Stephen Hawking, ateo o deista? I suoi pensieri su Dio

Nel marzo scorso è morto Stephen Hawking, probabilmente il più famoso fisico della storia a non aver ricevuto il Premio Nobel. In molti hanno riflettuto sui suoi enormi contributi alla scienza, in questo contesto invece vorremmo focalizzare il suo pensiero religioso. Viene solitamente descritto come ateo, lui stesso si è così definito alcune volte, mentre altre ha espresso una visione deista.

La madre, Isabel, era un membro del Partito Comunista inglese e il figlio Stephen ha mantenuto nella sua vita questo background culturale. Nel gennaio 1963 gli è stata diagnosticata la sclerosi laterale amiotrofica, un mese dopo aver conosciuto la sua prima moglie, Jane Wilde Hawking, da sempre cristiana. Più volte Jane ha raccontato come la forza della fede l’abbia sorretta nell’accompagnare Stephen, nell’accettare il deterioramento della sua malattia e della sua relativa depressione. Assieme hanno trascorso 25 anni, «avevo due bambini piccoli, gestivo la casa e mi occupavo di Stephen a tempo pieno: vestendolo, facendogli il bagno, e si rifiutava di avere qualche aiuto al di fuori di me», ha raccontato. Dopo la pubblicazione del suo capolavoro, A Brief History of Time (Dal big bang ai buchi neri), Jane rivelò a un giornalista che il suo ruolo con il marito non consisteva più nel promuovere il suo successo, ma nel “dirgli che non era Dio”: «Si potrebbe dire che si sentisse davvero onnipotente».

La vita come moglie di un genio non è stata facile, Jane Hawking prese un dottorato in poesia spagnola medievale, tuttavia, disse, «Stephen non ha mai avuto troppo interesse per ciò. Immagino che quando stai pensando alle origini dell’universo queste cose non contano molto». «Per lui, l’unica cosa importante era la fisica, il resto non esisteva. Quando arrivava il fine settimana, Stephen si sedeva come il Pensatore di Rodin senza muoversi, i bambini non dovevano giocare per non disturbarlo. Dopo giorni di silenzio, improvvisamente diceva: “Ho appena fatto una grande scoperta per la fisica”. Ecco come è stata la mia vita per anni. La malattia, poi, lo ha reso ancora più introspettivo: non ha mai raccontato nulla alla sua famiglia, solo ordinava ciò di cui aveva bisogno, punto». Fino al 1990: «Stephen mi lasciò per andare con una delle infermiere che lo curava», ha raccontato la donna nel 2015. «Ero completamente esausta, ferita e amareggiata, perché ero stata trattata male, Stephen era stato molto crudele con me. Ho sentito un rancore molto profondo e ci sono voluti diversi anni per superarlo. Oggi l’ho superato».

A proposito del già citato bestseller di Hawking, Dal Big Bang ai buchi neri. Una breve storia del tempo (1988), il celebre chimico statunitense Henry F. Schaefer, III, dell’Università della Georgia, ha scritto: «Chi non ha letto questo libro sarà sorpreso di scoprire che ha un protagonista. Quel personaggio principale è Dio. Questa era la caratteristica del libro che il noto ateo Carl Sagan trovava angosciante». Ci sono alcune affermazioni nel libro di Hawking che H.F. Schaefer sottolinea, ad esempio: «È difficile discutere l’inizio dell’universo senza menzionare il concetto di Dio. Il mio lavoro sull’origine dell’universo si trova al confine tra scienza e religione, ma cerco di rimanere sul lato scientifico del confine. È del tutto possibile che Dio agisca in modi che non possono essere descritti dalle leggi scientifiche». Un’altra perla di Hawking, è la citazione del pensiero di Sant’Agostino: «L’idea che Dio possa voler cambiare idea è un esempio dell’errore -ha sottolineato Sant’Agostino- di immaginare Dio come un essere esistente nel tempo. Ma il tempo è solo una proprietà dell’universo creato da Dio».

Anche l’astrofisico italiano Marco Bersanelli, ordinario all’Università Statale di Milano, ha notato che «il percorso umano e scientifico di Hawking è stato scandito da una quasi implacabile necessità di misurarsi con l’incombente possibilità di un creatore, il più delle volte per negarla. La sua posizione a questo riguardo ha attraversato diverse fasi, oscillando da una religiosità panteista fino a giungere, negli ultimi anni, a un esplicito e radicale ateismo. Così lo straordinario successo delle sue opere divulgative e la sua visibilità mediatica, che ne hanno fatto una nuova icona della figura di scienziato, si sono portati dietro un alone di inconciliabilità tra approccio scientifico e fede in Dio». Bersanelli si riferisce senza dubbio all’uscita nel 2010 del libro The Grand Design, scritto assieme a Leonard Mlodinow, promotore di una “teoria del tutto” (la M-Theory) la quale, relazionata con l’idea di un Multiverso, avvalorerebbe una creazione spontanea dell’Universo, rendendo inutile la presenza di un Creatore.

La pubblicazione del libro, sponsorizzato mediaticamente come manifesto ateista, ha portato ad un interessante dibattito internazionale del quale hanno preso parte molti eminenti scienziati, smentendo l’ipotesi dell’inutilità del Creatore (abbiamo raccolto i loro interventi in un apposito dossier). Forse il più importante è stato Rose Penrose, celebre fisico dell’Università di Oxford e collaboratore per anni di Hawking nello sviluppo della teoria del Big Bang, che ha dichiarato: «Il libro di Hawking è fuorviante, ti dà l’impressione che esista una teoria che riesca a spiegare tutto, ma questa non è nemmeno una teoria. Non è per nulla dimostrato che l’Universo si sia creato dal nulla. Il multiverso non ha superato Dio». Tempo dopo, il co-autore del libro, Leonard Mlodinow, ha chiarito: «La scienza contro la spiritualità è una falsa dicotomia», sostenendo la plausibilità delle domande su Dio.

Il giorno della morte di Hawking, il noto opinionista inglese Andrew Graystone ha scritto: «Gli ho chiesto a lungo se credeva che ci fosse un Dio. Si è sempre rifiutato di rispondere alla domanda. Quando gli ho chiesto il perché, mi ha detto “Se dico di credere in Dio, tutti dichiareranno immediatamente che io credo nello stesso Dio in cui tutti credono. Quindi non dirò nulla». Tuttavia, in un’intervista del 2014, Hawking fu abbastanza lapidario: «Nel passato, prima della scienza, era logico credere che Dio creò l’universo. Però ora la scienza offre una spiegazione più convincente. Quello che intesi dire quando dissi che “conosceremo la mente di Dio”, era che comprenderemo tutto quello che Dio sarebbe stato capace di comprendere se fosse esistito. Però non c’è nessun Dio, sono ateo. La religione crede nei miracoli però questo non è compatibile con la scienza».

Una concezione di “dio”, tuttavia, molto ingenua, come ha spiegato l’astrofisico Marco Bersanelli (che già ha replicato in passato agli errori filosofici commessi da Hawking in The Grand Design): «La sua appassionata obiezione alla “creazione”, rivela un’idea alquanto ridotta di “creatore”. Nella sua immagine il ruolo di Dio è quello di mettere in moto, all’inizio dei tempi, il grande ingranaggio dell’universo per poi dissolversi nel nulla. Quasi un mago che dà un colpo di bacchetta magica e poi svanisce per sempre. Certo non si tratta del Dio cristiano, che crea il mondo come un padre genera la sua creatura, e si coinvolge con essa fino a dare se stesso. Una creazione che non è solo un avvio cronologico, ma il principio dell’essere di ogni cosa, sorgente di ogni istante. Ora come all’inizio».

In ogni caso, nel 2007, il celebre fisico inglese affermò tutt’altro sulla sua visione esistenziale in un’intervista per Reuters, dicendo di non essere religioso nel senso normale per cui lo si intende: «Credo che l’universo sia governato dalle leggi della scienza. Tali leggi potrebbero essere volute da Dio, ma Dio non interviene per infrangere tali leggi». Qualcosa di simile, Hawking, lo ha riferito ai suoi biografi, Michael White e John Gribbin: «È del tutto possibile che Dio agisca in modi che non possono essere descritti da leggi scientifiche, in tal caso si dovrebbe passare ad una fede personale» (M. White & J. Gribbin, Stephen Hawking; A Life in Science, Joseph Henry Press 2002, p. 167).

Queste sue dichiarazioni sembrano collimare con quanto dichiarato da mons. Marcelo Sanchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze (di cui Hawking era membro) e testimone privilegiato degli incontri tra Hawking e gli ultimi due pontefici, Bergoglio e Ratzinger: «Il suo rapporto con l’idea di Dio era in stretta connessione con il suo essere scienziato ma non era ateo. Da Benedetto XVI volle farsi benedire, esistono anche delle bellissime fotografie. A Ratzinger disse che era venuto in Vaticano apposta per approfondire il tema del rapporto tra scienza e fede,che all’epoca era al centro di una enciclica. Egli diceva che Dio non si può mettere in relazione alle cose che non si possono spiegare e in ogni caso non lo metteva in relazione all’origine dell’universo. Il suo approccio a questo argomento era positivista. Era contrario all’idea di un Dio che viene coinvolto ogni volta che non si può spiegare qualcosa. Di sicuro non voleva dare una spiegazione alla cosmologia religiosa perché diceva che l’origine di tutto è un problema filosofico, non scientifico. Affermava: “Io devo dare una spiegazione alle cose che vedo”. Questo approccio purtroppo è stato inteso dai giornalisti come una professione di ateismo. Un po’ riduttivo. Ma io non credo fosse ateo, sia per la fedeltà verso l’Accademia sia per l’interesse per il dialogo con i Pontefici».

Anche diversi opinionisti britannici, come Jeff Jacoby del Boston Globe, citando le sue “frasi religiose”, sostengono che «non sono certo espressioni di ateismo, ma di deismo -la fede in un Dio della creazione ma non della storia-, un Dio che ha avviato l’universo ma non interferisce con esso. Qualunque cosa si possa dire del suo pensiero su Dio, era troppo onesto e leale per affermare che un profondo impegno per la scienza è incompatibile con una profonda fede in un Creatore che ha portato l’universo, la vita e l’umanità all’esistenza. Dopo tutto, lo sostengono anche molti dei suoi colleghi scienziati».

I funerali di Hawking si sono svolti nella chiesa dell’università di Cambridge ed è stato sepolto nella basilica di Westminster, a Londra. Difficile che ciò fosse contrario alle sue volontà. I figli, Lucy, Robert e Tim, hanno dichiarato: «Abbiamo deciso di svolgere i funerali nella città che lui ha amato molto e da lei è stato amato. La vita di nostro padre ha significato molto per molte persone, religiose e non religiose. Così, il funerale sarà inclusivo e tradizionale, riflettendo l’ampiezza e la diversità della sua vita».

La redazione</p”>

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