Ti avevo difeso! Ora (ex) don Alberto Ravagnani devi chiarire
- Pietro Calore
- 16 Mar 2026

Don Ravagnani ha deciso di spretarsi. Mentre riceve l’applauso del mondo, il filosofo Pietro Calore gli chiede conto dell’opaca strategia di marketing dietro questa scelta.

di
Pietro Calore*
*Filosofo e scrittore
Caro Alberto,
non ho ancora terminato di leggere il tuo libro.
D’altra parte le righe che ora ti rivolgo non riguardano la tua “Scelta”: gliene dedicherò a tempo debito.
Non ho la minima intenzione di offenderti o polemizzare.
Solo, da cristiano e missionario digitale, sento di essere nel pieno diritto di chiederti pubblicamente conto di alcune tue azioni recenti.
Ti chiedo di rendere conto
A questo punto, infatti, non può valere rivendicare un presunto diritto a “non dover rendere conto a nessuno” delle tue azioni: tu hai scelto di diventare rappresentante della Chiesa; tu hai scelto di avere un ruolo di primo piano nella pubblica piazza dei social.
Allo stesso modo, non può valere da parte tua accumunarmi a quegli haters che, per invidia e frustrazione, ora cercano di danneggiarti e ti insultano sui social e che, giustamente, denunci.
Anche a me è arrivata la proposta di ricevere la versione pdf del tuo libro, e l’ho rifiutata, acquistandolo regolarmente in libreria.
Anche a me repellono le esternazioni violente di molti contro di te.
Ma le colpe altrui non giustificano le proprie e il ricorso retorico alla “weaponized victimhood” (“vittimismo strumentalizzato”) rischia solo di far sospettare una certa coda di paglia.
Le questioni che ti pongo sono fattuali e generano scandalo anche agli occhi di molti che non ti odiano ma che pure non hanno il prosciutto sugli occhi: uno scandalo non religioso ma ancor prima morale.
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Ti difesi pubblicamente, ma ero nel torto
All’epoca delle polemiche circa l’abbandono del colletto e la pubblicità agli integratori, qui su UCCR ti difesi.
L’insinuazione più frequente che ti veniva rivolta era che fosse “evidente” che avresti presto abbandonato il sacerdozio.
Io lo negavo perché non ci potevo e non ci volevo credere: com’era possibile – mi dicevo – che un sacerdote così decisivo per la fede di tanti giovani e così manifestamente amante dell’adorazione eucaristica – che infatti ponevi al centro dei ritrovi di Fraternità e che, per questo, troneggiava (e ancora troneggia) nel tuo feed di Instagram – fosse in procinto di spretarsi?
A meno di pensare a una devozione simulata da parte tua – che non volevo neppure pensare – le due cose non potevano stare insieme.
Eppure ora devo ammetterlo: ero io ad essere nel torto.
Fingevi mentre avevi già deciso?
Sulla base della mia esperienza di scrittore, so che all’epoca di quelle polemiche – ovvero tra l’estate e l’autunno del 2025 – dovevi essere già in una fase avanzata di elaborazione se non di scrittura de “La scelta”.
Ancora peggio: certamente dovevi aver deciso di spretarti il 4 gennaio 2026 quando postavi su Instagram proprio quella foto, in cui innalzavi l’ostensorio al Capodanno di Fraternità.
Ecco dunque la prima domanda che, in coscienza, devo porti: con che animo celebravi sui social, con la dovuta dignità, un’azione che, in realtà, non ritenevi più che meritasse l’impiego della tua libertà, di cui tanto dici di godere ora?
Come impedirmi, dunque, di credere che simulassi a favore di follower ma a scapito dei (giovani) fedeli?
Una venale strategia di marketing?
Seconda domanda: come giustifichi moralmente il fatto di aver utilizzato la rivelazione dell’abbandono del sacerdozio per promuovere la vendita del tuo libro?
È sotto gli occhi di tutti: non solo la comunicazione della Diocesi (31 gennaio) è giunta a ridosso dell’uscita del libro (10 febbraio) ma addirittura il primo podcast in cui hai parlato apertamente del suo contenuto (il “Porecast” di Giacomo Poretti) è uscito la mattina dopo (1 febbraio) il comunicato.
Devi aver programmato tutto questo.
Come pretendi che il popolo di Dio ti prenda sul serio se dimostri tu per primo di considerare in modo tanto venale un fatto così serio come la tua vocazione? Come pretendi che alcuno prenda sul serio le tue smorfie contrite se dimostri apertamente di monetizzare il tuo discernimento vocazionale?
Ancora peggio.
Le diocesi aspettano dei mesi prima di annunciare l’abbandono del sacerdozio da parte dei propri presbiteri, cui lasciano sempre del tempo di riflessione: vista la precipitazione della Diocesi di Milano in questo frangente, come non pensare che tu l’abbia posta davanti al fatto compiuto, obbligandola a bruciare le tappe?
Non hai parlato col vescovo: hai mentito?
Da ciò la terza domanda: come rendere coerente questo fatto, con l’affermazione da te ripetuta di esserti confrontato con i tuoi superiori circa la tua scelta?
Come renderlo coerente con il fatto, confermatomi da molte persone a te vicine, che non hai mai parlato direttamente con il tuo Vescovo della tua scelta?
Come devo comprendere la tua concezione di “confronto” per non credere che stai mentendo?
Con amore per la verità, se vorrai rispondermi, ti ringrazio.
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6 commenti a Ti avevo difeso! Ora (ex) don Alberto Ravagnani devi chiarire
Pietro, complimenti come sempre. E mi permetto di aggiungere: le questioni che avevi sollevato nel precedente articolo erano anche giuste e interessanti. (Don) Alberto dovrebbe davvero rendere conto, soprattutto lo deve a tutti i ragazzi di Fraternità. Parliamo di tantissimi giovani che hanno iniziato un cammino di fede e di conversione (e la maggior parte di loro lo hanno fatto davvero con lo sfuardo puntato a Cristo) e ora hanno dovuto subire, al di là del dolore della perdita di una guida, anche la pressione e i commenti di certi “ambienti settari” che li ritenevano un fuoco di paglia.
La Diocesi di Milano saprà portare avanti il progetto nel modo migliore, ci auguriamo. E ci auguriamo che questi ragazzi possano continuare la loro missione di cui si sente davvero bisogno.
Sono contento che qualcuno di coloro che lo ha apprezzato in passato ora non lo difenda, il giorno dell’uscita del podcast troppi hanno voluto difenderlo piuttosto che denunciare la palese operazione di marketing, evidente e sfacciata a mio avviso. La verità è che già all’epoca degli integratori era tutto visibile a chi voleva vedere, anche quando ha parlato l’estate scorsa ad Edufest a Cinisello Balsamo si vedeva una persona diversa. Meglio accettare la verità scomoda, piuttosto che arrampicarsi sugli specchi per difendere qualcuno cui siamo vicini. In materia di fede non dobbiamo essere tifosi di nessuno, ma solo servi inutili di Gesù Cristo, perciò la Chiesa andrà avanti anche con un prete in meno. Il vero problema è lo scandalo creato e le persone allontanate da questa “scelta”.
Quel che leggo in questo articolo assai, forse troppo, garbato è quello che anch’io ho scritto in commenti su varie pagine di Fb da cui si ricava che, come altri, avevo previsto la nuova scelta di vita perima dell’annuncio ufficiale. Solo un minus habens non può non capire l’esistenza di un piano furbescamente premeditato. Il vittimismo con faccia angelica sui vari show televisivi aggrava questa vergognosa e tragica farsa che trova conforto nelle facce contrite di donnette televisive. Non si può certo negare lo scandalo perpetrato da questo giovinotto che confessa d’aver tradito il celibato (ora aspettiamo di sapere con chi …perché prima o poi l’interessato lo spiffererà), e, al di là dei toni, i fedeli l’hanno giustamente condannato. Dirò di più: può sorgere il dubbio che le Messe del Ravagnani, celebrate quando già non si sentiva più sacerdote, siano state una simulazione di sacramento. E questo, che Dio non voglia, sarebbe stato decisamente diabolico,per cui spero che il dubbio resti tale e non diventi realtà.
Non si pone l’ultimo caso descritto perché, nel momento stesso in cui il sacerdote (e lui in realtà resta sacerdote tuttora) segue correttamente la forma della liturgia, la messa (e di conseguenza il sacramento dell’Eucarestia) è valida. San Tommaso d’Aquino diceva che “in quanto sacramento la messa di un sacerdote che è in peccato mortale non vale meno di quella di uno che è santo, perché chi opera è il Signore e, come si è detto, il Signore si serve tanto dei sacerdoti giusti quanto dei sacerdoti peccatori”.
Il problema su tutto il resto rimane, e come ho scritto altrove la cosa più brutta qui è davvero l’aver bypassato la diocesi e l’aver messo in difficoltà un’intera comunità di ragazzi.
riguardo la validità della Santa Messa, occorre che il sacerdote, santo o peccatore che sia, interiormente debba volere la Transustanziazione. Riguardo al sacerdote santo , questa “unione di voleri”, la sua del sacerdote con la Volontà di DIO di Transustanziarsi nell’ostia e nel vino, ovviamente ci sono e il sacerdote non è tenuto a manifestarla ogni volta (DIO vede i cuori)
ma nell’altro caso non ci sarebbero garanzie certe. Ritengo presumibile che anche la maggior parte dei sacerdoti che non brillino in santità e anche quelli in conclamato peccato mortale, non arrivino a tanto, tuttavia un sacerdote che interiormente manifesti la sua espressa volontà acché la Transustanziazione NON avvenga, rende invalida la S. Messa, cioè la preghiera di Consacrazione lascia le ostie e il vino nella loro ordinaria natura, cioè senza la reale Presenza del Corpo, Sangue, Anima e Divinità di GESÙ CRISTO Signore nostro, e questa messa sostanzialmente è solo una finzione teatrale, fermo restando la validità della Parola di DIO letta nella celebrazione e il fatto incontrovertibile che DIO ha comunque il Potere di riversare spiritualmente sugli ignari partecipanti la sua Grazia.
Tutto quindi comincia e si compie con la volontà del sacerdote di celebrare la S. Messa in Unione con DIO, e con lo scopo per il quale una S. Messa viene celebrata. Ovviamente questa volontà è tacita, intrinseca nel sacerdote in buona fede, che celebra ordinariamente in Unione con DIO. Ma se un sacerdote dichiarasse interiormente una espressa volontà acché la Transustanziazione NON avvenga, questa NON avviene, perché il sacerdote è mediatore tra l’assemblea e DIO, e DIO non vìola, non bypassa mai autonomamente il sacerdote, che resta assolutamente indispensabile e insostituibile per celebrare la S. Messa e Transustanziare il pane e il vino. DIO, nella sua sublime Umiltà, non vìola nemmeno (l’assurda) libertà di un sacerdote infedele che non vuole che avvenga la Transustanziazione.
Quindi il sacerdote se la sua volontà è in unione a quella Divina, opera in Persona CHRISTI, e con il suo Potere (il Potere di CRISTO) compie per mezzo delle mani consacrate del sacerdote, la Transustanziazione.
Ma se nel sacerdote c’è una interiore espressa volontà che non avvenga la Transustanziazione , la Transustanziazione non avviene, anche se il sacerdote è regolarmente consacrato, e anche se la formula di consacrazione è espressa correttamente… io non so se sono riuscito a spiegare bene e con le parole esatte, ma questa realtà mi fu spiegata da sacerdote integerrimo ed esperto in teologia, dottrina e varie altre materie.. non so, magari documentatevi pure voi… io credo… spero che don Ravagnani non sia arrivato a tanto.. prego.. preghiamo per lui, che DIO lo illumini, e, se proprio non vuol ravvedersi, almeno cessi di dare scandalo, e, soprattutto, non se ne vada all’inferno… Pace e Bene, Sia lodato GESÙ CRISTO.
voglio partecipare al vostro dialogo così intenso e sofferto. Io ho conoscutoun giovane sacerdote che affermava:”io non ho trovato il mio posto” e intendeva che dove aveva esercitato il ministero non era compreso. Io con semplicità gli ho risposto:”ma qual’è il “posto” del prete?..è daro dal “posto” il suo essere prete?… Il “posto” non è forse essere associato a Cristo..immolato..sacrificato per amore per la salvezza di tutti?.. Cosa c’entra un posto o un altro.?.. La vocazione non è questa?…Mi ha risposto: “in Seminario nessuno mi ha detto queste cose..mi hanno solo parlato come fare apostolato tra i giovani..e stare in mezzo a loro e condividere la loro vita…e quando il “successo” non arriva?…tutto allora è finito?… Per me questa è la formazione primaria ed essenziale: Poi ci può essere anche una revisione di vita per i preti: prima di tutto inserirli in una comunità di confratelli preti,la loro prima comunità di vita, generata dal Sacramento ricevuto e da qui i vari tipi di ministero da svolgere… Forse potrebbe essere utile anche dispiegare meglio e di più i vari tipi di ministero..non tutti legati alle Parrocchie.. visto che la maggor parte della hente ora è fuori dalle parrocchie..e recupare di più lo spiriito missionario della Chiesa….. Alberto trovi una maturazi0one sul campo della sua vita..ed è la vita la miglior maestra di sapienza.