Il premio Nobel Werner Arber: «la mia fede influenzata dalla scienza»

Arber Werner scienzaIl nuovo presidente della Pontificia accademia delle scienze (cfr. Ultimissima 17/1/11), il biologo e Premio Nobel Werner Arber, ha dichiarato che per lui la nomina è «un grande onore e che l’accoglie come il riconoscimento per il contributo dato alle attività dell’istituzione di cui fa parte da trent’anni».

A 81 anni sostituisce così il compianto fisico Nicola Cabibbo. Anch’egli ha iniziato nella fisica, per poi passare però prestissimo alla microbiologia costruendo una luminosa carriera nella ricerca, che prosegue ancora oggi all’università di Basilea. Deve la massima onorificenza scientifica, il Nobel, alla scoperta e all’applicazione degli enzimi di restrizione, meccanismi di difesa dei batteri, che hanno provocato una rivoluzione nella genetica.

Uomo di scienza e di fede, ha risposto alle domande di Avvenire: «Molti pensano che la Chiesa abbia un atteggiamento negativo verso la ricerca. Ma non è questa la mia esperienza. Anzi, la Chiesa cattolica vuole essere informata sulla conoscenza scientifica più solida e avanzata e farvi ricorso. Il Vaticano e le università pontificie sostengono attivamente il dialogo tra la scienza e la Chiesa attraverso, ad esempio, il progetto Stoq (Scienza, teologia e ricerca ontologica)». Una collaborazione che può «spesso evitare gli abusi nell’applicazione della conoscenza scientifica». Il discorso passa anche sulle riduzioni promosse dal naturalismo e dal dogma dell’evoluzionismo radicale (che nulla ha a che vedere con la validissima certezza scientifica dell’evoluzione biologica): «L’anima e la dignità dell’uomo fanno parte del regno delle credenze. Non possono dunque essere oggetto di un’investigazione scientifica. Non ho mai sperimentato una contraddizione tra l’essere uno scienziato e credere nelle verità del cristianesimo, né difficoltà nel tenere insieme questi due ambiti. Piuttosto, può essere che le mie intuizioni scientifiche abbiano per qualche aspetto e in qualche misura influenzato le caratteristiche della mia fede. Ma ciò lo considero soprattutto un arricchimento».

La teoria genetica che Arber è andato delineando in mezzo secolo di studi l’ha portato a ritenere che «la natura si prenda attivamente cura dell’evoluzione». Nonostante ambienti laicisti e ideologici, comunque extrascientifici, lo ritengano un “creazionista” per aver osato scrivere che «sebbene sia un biologo, devo confessare di non comprendere l’origine della vita» e che «la possibilità dell’esistenza di un creatore, di Dio, per me rappresenta una soluzione soddisfacente al problema», lui ha precisato di aderire alla «teoria neo-darwiniana dell’evoluzione biologica, che ho contribuito a confermare e precisare a livello molecolare».

La redazione

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