Ucraina, la guerra ha distrutto il 50% delle chiese cattoliche

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Il vescovo di Donetsk racconta la distruzione della metà delle chiese cattoliche in Ucraina dall’inizio della guerra, privando i numerosi fedeli di luoghi dove condividere la fede.


 

Un importante monastero ortodosso è stato nuovamente danneggiato in un attacco russo nell’Ucraina orientale venerdì scorso.

Dall’inizio della guerra, 67 membri del clero ortodosso sono stati uccisi e 640 edifici religiosi risultano danneggiati o distrutti.

 

Le chiese cattoliche rimaste in Ucraina

Di chiese cattoliche in Ucraina invece ne restano soltanto 37, a riferirlo il vescovo di Donetsk, Maksym Ryabukha, denunciando la distruzione di oltre 40 parrocchie su circa 80 dall’inizio dell’invasione russa.

Una guerra che oltre ai civili, quindi, sta colpendo anche la vita religiosa, costringendo la comunità cattolica a riorganizzarsi tra spostamenti continui e raduni in condizioni di paura per imminenti attacchi con i droni.

Lo stesso vescovo greco-cattolico, tra i più giovani al mondo (recentemente presente al Giubileo a Roma con alcuni ragazzi ucraini), racconta nell’intervista ad Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) di muoversi costantemente per garantire una presenza ai fedeli dispersi.

 

Seminaristi e numeri dei cattolici in Ucraina

Nonostante la distruzione delle chiese e le restrizioni imposte nei territori occupati, la comunità cattolica cerca comunque di mantenere un minimo di continuità, sostenuta anche dalla formazione di 19 seminaristi che rappresentano un segnale di resistenza e di futuro.

Alcuni mesi fa riportavamo i dati di un’indagine del Razumkov Centre, la quale riscontrava un aumento significativo dei fedeli cattolici dall’inizio della guerra (dall’8 al 12%), oltre a quello dei non credenti. Inoltre, si sta amplificando il divario tra Ovest (religioso) ed Est (secolarizzato).

 

Divieto religioso nelle zone occupate dai russi

Nelle zone occupate dai russi, spiega infatti il vescovo di Donetsk, non c’è alcuna attività religiosa: «Le leggi delle forze di occupazione proibiscono qualsiasi affiliazione alla Chiesa cattolica, ed è molto difficile svolgere qualsiasi tipo di ministero. Il mio esarcato non ha più sacerdoti in questi territori. Tutte le nostre chiese sono state distrutte o sono chiuse e la gente non è autorizzata a frequentarle».

Anche la preghiera in pubblico è vietata.

La Chiesa cattolica è attiva nel sostegno umanitario in Ucraina fin dal giorno successivo dell’inizio della guerra e ancora oggi, spiega il vescovo, le parrocchie fanno il possibile per garantire luoghi caldi e spazi sicuri, indispensabili quando le bombe arrivano sulle centrali elettriche del Paese togliendo la corrente e il riscaldamento.

La speranza che dal confronto diplomatico in corso in questi giorni tra Stati Uniti, Ucraina e Russia possa nascere uno spiraglio di pace definitiva si lega anche alla resistenza silenziosa di queste chiese.

Autore

La Redazione

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