Il relativismo etico come causa del fallimento educativo

Emma Bonino 
 
di Antonio Polito*
*scrittore, editorialista “Corriere della Sera”

 
da Corriere della Sera, 3/12/13
 

L’ultimo libro di Michele Serra (edito da Feltrinelli), Gli sdraiati, è molto bello e molto popolare a giudicare dalle classifiche dei più venduti. E proprio per questo meritevole di una buona polemica, perché lì dentro c’è un bel po’ di senso comune della nostra generazione, di noi figli ribelli del baby boom, diventati genitori obbedienti di figli perlopiù unici, e solitamente viziati.

Il fatto è che leggendo Serra, la lunga lettera di un padre a un figlio incomunicante, ho parteggiato per il figlio. E questo è grave, per un genitore. Insomma, l’ossessione del protagonista per la cura delle portulache sulla terrazza della seconda casa al mare, per il rito annuale della vendemmia del Nebbiolo nella seconda casa di un’amica nelle Langhe, e per la scalata di un fantastico quanto simbolico Colle della Nasca (presso il quale par di potere ipotizzare una terza casa), tutte magnifiche attività borghesemente colte, o coltamente borghesi, che il padre vorrebbe imporre al figlio come prova di maturità, e di amore del bello, e di pregnanza dell’esperienza umana, paiono noiose e stravaganti a me, figurarsi al figlio. Il quale, non a torto, se ne resta sdraiato e iperconnesso sul divano della prima casa, emulando i coetanei che su Twitter si sono battezzati indivanados per distinguere la loro pigra rivolta da quella più attiva degli indignados (e che temo che Serra si sia perso perché, come da lui dichiarato, ha rifiutato la frequentazione di Twitter, giudicato troppo banale con i suoi 140 caratteri).

Ma Serra e io siamo coetanei (anche se lui ricorda il suo Sessantotto di quattordicenne mentre io, allora dodicenne, no) siamo cresciuti vicini, abbiamo lavorato nello stesso giornale («l’Unità») e sospetto che abbiamo votato a lungo lo stesso partito. E allora, mi domando, che cosa è successo perché io sia finito dalla parte del figlio invece che del padre-narratore? Io penso si tratti di questo: quel padre dichiara di essere un «relativista etico», riluttante dunque a trasmettere valori, a cercare verità, a parlare del bene e del male; ma, forse per compensare, si comporta come un assolutista estetico, comicamente ostinato nel tentativo di trasmettere un’idea di buon gusto, uno stile di vita, una concezione del bello. Da parte mia sono invece giunto alla conclusione che sia meglio fare l’opposto, e che il fallimento genitoriale della nostra generazione (e se è per questo anche della sinistra dal cui alveo veniamo) nasca proprio dall’aver tentato di sostituire l’etica mancante con un’estetica intollerante. Penso che noi padri dovremmo ricominciare a essere «etici», lasciando in compenso in pace i nostri figli sull’estetica.

Mi stupisce per esempio che nel padre di Serra, così inorridito dalla generazione wireless, dagli iPad, gli iPod e gli iPhone, non ci sia mai curiosità su che cosa il figlio ascolta, legge, condivide; che il rifiuto del mezzo (online) conviva con una sostanziale indifferenza al messaggio. Questo ragazzo «sdraiato» studia? Legge, seppure su un ebook? Che musica ascolta, satanica o angelica? Crede in Dio o in qualche forma di trascendenza? Ama? Non si viene a sapere niente di tutto questo dal libro, probabilmente perché il padre narratore non lo sa, e forse non lo sa perché non gli interessa. Ciò che sommamente lo smuove è piuttosto come il figlio accartocci l’amato kilim, o dove e in che condizioni sparga i suoi calzini. Niente che non possa risolvere una brava colf, che sicuramente non mancherà con tutte quelle case in giro per mari e monti.

Ma anche tutta la confusione, e perfino l’odore che l’adolescente promana (del resto è perfino etimologico che un adolescente abbia odore), par di capire che sarebbero tollerati se solo il ragazzo una volta all’anno vendemmiasse il Nebbiolo, o una volta nella vita ascendesse il Colle della Nasca, cedendo così al gioco di potere del genitore. Perché, e questo è per me il punto chiave del libro, tutte queste cose non sono concepite dal padre come gusti personali, e pertanto discutibili: «Come farti capire — scrive disperato — che non è la mia vita, ma è la vita degli uomini quella della quale io sono un così impacciato testimone?».

Dunque l’esperienza del padre interpreta niente di meno che «la vita degli uomini». Il ragazzo che la rifiuta quindi nega la condizione umana. Come potrebbero non sentirsi degli estranei i nostri figli, di fronte a tanta siderale distanza, a questa dicotomia umano/non umano? Invece di cercare succedanei estetici all’autorità etica cui abbiamo rinunciato, dovremmo piuttosto parlare con loro della verità. Non per convincerli della nostra, o ancor meno per piegarli alla nostra (il Sessantotto è stato davvero utile da questo punto di vista, anche se in Italia è durato troppo, dieci anni, ed è finito nel sangue di Aldo Moro).

L’educazione non si impartisce, è la libertà di una persona che incontra la libertà di un’altra. Ma se noi non abbiamo niente da dire sulla verità, di che cosa pretendiamo di parlare con i nostri figli? Come potranno cercare la loro verità, magari diversa, forse opposta, se noi ne abbiamo paura? Perché ci dovrebbero ascoltare mentre ci crogioliamo nei nostri riti di borghesi arrivati e progressisti, che non hanno più niente di cui stupirsi e più nessuna novità cui aprirsi e ai quali la verità non interessa più, perché il nostro pensiero si è fatto debole, debolissimo, quasi inesistente? Forse abbiamo paura della libertà dei nostri figli; temiamo che la usino male, ma non abbiamo niente da proporre in cambio. Forse, da «adulti politicizzati», qualche volta li odiamo persino; perché, come ha scritto Gustavo Pietropolli Charmet, rimproveriamo loro «di non avere nessuna intenzione di intristirsi per le stolide e appassite ragioni» per le quali abbiamo inutilmente sofferto noi. Forse gli alieni siamo noi.

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17 commenti a Il relativismo etico come causa del fallimento educativo

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  1. andrea g ha detto

    Serra è un ottimo esempio di chi cerca (invano)di conciliare il proprio
    status di benestante con gli slogan marxisti della sua adolescenza.
    Soprattutto tenta di far finta di vivere sereno pur credendo che il nulla,
    ateisticamente, lo attende.
    Non a caso si dedica alla satira; è la grande tristezza del clown,
    dietro la maschera delle risate,
    Il nulla, appunto.

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  2. gaspare cagnotti ha detto

    Io trovo Serra piuttosto noioso, leggo L’espresso da sempre e scorro in pochi secondi la sua rubrica, il ritratto di Polito lo trovo assolutamente in sintonia con un prototipo generazionale: i nati tra gli anni 50 e primi anni sessanta (io 59) che per imparare ad usare l’iphone devono chiedere al figlio di 10 anni il quale magari ti fa pure il favore di metterci dentro 900 canzoni degli anni 70; che in campagna a raccogliere ortaggi e frutta ci viene anche volentieri ma se metti un router o magari anche sky in casa è più contento e ci resta male se fai la faccia un po schifata quando ti parla di Checco Zalone..

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  3. gaspare cagnotti ha detto

    Ah dimenticavo di dire che Serra non è propriamente un ateo (intervista ad avvenire) dice che gli atei militanti sono come i clericali, poi è autore di “che tempo che fa” che se non fosse per le parolacce della Littizzetto secondo me (magari mi sbaglio) non lo vedrebbe nessuno.

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    • andrea g ha detto in risposta a gaspare cagnotti

      Mah, in una risposta ad un lettore nella sua rubrica sul Venerdì,
      spiegava che non riesce assolutamente a credere in un DIO “maschile”,
      a cui si debba “ubbidire”, un DIO “che ti manda all’inferno”, e avanti con
      simili superficialità.
      Che sia una persona triste è conseguenza inevitabile.

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  4. Umberto P. ha detto

    Articolo interessante. Io sono molto fortunato, mio padre nella vita ha sempre parlato con i fatti, poco con le parole. E’ una persona di una discrezione unica, sempre attento a non imporre alcun pensiero, ma ugualmente attento a mostrarsi coerente con i suoi principi. Io sono agnostico, si potrebbe dire ateo de facto, ma ho un’etica rigidissima per certe cose: non ho mai rubato neanche una caramella, ad esempio. Quello che mi ha insegnato mio padre, e di cui gli sarò sempre grato, è che quando ti comperti male, non serve sapere di non essere scoperti per fallire: la persona che hai umiliato di più la vedrai davanti allo specchio quando ti vai a a lavare i denti.

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    • Max ha detto in risposta a Umberto P.

      ” Quello che mi ha insegnato mio padre, e di cui gli sarò sempre grato, è che quando ti comperti male, non serve sapere di non essere scoperti per fallire: la persona che hai umiliato di più la vedrai davanti allo specchio quando ti vai a a lavare i denti.”

      Sacrosante parole.

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      • Li ha detto in risposta a Max

        Purtroppo però le ultime generazioni se ne strafregano della disciplina e del rispetto. Vogliono tutto e subito. E magari senza spendere un soldo.
        L’educazione che onu e oms vorrebbero per i bambini di oggi è puro relativismo e può portare solo alla tomba il vecchio sistema educativo basato su rispetto, armonia, altruismo.
        Oggi l’indifferenza e l’insofferenza spadroneggiano. 🙁

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        • edoardo ha detto in risposta a Li

          Non vorrei sembrare cinico, ma ,mi verrebbe voglia di scrivere più o meno così:
          e lasciali avere tutto e subito, tutto quel che vogliono. Vogliono le droga libera? E dagli anche quella. Infilano il collo nel cappio con le loro mani.
          Faranno una finaccia. E prima di farla, piangeranno. La natura non si da prendere per il culo: è una matrigna spietata.

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          • Li ha detto in risposta a edoardo

            Tu mi parli di selezione naturale. Beh, è quello che sta accadendo anche se non è tanto naturale con le droghe, il rimbambirsi con le mode delle star e altre cose che al momento non sto ad elencare.
            Sarei d’accordo con te, ma così è fare orecchie da mercante, fare della propria filosofia l’indifferenza.
            Certo a volte anch’io ragiono come te, ma mi fa anche pena certa gente.

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            • edoardo ha detto in risposta a Li

              Non mi riferisco alle droghe e basta, quelle sono solo un sintomo di un malessere che ha radici profonde di cui altre cose ne sono la causa.
              Mi riferisco al mutamento antropologico fortemente spinto dal lobbysmo oligarchico che sta occupando le democrazie occidentali in declino, in cui il concetto stesso di democrazia è ben diverso da quello che avevano in mente i costruttori dell’Europa del dopoguerra.
              La teoria del gender si inserisce perfettamente in quel contesto, in altri momenti sarebbe stata fischiata da tutte le parti.
              Be’, io ti dico che sono convinto che la natura si prenderà la rivincita, e lo farà in modo tutt’altro che indolore.
              Questa convinzione dentro di me è ormai ferrea.
              Lo sai che ho letto che il numero dei suicidi tra le persone gay, lesbo e trans è 10 volte superiore agli altri?
              E’ “omofobia” quella? Quelli si ammazzano da sé.
              Tra le stesse persone il consumo di stupefacenti è maggiore della media degli altri.
              Lo stesso per le malattie veneree, a torto considerato solo l’HIV, ma anche le altre (epatite, clamydia, ecc…)presentano casistica superiore tra quelle persone.
              I loro sostenitori negano, ma le statistiche parlano chiaro, anche se i media con un intenso lavoro di lobbysmo, cercano di nascondere i fatti.
              Quando il meccanismo scatta, è implacabile, perché la natura non si fa prendere per il culo dalle neo-culture umane, nel senso che loro possono ingannare gli altri uomini, non la natura.

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  5. soren liston ha detto

    Non c entra nulla con l articolo ma vorrei chiedere per favore di pregare per la conversione dell anima di un’ agnostica, si chiama michela

    Per favore pregate insieme a me

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  6. gladio ha detto

    Leggete un po’ qui e, se non vi vien da vomitare…

    http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/1365827/Cassazione–assolto-un-60enne–fece-sesso-con-una-bimba-di-11-anni.html

    Davanti a certe cose bisogna veramente appellarsi a tutti i Santi del Paradiso per non pensare al lanciafiamme

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    • Annalisa ha detto in risposta a gladio

      Caro gladio, sa cosa le dico? Che ho sempre provato grande simpatia per Pietro, quando taglio” l’orecchio del soldato romano. D’accordo, poi glielo riattacco’, ma intanto, che soddisfazione. 🙂

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