Chiara Saraceno non sa che cos’è il matrimonio

Chiara SaracenoIncredibilmente arriva da Chiara Saraceno il motivo per cui è sbagliato sostenere la legittimità del matrimonio omosessuale.

In un recente articolo ha scritto: «Ci sono molte buone ragioni per argomentare la legittimità della richiesta delle persone omosessuali di accedere al matrimonio. Se il fondamento contemporaneo del matrimonio, nelle società occidentali sviluppate, è la scelta libera di due persone di mettere in atto un progetto di vita comune, basato sulla solidarietà reciproca e sull’affetto, non c`è nulla nella relazione omosessuale che sia in contrasto con questo fondamento».

Chi è attento e preparato si sarà certamente accorto che la sociologa dell’Università di Torino ha realizzato un autogol clamoroso: la definizione di “matrimonio” che fornisce è ovviamente sbagliata e dunque risulta errata la sua conseguente applicazione sulle nozze gay, che si confuta automaticamente da sola. Il matrimonio, infatti, non è una semplice scelta libera basata su solidarietà e affetto, come afferma la Saraceno. Se fosse davvero così allora perché dovremmo vietare un matrimonio incestuoso? Ma anche un poliamore risponde a questa definizione e, addirittura, anche il rapporto tra nonna e nipoteuna semplice amicizia può essere basata su una scelta libera, su un progetto di vita comune costruito su solidarietà e affetto, secondo le caratteristiche espresse dalla sociologa. La stessa Saraceno in realtà capisce bene quanto sia forte quest’ultima obiezione riguardo all’amicizia, infatti in un’altra occasione ha affermato: «Si è in presenza di una famiglia quando in un determinato luogo fatto di persone ci si impegna verso gli altri in modo continuativo, in modo stabile, non casualmente. Tutto questo lo si fa anche tra amici, qualcuno potrebbe osservare. Sono d’accordo. Ma nella famiglia ci si impegna verso degli “altri”, che dipendono, almeno in parte, da noi stessi». Come si può osservare anche lei si è accorta di arrampicare dei vetri scivolosissimi e ha per questo cercato di anticipare una possibile obiezione, peccato che non ci sia riuscita: anche due amici, infatti, possono impegnarsi l’uno per l’altro e dipendere l’uno dall’altro. Insomma, quelle della Saraceno sono poche idee e molto confuse.

La sociologa, vincitrice nel 2012 del Premio Laico dell’anno dopo i comunisti Zagrebelsky e Rodotà (il povero Odifreddi non merita nemmeno premi del genere!) dimentica che per la nostra Costituzione il matrimonio è legato in maniera intrinseca l’orientamento alla fecondazione e alla procreazione, come spiegato da Vittorio Possenti, docente presso l’Università Cà Foscari di Venezia e membro del Comitato Nazionale per la Bioetica. Lo ha ribadito di recente anche Anne-Marie Le Pourhiet, docente di diritto pubblico presso l’Università di Rennes: «il matrimonio è definito come l’unione di un uomo e di una donna, e lo scopo della istituzione legale è quello di garantire la stabilità della coppia e la tutela della loro prole. Questo è sancito dall’articolo 12 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo».

Il criterio perché sussista il matrimonio è dunque ben altro rispetto all’ambiguo desiderio di affettività e solidarietà reciproca, come insistono a dire i militanti omosessualisti. Il prestigioso psichiatra Eugenio Borgna, ordinario presso l’Università di Milano e primario emerito di Psichiatria dell’Ospedale Maggiore di Novara, lo ha spiegato in termini medici: «Il matrimonio nasce dall’integrazione delle due psicologie diverse, quella femminile e quella maschile. Legami che prescindano da questa integrazione femminile/maschile si muovono su un campo diverso dal matrimonio e dall’istituto della famiglia, senza con questo discriminare nessuno: sono realtà profondamente differenti». Se per la Saraceno il matrimonio ha soltanto un valore strettamente volontaristico, sull’“Harvard Journal of Law and Public Policy” è stato invece mostrato che per parlare di matrimonio occorrono due persone sessualmente complementari che consumano la loro relazione in un atto che è di per sé generativo. Per questo l’oscuramento del valore della differenza sessuale dei partner mette a serio rischio la stabilità dello stesso fondamento del matrimonio.

Lucetta Scaraffia, docente di Storia Contemporanea all’Universita degli Studi di Roma La Sapienza, ha riassunto tutto in termini cristallini: «Il matrimonio non è solo un contratto come tanti altri che può funzionare o meno, ma è il legame istituzionale alla base di una famiglia, è l’istituzione nata per proteggere e garantire la filiazione, stabilita in modo da determinare i diritti e i doveri che passano fra le generazioni. Dal momento che una coppia omosessuale non prevede la filiazione, è una realtà diversa. L’utopia dell’uguaglianza, che ha già portato tanti danni nel Novecento, si presenta così sotto nuove vesti, chiedendo di dichiarare uguali legami che non lo sono, e ricominciando, in questo modo, a illudere l’umanità come ha fatto in passato il socialismo reale. Dire che il matrimonio fra una donna e un uomo è uguale a quello fra due omosessuali costituisce, infatti, una negazione della verità che intacca una delle strutture base della società umana, la famiglia».

Torniamo dunque all’affermazione iniziale di Chiara Saraceno e correggiamola: «Non c’è alcuna buona ragione per argomentare la legittimità della richiesta delle persone omosessuali di accedere al matrimonio. Visto che il fondamento contemporaneo del matrimonio, nelle società occidentali sviluppate, non è soltanto la scelta libera di due persone di mettere in atto un progetto di vita comune, basato sulla solidarietà reciproca e sull’affetto, esiste un netto contrasto di tale fondamento con quel che è la relazione omosessuale». Brava Chiara, adesso si che può vantarsi di essere un’esperta di tematiche familiari.

La redazione

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158 commenti a Chiara Saraceno non sa che cos’è il matrimonio

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  1. Umpalumpa ha detto

    “L’utopia dell’uguaglianza, che ha già portato tanti danni nel Novecento, si presenta così sotto nuove vesti, chiedendo di dichiarare uguali legami che non lo sono. .. Dire che il matrimonio fra una donna e un uomo è uguale a quello fra due omosessuali costituisce, infatti, una negazione della verità che intacca una delle strutture base della società umana, la famiglia»

    …”e diventa un pericolo per la pace”

    Chi è che diceva queste cose qui qualche mese fa, ricevendo una marea di insulti?

    E faccio notare che i media hanno banalizzato il tutto con un generico “i gay sono una minaccia per la pace”, mentre il discorso non era affatto questo e anzi era molto più ampio (com’è ben riassunto dal prof. Scaraffia).

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    • Daniele ha detto in risposta a Umpalumpa

      I laicisti che attaccavano il Papa Emerito Benedetto XVI quando diceva che “lo stravolgere la famiglia naturale è una minaccia per la pace” (che è ben diverso da quello che certi quotiadiani anticlericali – Il Fatto Quotidiano, La Repubblica – hanno riportato, cioè che “secondo Benedetto XVI i gay sono una minaccia per la pace”*) sono gli stessi che adesso idolatrano Papa Francesco: evidentemente non sanno che quest’ultimo su questo e altri temi la pensa come il suo predecessore (quando lo scopriranno, che faranno? Trasformeranno in offese le lodi al Papa? Bella ipocrisia!).

      *Stravolgere in questo modo le parole del Papa è un po’ come quando i laicisti cercano di accusare la Beata Madre Teresa di essere contro le donne solo per aver detto che “l’aborto è nemico della pace”.

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  2. Ottavio ha detto

    Articolo perfetto perché c’entra il vero problema di tutta questa questione, cioè il concetto di matrimonio.

    E’ chiaro che se si sbaglia a definirlo o non si conosce che cosa sia, come la Saraceno, allora si può dire quello che si vuole sopratutto sotto la pressione di irrazionali spinte emotive.

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  3. Giacomot ha detto

    Chi non sa cos’è il matrimonio ha avuto un’infanzia infelice , c’è poco da fare .

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  4. domenico ha detto

    la definizione di ‘matrimonio’ della signora si applica pure a due zie o sorelle o fratelli o perfino semplici amici che vadano a vivere insieme e ad una infinità di casi simili…

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    • Rebecca ha detto in risposta a domenico

      Appunto, è proprio questo il trucco: inventarsi una definizione il più possibile generale per poter cacciare dentro anche le persone omosessuali, peccato che oltre a loro a questo punto rientrano praticamente tutti in questi criteri così generali.

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  5. notimenowhere ha detto

    Dite alla signora Anne-Marie Le Pourhiet che l’articolo 12 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo non parla di “tutela della prole” e neanche di sancirne la “stabilità”. Sancisce solo il “diritto” di sposarsi.

    Art.12 Diritto al matrimonio

    A partire dall’età minima per contrarre matrimonio, l’uomo e la donna hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia secondo le leggi nazionali che regolano l’esercizio di tale diritto.

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    • Leonardo83 ha detto in risposta a notimenowhere

      Secondo te cosa significa “fondare una famiglia”?
      Hai notato che la congiunzione “e” stabilisce che lo sposarsi e formare una famiglia non sono la stessa identica cosa? Fondare una famiglia significa tutelare la prole garantendo una stabilità.

      Alla signora Saraceno non hai invece nulla da dire?

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      • notimenowhere ha detto in risposta a Leonardo83

        Secondo il tuo pensiero allora le coppie sposate senza figli non sono famiglie?

        Alla signora Saraceno non saprei cosa dire.

        Io ho solo fatto notare un’incongruenza nell’articolo.

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        • Leonardo83 ha detto in risposta a notimenowhere

          Le persone sposate che non vogliono avere figli non si capisce perché si sposino, dato che il matrimonio serve per garantire stabilità in vista dei figli.

          Hai notato la congiunzione “e” nell’articolo 12 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo? Nessun commento?
          Hai notato che per definizione la famiglia è coppia+figli (+altri eventuali parenti): http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/F/famiglia.shtml

          Come mai non hai nulla da dire alla Saraceno? Forse tu vedi solo le incongruenze che sei interessato a vedere?

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          • Brain ha detto in risposta a Leonardo83

            Leonardo, quindi secondo te due cinquantenni non avrebbero alcun motivo di sposarsi in quanto non avranno figli? In nessuno Stato in nessuna parte del mondo al matrimonio è collegato il fatto di avere o meno dei figli. Vi sono milioni di coppie sposate al mondo e non hanno figli. Ebbene sono “coniugi” a tutti gli effetti ed hanno pieno accesso ai diritti e doveri che dal matrimonio derivano.

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            • Leonardo83 ha detto in risposta a Brain

              Ma perché “secondo te”? Secondo te è un mio pensiero?

              1) Il matrimonio deriva da “matris”, cioè madre e un omosessuale non lo sarà mai perché la natura evidentemente è omofoba avendo deciso che i rapporti gay devono essere sterili.

              2) Il matrimonio SERVE SOLO per garantire la stabilità della coppia e la tutela della loro prole, non sono previsti altri obiettivi.

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              • Brain ha detto in risposta a Leonardo83

                Se il matrimonio, come tu affermi, “SERVE SOLO” alla produzione della prole due persone di ultra cinquentenni non potrebebro neanche sposarsi. Invece possono benissimo. Inoltre forse non te ne sei accorto ma la mondo vi sono milioni coppie senza figli, eppure i loro matrimoni sono perfettamente regolari e validi al 100%. Non è che si rendono le cose reali SCRIVENDOLE IN MAIUSCOLO, eh?

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                • Leonardo83 ha detto in risposta a Brain

                  Possono ma il matrimonio non viene usato per lo scopo per cui è nato, ovvero garantire stabilità in vista della prole.

                  Non capisco perché ti concentri sulle coppie sterili o che non vogliono far figli, non ti sei accorto forse che sono tutte SESSUALMENTE COMPLEMENTARI?

                  Ti pago una pizza se mi trovi la differenza con le coppie gay…

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                • Laura ha detto in risposta a Brain

                  Brain…sai che è pieno di coppie sterili e che non vogliono avere figli che sono contro il matrimonio omosessuale? Sei ancora disposto a voler spostare così tanto l’attenzione su di loro?

                  Secondo te che cos’è il matrimonio?

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                • Francesco_ ha detto in risposta a Brain

                  Mi rendo conto di diventare pignolo andando a soffermarmi su dettagli che possono apparire marginali ma che per me, scusatemi, non lo sono affatto.

                  Quindi rammento a brain che la prole non si “produce”, la prole si “genera”.

                  E non è una questione semantica.

                  E se non lo riesci a capire ogni confronto quì sarà mero esercizio retorico.

                  Se non lo riesci a capire significa che c’è una lacerazione dolorosa che arriva alle fondamenta.

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                • LawFirstpope ha detto in risposta a Brain

                  Quello che conta è la potenzialità generativa che c’è dall’unione maschio-femmina: l’importante è che ci sia apertura alla possibilità di avere un figlio.
                  Si sta ragionando col metro sbagliato: i figli non si vogliono per sé, i figli sono un dono.

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          • andrea ha detto in risposta a Leonardo83

            Mi spiace ma non ci siamo, sig Leonardo;
            ci si può sposare per amore anche se
            non si desidera procreare;
            da come scrive lei si direbbe che se
            una coppia non desidera figli non abbia
            diritto a sposarsi: ho capito bene?

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            • Alèudin ha detto in risposta a andrea

              Esatto il matrimonio serve a creare una famiglia, quindi fare o adottare figli.

              Una coppia che non desidera fare figli farebbe bene a pensarci 100 volte prima di sposarsi.

              Il fatto che alcune coppie non possano avere figli è tutto un altro discorso.

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              • andrea ha detto in risposta a Alèudin

                Ma dopo averci pensato 100 volte
                ha diritto o no, di sposarsi?
                Questo è il punto.

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                • andrea ha detto in risposta a andrea

                  L’obbligo di avere figli lo si
                  può (lo si deve) inserire per legge?

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                • Alèudin ha detto in risposta a andrea

                  la questione è che prima dei diritti esiste la realtà, perchè sposarsi se non vuoi avere o adottare figli?
                  E’ evidente che i due si devono parlare, c’è qualcosa che non torna.

                  Non bisogna sposarsi per forza, se ci si aggrega all’isterismo dei “diritti a tutti per tutti” si finisce nell’ideologia.

                  Finiamola di parlare di diritti, cominciamo a parlare della realtà e della responsabilità.

                  Per rispondere alla tua domanda, secondo me no non dovrebbero sposarsi.

                  Giuridicamente possono sposarsi ma il matrimonio è stato istituito proprio allo scopo di fornire l’ambiente ideale alla prole, è evidente che chi si sposa con la deliberata intenzione di non procreare o adottare non ha capito cosa sta facendo.

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          • notimenowhere ha detto in risposta a Leonardo83

            Ancora con sta “e”.
            E’ sul concetto di famiglia che non la pensiamo uguale. Non parlo solo dei gay. E non avevo dubbi al riguardo.
            Forse non ti conviene giocare con le parole.
            A volte le stesse ti si ritorcono contro.
            Una fonte un tantino più seria del Corriere.it

            famìglia s. f. [lat. famĭlia, che (come famŭlus «servitore, domestico», da cui deriva) è voce italica, forse prestito osco, e indicò dapprima l’insieme degli schiavi e dei servi viventi sotto uno stesso tetto, e successivamente la famiglia nel sign. oggi più comune]. (fonte Treccani)

            Su quello che dice la Saraceni, che non avevo mai sentito nominare prima, frega poco.
            Eppoi che facciamo. Ci si guarda le rispettive pagliuzze. Anche qui a scovare incongruenze non si scherza.
            Siamo tutti umani.

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            • Leonardo83 ha detto in risposta a notimenowhere

              Il tuo commento mi sembra inutile, sei andato a pescare un significato antico del termine “famiglia”, che non è certo quello inteso dalla nostra Costituzione e dalla Convenzione Dei diritti dell’uomo.

              Ho capito, le incongruenze esistono e vanno solo sottolineate solo per chi assume una precisa posizione. Come al solito due pesi e due misure 😉

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  6. beppina ha detto

    Non male la nota della Redazione; e stiamo parlando di una ricercatrice universitaria!

    Comunque volevo prendere l’occasione per dire la mia sul matrimonio omosessuale. In rete si trova un piccola nota di padre John Flynn (Legionario di Cristo) sul “matrimonio uomo-uomo o donna-donna” (UU/DD). Padre Flynn evidenzia 7 motivi a base “laica” per negare UU/DD:
    1) UU/DD negherebbe il matrimonio uomo-donna (UD) in quanto tale ossia la base della formazione della famiglia; la scienza indica che il legame UD rappresenta l’ultimo tassello ed elemento chiave nell’evoluzione della specie umana ed é insito nella natura stessa dell’uomo;
    2) sono pochi gli omosessuali che eventualmente si vorrebbero effettivamente sposare;
    3) UU/DD é un preciso disegno delle lobby omosessuali;
    4) UU/DD comporta rapporti più instabili e promiscui rispetto a quelli in UD;
    5) i gay vorrebbero aggiudicarsi i diritti eludendo i doveri (le società sono fondate generalmente su UD per via del bene sociale che da questo deriva);
    6) le argomentazioni per giustificare UU/DD potrebbero valere per giustificare incesto, poligamia e altre combinazioni sessuali;
    7) UU/DD non va bene ai bambini che hanno bisogno di una madre e di un padre.

    Personalmente concordo con tutte le obiezioni di padre Flynn. Riassumo, giusto per anticipare qualche intervento, i pareri contrari che non mancano e che si possono facilmente rintracciare nei forum in rete (specialmente nei forum gay): l’obiezione 2) é considerata fallace perché irrilevante rispetto agli obiettivi; la 3) é debole perché non verrebbero comunque impediti i matrimoni UD; per 4) si evidenzia che anche le coppie etero non brillano in stabilità; 5) è contestabile pensando all’esistenza di coppie uomo-donna sterili; per 6) si evidenza che ove UU/DD é legale non vi sono stati cambiamenti riguardo incesto e poligamia. Anche 7) é considerata obiezione debole in quanto potrebbero comunque esistere UU/DD senza affido o adozione.

    Dopo aver letto le obiezioni di padre Flynn sono anche convinta che l’obiezione 1) é forse la meno attaccabile; andrebbe però contestualizzata un po’ meglio. Mi sento di fare due osservazioni:
    A) le persistenza nel tempo di una comunità omosessuale in seno alla comunità umana é un dato che provoca molti punti di domanda, specialmente se correliamo il fenomeno alla cosiddetta selezione naturale. Infatti é pensabile che in media gli omosessuali dovrebbero tendere a generale meno figli e quindi ci si dovrebbe aspettare che la percentuale di omosessuali all’interno della comunità umana dovrebbe ridursi sempre più nel corso delle generazioni. In realtà sembra che questa minoranza si mantenga relativamente stabile nel tempo e pur essendoci a riguardo varie ipotesi da parte della scienza allo stato attuale il mantenimento della polazione omosessuale è ancora ben lungi dall’essere compreso appieno;
    B) allo stato attuale non esiste una teoria esaustiva e completa che spieghi il perché della presenza di un orientamento omosessuale in una parte della popolazione umana.
    Tenendo conto di queste sue osservazioni non si può non evidenziare che la legittimazione del matrimonio omosessuale, oltre a non avere una giustificazione evoluzionistica, non avrebbe neppure le basi per una giustificazione antropologica in quanto i vari tasselli per validarne la possibilità non sono, almeno allo stato attuale, completamente noti.

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    • Alèudin ha detto in risposta a beppina

      è sempre bello notare come essere cattolici voglia dire credere nella realtà ma vallo a spiegare…

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  7. Daniele ha detto

    Matrimonio.
    Etimologia: matri-monio = mater-munus.
    Mater = madre.
    Munus = compito, prerogativa.
    Matri-monio perciò significa “compito della madre”.
    Qual è il compito della madre? Il portare in grembo e partorire i figli, visto che nella specie umana (così come in tutti i mammiferi) è l’esemplare di sesso femminile quello in cui si forma la nuova vita. Ma una donna da sola non può rimanre incinta, per cui è necessario il padre, onde per cui il matrimonio è l’unione di un uomo e di una donna al fine non solo di amarsi e di prendersi le proprie reciproche responsabilità, ma al fine di generare i figli (del resto è proprio con l’atto amoroso tipico della coppia uomo-donna che si genera nuova vita umana) ed educare i figli (perciò è una genitorialità a tutti gli effetti anche quella adottiva), educazione che ha bisogno di una figura maschile e di una figura femminile.

    Una coppia di due uomini o di due donne non risponde perciò alla definizione di matrimonio e, quindi, sarebbe uno stravolgimento della nostra natura umana il riconoscere le unioni (con eventuali adozioni) tra persone dello stesso sesso.

    Chiara Saraceni è sociologa e io non sono nessuno, però mi sa che di dinamiche familiari e umane ne capisco più io…

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    • Max ha detto in risposta a Daniele

      Tale obiezione si puo’ fare. Ma ti possono purtroppo (esperienza) rispondere dicendo che anche “patrimonio” intendeva una volta i possedimenti del pater familias, mentre la donna non valeva nulla. Oggi anche una donna puo’ avere un patrimonio.

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      • Daniele ha detto in risposta a Max

        Anche a questo posso rispondere:
        il vero patri-monio, pater-munus, non sono i soldi, le case, le auto, ecc… ma è il seme, cioè lo sperma, con il quale l’uomo è capace di fecondare la donna e quindi generare i figli.
        E’ questa la vera ricchezza dell’umanità: la capacità di riprodursi e di mandare avanti la specie nel tempo.
        Infatti la vera ricchezza di un uomo, anticamente, non erano le terre o i soldi, ma il numero dei figli: più figli voleva dire non tanto più bocche da sfamare quanto piuttosto più braccia per il lavoro, cioè più figli = più ricchezza e più possibilità di avere una discendenza numerosa. Chi non aveva figli si sentiva un disgraziato.
        Pensate che nella Bibbia l’unica ricchezza di Abramo è il figlio Isacco, avuto quando sia lui sia la moglie Sara erano già in tarda età e avevano ormai perso ogni speranza di concepire, almeno fino al momento in cui il Signore gli disse “passerò tra un anno e tu avrai un bambino e la tua discendenza sarà numerosa più che le stelle del cielo”. E così è stato.

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  8. Simone Emili ha detto

    Ottimo articolo. La debolezza di tutta l’argomentazione alla base delle rivendicazioni omosessuali sul matrimonio è proprio questa: l’amore. La presenza di un elemento affettivo tra i coniugi è ovviamente preferibile, ma non è determinante: ci si può sposare anche se non ci si ama. La legislazione sul matrimonio non chiede che i coniugi si amino, l’importante è che si impegnino all’assistenza reciproca e all’educazione e mantenimento dei figli da loro generati. Cosa che gli omosessuali, per ovvie ragioni, non possono fare. Come ripeto sempre, il matrimonio non è consentito agli omosessuali non perchè sono brutti, sporchi e cattivi, ma perchè è una cosa che non li riguarda.

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    • Brain ha detto in risposta a Simone Emili

      La legislazione sul matrimonio non chiede affatto che i coniugi abbiano figli. Se generano figli li educano, se non li generano il matrimonio contratto rimane valido a tutti gli effetti. Non vi è alcun obbligo alla riproduzione per rendere valido un matrimonio.

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      • Leonardo83 ha detto in risposta a Brain

        Davvero? E come mai il termine stesso “matrimonio” implica l’esistenza di una “matris”, cioè di una madre e cioè dei figli?

        L’istituto del matrimonio non è stato pensato per gli omosessuali, fatevene una ragione come tanti altri omosessuali (vedi Homovox) vi stanno dicendo.

        Una coppia che non vuole avere figli NON SE NE FA NULLA del matrimonio. Forse vuole stabilità, benissimo…rimane il fatto che il matrimonio implica da sempre la complementarietà dei sessi (come d’altra parte la natura ha deciso).

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      • Simone Emili ha detto in risposta a Brain

        Certo che il matrimonio è valido comunque, ma rimane il fatto che la normativa sul matrimonio è pensata per l’aventualità che nascano figli. Se il matrimonio fosse solo un modo per tutelare la coppia, non avrebbero senso norme come l’art. 147 C.c., che parla appunto dei doveri verso i figli. Il matrimonio è concepito per tutelare una precisa realtà: il fatto che uomo e donna unendosi fanno figli. Se ignoriamo questo elemento fondamentale, chiunque può sposarsi per i più disparati motivi, anche un uomo che volesse sposare il suo migliore amico per lasciare senza eredità quegli stronzi dei suoi parenti. Per non parlare di fratello e sorella incestuosi, che avrebbero più motivi dei gay di sposarsi, visto che dal loro rapporto possono nascere dei figli che hanno bisogno di tutela.

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  9. Umberto P. ha detto

    E una coppia uomo-donna che non vuole avere figli? Che dovrebbe fare se lei prende la pillola? Convivere o sposarsi? Giusto una curiosità…

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    • Max ha detto in risposta a Umberto P.

      Piu’ o meno la stessa cosa che accade ad una persona che decide di fare testamento. Tale azione non invalida le leggi generali dell’eredita’.

      Una cosa e’ non avere figli, un’altra e’ rendere il matrimonio “genderless”.

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    • Katy ha detto in risposta a Umberto P.

      La sterilità è una patologia ed essendo un’eccezione non può giudicare l’ordinario. Inoltre è spiacevole che tu voglia paragonare una malattia all’omosessualità, evidentemente c’è dell’omofobia latente dentro di te.
      Per la tua curiosità la sterilità si può tranquillamente curare.

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      • Brain ha detto in risposta a Katy

        Katy guarda che ci sono anche molte coppie che i figli non li fanno perchè (per motivi loro sui quali tu non hai alcun diritto di sindacare) non li vogliono. Non vorrai patologizzarli nella loro libera scelta.

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        • Leonardo83 ha detto in risposta a Brain

          Se non vogliono avere figli perché si sposano? Il matrimonio serve a garantire la stabilità della coppia per la tutela della loro prole, chi non vuole avere prole perché si sposa?

          Vuole avere una stabilità? Benissimo, rimane il fatto che il matrimonio implica sempre la complementarietà dei sessi. Inutile che difendi chi non vuole avere figli, perché gli omosessuali pro-matrimonio rimarranno sempre indifendibili.

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          • andrea ha detto in risposta a Leonardo83

            Il punto è, se ho capito bene, che una coppia
            che si ama ma non desidera procreare, può
            sposarsi solo civilmente?
            E’ così?

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            • andrea ha detto in risposta a andrea

              Ma se una coppia specificasse precisamente
              al Vescovo che non intende avere figli,
              il diritto canonico consentirebbe al Vescovo
              di vietare il matrimonio?
              Probabilmente sì, ma non ne sono sicuro.

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              • Francesco_ ha detto in risposta a andrea

                Ti confermo, si. Dal punto di vista del diritto canonico la volontà di rifiutare i bona matrimonii della prole è ragione di invalidità in radice. Se emerge prima della celebrazione il parroco dovrebbe negare il sacramento e indurre i nubendi a una riflessione.

                0
        • Ottavio ha detto in risposta a Brain

          Domanda per Brain: articolo 29 della Costituzione: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”.

          Come interpreti tu la definizione: “società naturale”?

          0
          • Brain ha detto in risposta a Ottavio

            Ottavio, ti rispondo citando un estratto di un articolo scritto molto meglio di quanto potrei fare io. In calce la fonte.

            “L’articolo 29 della Costituzione non dice affatto, come una lettura superficiale potrebbe suggerire, che la Repubblica riconosce come famiglia solo quella definita come «società naturale fondata sul matrimonio» – definizione, peraltro, come è evidente, intrinsecamente contraddittoria e comicamente incongrua, dato che è ben arduo sostenere che un negozio giuridico come il matrimonio esista “in natura” o sia sempre esistito ed esista ovunque e fondi un modello di famiglia sostanzialmente identico in tutte le società umane. L’art. 29 dice invece una cosa diversa: «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». I costituenti vollero con ciò statuire che lo Stato non avrebbe potuto fare a meno di garantire «i diritti» delle famiglie fondate sul matrimonio, alle quali veniva così assicurata una relativa sfera di autonomia rispetto al potere regolativo dello Stato: di qui l’illegittimità costituzionale una legge ordinaria che mirasse a disconoscere i diritti di tali famiglie.

            I cattolici hanno sempre tentato di interpretare questa norma secondo la loro prospettiva giusnaturalistica, affermando che a tali famiglie viene qui piuttosto riconosciuta una priorità e una originalità rispetto all’ordinamento dello Stato. Hanno sempre negato che il riferimento al carattere di «società naturale» della famiglia possa ricavarsi da un concetto sociologicamente determinato e storicamente mutevole di che cosa costituisca “famiglia” ai sensi della Costituzione e che a tale espressione vada quindi riconosciuto un valore puramente recettizio. Questa tesi però non nasce con lo scopo artificioso di fornire oggi una legittimazione costituzionale al riconoscimento delle famiglie di fatto o di quelle omosessuali, ma era già stata sostenuta in epoca non sospetta: per esempio, già nel capitolo del Commentario della Costituzione diretto da Giuseppe Branca dedicato all’art. 29, redatto nel 1976 da Mario Bessone.

            In ogni caso, rispondendo alle critiche dei parlamentari laici contro il carattere ideologico che altri democristiani, come La Pira, intendevano attribuirle, lo stesso Aldo Moro, in sede di Assemblea costituente, dichiarò che quella dell’art. 29 «non è una definizione, è una determinazione di limiti». E Mortati ribadì che essa aveva lo scopo di «circoscrivere i poteri del futuro legislatore in ordine alla sua [della famiglia] regolamentazione». L’autonomia della famiglia fondata sul matrimonio, come “formazione sociale intermedia”, non avrebbe potuto essere invasa da interventi autoritari, come quelli messi in atto dai regimi fascisti appena tramontati o da quelli comunisti, volti a soppiantarla a vantaggio di regolamentazioni autoritative di taglio statalista o collettivista e di modelli organizzativi o fini contrastanti con quello di sede del libero e autonomo svolgimento della personalità dei suoi singoli componenti e di tutela dei loro «diritti inviolabili» (così definiti dall’art. 2).”
            Da Critica liberale, dicembre 2002
            http://www.felicemillcolorni.it/29_Costituzione.html

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            • Ottavio ha detto in risposta a Brain

              Sinceramente io l’ho chiesto a te e non al giornalista Felice Mill Colorni che scrive su “Critica liberale”. Mill Colorni dice un mare di sciocchezze e te lo dimostrerò citandoti il punto di vista dei costituzionalisti.

              La domanda l’ho fatta a te…

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              • Brain ha detto in risposta a Ottavio

                Uuuh, ma come siamo stizziti da queste parti. Tu mi hai fatto io domanda e, se permetti, io ho risposto nel modo che ho ritenuto piu’ opportuno, ovvero citando un articolo di cui condivido pienamente il contenuto.

                E poi, scusa, critichi la mia scelta di avere risposto citando un articolo altrui… e poi preannunci tu stesso che risponderai “citando il punto di vista dei costituzionalisti”! Complimenti per la coerenza.

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                • Ottavio ha detto in risposta a Brain

                  Coerenza? Tu citi un giornalista…vedi un po’ tu.
                  Marta Cartabia, ordinario di diritto costituzionale all’Università di Milano Bicocca: “la Costituzione riconosce un dato che precede logicamente e storicamente il diritto, a un concetto generalmente condiviso di famiglia, che fa riferimento all’unione di un uomo e di una donna in vista della nascita dei figli. Non è un caso che nel testo della Costituzione italiana subito dopo l’articolo 29 vengano gli articoli 30 e 31 che immediatamente ricollegano la famiglia alla procreazione e alla educazione dei figli”: http://www.forumfamiglie.org/allegati/rassegna_8461.pdf

                  Ora ti richiedo caro Brain: che cos’è la società naturale?

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                • Francesco_ ha detto in risposta a Brain

                  Brain, l’interpretazione giuridica di un giornalista vale quanto la mia, che non sono nessuno, o quella del mago otelma.

                  Vale la migliore dottrina o le pronunce giurisprudenziali, tanto più importanti quanto più elevato è il rango della fonte.

                  Non è questione di stizzirsi: è che se si deve dibattere bisogna conoscere e rispettare i fondamenti metodologici e diventa irritante perdere tempo a dover perdere tempo a rammentare questi dettagli.

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                  • Brain ha detto in risposta a Francesco_

                    Rispondo in blocco, riassumendo. La Costituzione non obbliga certo nessuno a sposarsi e soprattutto non obbliga nessuno a procreare per rendere valido un matrimonio. Visto che Francesco pretende importanti pronunce giurisprudenziali eccolo accontentato: la Corte Costituzionale con sentenza n. 138/2010 ha chiarito il fatto che il Parlamento è liberissimo di consentire anche alle coppie dello stesso sesso di potersi sposare senza che vi sia bisogno di alcuna modifica costituzionale per il semplice perché le nozioni di famiglia e di matrimonio non sono cristallizzate ma in continua evoluzione, il che è esatamente quello che sostiene Colorni nel suo articolo (a voi sgraditissimo in quanto estremamente ben documentato). La Corte Costituzionale non vi basta? Va bene, citiamo allora anche la Corte di Cassazione che con la sentenza n. 4184/2012 ha chiarito che “i componenti della coppia omosessuale, conviventi in stabile relazione, [sono] titolari del diritto alla vita famigliare [e hanno] diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata”.

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                    • lorenzo ha detto in risposta a Brain

                      Carissimo Brain, in una società in cui il bianco può essere nero ed il nero può essere bianco, anche la convivenza gay potrebbe essere tranquillamente definita matrimonio: devi però rassegnarti al fatto che le leggi di natura non possono essere in alcun modo minimamente modificabili dalle leggi positive.
                      In natura l’uomo è attratto dalla donna e la donna dall’uomo: se questo non avviene, per opportunità, vizio o malattia, se ne pagano, matrimonio gay o no, le tragiche conseguenze.
                      Se sei convinto che il matrimonio gay risolverà i tuoi problemi esistenziali sei solo un illuso.

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                    • Paolo Viti ha detto in risposta a Brain

                      Il problema è già stato dissipato più sopra, spiace che Brain insista arrampicandosi sui vetri.

                      Il matrimonio ha senso solo in vista della prole, serve appunto a garantire stabilità nella coppia per quel motivo. In ogni caso è aperto anche a chi non vuole avere figli ma è necessario e obbligatoria la complementarietà dei sessi.

                      La Corte Costituzionale dice una cosa perché ci sono certi giudici, domani ne dirà un’altra quando quei giudici cambieranno…non capisco perché la loro opinione vale più della mia. In ogni caso il matrimonio è un istituto antropologico che la legge può solo riconoscere e sul quale non può legiferare.

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                    • Brain ha detto in risposta a Brain

                      Eh Paolo Viti, ma allora non siete mai contenti. A chi mi chiedeva pronunce giurisprudenziali di peso ho indicato pronunce della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione. Corti estere, dal Sud Africa alla Spagna, sino alla Francia nei giorni scorsi, sono arrivate alle stesse conclusioni. Ora salta fuori lei che si lamenta di “certi giudici” e aggiunge “non capisco perché la loro opinione vale più della mia.” Insomma…

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                    • Paolo Viti ha detto in risposta a Brain

                      Ma le pronunce giurisprudenziali da chi sono pronunciate? Da persone che hanno una certa idea, se domani cambiano le persone allora cambiano le idee. Occorre capire perché questi giudici hanno legiferato così mentre quelli della maggior parte del mondo no.

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            • Alèudin ha detto in risposta a Brain

              Semplicemente quando hanno scritto tale articolo neanche gli passava per l’anticamera del cervello che qualcuno un giorno avesse potuto rivendicare una cosa tanto assurda (per il tempo in cui è stato scritto) come il matrimonio tra due persone dello stesso sesso.

              Mi sembra palese, chi fà una interpretazione ideaologica mi pare siano altri.

              Era talmente palese cosa fosse una famiglia che non serviva specificarlo.

              Tra poco ci verrete a dire che è costituzionale il poliamore e l’incesto, non è amore anche quello, un gruppo formato da 5 donne e 5 uomini di cui due fratelli e un padre e figlio, che dichiarano di amarsi, non sono una famiglia?

              Facciamoli sposare no? in fondo nella costituzione mica è negato…

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              • LawFirstpope ha detto in risposta a Alèudin

                D’altronde si sa: fratelli, padri e figli si amano, perché non dovrebbero sposarsi?
                Amo mia madre, un giorno credo che la sposerò 🙂

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                • Ottavio ha detto in risposta a LawFirstpope

                  Esatto, se si perde il senso del matrimonio non si capisce perché due omosessuali possano sposarsi e fratello e sorella no.

                  0
            • Emanuele ha detto in risposta a Brain

              una sola osservazione… In qualunque manuale di antropologia o etologia umana potrà constatare che il matrimonio etero esiste ed è esistito in tutte le civiltà e culture conosciute…. Viceversa quello omosessuale non è mai esistito in nessun angolo del mondo.

              Quindi la costituzione riconosce veramente una prerogativa della specie umana, quella di contrarre il matrimonio e fondare una famiglia. Da qui il termine “naturale”

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              • Ottavio ha detto in risposta a Emanuele

                Il matrimonio omosessuale è una moda che è venuta fuori da qualche anno, negli anni ’60 gli omosessuali erano contro qualsiasi matrimonio, volevano distruggerlo come istituzione. Poi hanno capito che per abbatterlo dovevano renderlo insensato e privo di significato, per questo lo hanno richiesto anche per loro.

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        • Meister Eckhart ha detto in risposta a Brain

          Solo un appunto che mi tocca ripetere spesso: i figli si hanno, non si fanno.

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        • manuzzo ha detto in risposta a Brain

          vede signor cervello, dubito che quelle coppie si astengano dall’avere rapporti non aperti alla vita, in pratica fanno sesso per mero piacere egoistico. E se la pensano così, allora forse è un bene che spendano i loro soldi in sciocchezze piuttosto che educare in questo modo degli ipotetici figli. Il mio è un’OT, ma serve a tenere a mente perché siamo così “sessuofobici” prima che “omofobi”. Il fatto che uso queste parole contro noi stessi non è uno scherzo: voi omosessualisti con le vostre retoriche sottili avere ormai inflazionato l’accusa di omofobia e per me sentirmi discriminare come omofobico non mi fa ne caldo ne freddo, nonostante non abbia mai fatto nulla di male a un gay ddichiarato, nemmeno prendendolo in giro ( avevo anche delle amiche lesbiche e ci parlavo e uscivo, in comitiva, tranquillamente)

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          • manuzzo ha detto in risposta a manuzzo

            e questo credo sia anche il motivo per cui il codice di diritto canonico impone al sacerdote di invitare gli sposi ad una riflessione se sa che non vogliono figli: farebbero solo un abuso del dono del sesso. E quello lo possono fare anche senza sacramenti e riti vari…..

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            • Brain ha detto in risposta a manuzzo

              Manuzzo, ma guardi che qui nessuno sta parlando di “sacramenti” e di matrimonio religioso, il solo al quale si possono casomai applicare le restrizioni sul sesso solo ed esclusivamente a fine riproduttivo di cui lei parla. Stiamo parlando (o perlomeno io sto parlando) solo ed esclusivamente di matrimonio civile. Se certe congregazioni religiose vogliono continuare a negare il matrimonio (religioso) alle coppie dello stesso sesso sono liberissime di farlo. Mi sembra un semplice concetto democratico e di rispetto. Sarebbe bello se tale rispetto (e libertà di scegliere ognuno che cosa è meglio per ciascuno di noi) fosse reciproco.

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              • beppina ha detto in risposta a Brain

                Mi sembra un semplice concetto democratico e di rispetto. Sarebbe bello se tale rispetto (e libertà di scegliere ognuno che cosa è meglio per ciascuno di noi) fosse reciproco.

                E’ una strana visione del concetto del rispetto. Cominciamo col dire che se il matrimonio non comporta l’insieme di uomo + donna + figli lo si dovrebbe chiamare in altro modo, se non altro per rispettare la definizione etimologica originaria. Inoltre “certe congregazioni religiose” probabilmente non é che “vogliono” continuare a negare ma “devono” continuare negare altrimenti verrebbero meno le stesse motivazioni e significatività che ne giustificano l’esistenza e le finalità.
                Concordo ovviamente sul “concetto democratico” della conta (se é quello che intendeva dire lei); come tante altre volte il baricentro etico della società si può muovere verso posizioni lontane dal modo di pensare dei cristiani (ad esempio); ci si conta e decide la maggioranza. Vorrà dire che se passa il “matrimonio gay” bisognerà trovare una espressione diversa per indicare il “matrimonio” cristiano. Del resto intolleranza é anche questo (seppur velatamente): modificare nel tempo il significato dei termini e obbligare chi rimane nella significatività ortodossa del termine stesso a trovarne un altro per limitare equivoci e confusione.

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                • Max ha detto in risposta a beppina

                  C’e’ di piu’, cara Beppina. Saremo tutti in un matrimonio gay, in un certo senso, perche’ il matrimonio sara’ definito semplicemente come unione di due persone – perche’ due poi – per la vita. La complementarieta’ fisica non contera’ piu’ ai fini legislativi.

                  Alcune delle persone che sostengono il matrimonio tra persone dello stesso sesso sono animate da buone intenzioni, lo riconosco. Pensano che anche se tale matrimonio venisse approvato, agli etero non ne sarebbero toccati. Invece, il pensiero che sta dietro tutto cio, e le conseguenze sono molto piu’ profonde.

                  Ne parla Giorgio Israel, che conosce bene i movimenti filosofici e di idee

                  http://gisrael.blogspot.it/2012/12/si-puo-dire-no-ai-matrimoni-gay-senza.html

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                • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a beppina

                  Una delle forme più terrificanti di intolleranza è quella contro la verità. Anzi, quella è la radice di ogni male. Il principio di maggioranza senza limiti oggettivi, equivale a una dittatura delle peggiori. Bisogna sempre tenere a mente gli esempi storici: Hitler è stato eletto, formalmente, in modo perfettamente democratico! Le leggi su divorzio, aborto, eutanasia, ecc. hanno rispettato formalmente la democrazia! Eppure parliamo di scelte che hanno prodotti gli orrori e i crimini tra i peggiori della storia! Sveglia!

                  E se mi si risponde che la verità non esiste, va benissimo, non venite a rompere poi però se i vostri figli saranno assassinati o diventeranno assassini, tanto la verità per spiegargli cosa è bene o è male non esiste, vero?

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                • Brain ha detto in risposta a beppina

                  beppina guardi varie chiesa (cristiane) luterane come quella svedese e quella danese riconoscono e celebrano già da qualche anno i matrimoni anche per le coppie dello stesso sesso. Che a lei piaccia o meno si tratta di un “matrimonio cristiano” a tutti gli effetti. Mi pare che lei abbia una visione molto limitata ed estremamente ‘cattolico-centrica’ del mondo…

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                  • lorenzo ha detto in risposta a Brain

                    Quelle chiese sono cristiane allo stesso modo dei matrimoni gay: lo sono solo nella fantasia di malati convinti di essere sani.

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                    • Brain ha detto in risposta a lorenzo

                      Questo modo di esprimersi in riferimento ad altre chiese cristiane denota una arroganza e uno spregio totale del pensiero altrui e una totale mancanza di rispetto per chiunque non si uniforma al suo Pensiero Unico.

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                    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a lorenzo

                      Al netto delle parole polemiche, forse non sai che per un vero cattolico, qualsiasi altra confessione cristiana è un’eresia = un taglia e cuci religioso che nega, divenendo per ciò falso, quello che non gli aggrada (eresia dal greco airesis = scelta, appunto). Esattamente come gli ideologi come te, che fanno a pezzi la realtà, per ricomporla solo con i pezzi preferiti. Il che corrisponde immancabilmente ai peggiori mali.

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                    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a lorenzo

                      Quanto sopra naturalmente è riferito a quanto detto da Brain

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                    • Brain ha detto in risposta a lorenzo

                      Non ne dubitavamo, A-theos, non ne dubitavamo affatto. Sul fatto invece che secondo Lorenzo tutti coloro che non condividono il cattoPensiero Unico vadano automaticamente bollati come dei malati mente (“malati convinti di essere sani”) non hai niente da dire. Complimenti, mi compiaccio con voi per l’ennesima bella dimostrazione di (mancato) rispetto per gli altri.

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                    • Katy ha detto in risposta a Brain

                      Come mai non hai niente da dire su tutti quelli che invitano tutti gli oppositori alle nozze gay a suicidarsi come il disturbato che lo ha fatto in Francia? Complimenti, mi compiaccio con voi per l’ennesima bella dimostrazione di (mancato) rispetto per gli altri.

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                    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a lorenzo

                      Cerca di andare alla sostanza delle cose e di non fermarti al un vuoto rispetto formale, che comunque da parte mia non ti è stato negato: pensa al rispetto che quelli come te hanno dei bambini, che stanno già costringendo contro natura a vivere senza una madre o un padre, vittime di persone confuse totalmente sulla propria identità…

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                  • Ottavio ha detto in risposta a Brain

                    La questione non è religiosa, tant’è che ci sono più laici e omosessuali contro le nozze gay che cattolici.

                    In ogni caso le chiese protestanti devono per forza dire si a tutto per accalappiare qualche fedele, hanno da anni abbandonato l’etica cristiana cercando l’applauso del mondo. Esattamente come Vito Mancuso e i suoi amici.

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                  • beppina ha detto in risposta a Brain

                    beppina guardi varie chiesa (cristiane) luterane come quella svedese e quella danese riconoscono e celebrano già da qualche anno i matrimoni anche per le coppie dello stesso sesso. Che a lei piaccia o meno si tratta di un “matrimonio cristiano” a tutti gli effetti. Mi pare che lei abbia una visione molto limitata ed estremamente ‘cattolico-centrica’ del mondo…

                    Non é proprio così, a partire dal termine “visione molto limitata” che per ragioni evidentemente legate ad un diverso modo di interloquire con le persone, e di implicito rispetto, io mi guardo bene dall’utilizzare anche, e soprattutto in questo caso, in merito ai suoi interventi.
                    Se le fa piacere parliamo di “matrimonio cattolico”; non cambia nulla in riferimento alle affermazioni precedenti.

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                    • beppina ha detto in risposta a beppina

                      Questo modo di esprimersi in riferimento ad altre chiese cristiane denota una arroganza e uno spregio totale del pensiero altrui e una totale mancanza di rispetto per chiunque non si uniforma al suo Pensiero Unico.

                      E ci risiamo. Perché invece di propinare più o meno improbabili giudizi non chiede al suo interlocutore una spiegazione del perché delle affermazioni? L’intolleranza la possiamo trovare anche nel paventare l’altrui arroganza senza un minimo di connotazione oggettiva che giustifichi lo stesso rilievo.

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                  • lorenzo ha detto in risposta a Brain

                    Caro Brain, la cosa più semplice per me sarebbe adeguarmi alla mentalità corrente, ma non sarei onesto ne’ con me ne’ con te.
                    Ed allora, proprio per il fatto che ti voglio bene, non posso assolutamente esimermi dal fatto di ribadirti ancora una volta che l’omosessualità è una malattia mortale: e non mi riferisco tanto alla malattia psicofisica, quanto alla malattia dell’anima.
                    Secondo le Scritture e l’insegnamento costante del Magistero, indipendentemente da quanto possano dire taluni che si dicono cristiani, le pratiche omosessuali sono atti abominevoli che conducono quasi inesorabilmente alla morte eterna cioè all’inferno: la tua vita non è eterna, l’inferno si.

                    0
              • LawFirstpope ha detto in risposta a Brain

                e di matrimonio religioso, il solo al quale si possono casomai applicare le restrizioni sul sesso solo ed esclusivamente a fine riproduttivo di cui lei parla.

                Non è così…

                0
      • Umberto P. ha detto in risposta a Katy

        Non hai letto interamente: sono sanissimi, non vogliono figli ed usano anticoncezionali.

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        • Leonardo83 ha detto in risposta a Umberto P.

          Perché si sposano allora? Il matrimonio serve a garantire stabilità in vista della prole. Guarda che non è mica obbligatorio sposarsi eh?

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          • Umberto P. ha detto in risposta a Leonardo83

            Per tutti i vantaggi civili ed economici che si hanno dal matrimonio.

            E per la bella cerimonia.

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            • Leonardo83 ha detto in risposta a Umberto P.

              Ma perché la società dovrebbe avvantaggiare chi non vuole avere figli? La famiglia è la cellula della società solo quando è garante della crescita di nuovi cittadini e delle nuove generazioni, non quando il rapporto è liberamente sterile.

              Il matrimonio ha un solo obiettivo: matrimonio-matris munia, doveri della madre. E non doveri della “sposa”!

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            • beppina ha detto in risposta a Umberto P.

              Per tutti i vantaggi civili ed economici che si hanno dal matrimonio. E per la bella cerimonia.

              Appunto. Non essendo di fatto matrimonio nel senso finora inteso si potrà benissimo estenderlo alle pluralità omo, bi, trans, ammucchianti, famigliari e amici, persone e animali, vegetali e persone, ecc… ecc… e ad ogni altra combinazione avvallata dalla presenza dell’amore (ovviamente indipendentemente da cosa si intende per amore).
              Vorrà dire che bisognerà acquisire etimologicamente un nuovo termine per definire l’unione uomo + donna + figli e riportare la stessa unione sul livello etico che le compete, se non altro perché bisognerà pur che qualcuno tenga conto che ad un oggi succede sempre un domani e non si può trattare allo stesso modo realtà di prospettiva con realtà di puro, personale e contingente comodo.

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              • Emanuele ha detto in risposta a beppina

                Mio padre (teologo) preferiva usare il termine sposalizio, dal verbo latino spondère: promettere solennemente e religiosamente. Ciò a sottolineare la frase “Con la grazia di Cristo, prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita“, del rito del matrimonio.

                In questo modo evitava di entrare nel ginepraio etimologico matrimonio – patrimonio…

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                • beppina ha detto in risposta a Emanuele

                  Ottima informazione. Bisognerà porsi il problema di ridefinirne ulteriormente le connotazioni espressive visto l’esproprio etimologico in atto…

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        • beppina ha detto in risposta a Umberto P.

          Non hai letto interamente: sono sanissimi, non vogliono figli ed usano anticoncezionali.

          Non é matrimonio perché semplicemente non esiste la madre. Se c’é la madre vuol dire che c’é il figlio, se c’é il figlio vuol dire che c’é il padre. La società secolarizzata col tempo ha spostato o modificato varie visioni etiche in relazione al concetto di matrimonio. Per stare insieme e godere la vita tra se stessi senza porsi il problema di fare figli l’uomo e la donna possono stare insieme, convivere, considerarsi all’interno del cosidetto “matrimonio civile” (estrinsecando solo motivazioni giuridiche). Insomma il matrimonio c’é ma solo in presenza di figli naturali o adottivi (in quest’ultimo caso con implicazioni leggermente diverse). Laicamente si commette l’errore formale di usare un termine senza rispettarne l’origine etimologica; dal punto di vista della dottrina cristiana era, é e sarà sempre così, finché ovviamente esisterà la Chiesa.

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          • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a beppina

            Permettimi una correzione: non si tratta del Cattolicesimo in quanto religione, ma del diritto naturale, cioè della legge morale, che si può “scoprire” con il semplice uso della ragione naturale (senza bisogno di Rivelazione). Il matrimonio è NATURALMENTE (per riferimento alla natura o essenza umana, non alla “natura” intesa come insieme di flora e fauna) finalizzato alla procreazione ed educazione.

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          • Umberto P. ha detto in risposta a beppina

            Concordo, io sono infatti per il matrimonio civile.

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            • beppina ha detto in risposta a Umberto P.

              A Roma antica il “matrimonium” consisteva nella convivenza di un uomo e di una donna, purché a scopo procreativo e purché protratta nel tempo. Fino al secolo nono il matrimonio non fu considerato un Sacramento ma piuttosto un patto privato tra gli sposi e le rispettive famiglie da benedire in seguito da parte un sacerdote. Dopo il secolo nono divenne predominante il matrimonio sacramentale (governato dalla Chiesa). Al giorno d’oggi si può ovviamente parlare con cognizione di causa di matrimonio “civile” purché sia fra un uomo ed una donna e sia a scopo procreativo. Sempre in ambito civile dare altre caratterizzazioni del termine “matrimonio” implica semplicemente parlare di qualcosa con un linguaggio sbagliato (es. il matrimonio omosessuale).

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              • Emanuele ha detto in risposta a beppina

                …non sono d’accordo.

                Il matrimonio non è un sacramento, ma il Sacramento da cui derivano tutti gli altri. Gesù non ebbe bisogno di istituirlo perché esisteva prima dell’uomo (nella Santissima Trinità) e non poteva essere distrutto dal peccato.

                Il celebrante recita infatti durante la benedizione nunziale:

                O Dio, in te, la donna e l’uomo si uniscono,
                e la prima comunità umana, la famiglia,
                riceve in dono quella benedizione
                che nulla poté cancellare,
                né il peccato originale
                né le acque del diluvio.

                Infatti, essendo il matrimonio il sacramento dell’Amore è il sacramento di Dio stesso… se si fosse perso anche l’amore coniugale, nulla sarebbe potuto essere salvato.

                Il matrimonio diventa la vera arca dell’alleanza dove viene custodita la scintilla dell’Amore di Dio. Infatti, già il matrimonio era via di santità, come dimostrano i patriarchi.

                Il sacrificio di Gesù non è altro che un’unione carnale con l’uomo, in modo che tutti possano godere dell’amore perfetto della Trinità. “questo mistero è grande, lo dico in relazione alla Chiesa”, dice San Paolo.

                Gli attori di questo sacramento sono gli sposi. La Chiesa, come al solito, intervenne in un secondo tempo per sanare la distorsione e l’abuso del matrimonio (matrimoni combinati, incestuosi, per affari). Impose la libertà degli sposi e la loro consapevolezza, pena l’annullamento. Per fare ciò dovette veicolare il sacramento in un rituale liturgico dove il Sacerdote funge sostanzialmente da notaio. Infatti, tutto il rito è celebrato dagli sposi, mentre il sacerdote elargisce benedizioni.

                Sbaglia chi, come la Murgia, sostiene che il matrimonio è un invenzione della Chiesa per controllare la vita delle persone. Il matrimonio è il primo dei sacramenti, dal matrimonio di Adamo ed Eva infatti nasce tutta la storia umana.

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                • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Emanuele

                  Emanuele scrive: “Il matrimonio non è un sacramento, ma il Sacramento da cui derivano tutti gli altri. Gesù non ebbe bisogno di istituirlo perché esisteva prima dell’uomo (nella Santissima Trinità) e non poteva essere distrutto dal peccato”.

                  Questa mi pare pura metafora poetica senza alcun valore reale. Dio non è sposato con se stesso, anche se ovviamente la relazione tra le Persone della SS. Trinità è Amore. Cerchiamo di non diventare ermeneutico-protestanti, solo per nobilitare con un po’ di poesia una dottrina in sé chiarissima… Ma se mi sbaglio per ignoranza, cosa possibilissima, per cortesia indica riferimenti ai Padri della Chiesa, ove compaia questa dottrina.

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                  • Emanuele ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                    Beato Giovanni Paolo II, dottrina sulla Teologia del Corpo.

                    San Paolo, con il paragone tra amore ciniugale e rapporto Cristo-Chiesa.

                    Osea, quando paragona la salvezza di Israele ad un matrimonio

                    Gesù Cristo: “ciò che Dio ha unito, l’uomo non separi”.

                    La patristica è fondamentale, ma non possiamo fermarci a San Agostino o Tommaso… Comunque se leggi le udienze del mercoledì di Giovanni Paolo II sulla Teologia del Corpo, ci sono tutti i riferimenti ai padri.

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                    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Emanuele

                      Il rapporto sponsale (non l’amore!) come metafora o analogia del rapporto Cristo-Chiesa è ben noto, ma non c’entra nulla con il dire che la relazione reciproca tra le Persone della SS. Trinità debba essere intesa in analogia al matrimonio umano e nemmeno varrebbe per il contrario.

                      Salvezza d’Israele e il fatto che è Dio a sancire l’indissolubilità, cosa c’entrano con la relazione tra le Persone della SS. Trinità?

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  10. Gab ha detto

    Coloro che hanno davvero paura del “diverso” sono gli omosessualisti. Immaginano una società uguale. Ma voi pensate davvero che i gay siano tutti uguali? Ovviamente no. Anche nell’omosessualità rimarrà indelebile il carattere maschile o femminile. Ecco perché la migliore alleanza sessuale è garantita solo dall’istituto matrimoniale. Perché rende davvero una sola “carne” l’uomo e la donna.

    Al contrario le differenze sessiste permangono su tutti i fronti.

    Dopo che avranno ottenuto i matrimoni gay arriverà il momento in cui si dovrà determinare quale coppia “gay” ha precedenza sull’altra. Se una coppia gay “maschile” o “femminile”. Se nell’adottare i bambini non sarà più opportuno avere 2 madri, invece che 2 padri .. e così via. Ci sarà una guerra all’interno delle lobby e il castello di carte messo in piedi dagli adoratori di satana cadrà inesorabilmente.

    Perché volente o nolente tutto sarà ricapitolato in Cristo, piaccia oppure no.

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  11. enzo ha detto

    Non capisco,per le coppie maschio-femmina,sposandosi,non hanno potuto avere figli,in questo caso? perche’ si scrive sempre:”il matrimonio è legato in maniera intrinseca l’orientamento alla fecondazione e alla procreazione”???? il MATRIMONIO VALE ANCHE PER LE COPPIE SENZA FIGLI!!!!!!!!

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    • Fede ha detto in risposta a enzo

      Infatti… non è che siccome adesso c’è il pericolo dei matrimoni gay dobbiamo per forza affermare che il matrimonio è solo ed esclusivamente fine alla procreazione… FORSE lo era il matrimonio nel mondo pagano (vorrei ricordare che il matrimonio non è un invenzione cristiana) ma con il cristianesimo esso assume anche un significato di unione spirituale che va ben oltre e poi, ad esempio, anche la Bibbia stessa presenta innumerevoli casi di coppie senza figli….. Essere gay è totalmente diverso dall’essere sterili….quindi smettiamola di dire che il matrimonio serve per procreare perchè altrimenti Gesù avrebbe permesso il divorzio in caso di sterilità di uno dei due coniugi no? Invece così non è stato…

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      • LawFirstpope ha detto in risposta a Fede

        Invece ti dirò che la sterilità non dichiarata all’altro coniuge può essere uno dei motivi per richiedere la nullità del matrimonio secondo la Chiesa…
        Altre domande?

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        • Fede ha detto in risposta a LawFirstpope

          Quindi… metti in dubbio le parole di Dio stesso?

          Comunque non è la sterilità ciò che permette di dichiarare il matrimonio nullo.. ma la bugia… se io mento sulla mia sterilità simulando qualcosa di diverso e quindi ingannando il mio coniuge..solo in questo caso il matrimonio può essere dichiarato nullo perchè fondato sulla menzogna..non per altro.

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          • Fede ha detto in risposta a Fede

            Nel Can. 1084 il CJC disciplina la questione distinguendo tra “impotentia coeundi” ed “impotentia generandi”.
            Nel primo caso, l’impossibilità di compiere l’atto rende nullo il matrimonio perché esclude la possibilità di adempiere al “dovere coniugale”.
            Ma in caso di sterilità, interviene il § 3 che recita: “La sterilità né proibisce né dirime il matrimonio, fermo restando il disposto del ⇒ can. 1098.”. Il Can. 1098 poi riguarda l’occultamento per dolo della sterilità. E mi sembra più che giusto..come puoi sposarti sapendo di mentire al tuo coniuge?

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          • LawFirstpope ha detto in risposta a Fede

            Se fosse come dici tu, varrebbe per qualsiasi tipo di menzogna, non solo per la sterilità e invece questo non avviene!
            Non mi risulta invece dove (lungi da me) possa avere messo in dubbio le parole di Dio stesso!

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            • Fede ha detto in risposta a LawFirstpope

              Bè non l’ho inventato io…Lo dice il Catechismo e anche il Codice di Diritto Canonico . Ho esagerato nel dire che metti in dubbio le parole di Gesù.. Ti chiedo scusa! Ho scritto di fretta e in preda alla foga.. perchè è triste vedere come si calpestano i sentimenti delle coppie sterili facendole sentire come inferiori o non degne di essere unite in matrimonio… e non parlo di te in particolare ma della piega che ha preso questa discussione.. a mio avviso le coppie gay non possono sposarsi non tanto perché sono sterili ma perchè è D-o stesso a proibire queste unioni… se un uomo e una donna sterili si uniscono in matrimonio non peccano ma anzi questa condizione mette alla prova e rafforza la loro fede fino a poter beneficiare della misericordia del Signore che potrebbe miracolosamente donargli un figlio..(e la Bibbia è piena di questi esempi) ma due uomini/donne che si uniscono in matrimonio o anche in un semplice atto sessuale di cosa potranno mai beneficiare?

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              • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Fede

                Due gay non possono unirsi in matrimonio non solo perché sono sterili, ma per il motivo per cui lo sono (che fa un’enorme differenza rispetto a chi è sterile per malattia): e cioè che la loro stessa natura NON è COMPLEMENTARE IN ALCUN SENSO, né biologico, né psicologico, né sentimentale, né spirituale!!! Pensa a quello che dici! La relazione gay è distruzione della creazione e secondo te Dio crea per distruggere???

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                • Fede ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                  Ma io cosa ho detto secondo te? Perchè devi urlare ed alterarti quando in realtà stiamo dicendo le stesse cose….

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                  • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Fede

                    Riletto con più calma, capisco ciò che volevi dire (chiedo scusa ero di fretta), ma la tua frase rimane comunque ambigua. Ossia, sì il motivo per cui due gay non possono sposarsi dipende proprio dal loro tipo di sterilità, che non ha nulla a che vedere con la sterilità che malauguratamente si trovassero a subire marito e moglie.

                    In altre parole un attivista gay alla tua frase ambigua risponderebbe che essa dimostra quanto noi si parli solo ed esclusivamente in base a precetti religiosi (tu dici infatti: “perchè è D-o stesso a proibire queste unioni”), mentre bisogna chiarire bene che parliamo in base alla “legge naturale” (etica comprensibile razionalmente, senza la necessità della Rivelazione), proprio perché due gay non sono complementari in alcun senso, come dicevo.

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      • beppina ha detto in risposta a Fede

        …quindi smettiamola di dire che il matrimonio serve per procreare perchè altrimenti Gesù avrebbe permesso il divorzio in caso di sterilità di uno dei due coniugi no? Invece così non è stato…

        Il matrimonio é destinato / orientato / finalizzato alla procreazione. Una coppia può accorgersi di essere sterile, una coppia può in un secondo tempo decidere di non avere figli, una coppia può avere figli e in un secondo tempo “rinchiudersi” nel proprio stare assieme e così via fino a qualsiasi cosa che comporti una coppia. Resta il fatto che ci vuole una donna, un uomo e uno o più figli per avere una famiglia. Tutto il resto o si avvicina molto prosaicamente al concetto di matrimonio o é una unione o semplicemente é un’altra cosa.

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        • Fede ha detto in risposta a beppina

          Dal Catechismo:

          2378 Il figlio non è qualcosa di dovuto, ma un dono. Il “dono più grande del matrimonio” è una persona umana. Il figlio non può essere considerato come oggetto di proprietà: a ciò condurrebbe il riconoscimento di un preteso “diritto al figlio”. In questo campo, soltanto il figlio ha veri diritti: quello “di essere il frutto dell’atto specifico dell’amore coniugale dei suoi genitori e anche il diritto a essere rispettato come persona dal momento del suo concepimento” [Congregazione per la Dottrina della Fede, Istr. Donum vitae, II, 8].

          2379 Il Vangelo (vedi Elisabetta e Zaccaria, n.d. Ismael) mostra che la sterilità fisica non è un male assoluto. Gli sposi che, dopo aver esaurito i legittimi ricorsi alla medicina, soffrono di sterilità, si uniranno alla croce del Signore, sorgente di ogni fecondità spirituale. Essi possono mostrare la loro generosità adottando bambini abbandonati oppure compiendo servizi significativi a favore del prossimo.

          Dal CIC

          Can. 1084
          La sterilità né proibisce né dirime il matrimonio, fermo restando il disposto del ⇒ can. 1098.

          Can. 1098 – Chi celebra il matrimonio, raggirato con dolo ordito per ottenerne il consenso, circa una qualità dell’altra parte, che per sua natura può perturbare gravemente la comunità di vita coniugale, contrae invalidamente.

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          • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Fede

            Anche qui torci, in maniera evidentemente e banalmente errata, il senso delle parole a favore della tua ideologia. Certo che i figli non sono “dovuti”, ossia non vanno ricercati a tutti i costi e con qualunque mezzo (cioè ad es. tramite metodi di inseminazione artificiale). Spiegaci che c’azzecca con il sostenere che il fine principale del matrimonio non sarebbe la procreazione ed educazione dei figli…

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            • Fede ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

              Torco in quale senso? Non ho aggiunta neanche mezza parola a favore della mia presunta ideologia a quello che dichiara il Catechismo o il Codice di Diritto Canonico… Nel Can. 1084 il CJC disciplina la questione distinguendo tra “impotentia coeundi” ed “impotentia generandi”.
              Nel primo caso, l’impossibilità di compiere l’atto rende nullo il matrimonio perché esclude la possibilità di adempiere al “dovere coniugale”.
              Ma in caso di sterilità, interviene il § 3 che recita: “La sterilità né proibisce né dirime il matrimonio, fermo restando il disposto del ⇒ can. 1098.”. Il Can. 1098 poi riguarda l’occultamento per dolo della sterilità. Un uomo e una donna sterili che si uniscono in matrimonio non peccano ne rendono il loro matrimonio nullo ma anzi questa condizione mette alla prova e rafforza la loro fede fino a poter beneficiare della misericordia del Signore che potrebbe miracolosamente donargli un figlio..(la Bibbia è piena di questi esempi). E anche se così non dovesse essere il Catechismo aggiunge: 2379 Il Vangelo (vedi Elisabetta e Zaccaria, n.d. Ismael) mostra che la sterilità fisica non è un male assoluto. Gli sposi che, dopo aver esaurito i legittimi ricorsi alla medicina, soffrono di sterilità, si uniranno alla croce del Signore, sorgente di ogni fecondità spirituale. Essi possono mostrare la loro generosità adottando bambini abbandonati oppure compiendo servizi significativi a favore del prossimo.

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              • Emanuele ha detto in risposta a Fede

                Mi dispiace ma lei è in errore…

                1. Il matrimonio ha un fine procreativo da esso indissolubile. Basta leggere l’inizio della Genesi:

                Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò;
                maschio e femmina li creò.
                Dio li benedisse e disse loro:
                “Siate fecondi e moltiplicatevi,
                riempite la terra
                ” (Gn 1, 27-28)

                ed ancora

                Allora l’uomo disse:
                “Questa volta essa
                è carne dalla mia carne
                e osso dalle mie ossa.
                perché dall’uomo è stata tolta”.

                Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.” (Gn 2, 23-24)

                Le parole di Adamo non sono sono cofermate da Gesù, ma addirittura attribuite a Dio Padre (cfr. Mt 19, 4-6). Da qui la completa comunione di intenti tra uomo e Dio prima della caduta.

                Ora la “sola carne”, che certamente rappresenta l’unione carnale e mistica degli sposi ed in propettiva l’unione mistica al corpo di Cristo, si concretizza certamente nei figli. Questo è poi provato dalla scienza: il DNA paterno e materno si fondono in uno nuovo che darà vita ad una “sola carne”.

                2. L’art. 2378 del catechismo poco si applica al caso. Infatti, sottolinea che i figli sono doni (del Creatore) e non “capricci” dei genitori. Ossia i genitori non ne sono padroni, ma custodi.

                3. il successivo, invece, va letto un po’ più approfonditamente. Certamente, il male mina il progetto di Dio sull’uomo “siate fecondi”, creando spesso coppie sterili. Ma in realtà, tale articolo, non impone di accettare la sterilità fine a se stessa, piuttosto invita all’apertura verso gli altri.

                In altre parole, un matrimonio può (deve) essere fecondo in tutti i casi. Alcuni lo faranno tramite i figli propri, altri tramite gli adottivi, altri ancora mettendosi a servizio della società.

                Per questo sono leciti i matrimoni tra persone anziane: potranno dedicarsi agli altri con gesti e preghiere, rendendo fecondo il loro matrimonio. Tra tutti cito Raimondo Vianello e Sandra Mondaini che, in età molto avanzata, decisero di adottare la coppia di filippini a loro servizio. Dononarono alla loro famiglia la cittadinanza ed un futuro più stabile e divennero a tutti gli effetti nonni, pur non essendo genitori naturali.

                4. Va poi distinta la questione sterilità da “non voglio avere figli”.

                Nel primo caso si tratta di una malattia, spesso incognita agli stessi sposi. Oppure può sopravvenire in seguito per malattie o incidenti. In ogni caso non è voluta (infatti la Chiesa condanna chi volontariamente si fa sterilizzare con vasectomia, legature delle tube, etc.).

                Nel secondo caso, invece, si tratta di un volontario rifiuto dei doni di Dio: i figli, citati nell art. 2378. Come tale è un atto di egoismo ed è da conndannare.

                Non è neppure da confondere con la maternità e paternità responsabile. Una coppia che si trova in condizioni gravi e precarie di salute, lavoro, condizioni sociali, etc. può decidere di rimandare l’arrivo dei figli o limitarne il numero. Qui però non si tratta di una rinuncia assoluta, ma di un rinvio. Può poi capitare che le condizioni non migliorino e la coppia decida di non avere figli fino alla menopausa, in questo caso vale l’esortazione del 2379 ad essere fecondi tramite adozioni o nella società.

                5. Per tali motivi il diritto canonico non annulla il matrimonio in caso di sterilità non nascosta. Infatti, prevalgono le due cose: l’accidentalità della sterilità e la possibilità di apertura alla vita nelle forme sopra discusse.

                6. Riassumendo, nel matrimonio convivono le due anime: quella unitiva e quella procreativa. Queste due anime non possono essere separate. Mi permetto di aggiungere che sposarsi solo per avere figli è sbagliato quanto sposarsi non volendo assolutamente avere figli.

                7. Finisco con dire che il matrimonio omosessuale teologicamente non è ammissibile per un motivo molto semplice.

                Abbiamo letto dalla Genesi: “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò.“. Quindi solo la coppia uomo più donna, uniti nella “sola carne”, sono immagine di Dio. Non due o più uomini, non due o più donne, ma un maschio ed una femmina. E questa similitudine si traduce in un atto concreto, proprio del creatore: dare la vita. Così l’uomo e la donna che si uniscono generando i figli sono vera immagine di Dio unito nella Trinità che crea l’universo. Purtroppo, le coppie omosessuali non potranno essere mai questa immagine. Ciò non togli ovviamente loro di essere tante cose buone, come peraltro indicato nello stesso Catechismo

                Per approfondire consiglio a tutti: “La sessualità secondo Giovanni Paolo II”, Semen Yves, ed. San Paolo, 2005

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          • beppina ha detto in risposta a Fede

            Non capisco il senso delle precisazioni che sono … ovvie e note. E non cambia il significato più intimo del matrimonio già evidenziato. Se non ci sono figli non c’é matrimonio quando non si rispetta il Sacramento affermando a posteriori, ad esempio, che non si vogliono figli. Se c’é oggettiva impossibilità ad avere figli non c’é matrimonio senza aspirazioni “alternative” e “complementari” (l’impossibilità di avere figli, che deve essere nota comunque a priori, deve essere compensata da altre aspirazioni che “finalizzano” questo fine). Se non c’é “lavoro” della coppia sterile per avere prole in affido o concretizzare opere di bene “esterne” alla coppia (e che “giustificano” in qualche modo la coppia) non c’é matrimonio. In definitiva non é sufficiente l’amore reciproco e/o l’unione spirituale per realizzare appieno il Sacramento del matrimonio.

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            • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a beppina

              Perfetto e ricordiamo, cosa che mi pare avessi già fatto tu, che ciò è concesso anche per il fatto che la sterilità è un difetto e un’eccezione, la quale dunque non può pregiudicare in alcun modo il significato del matrimonio contratto nella normalità, cioè quando entrambi i coniugi siano in salute. Dunque non ha proprio senso pretendere di dimostrare che la procreazione non è il fine principale del matrimonio (l’unico che lo giustifica), per mezzo di un caso anomalo. Chiaro?

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              • Emanuele ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                …non sono del tutto d’accordo.

                La procreazione non è il solo fine del matrimonio e certo non serve da “giustificazione”. Ricordiamo sempre che l’aspetto unitivo e procreativo devono sempre andare di pari passo.

                Un matrimonio finalizzato solo ad avere figli senza una vera comunione degli sposi è sbagliato quanto uno volontariamente sterile.

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                • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Emanuele

                  No, il “fine unitivo” è invenzione post-conciliare, che precedentemente era inteso in modo molto più pragmatico e senza alcun riferimento all’AMMORE, che sa tanto di richiamo al sentimentalismo romantico… San Tommaso parla infatti esclusivamente di “reciproco aiuto” tra marito e moglie come fine secondario del matrimonio, che per di più è sempre subordinato al fine principale, ossia trova il proprio senso in ordine a quello. L’AMMORE è un fondamento del tutto insindacabile e labile (può esserci, non esserci realmente e può tramontare). Certo è meglio ci sia, ma basare il matrimonio su di esso è cosa che porta dritti al panorama desolante che abbiamo di fronte: ci si sposa per quello, ci si lascia con altrettanta superficialità per quello!

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                  • Emanuele ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                    …non la definirei invenzione.

                    Se leggiamo il secondo racconto della creazione dell’uomo vediamo come la donna vada a colmare quel senso di solitudine. “Non é bene che l’uomo sia solo”, “Facciamo un aiuto che gli sia simile”, “finalmente questa è carne della mia carne”. Non scordiamo poi che l’uomo prima della creazione della donna é definito Adam (essere umano) e solo dopo si distingue in maschio e femmina.

                    Va sootolineato che l’uomo era perfettamente in grado di procreare, come tutti gli animali: “siate fecondi”. Dunque è la speciale unità uomo-donna che ci differenzia dagli animali. Infatti essi non hanno bisogno di sposarsi per generare.

                    Perderebbe poi completamente di senso un libro come il Cantico dei Cantici o Osea, per non parlare del paragone di Paolo tra matrimonio e Chiesa di Cristo.

                    Circa Tommaso, se ben ricordo, non scrisse di suo pugno la parte del matrimonio essendo morto prima. In ogni caso é giusto che la teologia si evolva. Altrimenti parleremo ancora di limbo ed animazione ritardata…

                    Sull’ammore hai ragione… Ma solo perché non é vero amore a modello di Cristo. “Amatevi come io vi ho amato”

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                    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Emanuele

                      Emanuele scrive: ““Non é bene che l’uomo sia solo”, “Facciamo un aiuto che gli sia simile””.

                      Appunto, si tratta di aiuto = dottrina tradizionale = reciproco aiuto, che non c’entra quasi nulla con un “focus” di evidente matrice tutta modernistico-romantico-sentimentalistica sull’AMMORE unitivo.

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                    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Emanuele

                      Aggiungo che San Tommaso parla di un altro fine del matrimonio, molto concreto e che non viene più menzionato nella teologia post-conciliare e gnostica dell’AMMORE unitivo: in generale tutti i sacramenti sono stati istituiti da Dio per rimediare agli effetti del peccato originale e il matrimonio in particolare è sacramento istituito “in remedium contra concupiscentiam personalem”, cioè contro quella che poco più avanti viene meglio definita come “concupiscentia venereorum” (concupiscenza delle cose sessuali o veneree). Si tratta del primo articolo della questione 65, III parte della Summa Theologiae.

                      La tua informazione è scorretta: San Tommaso ha redatto la Summa fino alla questione 90 della III parte, dà lì in poi circa un altro centinaio di questioni sono state introdotte come Supplementum da Reginaldo da Piperno, segretario del Santo, sulla base di quanto già scritto da San Tommaso nel Commento alle Sentenze (opera giovanile).

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                    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Emanuele

                      Inoltre metti sullo stesso piano la dottrina dell’animazione ritardata, che non mi risulta essere mai stata accolta come principio teologico e la dottrina sul limbo, che era molto razionale e non credo sia stata negata mediante uso dell’infallibilità = al massimo rimane ancora dottrina teologica disputabile (anche se credo fosse dottrina di Tradizione e dunque automaticamente immodificabile).

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                • beppina ha detto in risposta a Emanuele

                  Concordo in parte sul concetto del “pari passo”… nel senso che l’aspetto unitivo può anche venire a mancare (infatti la Dottrina non esclude la separazione) ma l’aspetto procreativo in modo molto più accentuato responsabilizza ed impone una sorta di “blocco” (almeno temporaneo) dello sposalizio in rispetto al “dono” costituito dai figli. In altri termini mentre l’aspetto unitivo é sempre una responsabilizzazione che ha connotati più del sentire “dentro” dei coniugi e può assumere anche connotati effimeri (a posteriori) l’aspetto procreativo implica responsabilità, verso “terzi” ed “esterne” alla coppia, praticamente ineludibili (almeno nel breve periodo). Il che ha senso anche al di fuori della Dottrina in quanto in ultima analisi é “cedere” o “lasciare il passo” a qualcosa più importante, la strenua difesa delle esigenze del più debole.

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      • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Fede

        Fede scrive: “ma con il cristianesimo esso assume anche un significato di unione spirituale che va ben oltre”.

        Certo, non trattandosi di bestie ed essendoci di mezzo un sacramento il matrimonio cristiano ha implicazioni spirituali, ma questo non perché il suo fine principale, quello procreativo ed educativo, non costituisca il senso stesso di tali implicazioni spirituali. Tanto è vero che il cosiddetto “fine unitivo” (che in realtà è una novità post-conciliare) è un fine secondario e ordinato al fine principale stesso; e ciò è dimostrato proprio dal fatto che un matrimonio in cui si escluda a priori la procreazione è da ritenersi nullo.

        Per la pura ascesi spirituale di massimo grado, il matrimonio, così come ogni altra “frequentazione” intensa di questo mondo (per quanto lecita), rischiano di essere semmai difficoltà in più. Infatti Nostro Signore non si è sposato e ha proposto al giovane ricco di lasciare ogni cosa, per raggiungere la perfezione. Cerca di essere meno rozzo, sei al limite della blasfemia.

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        • Fede ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

          Su che base sarei al limite della blasfemia?

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          • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Fede

            Nel senso che pieghi la legge di Dio nel verso contrario alla verità: i perfezionamenti spirituali annessi e connessi al matrimonio, sono voluti dal Signore proprio per “servire” il fine principale del matrimonio stesso, che è la procreazione ed educazione della prole, fine senza il quale il matrimonio (cristiano e non cristiano) non ha alcun senso. Dunque non puoi affermare, senza correre il rischio di essere blasfemo, che i beni spirituali annessi al matrimonio sarebbero “superiori” e dunque non ordinati alla procreazione, perché, invece, proprio quello è il significato del sacramento.

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            • Fede ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

              Ma scusa ma se il sacramento del matrimonio è solo ed esclusivamente fine alla riproduzione dovrebbe essere vietato in caso di sterilità.. come del resto viene vietato in caso di impotenza pur essendo un’eccezione anch’essa… probabilmente anche più curabile dalla medicina rispetto alla sterilità vera e propria…

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              • Fede ha detto in risposta a Fede

                e con questo non sto affermando che la procreazione non sia importantissima all’interno del matrimonio tanto da essere definita “il dono più grande” in quanto è l’atto sessuale in se ad essere indissolubilmente legato alla procreazione.. dico solo che evidentemente il matrimonio genera una fecondità spirituale che si può e si deve condividere con tutta la comunità anche in assenza di figli purtroppo.. Inoltre vorrei ricordare che la sterilità penso sia uno dei dolori più grandi di una coppia ma non per questo è meno degna agli occhi di D-o di essere sposata.

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              • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Fede

                Come puoi vedere da qui (http://www.sanihelp.it/enciclopedia/scheda/3685.html) la “impotentia coeundi” non va identificata con un’impotenza esclusivamente psicologica all’erezione maschile, che ne è solo una specie (e la meno grave). Sono gli altri casi che sono sicuramente irrimediabili e che dunque, a differenza dell’infertilità (che spesso può venire curata), con assoluta certezza renderebbero impossibile il concepimento.

                In pratica proprio i motivi che invochi tu in favore della sterilità, sono quelli che la rendono meno certamente un impedimento al concepimento, che rimane il fine principale del matrimonio; dunque mentre nei casi di impotentia coeundi dovuti a malformazioni genitali, il concepimento è assolutamente impossibile e dunque il matrimonio è ingiustificabile, nel caso della sterilità non si ha questa certezza assoluta. Nel dubbio si permette, nella certezza dell’impossibilità no.

                Almeno così direi. Bisognerebbe poi sapere se in caso di sterilità dovuta ad un’operazione chirurgica per tumore, ad esempio, il diritto canonico proibisca di sposarsi come nel caso dell’impotenza.

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  12. Daniele ha detto

    Ho saputo che proprio oggi un famoso scrittore francese, Dominique Venner, si è suicidato presso l’altare di Notre Dame in una forma estrema di protesta contro il recente riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali.

    Sulle prime, visto il luogo scelto per il suicidio, pensavo che egli fosse a favore di tale riconoscimento giuridico e quindi si fosse suicidato davanti all’altare per protesta contro la Chiesa, contraria al riconoscimento delle unioni omosessuali…
    Poi ho riletto per bene e ho verificato che lui invece si è suicidato proprio per protesta contro le nozze omosessuali, visto che poco prima di togliersi la vita ha lasciato un ultimo messaggio con scritto “le nozze gay devono essere contrastate in tutti i modi”.
    Perciò il luogo, cioè l’altare, è stato da lui scelto per lanciare il messaggio che egli è una “vittima sacrificale”, il cui auto-sacrificio è l’estremo gesto d’opposizione ai matrimoni omosessuali.

    E’ giusto – e doveroso – opporsi ai matrimoni tra omosessuali e alla disgregazione della famiglia naturale, però trovo più efficace a tale scopo la “disobbedienza civile” di quei 20 mila tra Sindaci e Pubblici Funzionari francesi che si sono dichiarati pronti a rifiutarsi di “celebrare” matrimoni tra persone dello stesso sesso nei loro Comuni, invece che uccidersi.

    Uccidersi, anche per la più nobile delle cause, non è mai la soluzione e non porta alcun contributo positivo alla causa.

    Anzi, un tale suicidio amplifica i problemi proprio a chi i matrimoni omosessuali li sta coraggiosamente contrastando: infatti, d’ora in poi, coloro che si opporranno alle nozze gay saranno paragonati a Venner, cioè verranno additati come dei “pazzi frustrati e aspiranti al suicidio” e, quindi, verranno derisi e sbeffeggiati alla stregua dei matti e di fatto tagliati fuori dalle discussioni e dai dibattiti sul tema.

    Spero che in Francia così come altrove le associazioni, tra cui quelle cristiane, contrarie ai matrimoni omosessuali diramino quanto prima dei comunicati con scritto che “il suicidio non è e mai sarà una forma ammissibile per portare avanti una, pur giusta, protesta”.

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  13. Harry Burns ha detto

    Sarebbe tutto dannatamente più semplice se ci fosse un allargamento dei “diritti individuali”: io Pinco, magari rimasto solo al mondo o con parenti stronzi che non voglio vedere, scelgo di vivere col mio amico da una vita Pallo ed a lui posso lasciare la reversibilità della pensione, è lui quelli da chiamare se mi succede qualcosa etc… Non voglio sposarlo e non siamo una coppia omosex, siamo solo due persone che decidono di voler fondare una piccola società di mutua assistenza… Ecco io auspico questo per diversi motivi: 1) cadrebbero 3/4 delle argomentazioni pro matrimonio gay 2) sarebbe una vera scelta di legge liberale e laica ( l’ammmore, il sentimentalismo cioè non trova spazio in una formula del genere) 3) tornerebbe molto utile per altre migliaia di situazioni reali e concrete 4) non andrebbe ad intaccare la vera famiglia – fondata sul vero matrimonio – 5) smaschererebbe la lobby omosex che sarebbe costretta a dire il vero motivo del matrimonio gaio: l’equiparazione e la normalizzazione culturale. Insomma una “battaglia” per allargamento del diritto individuale da una parte produrrebbe effetti utili,, dall’altra sarebbe – a mio avviso – una buona strategia di marketing a favore di chi è contro i matrimoni omosex ( matrimoni ridicoli in quanto senza nessun substrato antropologico culturale o utilitaristico a sostegno, ma che fanno presa anche – soprattutto?- fra le casalinghe di voghera per motivi di carità pelosa)

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    • Ottavio ha detto in risposta a Harry Burns
      • harryburns ha detto in risposta a Ottavio

        non parlavo di unioni civili, nessun registro di unioni, solo maggiore libertà di movimento al singolo.
        le unioni civili in francia cmq da qualsiasi altra parte partono dal presupposto che i due contraenti siano legati da un legame affettivo di tipo sessuale. io parto dal presupposto che invece per quanto concerne assistenza ospedaliera, eredità ed alcune altre faccendine io posos scegliere un mio amico come mio nonno. insomma una facilitazione solo di tipo burocratico ma svincolata da qualsiasi riconoscimento di legame sessuale. insomma non un’istituzione per coppie, ma solo una facilitazione burocratica per individui (perciò, a mio avviso avverrebbe l’esatot contrario di quello che è successo in francia: decadono le scuse “pratiche” per chiedere i pacs e allo stesos tempo non viene crato nessun nuovo status, anzi, due convieventi omo sarebbero considerati come due amici che condividono casa e altre cose) all’unico vero matrimonio rimarrebbe (aumenterebbe?) lo status di legame per la coppia.

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  14. Kosmo ha detto

    @Harry Burns
    Non. è così. lo hanno fatto in Francia e sappiamo come sono andate a finire le cose

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    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Kosmo

      Inoltre non credo vi sia alcun impedimento ad ottenere queste cose, se ti rivolgi ad un avvocato, a parte i doveri che si hanno verso gli eredi.

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    • harryburns ha detto in risposta a Kosmo

      in francia prima di questo hanno fatto i pacs, io parlavo di un’altra cosa.
      non un istituto “simil matrimonio” ma semplicemente una maggiore sburocraticizzazione individuale: io sono libero di andare da un giudice di pace (niente avvocati e notai) e dire “io convivo con tizio (un amico, la fidanzata, il compagno, una zia, mia mamma) se mi piglia un colpo mentre sono in giro avvertite tizio, se sto in ospedale tizio può venirmi a trovare, se posso lasciare una pensioncina la lascio a tizio. questo senza avere sgravi di alcun tipo o benefici particolari, solo una facilitazione burocratica… allo stato se tizio è un amico o un fidanzato non gliene deve importare nulla, perchè l’unica forma riconosciuta civilmente di unione dev’essere il matrimonio tradizionale con i suoi oneri e privilegi (questi ultimi dovrebbero essere di più degli attuali fra l’altro) per tuti i discorsi finora fatti…
      e forse è vera la teoria del piano inclinato ma non mi sembra che il muro contro muro in passato abbia dato risultati tanto diversi…

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  15. E tanto per restare in tema: http://www.lastampa.it/2013/05/22/blogs/san-pietro-e-dintorni/poligamia-in-olanda-legale-NFoNaNuClU5EfIoPtDBNwL/pagina.html

    Evidentissima la dimostrazione pratica del “piano inclinato”…

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  16. Franceschiello ha detto

    Dal dì che nozze e tribunali ed are
    Diero alle umane belve esser pietose
    (U. Foscolo, Dei Sepolcri)

    Il matrimonio (insieme alla religione e ai funerali) è ciò che ha fatto uscire l’uomo dallo stato ferino. Ci siamo mai chiesti perché gli uomini hanno inventato il matrimonio? Per uno scopo molto semplice: per creare un ambiente stabile e sicuro dove allevare la prole. Il matrimonio è il mezzo migliore che l’Umanità ha inventato per soddisfare l’istinto primoridiale di conservazione della specie, istinto comune ad ogni essere vivente. L’amore e i sentimenti non c’entrano niente, non a caso per secoli i matrimoni sono stati combinati, e in alcune culture è ancora così. Non a caso ai greci e romani, che pure praticavano l’omosessualità, non saltò mai in testa di definire “matrimonio” l’unione tra due persone dello stesso sesso. Perchè il matrimonio per sua natura è in funzione della prole, ecco perchè nel termine matrimonio compare la madre, ossia colei e solo lei che dà la vita.

    Il matrimonio quindi non è un attestato d’amore, non è compito dello Stato certificare che due persone si amano. Allo Stato importa che quando due persone si sposano, queste mettano su famiglia; l’ammore e il volemose bbene sono cose private che non importano a nessuno. Lo Stato non deve mettere il naso nelle questioni di cuore, e quando leggo di queste persone che tirano per la giacchetta lo Stato affinchè si metta a legiferare su basi prettamente sentimentali (“il fondamento del matrimonio è la scelta di due persone di mettere in atto un progetto di vita comune” e bla bla bla), io comincio a sentire puzza di statolatria (essenza di tutti i regimi del secolo scorso).

    E si noti che il discorso che ho fatto è un discorso degno di un laico liberale, il cattolicesimo non c’entra nulla.

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    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Franceschiello

      Ottimo intervento, a cui aggiungerei però una chiosa: non poteva che essere così! Ossia, quando si costruisce una società senza fondamenta nella verità, ma solo nel principio della maggioranza, si passano inevitabilmente due fasi.

      La prima è quella in cui si cerca un “accordo”, cioè in cui, essendoci ancora una reale omogeneità culturale, nonostante l’esplosione di opinioni e ideologie diverse, ci si riesce alla fine ad accordare intorno ad un minimo comune denominatore (è il caso della nostra costituzione repubblicana).

      Poi arriva la fase successiva, quella che stiamo vivendo, cioè quella in cui il principio della maggioranza assoluta (senza limiti oggettivi) viene esercitato in un contesto culturale ormai divenuto profondamente disomogeneo e liquido (a causa dell’uso dello stesso). E qui non esistono più criteri per rifiutare la legalizzazione di alcunché, dato che si parte da un relativismo etico assoluto e non si dispone dunque più di alcun criterio oggettivo sufficientemente condiviso.

      Ecco che allora si arriva al paradosso di “non poter non includere tutti” = inclusione di tutto e del contrario di tutto = inclusione di contraddizioni nella legislazione, come nel caso del matrimonio tradizionale, affiancato al non-matrimonio gay, che ne è la negazione.

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      • andrea ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

        Concordo, sig A-Theòs.
        La maggioranza manda a morte Gesù e libera Barabba:
        è già tutto lì.
        Aggiungo che in una società sana, i predicatori
        del “caso” all’origine della vita,sarebbero valutati
        come patetici babbei.
        Altro che pubblicare libri alla 0difreddi,
        recensiti da dotti e sapienti.

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    • Simone Emili ha detto in risposta a Franceschiello

      Concordo al 1000%!! Chapeau!

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    • Emanuele ha detto in risposta a Franceschiello

      concordo, ma non sottovaluterei l’amore dei coniugi…

      E’ una cosa molto antica, precedente a Greci e Romani… Se tutto ruotasse solo attorno alla prole libri come il “cantico dei cantici” non avrebbero avuto senso.

      L’integrità dell’essere umano si raggiunge proprio grazie al duplice aspetto unitivo e procreativo del matrimonio. Infatti, la procreazione è logica conseguenza dell’amore tra gli sposi e, al contempo, la procreazione necessita proprio di quell’amore affinche possa crearsi quell’ambiente stabile e sicuro che dice lei.

      Separare i due aspetti, forzando da una o l’altra parte, può portare solo male. Infatti, estremizzando quello che dice lei c’è un rischio che, qualora la società non giudichi idoneo l’ambiente familiare per crescere i figli, si autorizzi la sottrazione degli stessi per educarli in modo migliore.

      Non mi riferisco ovviamente ai casi in cui i genitori siano irresponsabili o incapaci, ma a quello fatto dai regimi vari (es. comunismo sovietico e nazismo) che strappavano i figli alla famiglia il prima possibile per educarli come volevano. Infatti, la famiglia era un pericolo: si poteva imparare ad amare.

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  17. Emanuele ha detto

    Leggendo vari commenti ho notato una certa confusione sul senso del matrimonio. In realtà in molte risposte il concetto è già stato chiarito ma provo a riassumere.

    Il matrimonio ha una duplice valenza: quella privata (tra i coniugi) e quella pubblica (verso la società). Se contasse solo l’amore tra i coniugi non servirebbe nessun intervento della società, infatti non esite un istituto per l’amicizia né due amanti devono dichiarare qualcosa allo stato. Tutto potrebbe risolversi in via privata con dei contratti ad hoc, senza bisogno di interventi pubblici.

    Resta allora da chiedersi come mai la società interviene tutelando e regolando il matrimonio. La risposta l’ha data la stessa Saraceno: “Come segnala lo stesso termine, il matrimonio infatti storicamente è l’istituto della filiazione legittima e più precisamente l’istituto che consente agli uomini di diventare padri legittimi (il matrimonio rende la donna madre dei figli del marito). In questo senso è corretto dire che storicamente il matrimonio è l’istituzione che regola l’eterosessualità riproduttiva.” (http://noirpink.blogspot.it/2010/03/chiara-saraceno-cose-una-famiglia-cose.html)

    Dunque la valenza pubblica del matrimonio è legata alla riproduzione. Ossia lo stato tutela la coppia come sede dove nascono i nuovi cittadini… ben sappiamo infatti quanto la denatalità sia deleteria per ogni società o cultura. Oggi ne paghiamo tristi conseguenze economiche e sociali.

    Riassumendo, la società interviene nel matrimonio non perché è interessata all’amore dei coniugi o alla loro felicità (infatti tali parole non esistono né nella Costituzione né nel Codice Civile), ma perché devono essere in grado di generare dei figli e di allevarli in modo da diventare cittadini di domani contribuendo al benessere della nazione. Tolto questo aspetto, la tutela pubblica del matrimonio perde di significato.

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    • Emanuele ha detto in risposta a Emanuele

      …mi autorispono per le possibili obiezioni circa le coppie sterili o senza figli. Va precisato prima di tutto che il matrimonio civile è stato codificato in un periodo in cui la normalità era avere figli e non c’era bisogno di sottilizzare troppo.

      Ma vediamo i vari casi:

      1. Coppie che non vogliono avere figli. Sarebbe difficile stabilirlo a priori da parte dello Stato: per il matrimonio servirebbe una dichiarazione della coppia che si impegna, pena multa o ammenda, a avere figli. Non mi sembra una strada percorribile… viste le mutevoli situazioni della vita. Come disoccupazione, separazioni, malattie, etc.

      2. Coppie che non possono avere figli. Molti non sanno di avere problemi fino a che non provano. Sarebbe allora necessario fare tutta una serie di analisi prima del matrimonio. Analisi costose e poco utili, dato che i problemi potrebbero sopravvenire dopo il matrimonio (malattie, incidenti, menopausa precoce, etc.).

      3. Restano fuori i casi di malattie conclamate e coppie anziane… Entrambi i casi, però, potrebbero essere guariti o risolti con il progresso scientifico durante il matrimonio (che se tutto va bene dura diversi anni); sarebbe una discriminazione a priori.

      4. Restano ancora fuori casi particolari. (es. una donna di 90 anni non è prevedibile che si riesca a renderla nuovamente fertile nei pochi anni che le restano da vivere). I casi, però, andrebbero valutati da una commissione etico-scientifica o da un giudice. I numeri però sarebbero molto piccoli e non avrebbe senso modificare un istituto come il matrimonio per questi pochi casi.

      Si potrebbe allora valutare l’ipotesi di concedere le nozze solo a coppie con figli. Questo però è un assurdo, dato che il matrimonio nasce proprio a tutela dei figli che hanno bisogno di cure dal primo giorno e la madre anche durante la gravidanza (tutela della maternità).

      Si può solo procedere come si è fatto fino ad oggi: in via generale un uomo ed una donna possono generare figli, tolleriamo le eccezioni perché il costo di istituire commissioni etico-scientifiche per analizzare tutte le coppie non ripagherebbe le agevolazioni erogate a coppie sterili o che non vogliono avere figli.

      P.S.
      ovviamente ciò che una coppia etero è un’eccezione, per una omo è la regola. Non a caso puntano subito all’adozione, sanno che un matrimonio senza prole non ha senso e, prima o poi, il problema verrebbe sollevato (soprattutto in tempi di vacche magre con assegni familiari e pensioni di reversibilità ridotte al lumicino).

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      • beppina ha detto in risposta a Emanuele

        Al giorno d’oggi le incontrollate ed incontrollabili derive deresponsabilizzanti e banalizzanti l’istituto del matrimonio (in ambito civile) impedirebbero operativamente qualunque ridefinizione o riaggiustamente, atteso che concordo con le finalità del suo intervento. A mio parere nel suo piccolo e “fuori” dall’ambito sociologico maggioritario la Chiesa dovrebbe rimodulare e precisare ulteriormente “il modo” ed i “termini” per attuare l’unione coniugale sacramentale (aspetto secondario ma… magari abbandonando l’uso del termine matrimonio) se non altro perché, nella società, le combinazioni di situazioni in cui più persone si mettono insieme (in termini di “matrimonio”) e non necessariamente come fine primario “decidono” di fare figli stanno letteralmente raggiungendo lidi impensati anche solo qualche decina di anni fa. In questi casi si sa é bene rimanere e dare testimonianza nell’agone sociale ma partendo sempre dall’assoluta e concreta acquisizione e convinzione delle proprie peculiarità e caratterizzazioni.

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        • Simone Emili ha detto in risposta a beppina

          Giusto. Tra le iniziative banalizzanti il matrimonio evidenzio la legge n. 219/2012, che ha completamente parificato figli naturali e figli legittimi, snaturando ulteriormente il matrimonio. A ben vedere, i presupposti per le pretese matrimoniali dei gay sono stati creati proprio da tutta questa serie di norme che, negli anni, con la scusa di tutelare i figli naturali, hanno reso sempre meno necessario sposarsi e sempre meno evidente la funzione sociale del matrimonio, per cui quest’ultimo viene sempre più a configurarsi come l’istituto che “certifica” e tutela l’amore tra due persone. E’ chiaro che, a questo punto, anche due gay o due lesbiche potrebbero pretendere il matrimonio.

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          • Harry Burns ha detto in risposta a Simone Emili

            in linea di principio concordo, ma è pure vero che la creatura non colpa se nasce figlio illegittimo…

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          • beppina ha detto in risposta a Simone Emili

            Giusto. Tra le iniziative banalizzanti il matrimonio evidenzio la legge n. 219/2012, che ha completamente parificato figli naturali e figli legittimi, snaturando ulteriormente il matrimonio.

            Non la vedrei così tragica. Se fossero queste le banalizzazioni del matrimonio potremmo andare a nozze… mi scusi la battutaccia :)) .

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            • Simone Emili ha detto in risposta a beppina

              Beh, però il problema rimane. In una discussione sulla pagina facebook “No ai matrimoni gay”, un utente favorevole ai matrimoni gay l’ha usata come argomento, e confesso che non aveva tutti i torti. Andando di questo passo, si sposeranno solo i gay per vedere decretata la parità dell’ omosessualità rispetto all’eterosessualità (che è il vero, unico obiettivo della loro battaglia, puramente ideologica). Gli eterosessuali ne faranno a meno, eccettuato chi si sposa per ragioni religiose, come noi cattolici.

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      • Simone Emili ha detto in risposta a Emanuele

        Pienamente d’accordo su tutto. Aggiungerei che il matrimonio fra anziani è un argomento che gli omosessualisti credono forte ma in realtà non è così. Lo Stato tutela la coppia eterosessuale in quanto feconda, poichè è un bene per la società fare figli ed educarli. Per questa ragione,cioè perchè la considera un grande valore da tutelare, lo Stato tutela la coppia uomo-donna anche quando i presupposti di tale protezione non ci sarebbero più. Insomma, per sottolineare il grande valore sociale della coppia eterosessuale, si eccede in tutela. Si può non essere d’acoordo, si può anche, in linea di principio, discutere di vietare i matrimoni quando gli aspiranti coniugi superano una certa età. Ma non si può certo usare l’età dei coniugi come argomento per estendere il matrimonio ai gay, perchè le ragioni che portano a consentire il matrimonio fra anziani non hanno nulla da spartire con le ragioni addotte per il matrimonio fra gay.

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