Alberto Ravagnani, l’ex prete scivola verso il panteismo?
- Ultimissime
- 27 Mar 2026

Nell’intervista a “Le Iene”, Alberto Ravagnani inizia a dubitare della fede. Dio è diventato un entità impersonale tipica del panteismo. Il nostro augurio all’ex prete influencer.
Dove sta andando Alberto Ravagnani?
La domanda emerge spontanea dopo l’intervista recente concessa ad Alessandro Sciortino, inviato de “Le Iene”.
Attenzione, non intendiamo polemizzare con l’ex don Ravagnani (in passato lo abbiamo anche difeso), ha fatto la sua scelta, pur spettacolarizzandola.
Ne parliamo perché la sua storia e quanto gli sta accadendo può essere da monito per tanti.
Perché Alberto Ravagnani non è più prete
Innanzitutto va detto che la sua decisione di lasciare il ministero sacerdotale non è stata una sorpresa.
Molti, noi compresi, avevamo individuato segnali evidenti da parte dell’ex prete influencer, che ha saputo avvicinare molti giovani alla fede durante gli anni della pandemia ma poi, celebrato come divo da oltre mezzo milione di follower, ha trovato maggior piacere a portare le persone a se stesso, non più Cristo.
Ogni persona e ogni percorso sono unici, ma quanto accaduto ad Alberto ricalca la storia di centinaia di suoi confratelli, anche prima dell’avvento dei social.
Anche le motivazioni dell’abbandono sono piuttosto classiche. Ravagnani ha spiegato che il ruolo “gli stava stretto” ma nella recente intervista si lascia scappare il motivo che molti immaginavano: l’incompatibilità tra le sue nuove idee e la morale sessuale della Chiesa.
Il tema della sessualità è stato centrale nella scelta (tra l’altro, ha ammesso di aver avuto relazioni mentre era sacerdote).
Ma neanche questo stupisce più di tanto: la serietà con cui la Chiesa tratta la sessualità umana risulta sempre più incomprensibile ai contemporanei, figli di decenni di pornografia socializzata e rivoluzioni di libertinismo.
Non si fa fatica a comprendere che un giovane sacerdote, quando gradualmente smette di alimentare la propria fede e cede al corteggiamento del mondo, ad un certo punto si trovi a non capire più le ragioni che prima sosteneva, mettendo in dubbio tutto.
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Ravagnani, l’intervista a “Le Iene”
E’ questo che si evince dalla già citata intervista quando, di fronte ad alcune domande sui fondamenti della fede cattolica, Alberto Ravagnani mostra scetticismo e notevole incertezza.
Abbiamo sintetizzato alcuni punti dell’intervista in questo video:
Dubbi, incertezze e l’ombra del panteismo
Dice di aver fatto la Comunione dopo essersi spretato, ma non sa più se quello era il corpo di Cristo (ipotizza piuttosto sia solo il corpo mistico). Non si è invece più confessato, è ancora convinto del potere di Dio di rimettere i peccati ma ha grosse riserve su quello della Chiesa.
E rispetto a Dio?
Ci crede ancora ma esprime piuttosto una forma di panteismo-panenteismo: «Dio è dentro di me, fuori di me, attorno a me. Quando parlo con Dio so che non c’è più una persona che mi ascolta ma c’è il divino che mi ascolta».
Affermazioni a cui lo stesso intervistatore (cattolico), Alessandro Sciortino, rivolge qualche obiezione.
Il panenteismo è una corrente filosofica-spirituale secondo cui Dio non è solo creatore esterno, ma è anche immanente, presente in ogni cosa, incluso l’essere umano. Una concezione impersonale della divinità.
Anche questo passaggio è comune: quando ci si separa dalla comunità dei credenti, senza più sperimentare il volto di Cristo, rimane solo una vaga spiritualità, un’idea di Dio che ognuno modella a seconda del suo Io.
L’ex sacerdote poi, accusa proprio Dio di aver fatto «cose orribili», attribuendogli la paternità dei terremoti e delle malattie ai bambini. Una visione immatura per un (ex) uomo di Chiesa, che rivela gravi carenze delle basi della teologia e del catechismo (qui un approfondimento).
La seduzione dell’Io senza Dio
È qui che la vicenda assume un valore paradigmatico.
Ravagnani non è semplicemente un sacerdote che lascia il ministero. Rappresenta un modello noto, quello di una fede che si dissolve progressivamente quando smette di essere sostenuta. Il passaggio non è improvviso, ma graduale: prima le tensioni morali, poi i dubbi dottrinali, infine una ridefinizione di Dio a misura dell’io.
In molti casi, ad un certo punto, anche questa fragile idea di Dio verrà inevitabilmente meno. E resterà solo l’Io.
Sciortino consegna proprio uno specchio all’ex prete influencer, alludendo che il suo ego sia effettivamente diventato il Signore di fronte a cui inginocchiarsi. Ravagnani respinge, ma ammette di piacersi molto.
Infine, il tema si sposta sull’operazione di marketing costruita dietro l’abbandono, questione sollevata qui su UCCR dal filosofo Pietro Calore.
Le giustificazioni di Ravagnani sembrano imbarazzate, il tutto si risolve nell’ammissione di essere stato un buon influencer.

Un percorso già visto
L’enorme esposizione mediatica può confondere seriamente, le trappole del consenso digitale sono tanto subdole quanto ingannevoli. E Alberto non è né il primo, né l’ultimo che parte per evangelizzare e ritorna catechizzato lui stesso alle logiche del mondo.
Ogni storia resta unica, ma il copione è purtroppo familiare.
Ravagnani precisa che, a differenza di altri, non ha lasciato il ministero per andarsene ma «per rimanere in maniera diversa». L’intenzione si capisce ma la storia insegna che questa fase intermedia è spesso solo una tappa.
Non ci stupiremmo se lasciandosi ulteriormente corteggiare passasse alla prossima stazione: unirsi ai tanti antagonisti pubblici della Chiesa, facendo forza sull’essere un “ex”.
L’augurio ad Alberto non è polemico, è realistico. Che porti nel cuore la preziosa domanda evangelica: “Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde se stesso?” (Lc 9, 23-26).


















2 commenti a Alberto Ravagnani, l’ex prete scivola verso il panteismo?
Ma vi siete accorti ora, solo ora, che questo ragazzo è uno delle tante persone che hanno bisogno più di ogni altra cosa, non di Dio, non di ricerca della verità, qualunque si voglia intendere, ma di mostrarsi, di mettersi in copertina, di apparire? Signori chiunque si metta sui social come primo obiettivo ha sempre quello, poi ce ne possono essere altri, ma il primo è quello, ed è la rovina dell’uomo da quando è “animale sociale” ovvero da quando si è accorto di esserlo, perchè è da li che ha iniziato ad attuare tutte quelle strategie per emergere dal gruppo anche senza meriti, senza pregi particolari, ma grazie all’immagine e più avanti alla retorica. Non esiste possibilità che chi si metta sui social in modo poi strategico, studiato, accattivante, non sia in primi un idolatra, idolatra di se stesso. Chi ha fede e fa il sacerdote dovrebbe fare ogni cosa per Dio e tramite non se stesso, non il suo nome, non il suo canalino, ma tramite la Chiesa. Non c’è niente di più chiaro, sei bravo a raccontare e vuoi parlare della fede? fallo tramite la parrocchia, questo è solo un esempio. I vorrei che i sacerdoti e le suore anzichè gonfiarsi davanti alla telecamere e vantarsi e pavoneggiarsi andassero a fare opere buone per la gente, tramite la Chiesa, oggi come mai, dove guardi guardi ci sarebbe da fare ongi cosa, non è difficile scegliere, da catechismo per bambini o adulti, a tipetizioni anche perchè no, di materie scolastiche per chi non si può permettere di pagare ripetizioni… Solo che con queste cose non diventi “il prete dei giovani sui social”.
Spero che dopo questo articolo non perderemo più tempo dietro a lui, altrimenti passeremo dall’influencer al nuovo “Vito Mancuso” e non ne abbiamo certo bisogno.