Perugia: Arcigay diffama insegnante di religione

Questionario perugiaL’alleanza media & Arcigay ha funzionato perfettamente ancora una volta diffamando pubblicamente un insegnante di religione (preda preferita) del liceo classico Mariotti di Perugia.

L’Omphalos Arcigay di Perugia ha infatti detto di essere stata contattata da alcuni studenti infuriati poiché l’insegnante di religione avrebbe distribuito un questionario in cui si chiedeva di attribuire un voto da 0 a 10, in ordine di gravità sulle principali colpe di cui ci si può macchiare, tra esse l’omosessualità, fare la guerra, omicidio, evadere il fisco, metodi contraccettivi, esperienze prematrimoniali e infettare con l’Aids.

Ovviamente i media locali e poi nazionali non hanno verificato la notizia (se l’avessero fatto sarebbe stata visto come un atto di mancanza di fiducia nell’Arcigay e dunque omofobia) e, anche grazie ai social network, la bomba è stata lanciata. Il risultato è sempre lo stesso: insulti ai preti, bestemmie contro la Chiesa, minacce di morte, richiesta di attuare la legge antiomofobia contro il docente di religione incriminandolo, richiesta di abolire l’ora di religione dalle scuole ecc.

Interessante fin da subito l’intervento degli studenti in difesa del professore nei commenti sotto l’articolo pubblicato da Umbria24. In ogni caso, dopo due giorni, come al solito, è uscita la verità, come sempre riportata solo da un paio di quotidiani locali in una nota nascosta. Si tratta della presa di posizione degli studenti e del preside Vincenzo Maiolo: «Di recente sul Web si è scatenato un putiferio mediatico dovuto ad una foto, pubblicata su un social network, che mostrava un questionario sottoposto alla nostra classe durante l’ora di religione», hanno scritto gli studenti. «Da qui, Omphalos Perugia ha deciso di diffondere, nel mondo virtuale e non, l’idea che nella nostra scuola si utilizzino metodi educativi impregnati di omofobia, antiquati e discriminatori. Il fatto in sé sembrerebbe più che legittimo, se non che a nessuno è venuto in mente di verificare cose fosse effettivamente successo in classe: il questionario è sì stato distribuito, ma con tutt’altro scopo. Il professore di religione ha infatti subito specificato che il compito non era che l’estratto di un’indagine sociologica di anni ed anni or sono. Ci ha tenuto a precisare come la voce “omosessualità” non fosse giustificabile. Ma soprattutto, non richiedeva nient’altro che un confronto diretto su temi come l’aborto o il suicidio, anch’essi presenti nella lista. L’esercizio era infatti mirato a provare, in una classe in cui giustamente convivono le opinioni più disparate, che pur vivendo secondo un pensiero relativista vi sono e saranno sempre dei livelli che nessuno di noi saprebbe valicare. Per fare un esempio, si è riscontrato che l’intera classe ha considerato l’infanticidio una colpa gravissima, a prescindere dalle inclinazioni culturali di ciascuno. Non era dunque che una semplice discussione sul concetto di “bene” e “male”, non secondo la morale cristiana, ma l’etica personale».

Hanno quindi proseguito gli studenti: «Quello che ci lascia basiti non è tanto la risonanza della foto pubblicata, che estrapolata dal suo contesto farebbe infervorare chiunque, ma le invenzioni dei giornalisti a scopo di creare polemica. Sono infatti continue le supposizioni e le illazioni quasi diffamanti rivolte alla nostra scuola, dove, senza ombra di dubbio, non siamo formati a questo tipo di schietto e povero giudizio su temi tanto importanti. Ci dispiace che associazioni che dovrebbero svolgere un lavoro costruttivo per la comunità, come Omphalos Perugia, ritengano che sia necessario questo genere di esagerazione e continua rincorsa allo scandalismo per operare in favore dei diritti per gli omosessuali».

Il preside, Vincenzo Maiolo, ha confermato: «Il questionario incriminato è stato proposto in una terza liceo, quindi a studenti maggiorenni, in assoluta coerenza con i programmi e le direttive ministeriali. Era stato presentato con ampia ed argomentata premessa con l’obiettivo dichiarato di avviare una riflessione su quanto fosse superato sia nel linguaggio, sia nella sua articolazione. Il questionario era stato pubblicato su riviste specializzate di sociologia forse una decina d’anni fa, e il fatto che fosse obsoleto il docente lo ha premesso ai ragazzi. Tanto è vero che nessuno si è sentito offeso o discriminato. È chiaro poi che estrapolando il questionario dal contesto si può interpretare in mille modi, ma voler dare per forza un’interpretazione di un determinato tipo è pretestuoso e le deduzioni soggettive ed arbitrarie appaiono quanto mai costruite sul vuoto. Dispiace la reazione di Arcigay che si basa sul nulla ed è stata assolutamente intempestiva, bastava infatti approfondire per capire che l’intenzione del docente era l’opposto di quello che si è voluto fare credere». Anche lo stesso docente ha spiegato le finalità educative della lezione che ha svolto.

Nessun alunno si è dunque offeso e nessuno ha contattato l’Arcigay, è stata un’alunna che sulla sua pagina Facebook ha pubblicato la foto del questionario scrivendo: “Come l’ora di religione ti salva la giornata”. Il commento, ha spiegato il preside, non era ironico ma voleva dire «che dopo tante interrogazioni c’era un’ora in cui si poteva discutere, confrontarsi». Qualcuno ha pensato di approfittarne passando tutto alla macchina del fango.

Questo è il metodo dell’Arcigay, la stessa violenta associazione che nel 2008 era pronta a bloccare il Festival di Sanremo per impedire al cantante Povia di esibirsi con la canzone “Luca era gay”. Con questi metodi vogliono combattere l’omofobia? E se invece in questo modo la stessero favorendo?

La redazione

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