Umberto Eco deriso all’estero: «noioso, illeggibile e fallimentare»

In Ultimissima 30/9/11 informavamo dell’opinione che il semiologo italiano Umberto Eco ha sul Papa: «Non credo che Benedetto XVI sia un grande filosofo, né un grande teologo, anche se generalmente viene rappresentato come tale». A smentirlo ci ha pensato poco dopo il filosofo Nikolaus Lobkowicz, già rettore della prestigiosa Università Ludwig-Maximilian di Monaco e dell’Università Cattolica di Eichstätt e attuale direttore del “Zentral Institut für Mittel- und Osteuropastudien, centro di studi dedicato all’Europa centrorientale: «Ratzinger, come Hans Urs von Balthasar o Henri de Lubac mezzo secolo fa, è uno degli uomini più colti del nostro tempo e anche uno dei più colti della lunga storia dei vescovi di Roma».

In questi giorni ha risposto ad Eco anche l’Osservatore Romano pubblicando una foto (qui a sinistra), in cui l’intellettuale italiano è beccato a ravanarsi il naso. L’articolo intitolato «Un fallimento di lusso»,  firmato da Silvia Guidi, spiega con pacatezza e ironia, che il grande Eco ha ottenuto una serie di stroncature proprio in Germania e alla vigilia dell’apertura della fiera del libro di Francoforte, dell’ultima fatica letteraria, ossia “Il cimitero di Praga” tradotto in tedesco.

Il libro viene definito dai critici tedeschi irrimediabilmente noioso, «talmente noioso da risultare illeggibile». Raramente, però, sottolinea la Guidi, compaiono sulla stampa italiana aggettivi così semplici e diretti quando un romanzo porta la firma di Umberto Eco. Per trovarli bisogna sfogliare le rassegne stampa internazionali. Altre stroncature internazionali sono arrivate recentemente dalla  Süddeutsche Zeitung e dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung, dai quotidiani inglesi Sunday Telegraph e Independent, quando si occuparono del romanzo “L’isola del giorno dopo”. La Süddeutsche Zeitung scrive: Il cimitero di Praga «è, nel migliore dei casi, un fallimento di alto livello, un noioso ammasso di inverosimiglianze grottesche».  La Frankfurter Allgemeine Zeitung spiega che dopo le prime trecento pagine «non si tratta più di un romanzo ma di uno schedario di persone, mappe stradali e bibliografia», mentre «si leggono di continuo note a pié di pagina senza notare altra cosa se non che il libro prima o poi dà sui nervi, poiché hai capito da tempo ciò che voleva dirti». Nel suo articolo Gustav Seibt chiosa: «Il cimitero di Praga non centra quello che è proprio il punto più importante del materiale: la storia collettiva della nascita e l’effetto collettivo dei Protocolli dei Savi di Sion. Alla scrittura di questo testo tremendo hanno collaborato tre generazioni, e i suoi effetti perdurano da oltre un secolo. Dinanzi alla bassezza dello scritto, questo è molto più misterioso perfino della cloaca di Parigi, nella quale l’assassino Simonini getta i cadaveri. Umberto Eco ha sempre voluto essere uno scrittore dell’illuminismo, ma questa volta si è reso le cose troppo facili».

Già nel comunque 1995 lo storico ed editorialista Noel Malcolm ha definito Eco «l’Armani dell’Accademia», nel Regno Unito Ken Follett ha detto «Preferirei non essere così noioso», rispondendo a chi paragona i suoi romanzi a quelli di Eco. In Italia solo Alfonso Berardinelli ha avuto il coraggio di criticare il semiologo, dicendo «se fosse per le mie opinioni critiche, i romanzi di Umberto Eco e il libro di filosofia di Severino potrebbero sprofondare nella pattumiera».  Insomma, utilizzando le sue stesse parole, pare proprio che Umberto Eco non sia un grande filosofo, né un grande scrittore, anche se generalmente viene rappresentato come tale.

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