Un ringraziamento al rabbino Riccardo Di Segni

Riccardo Di SegniSiamo felici di ringraziare pubblicamente il capo della Comunità ebraica di Roma Riccardo Di Segni, per la lettera che ha pubblicato recentemente su “Repubblica” indirizzata ad Eugenio Scalfari.

Con poche parole è riuscito a chiarire benissimo la nota strumentalizzazione delle parole di Papa Francesco nata in ambiente laicista e cavalcata irrispettosamente da Scalfari, che vorrebbe passare invece come nuovo amicone del Pontefice. Facciamo prima a citare direttamente le parole di Di Segni quando parla dell’innovazione di Papa Francesco: «Sull’immagine proposta di una Chiesa povera, sulla volontà del papa di lotta alla corruzione, sul suo richiamo all’onestà non ci sono dubbi. Ma cosa c’è di sostanza nella sua apertura al tema del peccato? Perché, per fare degli esempi, un conto è dire che c’è accoglienza per i divorziati, un altro riconoscere il divorzio; un conto è esaltare il ruolo della donna, un altro ammetterla al sacerdozio; un conto è essere comprensivi dell’omosessualità, un altro riconoscere legalmente le unioni».

Di Segni ha capito perfettamente: si tratta di piani diversi, cosa che non riesce a capire -o finge di non capire per “creare la notizia anche dove non c’è”- la maggior parte dei media.

Il rabbino ha voluto ricordare che anche nell’ebraismo la misericordia è una virtù importante e misericordioso è anche il Dio dell’Antico Testamento. Importante questo secondo riconoscimento, completamente opposto al politicamente corretto: «Che poi Gesù di Nazareth sia solo amore e non giustizia, in una melensa rappresentazione di comodo buonismo imperante, è tutto da dimostrare». Mentre la risposta di Scalfari è il solito illeggibile minestrone, ci ha fatto piacere leggere questa lettera di Riccardo Di Segni, il cui contenuto mostra che il messaggio di Papa Francesco è assolutamente chiaro e privo di equivoci, tanto che viene correttamente compreso anche dai leader di altre religioni.

Ci auguriamo che Di Segni sia altrettanto attento anche per quanto riguarda il giudizio storico su Pio XII, accettando tutti i responsi storici (la maggior parte ormai a favore di Pacelli) e ricordando che il suo predecessore Eugenio Zolli, rabbino capo di Roma proprio durante l’occupazione tedesca, oltre a presiedere una solenne celebrazione nel Tempio Maggiore ebraico di Roma nel luglio 1944 per esprimere pubblicamente la riconoscenza della comunità ebraica a Pio XII, per l’aiuto dato loro durante la persecuzione nazista, si convertì al cattolicesimo facendosi battezzare con il nome “Pio” in segno di riconoscenza verso l’aiuto di Papa Pacelli al popolo ebraico.

La redazione

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3 commenti a Un ringraziamento al rabbino Riccardo Di Segni

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  1. EquesFidus ha detto

    Incredibile come questo rabbino, che per giunta in più occasioni ha criticato la Chiesa e papa Pio XII in passato (in maniera antistorica, oserei dire), abbia compreso meglio il Papa di tanti sedicenti cattolici e scribacchini anticlericali, che hanno interpretato questo pontificato come uno sdoganamento totale ed immediato di pratiche, credenze e costumi completamente contrario a ciò che insegna da sempre la Santa Dottrina.

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    • Danilo ha detto in risposta a EquesFidus

      Non è Di Segni che è incredibile anzi paradossalmente è normale,è la comunicazione mass-mediatica moderna che è incredibilmente da marketing politicizzato e ideologizzante;non e che abbia più di tanto il fine di informare il cittadino tra i suoi orizzonti,ma piuttosto farlo votare per il suo partito creando luoghi comuni come sottolinea Riccardo de Segni,sterili superficialità senza nessuna profondità di pensiero.Per certi membri di Repubblica ,in realtà, pensare superficialmente “è cosa buona e giusta”, pensare con profondità -invece- è reato.

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  2. Klaus ha detto

    “… nessuna delle due qualità regge da sola, non c’è giustizia senza misericordia, non c’è misericordia senza giustizia. Guardando alle vicende vaticane recenti e al loro impatto universale verrebbe la tentazione di applicare queste due categorie ai due pontefici coesistenti; il primo sembra abbia incarnato l’anima dottrinale e il secondo quella dell’amore. Ma si tratta di una lettura superficiale e rischiosa, ingiusta e limitativa per i due protagonisti”.
    Molto giusto e ben detto, pochi sono stati così chiari ed efficaci anche tra i commentatori cattolici, almeno per quanto mi è capitato di leggere.

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