Ecco quanti soldi si prendono i radicali

Come abbiamo già sottolineato, il Partito Radicale dice in televisione di essere contro il finanziamento pubblico ai partiti, poi però –rivela il loro ex tesoriere- «non hanno mai rinunciato alla loro quota di finanziamento pubblico […], per lunghi anni, quei soldi pubblici sono stati utilizzati per pagare le spese di Radio Radicale». Senza contare tutti gli altri privilegi ed esenzioni che contano associazioni a loro collegate. Per non parlare dei soldi pubblici destinati a Radio Radicale (10 milioni all’anno, qui un altro approfondimento). Per il 2012, a favore di Radio Radicale è stata autorizzata la spesa di 3 milioni di euro.

Si è poi scoperto che durante l’ultima direzione del Pd, lista nella quale i radicali sono stati eletti in Parlamento, i democratici hanno versato al partito di Pannella 630 mila euro di rimborsi per le ultime politiche, facendo sbottare il tesoriere del PD Antonio Misiani«Questi fanno la battaglia contro il finanziamento ma poi non disdegnano i nostri rimborsi…». L’uscita del libro Da servo di Pannella a figlio libero di Dio (Fede&Cultura 2012 ) scritto dall’ex tesoriere di Pannella, Danilo Quinto, ha sconvolto gli animi. Si è arrivati a cifre precise e documentate: il resoconto della Associazione Politica Nazionale Lista Marco Pannella (quella che non prende mai oltre l1,5 % dei voti) ha ricevuto, dal 1992 ad oggi: 23, 3 milioni di euro per rimborsi elettorali, 80 milioni di euro per l’editoria di partito (radio radicale), 3.150 milioni di euro dal Pd, per andare con lui alle ultime elezioni.

Nessuno degli ex parlamentari del Partito Radicale, ha mai rinunciato al vitalizio mensile di 3.108 euro, pur essendo stati in Parlamento anche per un solo giorno. Pensiamo a Cicciolina (5 presente in parlamento), a Toni Negri (9 presenze, eletto in Parlamento su diretto consiglio di Pannella per sottrarlo al carcere), all’omosessuale Angelo Pezzana (7 giorni in parlamento), Luca Boneschi (una sola seduta in parlamento e si porta a casa 3000€ al mese), Rino Piscitelli (7 giorni di parlamento nella sua vita). Scrive l’ex tesoriere dei Radicali: «Nessuno di loro ha mai rinunciato a questi soldi pubblici, nonostante i proclami della battaglia contro il finanziamento pubblico dei partiti e contro l’uso del denaro pubblico. Inganno? Ipocrisia? O solo frutto della libertaria fantasia radicale, che denuncia immoralità degli altri, senza guardare in casa propria?».

Parla chiaro Quinto, che per trent’anni è stato il braccio operativo di Marco Pannella: «Da sempre, nella realtà radicale, essere eletti al Parlamento italiano o europeo è stato l’unico modo per dare stabilità a una situazione lavorativa precaria, che si fondava – per volontà di Pannella, che non ha mai consentito che il lavoro fosse trattato come un diritto, come prevedono la Costituzione e le leggi del nostro Paese – sui connotati del rapporto occasionale e quindi del disprezzo dell’identità e della dignità delle vite individuali. Chi andava in Parlamento sapeva di poter contare non solo su introiti più che adeguati, ma sulla prospettiva di un trattamento pensionistico, che avrebbe garantito l’età della vecchiaia. Con buona pace della dichiarata e pretestuosa idiosincrasia dei radicali per i soldi derivanti dal pubblico» (dal capitolo 7).

La descrizione prosegue dettagliata, fino ad arrivare ad Emma Bonino, cioè «la persona che più di ogni altra, in ambito radicale, ha usufruito, con grande maestria, dei privilegi a lei concessi, sbaragliando tutto e tutti e riuscendo a creare all’esterno un’immagine che non rappresenta per nulla la sua vera identità». Una donna che pubblicamente aggredisce con rabbia il diritto dei medici di agire secondo coscienza, definendo tale diritto una «malattia contagiosa da debellare», ma che poi –come spiega lei stessa in una bella intervista del 2006- «Io ho sempre paura, di tutto […]. Piango moltissimo, da sola, su questo divano. Mi appallottolo qui e piango. Poi dopo un po’ mi alzo e faccio qualcosa. Sono sempre sola. Sola intimamente, politicamente. La mia domenica ideale è in pigiama a bighellonare per casa». Dopo la morte della madre, «di colpo ho capito di non essere più di nessuno: non sono mai stata moglie, mai madre».  Anche per i radicali allora, oltre alla enorme e imbarazzante ipocrisia, c’è spazio anche per un po’ di umanità.

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