«L’Associazione Luca Coscioni? Ignoranza e disinformazione»

eutanasiaIl partito Radicale è stato definitivamente sbattuto fuori dal Parlamento dai cittadini alle ultime elezioni politiche. La loro leader, Emma Bonino, è riuscita comunque ad accaparrarsi la poltrona del ministro degli Esteri, chissà altrimenti cosa avrebbe fatto il politicamente (e non solo) fallito Marco Pannella che nel periodo di elezione del Capo dello Stato ha distrutto lo studio di Radio 24 perché i due conduttori si sono permessi di dire che l’elezione della Bonino non sembrava necessaria.

Galvanizzati da questa elezione, il partito Radicale dei necrofili italiani ha pubblicato un nuovo video necrofilo in cui sfruttano l’esistenza di una donna malata terminale che s’è fatta uccidere in un centro specializzato in Svizzera accompagnata dal dirigente radicale Marco Cappato. Sergio Romano aveva già messo in guardia da questo comportamento: i Radicali «si sono serviti degli handicap fisici di alcuni fra i suoi più tenaci militanti per creare il “martire” […] hanno introdotto un elemento emotivo e spettacolare nel dibattito politico, hanno cercato di commuovere anziché di convincere, hanno reso più difficile il confronto argomentato e dialettico su temi importanti come quello del suicidio assistito e del testamento biologico».

Non contenti, i radicali dell’Associazione Luca Coscioni hanno pure manipolato i risultati di uno studio scientifico del «Mario Negri», prestigioso istituto di ricerche farmacologiche di Milano con il quale volevano ancora una volta ingannare quei pochi italiani che danno loro retta per avallare la tesi che nelle rianimazioni italiane si pratichi l’eutanasia clandestina, argomento principe per la legalizzazione.

Silvio Garattini, direttore del «Mario Negri» ha voluto replicare all’Associazione Luca Coscioni: «I dati di quella importante ricerca sono stati riportati in maniera distorta e scorretta, travisando completamente la loro portata e il loro significato». E ancora: «E’ frutto di ignoranza, di superficialità o peggio di malafede porre sullo stesso piano l’eutanasia e la desistenza da cure inappropriate per eccesso, come purtroppo si è visto fare in queste ore. Questa campagna di grave disinformazione non solo è lesiva di un comportamento virtuoso da parte di tanti medici intensivisti, ma impedisce lo sviluppo di una corretta discussione su temi tanto delicati e sensibili all’interno della società civile».

Il 62% citato dai radicali come vittime di eutanasia clandestina, sono in realtà pazienti terminali che non ricevono cure accanite e spropositate quando non c’è più nulla da fare, venendo invece supportati con un’adeguata terapia palliativa per accompagnarli in modo dignitoso alla fine della vita. In questi casi, infatti, i trattamenti intensivi «hanno l’unico effetto di prolungare di giorni o settimane l’agonia del paziente. Diviene allora doveroso desistere dalle cure massimali e mettere in atto quegli interventi, come il controllo del dolore, ma anche il sostegno psicologico e sociale ai parenti, che sono dovuti ai malati nell’ultima fase della vita».

Paola Ricci Sindoni, ordinario di filosofia morale nella facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Messina, nonché vicepresidente di Scienza&Vita, ha affermato: «Di fronte alle persone che hanno paura di soffrire e che pensano a farla finita, il richiamo alla morte cercata appare come l’ultima resa di un umanesimo ormai sconfitto. Non è questa la risposta. Non si può spettacolarizzare il dolore per fini ideologici. Occorre invece restituire dignità al malato, sostenendolo con le cure palliative, con l’accompagnamento dei familiari, la cui speranza è che il proprio caro affronti il momento del distacco non sentendosi mai solo. Il messaggio che viene lanciato è colmo di abbandono e di resa, può apparire anche lesivo della dignità di coloro che ogni giorno affrontano con coraggio e speranza una patologia degenerativa o una diagnosi inguaribile».

Adriano Pessina, docente di Filosofia morale presso l’Università Cattolica di Milano ha commentato così l’ennesima strumentalizzazione di una persona depressa da parte dell’Associazione Luca Coscioni: «E’ un modo con cui si fa propaganda, utilizzando una persona che ha avuto dei problemi molto seri nel confrontarsi sul suo fine vita e utilizzarla in qualche modo, facendola diventare vittima della propaganda oltre che vittima della malattia. Quando una persona perde anche di coraggio nei confronti della sua situazione, il primo atteggiamento dovrebbe essere quello di aiutare a vivere questa situazione. La nostra cultura ha sviluppato e stiamo sviluppando tutta una serie di attenzioni, che vanno dalla terapia del dolore all’assistenza domiciliare: abbiamo sviluppato un’idea per cui, in qualche modo, il tempo anche della malattia sia un tempo degno di essere vissuto». E ancora: la morte non è un diritto, «questo è un vero paradosso della nostra epoca, perché la morte è la cessazione di qualsiasi diritto. Noi abbiamo sicuramente il diritto di essere assistiti, di essere curati, ma la morte come tale è la cessazione del diritto, la cessazione della cittadinanza. Non è un caso che uno dei segni più grandi – come dire – di esclusione dalla cittadinanza è stata la pena di morte».

 

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92 commenti a «L’Associazione Luca Coscioni? Ignoranza e disinformazione»

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  1. htagliato ha detto

    Su questo tema è da segnalare uno degli ultimi commenti di Roberto Saviano, che non condivido più che altro per il modo in cui argomenta:
    “La libertà di scegliere di morire non soffrendo, divorati da una malattia incurabile, è un diritto. Negarlo significa permettere l’eutanasia clandestina. Vietarlo significa costringere solo i più ricchi a poter andare in Svizzera. Vietarlo è un atto di barbarie, fatto in nome di principi religiosi o di chissà quale visione umana della vita. L’eutanasia legale che solleva le persone dalla morte di dolore è un atto di vita. Per la vita. Non c’è nulla di umano nel dover soffrire sino allo strazio. Io firmo per EUTANASIA LEGALE come atto d’amore per la vita e per la dignità umana.”

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    • beppina ha detto in risposta a htagliato

      Una visione utilitaristica ed efficiente della vita umana che si consolida. Del resto non c’é neanche complessità formale nel far speculazione in quanto si può porre eutanasia = aborto e tutto il resto calza a pennello. La differenza é che in questo caso non c’é un terzo incomodo
      Povera umanità.

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  2. Gab ha detto

    Ecco, qui Letta ha toppato di grosso. Non si capisce perché la Bonino… che fosse per caso oggetto di scambio? E in che modo visto che i radicali non esistono neanche in Parlamento?

    C’è qualcosa di strano, come quando ci fu l’alleanza dei radicali col PD.

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    • edoardo ha detto in risposta a Gab

      La Bonino non sta lì per volere di Letta.
      Gli è toccato sorbirsela.
      Lo stesso per l’allontanamento della Biancofiore, non è per volere di Letta.
      Ha dovuto farlo per non mettere in difficoltà la formazione del governo, dopo 60 giorni di vuoto.

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  3. Valdo ha detto

    Uhm, partito dei necrofili… Chissà se il loro simbolo fosse un morto crocefisso…

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    • Daphnos ha detto in risposta a Valdo

      Sarebbe un’ottima idea, chissà che non comincino a capire cosa significa sacrificarsi per il più debole anziché provare a farlo fuori o ad aggirare il problema!

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    • Sophie ha detto in risposta a Valdo

      … ah se potessero crocifiggerebbero pure i cattolici assieme a Cristo.

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      • manuzzo ha detto in risposta a Sophie

        Lo faranno, noi non siamo più grandi di Lui. Se hanno ucciso lui, prima o poi cominceranno a far fuori anche noi.

        Per quanto mi riguarda chi vuole suicidarsi dei loro, lo faccia pure. Se vivono, continuano a bestemmiare come se l’ateismo fosse verità (scientifica tra l’altro!), tanto vale che vadano a bestemmiare all’inferno, il posto che LORO SCELGONO di volere come luogo ideale di vacanza. Al limite si può pregare per loro, nulla più.

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    • DSaeba ha detto in risposta a Valdo

      Se fosse morto e basta, non ci sarebbe stato cristianesimo.

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      • Valdo ha detto in risposta a DSaeba

        Già, invece è anche risorto. Ci sono fior di testimoni…

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        • EquesFidus ha detto in risposta a Valdo

          Nonostante i tentativi di trolling di infimo livello, fatto tramite slogan, ti rispondo comunque: sì, ci sono fior di testimoni. Gli apostoli, i loro discepoli (i primi vescovi), le fonti extra-cristiane (basti pensare che gli israeliti ammettevano i segni di Gesù, come riporta Giuseppe Flavio, sia pure come magie provenienti dal Demonio e non come segni del Signore), il primo nucleo di convertiti che assistettero alla Pentecoste, la Scriptura stessa (soprattutto San Luca e San Paolo insistono moltissimo sul valore della testimonianza diretta). Della Risurrezione vi è fior di prove veritiere, basti vedere tutto ciò che ho elencato sopra e non solo.

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  4. marvo nicolao ha detto

    a parte i commenti che c’entrano nulla (tipo la morte del Cristo) cosa c’è di sbagliato nel voler rinunciare, con l’ovvio rimpianto, alla vita quando questa non è più degna di essere vissuta?
    il dolore non è un valore, è solo sofferenza inutile.

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    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a marvo nicolao

      E’ questione di un’intera visione sul significato della vita umana. Sei sei ateo non puoi capirlo, ma non puoi nemmeno affermare che l’eutanasia sia cosa buona. Puoi solo permetterti di tacere, perché una vita senza significato (e tale sarebbe la vita umana, se l’ateismo fosse verità), è una vita dove tutto e il contrario di tutto si equivale in termini morali.

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      • marvo nicolao ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

        mai detto che l’eutanasia sia una cosa buona, ci mancherebbe.
        la sua seconda frase è insensata, a parte il “puoi solo permetterti di tacere” che è una legittima opinione che io, altrettanto legittimamente, non seguo.

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        • Piero B. ha detto in risposta a marvo nicolao

          Uno che non crede nel senso ultimo delle cose che dice ad uno, che invece ci crede, che la sua frase è insensata.
          Questi sketch me li appunto, fosse che fosse… in vecchiaia scrivendoci sopra un libro mi consentissero di arrotondare la mia lontana ed esigua pensione.

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          • marvo nicolao ha detto in risposta a Piero B.

            io nella mia vita ci trovo parecchio significato, sennò non continuerei a viverla. a differenza di lei mi incanta il contingente e non penso all’assoluto (se c’è, grasso che cola, sennò pace. ovviamente penso sia il “sennò pace”).
            mi dispiace che ho detto che ho smesso di citare i film perchè ne avevo una gustosa.
            auguri per la pensione. magari se argomentasse un pochetto il suo libro venderebbe qualche copia in più.

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            • Piero B. ha detto in risposta a marvo nicolao

              Oh, non si preoccupi dell’argomentazione, ce ne è ad abundantiam; anche se c’è da dire che sui tiepidi che si accontentano del contingente nemmeno Dante li degnò di uno sguardo.

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            • Panthom ha detto in risposta a marvo nicolao

              Se non esiste un senso assoluto non può esistere un senso relativo, altrimenti avrebbero senso anche due pennellate a casaccio su un quadro o due note musicali una vicino all’altra suonate a caso. Senza un destino la vita è priva di significato e per coerenza bisognerebbe uccidersi appena si apprende coscienza di questo, sempre che non si sia masochisti.

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              • andrea ha detto in risposta a Panthom

                “Se non esiste un senso assoluto non può esistere
                un senso relativo”-
                Giustissimo, sig Phantom: il pensiero materialista
                è proprio una contraddizione intrinseca.

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            • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a marvo nicolao

              1) Il punto della questione è la verità e la verità dimostrabile a se stessi e agli altri. Un “trovarci senso”, ossia attribuire un qualsiasi significato alla propria vita, non basta: c’è tanta gente che vi trova senso facendo cose turpi di tutti i tipi e questo non corrisponde certo ad un senso che possa dirsi il risultato di una ricerca del vero e del bene.

              2) E la verità dice che, se Dio non esiste, la vita umana non può avere alcun significato positivo, poiché mancherebbe il criterio per distinguere il bene dal male e dunque qualsiasi significato sarebbe equivalente: come dice molto bene Albert Camus, sarebbe altrettanto legittimo “attizzare i forni crematori”, come spendere la propria vita per aiutare i poveri e i lebbrosi.
              Per un primo approccio alle motivazioni che giustificano queste affermazioni, mi permetto di rimandarla a questo mio articoletto divulgativo: http://www.teorefilo.net/divulgo.html (Se Dio non esiste tutto è permesso).

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    • Daphnos ha detto in risposta a marvo nicolao

      Certo che questa del dolore come valore non è soltanto un uomo di paglia, è proprio una fissazione. Se proprio volete fare di tutto per non capire, potreste gentilmente almeno PROVARE a parodiare in modo un po’ più dignitoso la dottrina sociale della Chiesa?

      Gentile Nicolao, il fatto che molte persone effettivamente si accontentino di fermarsi a quel pugno di parole che lei ha trascritto, la dice lunga sulla banalità del pensiero contemporaneo. Sembra una gara a chi cerca di ignorare meglio la questione.
      Un primo passo, interessante, sarebbe quello di leggere l’articolo, non si sa mai, magari si potrebbe provare ad allargare le proprie vedute.
      In secondo luogo, il problema non sta certo nell’autodeterminazione, ma è di proprio di concetto. L’assistenza alle persone indigenti è un principio inalienabile di uno stato minimamente civile, e il fatto che determinate persone interpretino l’eliminazione di persone scomode come una sorta di progresso è già di per se’ preoccupante. E siccome il dolore fisico si può eliminare in mille modi, le disabilità si possono limitare, la solitudine e la tristezza si possono alleviare con l’affetto, non vi è mai venuto in mente che questo anelito di morte possa essere un segno dell’agonia di una società? Del fallimento di una concezione positiva dell’esistenza che permette all’umanità di continuare a sopravvivere? Ma no, suvvia, vuoi morire?, aspetta che ti dò una mano, perché io sono un eroe. Chiaramente in tutto questo la savianata che ci ha postato l’amico htagliato è un’autentica chicca, sposta il problema sulla lotta di classe, i ricchi contro i poveri, che non possono permettersi… come se il suicidio fosse un’operazione che necessita di lunga degenza, per cui solo i milionari possono accedervi. Cosa non si racconterebbe per far incazzare i propri adepti…

      Il problema religioso c’entra solo di striscio, anche se mi pare ovvio che questo ardente desiderio di morte sia un’eredità della cultura materialista, in questo caso proveniente non “da sinistra”, ma “da destra”, ovvero da quel tipo di consumismo ormai egemone che pretende di assimilare la vita umana ad un bene di consumo, prezioso ma contrattabile. Quindi, nel momento in cui non sono in grado di fare determinate cose (inutile specificare quali, ma hanno poco a che fare con la dignità), tanto vale buttare via tutto. L’idea, non solo religiosa ma anche laica, di una vita come dono insostituibile in quanto tale, e non per l’uso che ne viene fatto, pare debba essere soppressa a tutti i costi. Chiedo scusa se mi sento un difensore di questa vetusta concezione della società.

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      • Giacomot ha detto in risposta a Daphnos

        Parole SANTE !

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      • marvo nicolao ha detto in risposta a Daphnos

        lei è parecchio sgrammaticata e non capisco bene i concetti, penso che abbia scritto di getto e con troppa emotività. mi piacerebbe riprendesse il dicorso con maggiore ponderatezza, per quanto si possa chiedere ad un blog.
        ricommento quello che mi sembra la vera incomprensione: la rinuncia alla vita, secondo me, non può essere oggetto di critica da parte di chi quella vita non vive. nessuno ha il diritto di giudicare che cosa rende sopportabile un’esistenza. gli esempi che lei porta sono un poco ingenui. se ho un tumore dolorosamente insopportabile tutto l’amore che chiedo e che mi interessa è una bella dose letale d’eroina. nel film “il mare dentro” il protagonista dice che lo ama chi lo aiuta ad andarsene. penso sia vero. ed è logico che chi resta si interroghi su quella scelta, ed anche che senta il peso di una colpa, come fanno gli amici del suicida nel film che difatti giunti al dunque tentano di dissuaderlo. la morte fa orrore a tutti, forse più agli atei che a chi crede in una vita eterna. ma a me fa più orrore una vita infernale, per la quale non vedo possibile redenzione.

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        • marvo nicolao ha detto in risposta a marvo nicolao

          una piccola aggiunta. sempre cinematografica: in Shindler’s list una donna del ghetto di Varsavia ringrazia un ragazzo ebreo incaricato del rastrellamento che la nasconde dicendo “anche mezz’ora di vita è sempre vita”. credo sia sacrosanto, a meno che quella mezz’ora sia un tempo di tortura.

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        • lorenzo ha detto in risposta a marvo nicolao

          Lascia perderei film.
          Non esistono tumori dolorosamente insopportabili: esistono vite insopportabili.
          Le vite isopportabili poi, sono quelle prive d’Amore.
          Per tua informazione, inoltre, l’eutanasia non è un atto d’amore ma un atto d’egoismo.

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          • marvo nicolao ha detto in risposta a lorenzo

            dove starebbe l’egoismo?
            sul fatto che esistano vite insopportabili sei d’accordo con me.
            lascerò perdere i film, comunque.

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            • lorenzo ha detto in risposta a marvo nicolao

              Che esistano vite insopportabili è un fatto.
              Che ognuno sia il responsabile pressoché unico della propria vita insopportabile è un altro fatto.

              L’eutanasia è un atto di egoismo da parte di chi aiuta il suicidio, è un atto di paura e di resa da parte di chi si suicida.

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              • Valdo ha detto in risposta a lorenzo

                Essere paurosi è un diritto. Obbligare a vivere o a morire altrui contro la loro volontà, no. Lo capite che il punto non è eutanasia/sì, eutanasia/no? Il punto è: “Sia fatta la MIA volontà”. Così fastidioso?

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                • Nonsense ha detto in risposta a Valdo

                  E se la mia volontà è torturarti barbaramente ed ininterrottamente finchè non muori?

                  Sia fatta la MIA volontà!!

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                • Laura ha detto in risposta a Valdo

                  Tu puoi sucidarti quando vuoi, altro discorso è chiedere ad un altro o allo Stato di diventare tuo complice. Le cose si complicano, lo vuoi capire?

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                • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Valdo

                  E’ fastidioso in quanto è totalmente sbagliato e del tutto incoerente, perché tu stesso poni già dei limiti alla volontà del singolo: non penso converresti con il commento di Nonsense.

                  Se si introduce l’idea, purtroppo oggigiorno largamente vincente, che la tendenza è quella di fare quello che si vuole, conquistandosi sempre più nuovi spazi di questa falsa libertà, si finisce IMMANCABILMENTE per contraddire l’ambiguo e falso principio: “la mia libertà trova limite in quella altrui”.

                  Infatti, quando il motivo del limitare le proprie azioni non è il vero e il bene, ma un puro limite legislativo (cioè il limite che il più forte, lo stato con la sua polizia, mi concede), allora in realtà e in prospettiva futura non esistono più limiti, perché basta “abituare” la gente di volta in volta (cioè di generazione in generazione) a vivere peggio (moralmente) e i limiti che separano il male dal peggio saranno puramente temporanei.

                  Ciò è ampiamente dimostrato dal continuo oltrepassamento dei limiti che poco prima si ritenevano inviolabili: divorzio, aborto, eutanasia, normalizzazione di omosessualità (con l’arrogarsi il diritto di decidere delle vite altrui: adozioni), travestitismo, transessualismo e ora della pedofilia.

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            • Panthom ha detto in risposta a marvo nicolao

              Si vuole pretendere che un medico e dunqueo lo Stato diventi complice del proprio suicidio, questo è egoismo.
              Il suicidio è semplicemente la constatazione del proprio fallimento, è un atto disperato e non certo un eroismo. L’eutanasia è un omicidio ed è l’eliminazione di tutti i diritti dell’altro, non può essere un atto d’amore, anche se è richiesta.

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              • Valdo ha detto in risposta a Panthom

                Immagino tu sia da sempre stato un paladino schierato contro la pena di morte, allora. Mah…

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                • Panthom ha detto in risposta a Valdo

                  Esattamente, al contrario degli stati ufficialmente atei come la Corea del Nord per i quali la pena di morte è un valore primario.

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      • Daphnos ha detto in risposta a Daphnos

        Queste sono proprio le volte in cui stramaledico di essere costretto a stare fuori un giorno intero. Lasciamo stare la citazione di Amenabar, che è proprio la conferma dell’assurda concezione dell’amore ai giorni nostri.

        Per ciò che riguarda l’incomprensione, lei dice che la rinuncia alla vita non può essere oggetto di critica e nessuno ha il diritto di giudicare che cosa rende sopportabile un’esistenza. Mi dispiace ma dissento nelle conclusioni successive. Io ho parlato proprio al di fuori dell’ottica strettamente religiosa, cercando di considerare il valore della vita all’interno di una società civile. Se tu me lo chiedessi, io non mi permetterei mai di aiutarti a morire, indipendentemente dalla tua condizione: se lo faccio, non è perché voglio farti un dispetto oppure per crudeltà, ma proprio perché ritengo che il dovere ULTIMO di una società civile sia quello di salvaguardare l’integrità dei propri membri per il proprio interesse! Una società senza Marvo Nicolao sarebbe a tutti gli effetti più povera, anche se costui si trovasse nella peggiore disabilità, proprio perché Marvo Nicolao rappresenta un valore aggiunto in quanto tale e qualcosa di insostituibile.

        Per questo sono molto preoccupato dal vostro desiderio di morte, proprio perché, logicamente, non può essere applicato limitatamente alle condizioni di fine vita.

        Infine, aggiungo che mi sono sentito piuttosto irritato alla sua citazione pseudo-cristiana del dolore come valore, cosa assolutamente falsa, tipica di chi si confronta con una visione volutamente distorta del pensiero altrui, per denigrarlo: appunto, un uomo di paglia.

        Ah, quanto al presunto uso scorretto della grammatica, faccio fatica ad accettare critiche da chi non sa usare il tastino MAIUSC della tastiera. Perciò le suggerirei di essere un po’ più elastico nel comprendere le nuove forme di scrittura contemporanea, come il discorso indiretto a botta e risposta che permette l’uso di punti interrogativi ed esclamativi durante l’argomentazione.

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    • beppina ha detto in risposta a marvo nicolao

      Laicamente potremmo dire che il percorso che porta una persona a voler programmare il suo fine vita deve concretizzarsi sulla base di scelte libere, consapevoli ed incondizionate. Sempre laicamente non possiamo non affermare che difficilmente esiste uno sviluppo della vita di qualsiasi persona che oggettivamente sia stato, sia e rimanga libero, consapevole e incondizionato.

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      • marvo nicolao ha detto in risposta a beppina

        visto che nessuna scelta secondo lei è libera, perchè richiedere questo status solamente alle opzioni di fine vita?
        inoltre, per il poco che vale il mio parere, quanto ha detto si scontra con il concetto di libero arbitrio e quanto ne consegue.

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        • Panthom ha detto in risposta a marvo nicolao

          Le persone suicide sono affette dal 99% da depressione e scarsa autostima, mali facilmente curabili (non sempre). Tu vuoi invece il fallimento della medicina e la trasformazione dei medici in killer mercenari.
          Il libero arbitrio è anche uccidere la propria madre o guidare senza cinture di sicurezza, davvero vuoi legittimarlo sempre? E perché lo Stato non ragiona così? Nel diritto non esiste l’autodeterminazione totale.

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          • marvo nicolao ha detto in risposta a Panthom

            tra decidere di sè o degli altri c’è una bella differenza, mi pare. se non la vedi è inutile discuterne.

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            • Panthom ha detto in risposta a marvo nicolao

              Dove sarebbe la decisione “degli altri” nel mettere le cinture di sicurezza o indossare il casco? La vita è sacra (laicamente sacra) anche aldilà della tua opinione, tant’è che lo Stato la protegge anche se non vuoi. Puoi suicidarti ma non chiedere allo Stato di essere tuo complice…la vedi la differenza ora?

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            • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a marvo nicolao

              Come ho già scritto sopra nella realtà non c’è molta distanza tra il ritenere di avere una libertà individuale che abbiamo il diritto di gestire come ci pare e piace, e il realizzarsi di un continuo sgretolamento del bene altrui. Ti faccio solo due chiarissimi esempi: diritto di abortire = totale negazione del diritto alla vita del feto (che infatti si è costretti logicamente a non considerare una persona, perché altrimenti la contraddizione sarebbe evidente); normalizzazione dell’omosessualismo: mancanza totale di diritto da parte di coloro che verranno adottati ad avere una famiglia “naturale”, composta da padre e madre (e naturalmente anche qui c’è bisogno di tutto un apparato ideologico, perché altrimenti risulterebbe evidente la negazione di quel diritto sacrosanto).

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            • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a marvo nicolao

              Ti rendi conto di quale è il trucchetto? Basta “normalizzare” un comportamento (che nella realtà è altamente deviante ed è un male), per rendere conseguentemente quasi ovvio attribuire a tale “nuova” forma di comportamento dei diritti che in realtà corrispondono alla più violenta negazione dei diritti altrui, cioè alla negazione “ideologica” di tali diritti. Hitler e Stalini negavano i diritti altrui con la pura imposizione violenta della loro ideologia, oggigiorno si ottengono i medesimi identici risultati, travestendoli però da “diritti civili”. Un vero, assoluto, satanico schifo!

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        • beppina ha detto in risposta a marvo nicolao

          La decisione sul fine vita é/sarebbe una decisione senza ritorno e in genere viene/verrebbe formalizzata in un momento in cui la persona non é in immediato pericolo di vita. Tra il momento in cui la persona decide e il momento in cui viene messo in pratica il fine vita penso non esista un sistema oggettivo e sicuro per assicurare che nel frattempo qualcosa, anche di non noto inizialmente ovvero inconscio, non abbia modificato le condizioni che hanno portato alla originale decisione (all’inizio libera, consapevole e incondizionata). In altri termini una decisione libera, consapevole e incondizionata non può che essere legata al solo momento in cui viene attuata, proprio perché decisione senza ritorno. Invece il fine vita scelto in modo libero, consapevole e incondizionato al momento dell'”effettivo bisogno” difficilmente potrebbe avere i requisiti che ne possono eticamente giustificare l'”utilizzo” in quanto la persona o non é consapevole (es. stato vegetale), o non é libera (es. stato inconscio), o é condizionata (es. troppo debole, soggetta al dolore).
          Non capisco le perplessità sul libero arbitrio. Escludendo il libero arbitrio in ambito religioso (stiamo ragionando in base ad argomentazioni di natura prettamente “laica”) rimane il libero arbitrio in capo etico o in campo speculativo/filosofico. Nel primo caso non mi pare esista “scontro” in quanto l’individuo nel scegliere il fine vita comunque non potrebbe mai trovarsi sempre nelle condizioni di validità oggettiva della scelta in tutti i momenti della sua vita (prima, ora e dopo) mentre nel secondo caso allo stesso modo non dovrebbe esistere “scontro” in quanto non esiste il problema di eliminare l’indipendenza dell’essere dalla casualità della speculazione filosofica.

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          • marvo nicolao ha detto in risposta a beppina

            inizio ad essere stanco di rispondere a venti persone in contemporanea, quindi sarò breve.
            i tuoi dubbi sono sacrosanti e penso che qualunque ipotetica figura di assistente al suicidio (è di questo che parliamo, alla fine) ne debba essere profondamente consapevole. questa è una condizione imprescindibile. i casi che tu poni, poi, sono molto conplessi: in caso di coma, stato vegetativo eccetera personalmente non vedo perchè una decisione pregressa debba essere considerata invalida: anche in caso di morte, se il testamento risale ad anni prima si considera comunque valido. so che non è la stessa cosa, ma queste scelte sono solitamente il frutto di una vita di pensiero.
            piccolo esempio: suppongo che tu sia profondamente cattolica, e se non è così facciamo finta. subisci un incidente molto brutto e rimani in stato vegetativo per un anno (non voglio portare sfiga, sia chiaro). dopo quell’anno le tue condizioni si aggravano e arriva il prete per l’estrema unzione. a quel punto si inserisce un infermiere ateo militante che impedisce la somministrazione del sacramento perchè la tua volontà può essere nel frattempo cambiata.
            immagino che tu nei mesi di coma non possa avere maturato idee diverse sull’andarsene col conforto dei sacramenti.
            sto scrivendo una situazione fantascientifica ma ti rendi conto dove si arriva con le tue argomentazioni?
            per quanto riguarda l’effetto del dolore sulle decisioni di fine vita hai assolutamente ragione, ma dallo stesso fatto ne ricaviamo risposte differenti. per me il dolore è un fatto, non si può rimuovere a piacimento per guardare la situazione con freddezza. il dolore può rendere invivibile un vita fino a prima amatissima. guarda che nessun suicida non ama la vita. è quella che gli è capitata che non è più sopportabile.
            scusa la brevità e grazie per il tono civile della tua risposta.

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            • beppina ha detto in risposta a marvo nicolao

              Non mi pare di aver evidenziato dubbi, semmai dalle mie argomentazioni emerge la necessità di essere più “vigili” e “meno superficiali” quando si affronta un tema così delicato come il fine vita.

              Non può esistere la figura di assistente al suicidio perché l’ipotetica procedura di programmazione del fine vita non potrebbe rispondere appieno alla necessità che la scelta sia libera, consapevole e incondizionata, soprattutto nel tempo. Ed é proprio qui il punto debole circa l’invalidità o meno di una decisione pregressa da lei citata; la sussistenza di libertà, consapevolezza e mancanza di condizionamento può sussistere oggettivamente solo al momento della scelta (il giorno dopo la cosa potrebbe già cambiare anche per motivazioni non direttamente collegate al soggetto che ha messo nero su bianco questa scelta per iscritto).

              Allo stesso modo trattandosi di scelta senza ritorno e afferente ad un bene indisponibile per soggetti terzi (la propria vita) non valgono confronti incongrui come con il tema del testamento da lei citato.

              Il discorso dell’infermiera che impedisce al prete di dare l’estrema unzione (per far questo non é necessaria la presenza di un persona atea 😉 ) é allo stesso modo incongruo nel contesto del discorso in quanto l’estrema unzione é un sacramento afferente la realtà spirituale della persona e non la sua fisicità.

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    • Panthom ha detto in risposta a marvo nicolao

      Caro Marvo…la vita è piena di dolore, fisico e psicologico. Davvero pensi di affermare che è giusto rinunciare alla vita ogni volta che è presente il dolore? Vieni lasciato dalla fidanzata, provi dolore psicologico ed è giusto il suicidio? Il tuo migliore amico va a vivere in Francia ed è giusto suicidarsi perché senti dolore psicologico?

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      • marvo nicolao ha detto in risposta a Panthom

        come ho già detto a Daphnos, nessuno può sindacare su quanto può essere sopportabile o meno una vita altrui.

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        • Panthom ha detto in risposta a marvo nicolao

          Nessuno infatti vuole misurare la “sopportabilità”, sei tu invece che vuoi sindacare la legittimità del suicidio ogni qual volta lo si desideri.

          E’ il fallimento dell’umanesimo a cui hai aderito, te ne rendi conto?

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          • marvo nicolao ha detto in risposta a Panthom

            a parte che non ho aderito neppure alla bocciofila sotto casa, mi spieghi meglio, se ne hai voglia?
            io non uso il bilancino per pesare l’insopportabilità delle vite altrui ma, sì, riconosco il diritto a porre fine alla propria esistenza qualora il soggetto che ne esperisce la ritenga non ulteriormente sopportabile.
            e ritengo che, in caso di impossibilità fisica a procedere in tal senso, sarebbe un atto di pietà dare una mano.
            più cruda di così non riesco a pensarla.

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            • Panthom ha detto in risposta a marvo nicolao

              Il suicidio è libero, qualcuno ti sta impedendo di suicidarti? Altro discorso è chiedere complici per questo gesto, sopratutto richiedere che sia lo Stato a darti i mezzi per ucciderti. Questa non è pietà, questo è il fallimento della medicina e la trasformazione dello stato in Killer che uccide i suoi cittadini più falliti.

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    • lorenzo ha detto in risposta a marvo nicolao

      Qual’è la vita degna di essere vissuta?
      Quella del kamikaze che si lascia convincere a farsi esplodere per il trionfo dell’islam?
      Quella della signora che si lascia convincere a farsi ammazzare in una clinica svizzera per le porcate radicali?

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      • marvo nicolao ha detto in risposta a lorenzo

        sei un poco confuso: per vite degne di essere vissute fai due esempi di suicidi, per quanto squallidi.
        rileggiti, e magari leggi quello che ho risposto agli altri.

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        • Hugo ha detto in risposta a marvo nicolao

          Non credo che tu abbia il permesso di sindacare quali suicidi sono squallidi e quali no, rispetta il suicidio di tutti altrimenti ti contraddici da solo.

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        • LawFirstpope ha detto in risposta a marvo nicolao

          “come ho già detto a Daphnos, nessuno può sindacare su quanto può essere sopportabile o meno una vita altrui.”

          Cit. marvo nicolao, poco sopra

          vista questa insindacabilità che tu sostieni, non si può più fare distinzione tra eutanasia e suicidio, meno che mai si può parlare di squallore come hai fatto tu, contraddicendoti.
          In più quella della signora che si fa ammazzare in una clinica perché si sente psicologicamente un peso per i propri parenti mi sembra un esempio perfettamente calzante, al quale hai evitato di rispondere…

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  5. Umberto P. ha detto

    Manca sempre la vostra opinione sul caso della persona che soffre dolori incurabili 24h al giorno e chiede perchè dovrà patire questa tortura inenarrabile per altri TOT anni. Lì è veramente tosto far coincidere la visione laica con quella religiosa.

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    • Hugo ha detto in risposta a Umberto P.

      Non esistono dolori incurabili, la medicina palliativa oggi non lo permette per fortuna. Altro?

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      • marvo nicolao ha detto in risposta a Hugo

        tipo il coma indotto, vero? bella soluzione, molto rispettosa del malato.

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        • Hugo ha detto in risposta a marvo nicolao

          No, la medicina palliativa non è il coma indotto. Il coma indotto è la sedazione farmacologica con la quale si attende la morte nel sonno, è scelto ogni giorno da migliaia di pazienti in stato terminale. Evita di parlare di ciò che non sai, grazie.

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  6. giovanni ha detto

    voi invece che scrivete simili baggianate sui necrofili fate buona informazione?
    ci sono tante altre persone ,tra cui anche premi nobel, altrettanto autorevoli che sono a favore dell’eutanasia,scrivete solo ciò che vi fa piacere e poi criticate riguardo l’informazione?

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    • Hugo ha detto in risposta a giovanni

      Non capisco il collegamento tra Premio Nobel e eutanasia…forse che se un Premi Nobel dice che tua cugina si droga allora ha ragione a prescindere?
      La critica ai radicali è quella di sfruttare la sofferenza e la depressione dei malati terminali per le loro battaglie ideologiche a favore della morte, se fossero davvero interessati ad aiutare le persone sosterrebbero le cure palliative e la sedazione palliativa, ma di questo non dicono nulla e oltretutto strumentalizzano le ricerche scientifiche.

      Questi sono i mezzi della cultura della morte e della necrofilia, spero che tu voglia prenderne le distanze.

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      • giovanni ha detto in risposta a Hugo

        non hai capito cosa ho voluto dire , dovresti chiederti il perchè in questo articolo date voce solamente a persone della vostra stessa opinione e non anche ad altre , ed ogni cosa che non condividete la criticate dicendo è da ignoranti , dovresti fare lo stesso ragionamento anche con le persone che hanno parlato in questo articolo , se questi docenti e direttori hanno dicono che tua cugina si droga tu ci credi? non bisogna guardare e osservare da un solo lato

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        • Hugo ha detto in risposta a giovanni

          Non c’è nessun altro lato se non l’Associazione dei Cosciotti, la quale mente spudoratamente. Qualcuno ha per caso dimostrato che dicono il vero? E chi dice che bisogna dare voce a due opinioni diverse? A casa tua fai entrare un altro uomo che la pensa diversamente per prendere le decisioni su come arredare casa?

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        • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a giovanni

          Universalizzo la risposta di Hugo, perché si tratta di un principio assolutamente fondamentale, utilizzato per il plagio dell’opinione pubblica, in forma sistematica almeno dai tempi della rivoluzione francese.

          Presentare due opinioni opposte (che equivale al principio della libertà assoluta di parola), non garantisce QUASI MAI una possibilità maggiore di scegliere con obiettività, ANZI vale esattamente il contrario.

          Piccolo esempio banale, ma che ritengo indicativo: se chiami a testimoniare due donne molto diverse sul loro modo di vivere, Moana Pozzi e una suora, è molto probabile che i più verranno sedotti e corrotti dalle prospettive del sesso godereccio e libero, piuttosto che da una severa vita ascetica, che, prima di trasformarsi in una profonda esperienza mistica, comporta forte autocontrollo, disciplina e rinuncia a se stessi…

          Quello che conta è dunque avere criterio (quello della verità e del bene) già nella selezione delle voci da ascoltare.

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    • alessandro pendesini ha detto in risposta a giovanni

      A proposito dei premi Nobel :
      Sabato scorso é morto Christian de Duve 95 anni, non di morte naturale, la sua continua sofferenza irreversibile e insopportabile ha determinato la sua scelta : l’eutanasia…..Not Comment !

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      • Panthom ha detto in risposta a alessandro pendesini

        E allora? Nel mondo ci sono milioni e milioni di persone che scelgono di amare la vita e abbracciarla anche nella malattia. Perché non te ne frega nulla e speri solo che qualcuno chieda l’eutanasia?

        Te l’hanno mai detto che oggi la medicina palliativa non permette più che si muoia di “sofferenza insopportabile”? Ancora con questa solfa?

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        • alessandro pendesini ha detto in risposta a Panthom

          @Panthom

          Posso suggerirle di informarsi meglio ? Nella mia famiglia (lato moglie), c’é un medico encologo che è giornalmente confrontato a difficili e irreversibili stadi finali della malattia !
          Risulta che la medicina palliattiva -come lei dice giustamente- ha i suoi limiti ! Il dolore oncologico puo’ essere eliminato o stabilizzato circa 80% dei casi con l’uso di farmaci. O.K. Ma nel 20% rimanenti casi difficili le ripetute dosi di farmaci per alleviare il dolore (morfina -o simili) possono essere -anche se involontariamente- letali ! A questi livelli le cure ottimali al 100% non esistono. Purtroppo !

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          • Panthom ha detto in risposta a alessandro pendesini

            Se le cure palliative riducono involontariamente la vita non capisco quale sia il problema, in ogni caso esiste la sedazione farmacologica. Chiedi lumi a tua moglie…

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      • lorenzo ha detto in risposta a alessandro pendesini

        Continua sofferenza irreversibile e insopportabile?
        I giornali riportano che: “La sua decisione di procedere con l’eutanasia è arrivata dopo una caduta in casa…” Not Comment !

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  7. lorenzo ha detto

    I radicali hanno sfruttato la debolezza psicologica di Piera Franchini, una malata di cancro al fegato, per i loro porci disegni politici.
    Chiarito a cosa alludevo, il legame con la vita degna di essere vissuta è semplicemente quello che la poveretta, ed altri plagiati, sono stati convinti da alcuni maiali, e chiedo scusa ai maiali, che la loro vita avrebbe acquisito un alto valore sociale se si fossero fatti uccidere.

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    • lorenzo ha detto in risposta a lorenzo

      Chiedo scusa, ma doveva essere una risposta a marvo nicolao che mi contestava di non essermi spiegato bene quando collegavo vita degna di essere vissuta ed istigazione al suicidio.

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  8. alessandro pendesini ha detto

    Quando per un ammalato in fase terminale non esiste piu nessun rimedio efficace , e che il suo caso non puo’ che aggravarsi irreversibilmente, a questo punto solo lui è in grado di valutare (premesso non sia affetto di squilibri opatologie mentali) se vivere in quel modo ha ancora un senso, e di conseguenza decidere !
    Dobbiamo pero’ evitare di amalgamare « fase terminale irreversibile » con « stati depressivi o traumi psicologici », poiché questi casi sono raramente irreversibili, delle terapie e cure appropriate esistono attualmente e danno risultati (anche se non sempre) soddisfacenti.
    Comunque sia, quando lo stato di sofferenza insopportabile di una persona non puo’ che perdurare e/o aggravarsi, e che qualsiasi tipo di aiuto -psicologico compreso- dei medici curanti non da nessun esito positivo, a questo punto sta al soggetto -SPECIALMENTE SE LO CHIEDE TEMPESTIVAMENTE CON INSISTENZA- decidere cosa fare, e a nessun altro. Mi sembra imperativo che si accetti col diritto di vivere anche il diritto di morire dignitosamente limitando sofferenze assolutamente inutili.
    P.S. In Belgio e certi altri Stati, l’eutanasia non è considerata come reato, premesso che le regole etiche e deontologiche vengano imperativamente rispettate ! Non dobbiamo perdere di vista che per una persona in fase terminale, che soffre irreversibilmente le pene « dell’inferno », la morte potrebbe essere risentita come una forma di « benessere » incomparabile ! Comunque, “pas de panique”, grazie a certi farmaci ad hoc, casi del genere sono fortunatamente rarissimi.

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    • Piero B. ha detto in risposta a alessandro pendesini

      la morte potrebbe essere risentita come una forma di « benessere » incomparabile !

      “Essere o non essere…” a quanto pare da Shakespeare in su non è più un problema.

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      • alessandro pendesini ha detto in risposta a Piero B.

        @Piero B.
        Giusto ! –(mastico male l’italiano, ma quasto già lo sapete…)
        Correggo: la prospettiva -o immagine- della morte potrebbe essere di un grand sollievo per chi vive irreversibilmente “le pene dell’inferno”….

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        • LawFirstpope ha detto in risposta a alessandro pendesini

          … salvo poi andare a vivere altrettanto irreversibilmente le pene dell’inferno, quelle eterne e senza le virgolette, non male come sollievo! 😀

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          • Titti ha detto in risposta a LawFirstpope

            Ma se prendere della morfina, o farne somministrare, per alleviare i dolori devastanti di un blocco renale a seguito di cirrosi epatica in stato avanzato, può accorciare di qualche ora o giorno, il naturale decorso verso la morte, è considerata eutanasia, o sollievo pietoso da uno stato irreversibilmente doloroso con decorso mortale?

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            • LawFirstpope ha detto in risposta a Titti

              “2279 Anche se la morte è considerata imminente, le cure che d’ordinario sono dovute ad una persona ammalata non possono essere legittimamente interrotte. L’uso di analgesici per alleviare le sofferenze del moribondo, anche con il rischio di abbreviare i suoi giorni, può essere moralmente conforme alla dignità umana, se la morte non è voluta né come fine né come mezzo, ma è soltanto prevista e tollerata come inevitabile. Le cure palliative costituiscono una forma privilegiata della carità disinteressata. A questo titolo devono essere incoraggiate.”
              -Catechismo della Chiesa Cattolica

              Non so se la morfina sia tra le sostanze ‘lecite’ (non me ne intendo, francamente), ma nessuno impone torture a nessun altro: le cure palliative sono ammesse.

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              • Titti ha detto in risposta a LawFirstpope

                Ti ringrazio della risposta scevra di pregiudizi. La cosa che mi fece arrabbiare, fù l’insensibilità o l’incompetenza dei medici nel fornire un supporto sufficentemente corposo atto ad alleviare il forte dolore, tanto che dovetti prender io per il “cravattino” un medico di turno, e intimargli di andare nell’ambulatorio, aprire la cassaforte e mettere mano alla morfina. Sulla leicità dell’uso, se queste sostanze sono comunque detenute in un ospedale, è perchè l’uso è previsto: nel caso che ho descritto, il lesinarla, mi è sembrato inutile e crudele.

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                • edoardo ha detto in risposta a Titti

                  Scusa, eh?!, ma da come scrivi pare che in ospedale si siano tirati indietro con gli analgesici….Mah?!?!?!
                  Mio suocero è morto in casa un mese fa più o meno, di mesotelioma pleurico da eternit.
                  Dallo scorso agosto, quando se ne sono accorti, si è allettato definitivamente a fine autunno e a fine marzo è morto.
                  Dall’autunno, la comparsa dei primi dolori, il medico condotto, quello “normale” del paese, gli ha prescritto i cerotti di Durogesic, che durano tre giorni ogni applicazione.
                  Praticamente dall’autunno è stato SOTTO COSTANTE ANALGESIA DA NARCOTICI, al punto che a forza di stare sotto effetto, la sostanza lo mandava via di testa.
                  Il Durogesic contiene fentanyl, un narcotico sintetico molte volte più potente della morfina stessa, e che in passato è stato anche fabbricato clandestinamente per essere smerciato come eroina, della quale condivide tutte le caratteristiche: marcato effetto stupefacente, analgesia molto intensa, tolleranza ed assuefazione rapide a svilupparsi.
                  La preparazione in cerotti transdermici serve a rilasciare nel tempo il fentanyl in modo da renderlo disponibile per tre giorni, perché se venisse iniettato l’effetto sarebbe rapidissimo ma anche veloce a svanire, di più dell’eroina, la quale è più rapida ed intensa a fare effetto ma più veloce a svanire della morfina stessa.
                  E sta roba gli è stata prescritta stando in casa, non in ospedale.
                  E tu dici che in ospedale non lo sedavano il tuo parente?
                  Non metto in dubbio quello che dici, ma bisognerebbe sentire anche la campana del medico che l’aveva in cura, perché a mio suocero in casa hanno dato il fentanyl, e a quello in ospedale niente analgesia?
                  Probabilmente c’è qualche ragione che non sai, ed il medico, se fosse qua e potesse parlare, potrebbe spiegare perché e per come.
                  C’è qualcosa che non quadra nella storia…mah?!?!

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            • Laura ha detto in risposta a Titti

              L’iper femminista Titti si occupa pure di eutanasia? Una vera poliedrica, eh?? Come mai perdi tempo su questi argomenti piuttosto che guerreggiare contro la famiglia patriarcale? Hai forse perso smalto su quel versante?

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              • Titti ha detto in risposta a Laura

                La cosa ti tange? A me sì, per esperienza diretta, Lawfirtspope, perlomeno, invece di essere caustico off-topic, mi ha risposto, cosa che ho apprezzato.

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  9. alessandro pendesini ha detto

    L’opinione (in parte accorciata) di un teologo-cattolico che condivido pienamente :
    ……Ci sono però altri esseri umani che non riescono, o non vogliono, mantenere l’armonia tra la loro vita biologica, la loro vita psichica e la loro vita spirituale. Per loro la vita-bios diviene un tale carico di ansia, paure e sofferenze da risultare devastante per la salute psichica e spirituale. Che cosa significa in questo caso rispettare la loro vita? In che senso qui si deve applicare l’etica del rispetto della sacralità dellavita? E che cosa è più sacro: la vita biologica oppure la vita spirituale? A mio avviso rispettare la vita di un essere umano significa in ultima analisi rispettare la sua libera coscienza che si esprime nella libera autodeterminazione. E se un essere umano ha liberamente scelto di mettere fine alla sua vita-bios perché per lui o per lei l’esistenza è diventata una prigione e una tortura, chi veramente vuole il “suo” bene, chi veramente si dispone con vicinanza solidale alla sua situazione, lo deve rispettare. Questo sentimento di rispetto, se è veramente tale, deve tradursi in concreta azione politica, nell’impegno a far sì che lo Stato dia a ciascuno la possibilità di “vivere” la propria morte nel modo più conforme a come ha vissuto la propria vita, in modo tale che si possa scrivere l’ultima pagina del libro della propria vita con responsabilità e dignità. Il diritto alla vita è inalienabile, ma non si può tramutare in un dovere. Nessun essere umano può essere costretto a continuare a vivere. Un’ultima parola a livello teologico. Ha dichiarato Jorge Mario Bergoglio dialogando con il rabbino di Buenos Aires: “Occorre assicurare la qualità della vita”. Io penso che non vi sia al riguardo assicurazione migliore della consapevolezza che le nostre volontà siano rispettate da tutti, Stato e Chiesa compresi.
    Vito Mancuso, La Repubblica 5 maggio 2013

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    • Kosmo ha detto in risposta a alessandro pendesini

      Vito Mancuso “cattolico”???
      AH AH AH
      questa me la segno

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    • EquesFidus ha detto in risposta a alessandro pendesini

      Da quando Mancuso è un teologo, o anche solo un cattolico? Mancuso è solo un furbo venditore di fumo, uno gnostico incensato da tutto il laicismo italiano per le sue idee bislacche e contrarie al Magisterium tutto.

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    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a alessandro pendesini

      Un “deficiente” assoluto (in senso etimologico) di questo livello è veramente difficile trovarlo! Complimenti.

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      • alessandro pendesini ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

        Elementi biografici e formazione accademica di Vito Marcuso :
        Nato il 9 dicembre 1962 a Carate Brianza da genitori siciliani, è dottore in teologia sistematica. Dopo il liceo classico statale a Desio (Milano), ha iniziato lo studio della teologia nel Seminario arcivescovile di Milano dove al termine del quinquennio ha conseguito il Baccellierato, primo grado accademico in teologia, ed è stato ordinato sacerdote dal cardinale Carlo Maria Martini all’età di 23 anni e sei mesi. A distanza di un anno ha chiesto di essere dispensato dalla vita sacerdotale e di dedicarsi solo allo studio della teologia. Dietro indicazione del cardinal Martini ha vissuto due anni a Napoli presso il teologo Bruno Forte (attuale arcivescovo di Chieti e Presidente della Commissione Episcopale per la Dottrina della Fede della Cei), sotto la cui direzione ha conseguito il secondo grado accademico, la Licenza, presso la Facoltà Teologica “San Tommaso d’Aquino”.
        Ha quindi iniziato a lavorare in editoria (Piemme, Mondadori, San Paolo, ancora Mondadori) proseguendo lo studio della teologia per il terzo e conclusivo grado accademico, il Dottorato, conseguito nel 1996 con il punteggio di 90/90 summa cum laude. Tesi dottorale: La salvezza della storia. La filosofia di Hegel come teologia, primo relatore Piero Coda (attuale Presidente dell’Associazione Teologica Italiana). La tesi è stata in seguito pubblicata da Piemme col titolo Hegel teologo e l’imperdonabile assenza del Principe di questo mondo.
        Ricevuta la dispensa papale, si è sposato in una parrocchia milanese con Jadranka Korlat, ingegnere civile. Dal matrimonio sono nati Stefano nel 1995 e Caterina nel 1999.

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        • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a alessandro pendesini

          Guarda che se qualcuno, a differenza tua, ha conseguito tutti i titoli del caso e spara sciocchezze assolute, questo non lo rende meno colpevole, ma ben di più!

          Te ne mostro una. Il Nostro scrive: “E che cosa è più sacro: la vita biologica oppure la vita spirituale? A mio avviso rispettare la vita di un essere umano significa in ultima analisi rispettare la sua libera coscienza che si esprime nella libera autodeterminazione”.

          Dal che si deduce che per attuare il (verissimo!) principio per cui è più sacra la vita spirituale, bisogna rispettare la libera coscienza, QUALUNQUE cosa essa si autodetermini a scegliere e a mettere in pratica (non solo il suicidio, ma anche l’omicidio o qualunque altro crimine).

          Perché invece, se non si fosse d’accordo su quel “QUALUNQUE”, l’argomento non avrebbe di per sé alcuna validità, perché il criterio per misurarne la verità e la bontà sarebbe ad esso esterno, ossia coinciderebbe non con la “libera coscienza” e basta (come affermato dal nostro genio), ma con la VERITA’ attuata da una libera coscienza: il che fa tutta la differenza tra un’affermazione senza senso e un’affermazione vera, poiché rimette il problema alla questione se il suicidio possa eticamente ammettersi.

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  10. alessandro pendesini ha detto

    @a-theos

    Mi conceda una domanda politically correct : Vito Marcuso
    1° E’ credente o ateo ?
    2° E’ cattolico, protestante, evangelista o altro ?
    Grazie per la risposta

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