo mondo di chimere, e reagivano di conseguenza quando si trovavano a interrogare qualcuno che sosteneva, o che era stato accusato, di essere “volato via”»2C. Black, Storia dell’Inquisizione in Italia, Carrocci Editore 2013, p. 567.
Sempre Black spiega chiaramente che «gli inquisitori e i vescovi si rifiutavano in modo esplicito di affidarsi alla guida del “Malleus Maleficarum” e avanzarono dubbi che uno stregone o una strega potessero fisicamente volare di notte per prendere parte a un sabba»3Christopher Black, Storia dell’Inquisizione in Italia, Carrocci Editore 2013, p. 572-573.
Anche l’italiano Giovanni Romeo, ordinario di Storia moderna presso l’Università Federico II di Napoli, riferendosi sempre al “Malleus maleficarum”, ha chiarito che «la Congregazione del Sant’Ufficio non lo approvò» in quanto «si trattava di un’aperta violazione di uno dei princìpi cardine dell’Inquisizione romana»4G. Romeo, L’Inquisizione nell’età moderna, Laterza 2002, p. 49.
Un altro specialista, Brian Levack (Università del Texas), ha precisato a sua volta che il “Malleus” «certamente non aprì le porte a processi indiscriminati, e nemmeno diede luogo a un immediato incremento dei processi. In realtà, in Italia la sua pubblicazione fu seguita da una notevole riduzione dei casi di stregoneria»5Brian P. Levack, La caccia alle streghe in Europa, Laterza 2012, p. 65, 66.
Non a caso, dopo la sua pubblicazione, seguirono opere teologiche che manifestarono scetticismo sulle streghe e sul patto con il Diavolo, un esempio è quella del 1489 scritta da Ulrich Molitor, dottore in diritto canonico e giudice presso il tribunale imperiale del Sacro Romano Impero.

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La risposta degli inquisitori al “Malleus”
Il celebre storico John Tedeschi ha segnalato anche un documento firmato dal card. Desiderio Scaglia, che definisce una vera e propria “risposta” del Sant’Uffizio romano al “Malleus” per far fronte all’alluvione di denunce emesse contro presunte streghe.
Lo scritto, di carattere normativo e giuridico, era «caratterizzato da un forte scetticismo nei confronti della tesi che le streghe rappresentassero il demonio ed impose norme severe», scrive Tedeschi.
Tra esse l’accertamento dettagliato delle prove e il rifiuto della chiamata di correo per chi era accusato di aver partecipato al sabba6J. Tedeschi, The prosecution of Heresy: Collected Studies on the Inquisition in Early Modern Italy, Mrts 1991, p. 205.
Certo, tale documento arrivò solo nel 1620 ma, precisa Adriano Prosperi, professore emerito di Storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, nei tribunali inquisitoriali non si era certo atteso il testo del card. Scaglia «per seguire una procedura poco sanguinaria, se non addirittura mite nei confronti delle streghe»7A. Prosperi, Tribunali della coscienza. Inquisitori, confessori, missionari, Einaudi 1996, p. 407.
Potremmo continuare a lungo esponendo il pensiero sul “Malleus maleficarum” dei principali specialisti dell’Inquisizione ma quanto scritto finora è sufficiente per confutare l’eccessivo ruolo attribuito a tale testo, perlomeno nelle aree cattoliche.
In aree cattoliche no caccia alle streghe
D’altra parte è qualcosa che riconosce lo stesso Robert Muchembled quando nel recente testo ripete più volte che laddove «la papalità recuperò il controllo» come «in Italia, Spagna, Inghilterra, quasi non ci furono cacce alle streghe».
Mentre in Francia, «entro i confini di Luigi XIV, si contarono al massimo poche centinaia di roghi, soprattutto in Normandia», in Spagna, prosegue Muchembled, «si combatteva chi abusava della magia, ma senza pena di morte».
Al contrario, come abbiamo già documentato, la concentrazione più alta di roghi e persecuzioni si registrò in regioni protestanti del Nord Europa (Germania, Svizzera e Scandinavia).
Infatti, riconosce lo studioso francese, «la stregoneria non è un affare diretto dell’Inquisizione». E, per quanto riguarda la tortura: «Uno dei grandi problemi della stregoneria era che gli accusati confessavano sotto tortura presso tribunali secolari, non utilizzata invece dall’inquisizione».
Riferendosi specificatamente all’Inquisizione in Francia, infine, Muchembled ammette anche lo scetticismo degli inquisitori di fronte a chi denunciava riti di stregoneria citando direttamente il rapporto di un inquisitore di Oloron (Francia): «Non ho trovato uno che potesse essere creduto e che parlasse di vera stregoneria, cioè demoniaca, escludendo naturalmente i piccoli casi di magia popolare».

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Quante streghe finirono al rogo
L’autore del recente “La sorcière au bûcher” argomenta anche sul numero di streghe finite sul rogo.
Si riferisce ai casi in tutta Europa, sia in aree cattoliche che protestanti, sia per mano dell’Inquisizione religiosa che da parte dei tribunali secolari: 40mila vittime.
E commenta: «E’ un’idea falsa che si sia trattato di un genocidio». Va considerato infatti che l’Europa intorno al 1600 contava circa 100 milioni di abitanti e che la caccia alle streghe è durata circa 300 anni, dal 1425 fino al XVIII secolo.
Secondo i suoi calcoli, 300 anni corrispondono a circa 10 generazioni, dato che la vita era molto più breve di oggi (un bambino su due moriva prima dei 20 anni, e chi sopravviveva era già fortunato ad arrivare a 30 o 35 anni).
Così, conclude, «dieci generazioni fanno circa un miliardo di europei potenziali. 40 mila roghi su un miliardo: è terribile, ma non è un genocidio. Non è neppure paragonabile ad alcune guerre moderne».
E’ certamente un capitolo oscuro della storia europea ma siamo ben lontani da una persecuzione sistematica tipica di un certo immaginario collettivo. Considerando che, come chiarisce Muchembled, parliamo soprattutto di tribunali secolari in aree protestanti.
Il libro sfata leggende ma non abbastanza
L’opera di Robert Muchembled contribuisce a smontare molti miti popolari sulla caccia alle streghe, negando una persecuzione sistematica, sottolineando come il fenomeno sia moderno e non medievale e chiarendo che nelle aree cattoliche i roghi furono praticamente assenti.
Tuttavia, come già detto, il suo lavoro manifesta anche limiti significativi soprattutto nell’eccessiva enfasi sul ruolo dei domenicani e sul “Malleus Maleficarum”, sovrastimandone l’influenza a differenza di quanto riferiscono i principali specialisti del tribunale dell’Inquisizione.
Consulta il dossier: Inquisizione, gli storici smentiscono la leggenda nera


















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