Alfred Hitchcock, la morte cattolica del maestro del brivido

Hitchcock cattolicoLa morte del celebre regista Hitchcock raccontata dal gesuita Henninger, testimone dei suoi ultimi giorni di vita.

 

Il regista inglese Alfred Hitchcock è certamente una delle personalità più importanti della storia del cinema. Autore di film capolavoro, come Psyco, Vertigo o L’ombra del dubbio, è anche definito il “maestro del brivido”.

Nato da entrambi i genitori cattolici, è cresciuto in un ambiente di rigorosa morale cattolica, «sono stato cresciuto come un bambino ben educato», disse.  Frequentò il Collegio salesiano e il St Ignatius’ College di Stamford Hill  (Londra). Rimase praticante per molto tempo anche da adulto, ed è interessante notare che tre dei migliori registi che abbiano mai lavorato a Hollywood, Frank Capra, John Ford e Alfred Hitchcock, erano tutti cattolici praticanti. Nel dicembre 1926 Hitchcock si è sposato con Alma Reville, ha sempre sostenuto di aver conservato la castità prematrimoniale.

 

Hitchcock e le lacrime dopo l’Eucarestia.

Ad un certo punto si è però allontanato dalla Chiesa e recentemente uno dei suoi biografi, Donald Spoto, ha scritto che Hitchcock avrebbe respinto la visita del sacerdote negli ultimi giorni della sua vita. A tale affermazione ha però risposto sul Wall Street Journal Mark Henninger, un sacerdote gesuita che assieme ad un suo confratello amico del regista, Tom Sullivan, è stato inviato da Hitchcock stesso poco prima di morire, per celebrare una Messa a casa sua. I due sacerdoti hanno quindi officiato la funzione religiosa per Alfred e Alma.

Ha scritto il gesuita: «Hitchcock era stato lontano dalla chiesa per qualche tempo e rispondeva alla messa in latino, come si usava tempo fa. Ma lo spettacolo più notevole è stato quando, dopo aver ricevuto la comunione, ha pianto in silenzio, le lacrime gli scendevano sulle enormi guance». La cosa si è ripetuta per altri giorni fino al 29 aprile 1980, quando il celebre regista è morto e il suo funerale si è svolto nella Good Shepherd Catholic Church a Beverly Hills.

 

Altri due attori: Bear Grylls e Martin Freeman.

Sempre a proposito di cinema, recentemente sul sito web spagnolo Religion&Libertad si è parlato di due attori. Il primo è l’avventuriero  Bear Grylls, conosciuto anche in Italia per la serie televisiva Man vs. Wild e uno dei più giovani scalatori dell’Everest. Al contrario di quanto si possa immaginare, il suo modello d’ispirazione non è un eroe del cinema d’azione, ma Madre Teresa di Calcutta, come ha spiegato lui stesso. Aggiungendo: «non ho paura di ammettere che ho bisogno di aiuto. Per questo la mia fede cristiana è stata una grande forza tranquilla e una forte spina dorsale durante le mie avventure».

Martin Freeman è l’altro attore di cui si è parlato, universalmente conosciuto sopratutto per aver interpretato Bilbo Baggins nei tre adattamenti cinematografici de Lo Hobbit. Freeman ha raccontato della sua giovinezza: «La mia pietra di paragone morale era Gesù. E anche se il rapporto con la mia fede non è mai stato così facile -non sono quello che si dice essere un cattolico praticante-, io sono una delle poche persone che conosco che crede davvero in Dio».  Innamorato del Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli, ha poi commentato: «L’idea che gli umili saranno esaltati è senza dubbio una grande idea, così, forse, si dice che la vita di Gesù è la storia più grande mai raccontata. Credenti o no, questa storia è la migliore lezione su come si deve guardare il mondo, ed è davvero difficile da applicare alla vita di tutti i giorni, essere cristiani è davvero difficile».

La redazione

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