Papa Francesco ci sta riportando sui binari, ascoltiamolo

Francesco battezza GiuliaE’ chiaro, Papa Francesco ci sta educando. Capiamo benissimo, è imbarazzante a volte la zuccherosa riverenza laico-devota che gli viene riservata dai media più anticlericali e da persone che hanno sempre odiato la Chiesa e i cattolici. Un tempo si accusavano gli atei-devoti alla Giuliano Ferrara di essere baciapile, oggi il fenomeno dilaga anche tra gli accusatori di allora, i laici duri e puri. A partire da Eugenio Scalfari.

Ma questo non deve distrarci, sopratutto non deve farci cadere nell’equivoco che Francesco sia un secondo Vito Mancuso, che cerchi a tutti i costi l’applauso del mondo, che sia appositamente ambiguo e reticente. Anche Gesù fu accusato ingiustamente di condividere il suo tempo con peccatori e pubblicani, non dimentichiamolo. L’errore, dicevamo qualche mese fa, è nostro: di Benedetto XVI e di Papa Wojtyla abbiamo forse soltanto trattenuto la loro forte intransigenza sull’etica e sui principi morali inviolabili, che è poi la stessa di Papa Francesco.

Allora era giusto così, bisognava risvegliare le coscienze come occorre fare ancora oggi, occorreva chiarire pubblicamente la posizione della Chiesa su questi argomenti. Il Pontefice argentino si è però accorto che tali posizioni hanno finito per scalzare il compito essenziale del cristiano e vuole rimetterci sul binario, ricordandoci che «l’annuncio di tipo missionario si concentra sull’essenziale, sul necessario, che è anche ciò che appassiona e attira di più, ciò che fa ardere il cuore, come ai discepoli di Emmaus. Dobbiamo quindi trovare un nuovo equilibrio, altrimenti anche l’edificio morale della Chiesa rischia di cadere come un castello di carte, di perdere la freschezza e il profumo del Vangelo». Lo ha detto nel manifesto del suo pontificato, l’intervista a “La Civiltà Cattolica”. «Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. Questo non è possibile».

Aggiungendo che «la cosa più importante è invece il primo annuncio: “Gesù Cristo ti ha salvato!”». Spesso ci siamo dimenticati di questo, anteponendo le giustissime battaglie in difesa della vita, della libertà religiosa, della famiglia. E invece è l’opposto: «È da questa proposta che poi vengono le conseguenze morali». Ma il compito principale è «curare le ferite e riscaldare il cuore dei fedeli». Da questo deriva anche tutto il resto: quando si prende coscienza di tale annuncio la vita cambia davvero, cambia il modo di pensare e ne conseguirà anche una posizione morale sull’aborto, sull’eutanasia, sul matrimonio omosessuale ecc. Il dibattito pubblico deve andare avanti, ma è qualcosa in più rispetto all’essenziale che non deve mettere in secondo piano la misericordia verso il peccatore e l’annuncio cristiano. Altrimenti il rischio è «somministrare un vaccino contro la fede», ha ricordato recentemente proprio Francesco. 

D’altra parte, pensiamoci, quanti omosessuali hanno interrotto i loro comportamenti sessuali (a volte cambiandoli radicalmente) dopo essersi convertiti? Tantissimi. Il Vangelo lo spiega benissimo attraverso la storia di Zaccheo, il grande peccatore di Gerico. Gesù si auto-invita a casa sua, molti lo criticano per la sua scelta ambigua di giustificare il peccatore, oggi lo avrebbero accusato di relativismo. Eppure Zaccheo non prosegue nel suo comportamento poco nobile, non pensa che Gesù lo stia incoraggiando a proseguire, ma si converte, dona metà dei suoi beni ai poveri e la tradizione dice che diventerà il primo vescovo di Cesarea di Palestina.

Allo stesso modo Papa Francesco ha recentemente voluto battezzare una bambina nata da due genitori non sposati in Chiesa. I media si sono eccitati a segnare “l’ennesimo strappo” sperando maliziosamente di scandalizzare i cattolici impegnati nella difesa del matrimonio, e tanti di noi ci sono cascati. Eppure, come ha ricordato Andrea Tornielli, è cosa frequente che ciò avvenga nelle parrocchie e non è nemmeno una novità per Papa Bergoglio che, anche da cardinale, ha celebrato il battesimo di bambini di ragazze madri e di genitori non sposati. Il motivo non è un inno al relativismo o il voler promuovere pubblicamente la convivenza di coppia, equiparandola a chi ha fatto la scelta di unirsi nel sacramento del matrimonio, davanti a Dio. Ma, come ha spiegato il card. Bergoglio, «il bambino non ha alcuna responsabilità dello stato del matrimonio dei suoi genitori. E poi, spesso il battesimo dei bambini diventa anche per i genitori un nuovo inizio. Di solito si fa una piccola catechesi prima del battesimo. In seguito, i sacerdoti e i laici vanno a fare le visite a queste famiglie, per continuare con loro la pastorale post-battesimale. E spesso capita che i genitori, che non erano sposati in chiesa, magari chiedono di venire davanti all’altare per celebrare il sacramento del matrimonio».

Si capisce il cambio di prospettiva? E’ affascinante. Gli uomini hanno prevalso nella guerra contro la Chiesa e ora si trovano al tappeto, confusi e con le vite piene di macerie (divorzi, contro-divorzi, aborti, compagni temporanei e amanti). Tuttavia, come una madre premurosa che aveva messo in guardia i suoi figli, la Chiesa si china nuovamente su di loro, non rinfanccia i loro errori ma cerca di riportarli vicino a sé. Papa Francesco è come il padre del figliol prodigo

Papa Francesco è più incompreso di Benedetto XVI: incompreso dai media, che pensano stia scardinano la dottrina cattolica (con le classiche forzature e invenzioni plateali, subite anche dal Pontefice emerito) e incompreso da tantissimi devoti cattolici che abboccano e pensano esattamente quel che i media vogliono. Ribadiamo la domanda fatta nel settembre scorso: diventiamo anche noi “cattolici adulti”, emancipandoci e pensando di sapere cosa il Papa dovrebbe dire e fare, oppure con umiltà e fiducia ci rimettiamo in cammino, dietro al successore di Pietro?

La redazione

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