Crescono gli obiettori perché i medici si accorgono chi è l’embrione

È dello scorso 3 febbraio l’intervista, comparsa sulla testata online “Ilsussidiario.net” al giurista Filippo Vari, professore straordinario di Diritto costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Europea di Roma, ove insegna anche Istituzioni di Diritto pubblico, su un tema di estrema attualità: quello dell’obiezione di coscienza.

Il sito esordisce ricordando alcuni dati, che abbiamo pensato di riportare anche qui (i dati sono riferiti alla regione Lombardia): –ostetrici obiettori di coscienza: 64%; anestesisti obiettori di coscienza: 42%; infermieri obiettori di coscienza: 43%. L’idea dell’intervista è sorta dalla dichiarazione della consigliera di Sinistra e Libertà, Chiara Cremonesi, secondo la quale sarebbe necessario eliminare l’obiezione di coscienza. L’articolo si apre subito con una domanda ed una risposta fondamentali, il cui verdetto è la constatazione dell’inesistenza del diritto ad abortire: «Il legislatore ha previsto che esclusivamente in presenza di determinate condizioni la donna possa interrompere la gravidanza volontariamente», ha affermato il giurista. Riguardo, invece, l’obiezione di coscienza, questa «è anch’essa un diritto, che ha fondamento costituzionale. La Consulta ha, infatti, sottolineato più volte che la proiezione della coscienza individuale ha tutela in virtù, in particolare, dell’articolo 2 della Costituzione, che riconosce i diritti inviolabili dell’uomo. Oltretutto anche la legge 194 prevede tale diritto. Il personale sanitario, quindi, non può essere obbligato a compiere un atto così grave. L’importanza dell’obiezione di coscienza, oltretutto, è stata riconosciuta anche, di recente, in sede europea, in particolare, in una risoluzione dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa», e non esistono deroghe se non in caso «l’intervento del personale sanitario sia indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo».

L’intervistatore chiede dunque chiarimenti sul motivo per cui il numero di obiettori sia aumentato negli ultimi anni, e sul sospetto di condizionamenti da parte delle strutture sanitarie espresso dalla Cremonesi: la risposta è semplice, secondo Vari: «Il dato dipende da altri fattori: le moderne tecnologie rendono sempre più evidente come la vita sia tale sin dal concepimento. Chi è medico difficilmente non se ne accorge». Per cui il giurista arriva alla conclusione che «eliminare o restringere l’obiezione di coscienza sarebbe un atto estremamente grave. Obbligherebbe i medici a comportarsi come automi, a esercitare la professione in contrasto con la propria coscienza. Oppure determinerebbe delle discriminazioni inaccettabili, fondate sulle convinzioni personali dei medici, vietate da ogni normativa vigente».

Michele Silvi

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Anche in Nuova Zelanda crescono i medici contrari all’aborto

Un numero crescente di medici neozelandesi si sta sempre più rifiutando di eseguire l’aborto, ottenendo applausi dal mondo pro-life. Negli USA gli obiettori sono oggi l’86% dei medici, mentre in Italia lo è l’80%.

Lo ha stabilito l’annuale rapporto governativo “The Abortion Supervisory Committee”. Su 11.000 medici registrati, quelli abortisti in Nuova Zelanda sono infatti calati a 196 nel 2009, e a 175 nel 2010, continuando a diminuire nel 2011. Si ritiene che un numero crescente di medici sta anche contestando l’idea che l’aborto sia una parte necessaria della sanità, ritenendolo separato da essa.

Anche se in Nuova Zelanda l’aborto è legale, ci sono rigorose norme che una donna incinta deve rispettare prima di optare per la soppressione chirurgica dell’essere umano. Un aborto, ad esempio, deve essere prima approvato da due medici, uno dei quali un ginecologo o un ostetrico.

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Stefano Rodotà scatenato contro i medici obiettori, il giudice Rocchi gli risponde

Tutti devono godere dell’autodeterminazione, della libertà di agire come e quando si crede. Queste le solite dichiarazioni preconfezionate della cultura pro-death e abortista. Tuttavia, gli unici che non possono godere di questi privilegi sarebbero i medici obiettori, coloro che vorrebbero non essere obbligati a svolgere un’azione contro la loro coscienza e i propri convincimenti. Per loro, e solo per loro, l’autodeterminazione e la libertà d’azione dev’essere bandita.

I numeri degli obiettori oggi sono davvero bulgari, oltre l’80% degli operatori sanitari (70% di ginecologi) non pratica la soppressione del feto umano. Ad opporsi a questo diritto c’è il solito gruppetto di fondamentalisti governati, su questo tema, dal giurista Stefano Rodotà, per il quale: «a più di trent’anni dall’approvazione della legge sull’interruzione di gravidanza, la possibilità dell’obiezione di coscienza dei medici andrebbe semplicemente abolita», come ha scritto recentemente su Repubblica. A questo ha risposto, oltre al neonatologo Carlo Bellieni, anche il magistrato Giacomo Rocchi, giudice presso il Tribunale di Firenze.  Ricordiamo che l’obiezione di coscienza è stata riconosciuta proprio un anno dal Consiglio d’Europa.

Secondo il guru dei pro-death italiani, «quando la legge è stata approvata, la clausola dell’obiezione di coscienza era ragionevole e giustificata: i medici avevano iniziato la loro carriera quando l’aborto era addirittura un reato ed era comprensibile che alcuni di loro opponessero ragioni di coscienza». I nuovi medici, sempre secondo Rodotà, iniziano invece a lavorare quando l’aborto è un diritto e quindi non possono opporre “ragioni di coscienza”. «In questa frase», spiega Rocchi, «è racchiusa la concezione che ha Rodotà, sia dell’arte medica che del lavoro dei giuristi». Gli abortisti pretendono che la coscienza dei medici coincida obbligatoriamente con il dettato della legge.

Non stupisce più di tanto, comunque, questa violazione della libertà da parte di Rodotà. Riflette Rocchi: «quando si è violato il diritto fondamentale alla vita, davvero è possibile rispettare la libertà di coscienza dei medici? E per quanto tempo ancora gli obiettori di coscienza non saranno discriminati per legge (a partire dai bandi per l’assunzione riservati ai non obiettori, che Rodotà propone)?». Rodotà sostiene anche che i medici non obiettori sarebbero oggi considerati come «medici di serie B che fanno solo aborti, con il rischio di una dequalificazione professionale». E Rocchi replica ancora una volta ironico: «non sarà che la qualificazione professionale si ottiene curando il paziente e non sopprimendo bambini?».

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Esercito di obiettori tra i medici, ma la 194 non è in pericolo

http://images.vanityfair.it/Storage/Assets/Crops/224209/9/89124/infermiere-ospedale_225x150.jpg«Ha fatto dimezzare gli aborti e reso le coppie più consapevoli verso la maternità». Esordisce così, Maria De Luca in un articolo pubblicato su “Repubblica” qualche giorno fa. Se di primo acchito, si potrebbe addirittura pensare che la giornalista si riferisca al Magistero della Chiesa Cattolica o alle campagne pro-life, ogni dubbio viene presto a cadere. Ebbene sì, –perlomeno secondo la De Luca- invero il responsabile di tutto ciò è nientepopodimeno che la legge 194. La quale sarebbe seriamente minacciata, “travolta da un esercito di obiettori”.

Il presunto allarme è stato lanciato dalla «Laiga», (Libera associazione Italiana ginecologi per l´applicazione della 194), secondo le previsioni della quale la 194 rischia di sparire “nell´arco di cinque anni o poco di più”. Aldilà delle provocazioni e della retorica abortista, la situazione degli obiettori in Italia è cosa nota e già trattata (cfr. Ultimissima 10/8/11), come anche sono tristemente noti gli attacchi alla libertà di coscienza del personale medico, proprio da chi invita quotidianamente all’autodeterminazione radicale della persona. La Laiga inoltre, vede nell’adesione in massa all’obiezione fra le file dei medici motivazioni più legate alla carriera che all’etica, che porterebbero alla lunga a una inapplicabilità sostanziale della norma.

Mentre Giuseppe Noia, presidente dell’Associazione ginecologi Cattolici risponde dicendo: «la libertà di coscienza attiene alla libertà dell’uomo e deve essere tutelata», l’on. Eugenia Rocella, sottosegretario al Ministero della Salute,interrogata su ilsussidiario.net replica: «Un problema che, in realtà, non esiste, dal momento che la 194 prevede, oltre all’obiezione, dei meccanismi che consentono di ovviare quando il fenomeno è diventato di tale portata da impedire l’accesso alla pratica abortistica – e continua- […] il trend non è solamente italiano. Anche in Francia, ad esempio, c’è una forte percentuale, ed è crescente, di obiettori. Evidentemente è necessario chiedersi il perché». Proprio questo è il punto: perché l’80% dei medici (70% di ginecologi) vede nell’embrione un essere umano non sacrificabile? Perché la scienza in questo caso viene messa da parte? Ricordiamo anche il giudizio del Consiglio d’Europa di un anno fa. Sulla questione costituzionale sollevata dalla D’Amico inoltre, l’onorevole risponde recisamente: «Il diritto all’obiezione, è costituzionalmente garantito. Sarebbe, inoltre, necessario dimostrare che la legge 194 è inapplicata». . Il che –checché se ne dica- non corrisponde alla realtà, anzi, «tanto è vero –spiega il sottosegretario- che il tempo di attesa per l’intervento abortivo è, nel 70% dei casi di una settimana». Pare quindi, che la Laiga –purtroppo- si sbagli nelle sue previsioni.

Nicola Z.

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Crescono i medici obiettori negli USA: oggi sono l’86%

Un nuovo studio, commissionato dall’American College of Obstetricians and Gynecologists, dimostra che sono in aumento i medici obiettori negli Stati Uniti.

In Italia, come rilevavamo in Ultimissima 15/4/11, si è arrivati all’85% di obiettori, mentre negli USA siamo all’86%. Lo ha riferito l’ultimo numero della rivista medicaObstetrics and Gynecology“, riconoscendo che «l’ultimo numero è notevolmente maggiore a quello stimato in precedenti ricerche». Nel 2008 gli abortisti erano infatti il 22%.

I ricercatori hanno sottolineato che le credenze religiose del medico è stato un fattore significativo nei risultati, notando che coloro che sono religiosi sono meno propensi ad accettare le richieste dei pazienti per un aborto. Una ricerca apparsa su “The Medical News” l’anno scorso, ha rilevato che il 76% dei medici e specialisti americani crede in Dio (cfr. Ultimissima 17/8/10). Sempre secondo il recente studio, il 9% dei medici cattolici o ortodossi intervistati ha accettato di eseguire aborti quando gli è stato chiesto, rispetto al 1,2% dei protestanti evangelici, il 40% dei medici ebrei, il 10% dei protestanti (non evangelici), il 20% per cento degli indù e il 26% dei medici senza affiliazione religiosa.

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Sud Italia: oltre 3 ginecologi su 4 sono obiettori

MediciApprovata nel ’78, la legge sull’interruzione volontaria della gravidanza non spopola ancora tra il personale degli ospedali italiani. In particolare nel Meridione e nelle isole – Sardegna esclusa- dove più di 3 ginecologi su 4 sono obiettori.

In Sicilia, l’ultima Relazione sullo stato di attuazione della legge 194/1978 del ministero della Salute riporta che l’obiezione di coscienza coinvolge l’81,7% dei ginecologi, il 75,7% degli anestesisti e 87% del personale non medico. Un trend simile si osserva anche nelle altre regioni meridionali; in particolare, per quanto concerne la categoria dei ginecologi che raggiunge il 78,5% in Abruzzo, l’82,8% in Molise, l’83,9% in Campania, il 79,4% in Puglia, l’85,2% in Basilicata ed infine il 73,3% in Calabria.

Tuttavia, con buona pace dei Radicali Italiani per i quali invece “sta diventando un problema organizzativo per Asl e direttori di ospedali” e “dietro ogni Ivg c’è un miracolo, o un singolo con senso di responsabilità del proprio lavoro medico”, anche al Centro e al Settentrione si registrano segnali analoghi con l’80,2% di obiettori in Lazio, il 78% in Veneto e l’81,3% in provincia di Bolzano.

Per il cosiddetto problema delle “percentuali troppo elevate” è preoccupato anche il Fp Cigl, il quale propone tre diverse soluzioni: affidare la direzione dei presidi dove si effettuano gli aborti ai non-obiettori; l’introduzione del requisito discriminante di non-obiezione nel caso di assunzione o trasferimento in presidi con oltre il 50% di obiettori, e l’attuazione dell’istituto della mobilità per ovviare alla carenza di personale non-obiettore. La notizia è stata pubblicata dall’Ansa.

Nicola Z.

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Crescono i medici obiettori: in Italia si arriva all’85%

La pillola del giorno dopo, detta anche “pillola abortiva”, è osteggiata dalla maggioranza dei medici italiani.

I medici obiettori che rifiutano di prescrivere la pillola contro la vita di un altro essere umano arrivano infatti all’85% (cfr. Il Reporter.it). Ricordiamo che il meccanismo d’azione di questo farmaco non è semplicemente “contraccettivo”, bensì “abortivo”, poiché impedisce che l’eventuale ovulo fecondato (che è un embrione umano), ormai giunto nel suo sviluppo allo stadio di blastocisti, si impianti nella parete uterina.Il risultato finale è l’espulsione e la perdita di questo embrione.

Come ricorda la Pontificia Accademia della Vita in un preciso comunicato, l’individuo umano non può avere maggiore o minor valore (con conseguente fluttuazione del dovere alla sua tutela) a seconda dello stadio di sviluppo in cui si trova. Evidentemente la maggioranza dei medici è consapevole di questo e non vuole rendersi complice di un aborto chimico.

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Regno Unito: l’80% dei medici contro eutanasia e suicidio assistito

Una rassegna delle ricerche effettuate per più di 20 anni suggerisce che i medici del Regno Unito sembrano opporsi decisamente all’eutanasia (AVE) e al suicidio medico-assistito (PAS).  I risultati – che appaiono nell’ultimo numero della rivista Palliative Medicine pubblicato da SAGE – evidenziano un netto divario tra gli ‘atteggiamenti dei medici e quelli del pubblico britannico.

Lo studio, effettuato dal dottor Ruaidhri McCormack e i colleghi dott. M. Clifford e dott.  M Conroy presso il Dipartimento di Medicina Palliativa del Milford Care Centre in Irlanda, ha valutato la letteratura scientifica tra il 1990 e il 2010, trovando 16 studi chiave. Gli autori,  guidati dall’ European Association for Palliative Care (EAPC) , hanno cominciato delineando le definizio di eutanasia e suicidio assistico che emergevano da questi documenti. L’eutanasia è definita:  «l’intenzionale uccisione da parte del medico di una persona attraverso la somministrazione di farmaci, su richiesta volontaria e competente di quella persona».  Il suicidio assitito (PAS) è stato ulteriormente definito come «un aiuto intenzionale da parte del medico verso il suicidio di una persona attraverso farmaci auto-somministrati, su richiesta volontaria e competente di quella persona».

I ricercatori mostrano che la maggioranza dei medici si oppone all’eutanasia (in tutti gli studi esaminati tranne uno) e al suicidio assistito (in tutti tranne 2). Inoltre gli studiosi hanno domandato ai medici se praticherebbero queste azioni se venissero legalizzate. Solo un quarto di loro sarebbe disposto: il 25% per il suicidio assistito e il 23% per l’eutanasia. Uno dei maggiori fattori motivanti questa scelta è la religiosità, con i più religiosi meno inclini a considerare opportuna la morte assistenza o il supporto verso una sua introduzione nel Regno Unito. Altri fattori costantemente evidenziati sono l’efficacia delle cure palliative, capaci di ridurre notevolmente la sofferenza, limitando così la necessità di una morte assistita, la necessità di maggiori e più adeguate garanzie verso la morte assistita e l’idea che una professione che facilita questa pratiche non deve includere i medici. Lo studio -i cui risultati sono divulgati dal sito di ScienceDaily– è la prima revisione sistematica che studia specificamente l’atteggiamento dei medici del Regno Unito.

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Revocate definitivamente le licenze mediche di alcuni medici abortisti

E’ risaputo che i paladini dell’aborto si spendano non tanto per la libertà della donna (una mistificazione della sua libertà, tra l’altro) ma più per il business che vi sta dietro. Finché ovviamente non vengono scoperti. E’ così accaduto che il noto medico abortista del Maryland, Steven Chase Brigham, ha definitivamente perso la sua licenza medica. Era stato sospeso dal Consiglio dei medici del Maryland dopo che diverse denunce erano state presentate contro di lui. Brigham, riporta LifeNews, ha infatti gestito un sistema illegale di aborto (ma molto redditizio) oltre le 36 settimane nel centro abortisto del New Jersey. Gli è anche accaduto di ferire gravemente una donna durante un’operazione abortiva ma ha evitato di chiamare l’ambulanza per non richiamare l’attenzione verso il suo centro abortivo, l’American Women’s Services. Le autorità hanno fatto irruzione nel centro di Brigham e hanno scoperto i resti di 35 bambini abortiti tardivamente inseriti in grandi vasi di vetro. Un portavoce del mondo pro-life, Cheryl Sullenger, ha dichiarto che «il caso Brigham è solo un esempio in un settore dove questo tipo di comportamento è la norma e non l’eccezione. Dobbiamo ancora trovare un abortista che non viola la legge». Assieme al suo centro ne sono stati chiusi altri quattro per violazioni simili e anche diversi suoi collaboratori si sono visti sospendere definitivamente la licenza medica.

Informiamo anche che a Chicago, un noto sostenitore pro-life, Joe Scheidler, è da tempo diventato un bersaglio degli attivisti pro-aborto. Nei giorni scorsi, riporta LifeNews, la sua casa è stata vandalizzata. E’ accaduto nel mezzo della notte, verso le ore 2:00. Una delle sue finestre è andata in frantumi a causa del lancio un mattone, accompagnato da una nota minacciosa: «Noi siamo pazze femministe che distruggeranno le vostre idee sessiste». Nel messaggio compare anche un segno anarchico e alcuni scarabocchi in una scrittura infantile (qui è possibile vedere la finestra rotta e il messaggio). La nota continua: «P.S.: Ho avuto un aborto e nessuna legge potrà mai fermarmi». Ricordiamo che il manifestante pro-life, Jim Pouillon fu ucciso l’11/9/09 fuori dalla scuola superiore di Owosso, Michigan per gli stessi motivi. L’8/9/10 una leader abortista, Linda Mansueto, ha inscenato un finto “allarme bomba” nella sua clinica abortista, con l’intenzione di diffamare i sostenitori pro-life. Subirà a breve una causa federale per “informazione false e fuorvianti all’autorità” (vedi Ultimissima 21/10/10).

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Il dott. Zangrillo: «Eluana? Assolutamente certo: è stata uccisa e ha sofferto»

alberto zangrilloDurante la trasmissione Matrix dell’8/12/10 il dott. Alberto Zangrillo, direttore dell’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione Cardio-Toraco-Vascolare presso l’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano, ha preso posizione sull’eutanasia e sul caso Englaro.

Le parole che ha pronunciato sono andate aldilà di qualsiasi previsione. Il tema della trasmissione era il cosiddetto “fine vita”, presenti in studio la radicale Rita Bernardini, Paola Binetti, il cronista Pino Ciociola, lo scrittore Cavallari e il senatore del PD Ignazio Marino (il quale si è dichiarato “pro testamento” ma “contro l’eutanasia” e “contro il suicidio assistito”).

Rispondendo a quest’ultimo, il dott. Zangrillo ha affermato che in trent’anni di attività non ha mai staccato una volta il respiratore ad un paziente, nemmeno in casi di malati terminali, per la semplice ragione che esistono altre modalità – per esempio la graduale sospensione della somministrazione di farmaci – per evitare ogni accanimento terapeutico ed accompagnare alla morte naturale pazienti oramai prossimi al decesso. Lo specialista ha pure spiegato che, sulla base della sua trentennale esperienza medica (e non politica), il testamento biologico non serve.

Il tema si è poi concentrato sul caso Englaro e Zangrillo ha ricordato che la medicina non ha ancora stabilito se i casi come quello di Eluana siano irreversibili o meno. Ma è stato subito dopo il momento pubblicitario che il dottore genovese ha fatto emergere, senza troppi giri di parole ma con la precisione terminologica dello specialista, ciò che tutti in realtà sanno: «Eluana Englaro è stata uccisa». Zangrillo ha sottolineato di esserne assolutamente certo e di averne a lungo parlato con i suoi colleghi. E’ stato un atto di ipocrisia, perché sottrarre alimentazione e idratazione significa, di fatto, uccidere -con sofferenza- di fame e di sete il paziente. Chi voleva praticare questo omicidio aveva a disposizione mille modi più semplici e meno dolorosi, ma, spinti dal consenso del padre e dall’attivismo dei radicali, si è voluta praticare la sospensione di cibo e acqua per poter poi strumentalizzare il caso in vista di una legge politica, battendo il chiodo sull’esistenza di un (inesistente) principio di autodeterminazione.

Il filmato integrale della trasmissione è possibile visionarlo a questo link: www.videomediaset.it. L’audio della trasmissione invece si può ascoltare su Radio Radicale.

La redazione

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