Il Sinodo: urgente il ruolo delle donne, distinto dal sacerdozio

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Il nuovo documento del Sinodo sottolinea l’urgenza di ampliare la presenza di donne nella leadership, precisando di slegare il tema da quello del sacerdozio femminile.


 

Negli ultimi anni la questione del ruolo delle donne nella Chiesa cattolica è tornata con forza nel dibattito ecclesiale.

Un documento vaticano appena pubblicato, intitolato La partecipazione delle donne alla vita e alla guida della Chiesa, riconosce esplicitamente che la cosiddetta “questione femminile” rappresenta oggi un tema urgente per la vita della Chiesa, soprattutto per quanto riguarda la partecipazione ai processi decisionali e agli ambiti di responsabilità.

Tuttavia, mette anche in guardia dal fatto che si sta discutendo di responsabilità delle donne in «quegli uffici che non richiedono l’Ordine sacro» (p. 13). Si scinde, cioè, la partecipazione delle donne nella guida della Chiesa dalla tematica dell’ordinazione sacerdotale femminile.

 

L’urgenza di donne nella leadership della Chiesa

Questo riconoscimento non nasce dal nulla.

Esso si colloca nel contesto del Sinodo, il grande processo di riforma avviato da Papa Francesco, che mira a rendere la Chiesa più partecipativa e capace di ascoltare tutte le componenti del popolo di Dio.

Tra le questioni emerse durante il percorso sinodale vi è proprio la richiesta -ormai inevitabile- di ampliare gli spazi di responsabilità e partecipazione delle donne.

In realtà, alcuni passi concreti sono già stati compiuti.

Negli ultimi anni diverse donne – spesso religiose – sono state nominate a ruoli di rilievo nella Curia romana e negli organismi vaticani. Su questo sito web abbiamo parlato in particolare della nomina di suor Simona Brambilla alla guida del Dicastero per gli Istituti di vita consacrata.

L’esperto di diritto canonico, Rosario Vitale, ha anche risposto ad alcune obiezioni tecniche arrivate da ambienti tradizionalisti e progressisti.

Tornando al recentemente documento, il fatto che definisca la questione “urgente” rappresenta dunque la presa d’atto di una realtà evidente: le donne costituiscono una parte fondamentale della vita ecclesiale e meritano una presenza più significativa anche nei luoghi di responsabilità.

 

Non serve invocare l’ordinazione femminile

Tuttavia, come dicevamo, questo riconoscimento non implica affatto un altro passaggio spesso invocato nel dibattito pubblico: l’ordinazione sacerdotale delle donne.

Più volte il documento specifica che «accanto alla via sacramentale e distinta da quest’ultima, vi è la via carismatica che può essere percorsa in modo fruttuoso per aprire nuovi spazi di partecipazione per i fedeli laici, e per le donne in particolare» (p. 13).

Si tratta pertanto di una partecipazione femminile «non collegata al sacramento dell’Ordine – anche nella guida di una comunità, come nel caso citato delle “delegate generali” o dei catechisti, definiti già dal Concilio Vaticano II “validi cooperatori dell’ordine sacerdotale”» (p. 13).

 

Il magistero è chiaro: il sacerdozio non si modifica

Su questo punto la posizione del magistero cattolico è chiara da tempo.

Nell’enciclica “Ordinatio sacerdotalis” del 1994, Giovanni Paolo II affermò che la Chiesa «non ha alcuna autorità per conferire l’ordinazione sacerdotale alle donne», chiarendo così (definitivamente) la dottrina cattolica su questo tema.

I suoi successori -Benedetto XVI, Francesco e Leone XIV- si sono attenuti a questa posizione, difendibile con ragioni molto chiare e nette. Senza l’ombra di alcuna discriminazione “di genere”.

In altre parole, è possibile – e, per quanto ci riguarda, auspicabile – sostenere un ampliamento reale degli spazi di partecipazione e responsabilità delle donne nella Chiesa senza per questo ritenere necessario modificare la dottrina sul sacerdozio.

Le due questioni, infatti, non coincidono! Lo stesso documento vaticano lo esplicita chiaramente.

Autore

La Redazione

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