A Madrid si ricorda come la Chiesa difese i nativi dai colonialisti

Il prossimo 21 dicembre verrà commemorato il 500° anniversario della storica omelia pronunciata dal frate domenicano Antonio de Montesinos sull’isola caraibica di Hispaniola, nella quale denunciò lo sfruttamento degli indigeni da parte dei colonialisti e reclamò la loro dignità di figli e figlie di Dio. Il religioso fu una delle tante risposte della Chiesa alla violenta invasione degli occidentali e spagnoli nelle terre indigene. Era la IV domenica di Avvento, il 21 dicembre del 1511, quando il frate domenicano tenne il celebre e durissimo sermone sull’isola di Hispaniola – oggi divisa tra Haiti e la Repubblica Dominicana – a nome della comunità domenicana.

Questi frati domenicani, ha affermato fra Calvo Alonso a Zenit.it, «sono stati dei profeti. Hanno ascoltato il grido degli indigeni maltrattati, sono rimasti sconvolti dalla sofferenza degli innocenti e hanno parlato in nome di Dio: “con che diritto e che giustizia tenete questi indiani in servitù tanto crudele e orribile? Non sono forse uomini?”». La denuncia scosse le coscienze delle autorità spagnole, che reagirono promulgando le cosiddette “Leggi di Burgos” (1512) e “Leggi di Valladolid” (1513) per migliorare la sorte degli indigeni, anche se vennero poco ascoltate.

Prima di Montesinos comunque, già papa Eugenio IV (1383-1487) indirizzò fin dai primi anni alle autorità religiose locali la bolla “Sicut Dudum”(1435) con la quale, in modo netto e senza ambiguità, condannò la schiavitù delle popolazioni indigene e, sotto pena di scomunica, concesse a chi era coinvolto nello schiavismo, 15 giorni dalla ricezione della bolla, per «riportare alla precedente condizione di libertà tutte le persone di entrambi i sessi una volta residenti delle dette Isole Canarie, queste persone dovranno essere considerate totalmente e per sempre libere («ac totaliter liberos perpetuo esse») e dovranno essere lasciate andare senza estorsione o ricezione di denaro». Nel 1462, anche papa Pio II (1405-1464), riferendosi al governatore locale delle Isole Canarie, condannò il commercio degli schiavi considerandolo «un grande crimine» («magnum scelus»). Come abbiamo dimostrato nel nostro dossier apposito, Chiesa e colonialismo, numerosi altri Pontefici si espresso in tali termini anche in seguito. Addirittura nella famosa battaglia di Mbororè, i gesuiti combatterono fianco a fianco dei Nativi per respingere gli attacchi dei colonialisti europei.

La posizione dei religiosi e della Chiesa ha ancora oggi un posto importante nella storia dei diritti umani, il primo “embrione” della Dichiarazione dei Diritti umani, tant’è che l’Ordine dei Predicatori (OP) ha organizzato in tutto il mondo una serie di congressi, conferenze e celebrazioni. L’evento principale si svolgerà a Madrid il 21 dicembre presso la “Casa de América”, dove interverranno il Maestro dell’Ordine, fra Bruno Cadoré, José Antonio Pastor Ridruejo, cattedratico di Diritto ed esperto dei diritti umani, e il filosofo Mate Reyes. Ad organizzare l’evento sarà la Giunta Iberica delle Province Domenicane di Spagna, insieme con la “Casa de América” (www.dominicos.org/500-sermon-montesino)

 

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