Scuole paritarie: l’UAAR non sa nulla, nel dubbio attacca Berlinguer

uaar scuole paritarie

Gli atei razionalisti dell’UAAR si oppongono alle scuole paritarie con argomenti vecchi e riciclati, prendendosela con Luigi Berlinguer.


 

Nel 2025 sopravvive ancora la guerra alle scuole paritarie.

Siamo ormai l’ultimo Stato europeo in cui le scuole non statali fanno fatica ad essere finanziate.

Secondo l’OECD, ad esempio, in Finlandia, Paesi Bassi, Svezia e Slovacchia quasi il 90% del finanziamento delle scuole private proviene da fondi statali, mentre in Germania, Belgio e Lussemburgo il finanziamento pubblico copre tra l’80% e il 90%.

 

Le paritarie e la prossima legge di bilancio

Così, la notizia che nella prossima legge di bilancio l’Italia potrà forse leggermente avvicinarsi al resto d’Europa grazie a 88 milioni di euro in più per gli istituti paritari, scatena i soliti maldipancia.

Senza contare gli emendamenti secondo cui i Comuni potrebbero essere autorizzati a esentare dall’Imu gli istituti, oltre ad uno stanziamento di 20 milioni per erogare un voucher di 1.500 per ogni figlio iscritto, fino a un massimo di 5 mila euro e accessibile per famiglie con Isee entro i 30 mila euro.

 

L’UAAR sulle paritarie: colpa di Berlinguer

Tra gli interventi critici più originali c’è quello dell’associazione dell’Unione Atei Agnostici Razionalisti (UAAR).

Da sempre inutilmente desiderosa di poter ottenere l’8×1000, arrivando a proclamare l’ateismo una religione e auto-dichiarandosi “un’associazione religiosa”, oggi le rimane solo il lamento verso le «lobby confessionali» che avrebbero ordito queste «regalie clericali».

Ma il bersaglio dell’attacco, questa volta, colpisce in modo diretto il comunista e già ministro della Pubblica Istruzione, Luigi Berlinguer, che nel novembre 1999 aprì i finanziamenti alle scuole paritarie tramite la legge che porta ancora oggi il suo nome.

Berlinguer viene attaccato per aver introdotto un «principio di sussidiarietà declinato in senso confessionalista» che stride «con un’istruzione moderna davvero laica, plurale e inclusiva, e sottrae fondi alla scuola pubblica di tutti».

 

“Senza oneri per lo Stato”, un”obiezione riciclata

Ed è incredibile leggere che l’UAAR, ancora una volta, usi come obiezione l’articolo 33 della Costituzione che parla di «diritto a enti o privati di istituire scuole ma “senza oneri per lo Stato”».

E’ vero che nel recente evento nazionale degli atei razionalisti, il “Giubilaico”, si sono presentati in quattro con un’età media piuttosto avanzata, ma non sarebbe ora di rinnovare il repertorio?

Quando i padri costituenti inserirono nella Costituzione il “senza oneri per lo Stato” non intesero che il finanziamento delle scuole fosse anticostituzionale, ma si riferivano solo alla creazione ex novo di scuole paritarie in maniera onerosa per lo Stato. E nessuno ha mai chiesto finanziamenti per creare nuove scuole.

Lo studioso Lorenzo Ettorre ha ripercorso la storia del dibattito dell’Assemblea costituente su questo tema, con il quale «per la prima volta si superava il monopolio statale in materia scolastica tanto caro alla borghesia liberale ottocentesca».

A promuovere il “senza oneri per lo Stato” per le paritarie fu il liberale Epicarmo Corbino, che precisò: «Noi non diciamo che lo Stato non potrà mai intervenire a favore di istituti privati; diciamo solo che nessun istituto privato potrà sorgere con il diritto di avere aiuti da parte dello Stato».

«La volontà dei costituenti era chiara», spiega Ettorre. «Se scuole e istituti non statali, istituiti senza oneri per lo Stato, mostravano di essere strumenti educativi validi al pari delle scuole statali, nulla poteva vietare allo Stato, in vista del bene comune dell’educazione, di aiutarle economicamente per un migliore funzionamento».

 

Le paritarie fanno risparmiare lo Stato

Per quanto riguarda invece la filastrocca secondo cui finanziare le paritarie significhi sottrarre fondi alla scuola pubblica, sono decenni che si conoscono autorevoli studi e pronunciamenti in merito del Ministero dell’Istruzione (MIUR).

Da essi si evidenzia che le scuole paritarie accolgono una parte significativa degli studenti italiani senza gravare eccessivamente sul bilancio pubblico e l’erogazione di fondi a queste scuole evita che questi alunni confluiscano negli istituti statali, incrementando di conseguenza i costi per lo Stato.

Così, come già spiegavamo in passato, finanziando le scuole paritarie, le casse statali risparmiano oltre 6 miliardi di euro l’anno.

Senza parlare dei benefici riguardanti la garanzia del pluralismo educativo e della libertà di scelta per le famiglie.

 

Stiamo parlando degli atei razionalisti italiani: per loro numeri, grafici e studi sono forse dogmi confessionali da cui stare alla larga?

Autore

La Redazione

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