Sesso prematrimoniale: la posizione della Chiesa (e della scienza)

Nella odierna società pansessualista, figlia della rivoluzione sessuale del ’68, ogni momento della giornata è stimolato da pubblicità, articoli, notizie e intrattenimento a base sessuale. E’ molto difficile offrire un punto di vista differente, se non fosse per la ragionevolezza della posizione della Chiesa, sarebbe quasi impossibile.

In particolare vorremmo parlare del sesso prematrimoniale, in occasione dell’uscita di uno studio scientifico  –pubblicato su APS Psychological Science e realizzato da ricercatori del dipartimento di psicologia dell’University of Texas- che ne sottolinea le controversie. Gli studiosi, attraverso un campione di 1.659 di fratelli dello stesso sesso seguiti dall’adolescenza (età media = 16 anni) all’età adulta, hanno rilevato che le coppie sposate o conviventi che avevano atteso a fare sesso avevano «significativamente ridotti i livelli di insoddisfazione nella relazione». Inoltre, coloro che hanno fatto sesso precoce nella vita, erano portati alla convivenza più che al matrimonio.

Prima di proseguire con studi scientifici precedenti che confermano questi risultati, è bene chiarire la posizione della Chiesa cattolica in merito (qui la visione sull’argomento presente nella Bibbia). Ne ha parlato con autorevolezza padre Maurizio Faggioni, docente di Teologia morale e ordinario di bioetica presso la Accademia Alfonsiana in Roma: «In prospettiva cristiana», ha spiegato, «la sessualità non è un bene di consumo o una fonte di gratificazione fine a se stessa» ma «si colloca nella luce della verità quando l’unione dei corpi simboleggia e compie l’unione delle esistenze e, quindi, esprime una relazione di totale coinvolgimento, di reciproca conoscenza, di corresponsabilità, di condivisione. Unirsi fisicamente al di fuori di questo contesto umano denso e impegnativo banalizza la sessualità, la appiattisce sulla genitalità e la svuota del suo significato più autentico, rendendola una “parola” vuota e superficiale, anche se momentaneamente esaltante». Il cristianesimo chiede all’uomo di essere uomo, di prendere sul serio anche il sesso, dono di Dio.

Ha proseguito il teologo: «L’unione sessuale trova il suo contesto appropriato soltanto nel matrimonio perché solo nel matrimonio, inteso come progetto globale di vita, la sessualità può esprimere le due dimensioni fondamentali dell’amore coniugale, la comunione e la fecondità». Dopo aver fatto una corretta distinzione tra i “rapporti occasionali” e i “rapporti prematuri”, padre Faggioni ha quindi concluso: «nella morale cattolica, i rapporti prematrimoniali non sono solo sconsigliati, ma sono proprio esclusi. La proposta pastorale per due fidanzati è di accordarsi con i tempi e le dinamiche della loro preparazione al matrimonio, crescendo nella giusta intimità e riservando alla vita coniugale l’espressione fisicamente ed emotivamente più completa del loro amore». Davvero interessante, per chi volesse approfondire ulteriormente, questo documento in cui oltre alla dettagliata spiegazione della posizione cattolica sono presenti diverse risposte alle più frequenti obiezioni.

La cosa fondamentale da capire, lo ha spiegato benissimo Mario Palmaro, è che la posizione della Chiesa non nasce per una impuntatura moralistica, né per una voglia di proporre dei sacrifici agli uomini, né per una prescrizione formalistica. Ogni insegnamento della Chiesa «ha un profondo significato antropologico: è proposta perché “fa bene” all’uomo, rispetta e promuove la sua più intima natura, lo aiuta a comprendere in profondità l’essenza del matrimonio».

Che la castità prematrimoniale venga insegnata per il bene per l’uomo (come tutte le verità morali), e non per qualche fissazione sessuofobica, lo rende chiaro l’indagine scientifica. Oltre allo studio citato inizialmente,  nel luglio scorso un team di ricerca presso la Cornell University ha scoperto che «il sesso prematrimoniale può avere degli effetti negativi sulla qualità della relazione». Nel 2010 uno studio pubblicato su Journal of Family Psychology e realizzato dalla Brigham Young University (Utah), ha intervistato 2.035 persone sposate, verificando che il sesso realizzato solo dopo il matrimonio permette di godere di un rapporto più forte e stabile nella vita di coppia. Nell’ottobre 2002 i ricercatori W. Sigle-Rushton e S. McLanahan hanno espresso, su Center for Research on Child Wellbeing della Princeton University, “preoccupazione” per l’aumento del tasso di sesso prematrimoniale (oltre ad altri fattori), il quale contribuisce ad un «impatto deleterio sui bambini, le famiglie e la società nel suo complesso». In questo articolo altri studi sulle conseguenze della convivenza prematrimoniale (e dunque presumibilmente anche del sesso prematrimoniale).

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97 commenti a Sesso prematrimoniale: la posizione della Chiesa (e della scienza)

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  1. massimo ha detto

    Condivido, è un argomento davvero difficile da proporre nella società di oggi e mi piace molto il fatto che la Chiesa non si adegui al mutare della società ma continui a proporre il suo identico messaggio, magari modificando solamente la modalità di divulgazione.

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  2. edoardo ha detto

    Io avrei delle obiezioni riguardo questo argomento, non in termini etici, ma pratici, invalsi ormai nell’uso comune.
    Solo due esempi: io e mia moglie ci siamo sposati nel 1983, al sesto mese di gravidanza. Siamo fuggiti nel 1981, furtivamente, e ci siamo ripresentati “col pancione”. Diciamo che è stata una fuga per compromissione, una “fuitina”, messa in atto di proposito, dunque era importante “consumare” e presentarsi poi a cose fatte, ed il “pancione” era il segno più chiaro e tangibile, in grado di vanificare qualunque tentativo di bloccare la cosa. E così è stato fatto. Dopo quel primo “pancione” ce ne sono stati altri tre. La cosa ha funzionato.
    Se non avessimo fatto così sarebbe stata molto più difficile la cosa.
    Nel mio paese una coppia di amici miei, o meglio lui amico lei conoscente, entrambi cattolici (lui è un confratello della Confraternita in cui ci sono anch’io), lei è mezza sagrestana, si sono sposati, lui 18 lei 17, anche lei col “pancione”. Per sposarsi hanno dovuto avere il nulla osta dal tribunale dei minori.
    Anche il quesl caso, a quel primo “pancione” ne è seguito un altro, ed il primo “pancione” l’anno scorso mi ha invitato alla festa del 18° compleanno.
    Il sesso pre sarà non ammesso, sarà quel che volete, ma siamo in tanti ad averlo messo in pratica, particolarmente in situazioni non facili da superare.

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    • Alèudin ha detto in risposta a edoardo

      in questo caso non si tratta di sesso pre-matrimoniale bensì di sesso PER-matrimoniale.

      🙂

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    • Salvatore ha detto in risposta a edoardo

      Ma in che Stato vivi?

      La Chiesa non detta mai delle regole ferree ma una posizione generale e la affida alle coscienze di coloro che vogliono prenderla sul serio. In casi particolari ognuno -se lo vuole fare- fa riferimento al proprio confessore, verificando assieme a lui l’opportunità di un comportamento rispetto ad un altro.

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      • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Salvatore

        Non iniziamo già a svicolare dalla verità: ogni tipo di rapporto prematrimoniale, per qualunque ragione avvenga, è un peccato mortale. Questa la semplice, limpida verità.

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        • Luigi Pavone ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

          anche un bacio passionale?

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          • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Luigi Pavone

            Ovviamente sì, se intendi una slinguata.

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            • Luigi Pavone ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

              data l’importanza della cosa sarebbe bene essere precisi, quali sono i baci leciti e quali invece quelli che costituiscono peccato mortale? Innanzitutto una definizione filosofica di slinguata mi pare necessaria. Poi serebbe anche bene dare un fondamento metafisico alla distinzione tra baci leciti (se ho ho capito bene esistono) e baci non leciti.

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            • Luigi Pavone ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

              dato poi che i baci illeciti nuocciono alla persona, ti chiedo se non sia il caso di emettere una ordinanza che li vieti, almeno in luogo pubblico.

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            • Filippo Chelli ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

              Non direi che un bacio con la “slinguata” è un peccato mortale.

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              • Luigi Pavone ha detto in risposta a Filippo Chelli

                Dal momento che l’etica sembra avere un fondamento metafisico, non si tratta di opinioni. Sono sicuro che a-theos=a-ethos ci dirà esattamente quali sono i baci leciti e quelli illeciti, cinsieme alla definizione filosofica di slinguata (non si tratta di una battuta, come potrebbe sembrare, perché l’etica è una disciplina filosofica, e se un filosofo morale ci dice che la slinguata è peccato mortale, della dislugata deve avere una definizione precisa) e al fondamento metafisico di quella distinzione.

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            • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

              Per rispondere a queste quasi-provocazioni, basterebbe conoscere il ruolo che la saggezza in etica e la prudenza nell’applicazione pratica svolgono nel tomismo. Sotto sotto le tue parole rivelano una concezione logicista sia della morale che del diritto positivo, ossia quella concezione secondo cui, posto un completo ordinamento giuridico (che è possibile), al giudice potrebbe sostituirsi un computer. Ma in filosofia del diritto è ormai pacifico che questa concezione sia la solita esagerazione positivista e/o neopositivista, dato che le famose “lacune” sono inevitabili.

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              • Luigi Pavone ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                beh, e questo che c’entra? Lascia stare cosa c’è sotto sotto le mie parole, lo sappiamo: luciferino leberalismo. Oh, avanti! Ora, poiché il bacio illecito è peccato mortale, cioè tale che se crepo dopo averlo dato, allora mi è preclusa la visione beatifica, o comunque non la passo liscia, sarebbe il caso di essere precisi su quali siano i baci leciti e quelli illeciti, non credi? Insomma, come diceva Nanni Moretti, le parole sono importanti. Tu ci credi o non ci credi alle cose che dici? Se ci credi è tuo dovere specificare esattamente a quali condizioni un bacio è illecito, a quali è invece lecito (su questo punto la nozione di slinguata non è chiara). Ti chiedo poi se non sia legittimo da parte delle autorità politiche vietare il bacio illecito, dal momento che nuoce gravemente alla persona. La domanda non è affatto provocatoria, ma piuttosto seria, dal momento che in altri post hai sostenuto che lo Stato dovrebbe proibire alle persone di farsi del male a patto di agire sulle azioni e non sul cuore. Lo Stato, a sentire le tue lezioni, non può sanzionare il desiderare di baciare la mia donna, ma sanzionare il bacio, quando è illecito.

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              • Luigi Pavone ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                ps. a proposito di quei post, so che ti devo una risposta, lo farò qui se il contesto me lo permetterà.

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              • Luigi Pavone ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                ps. ovviamente sarebbe fondamentale non solo precisare le condizione del bacio lecito e di quello illecito, ma anche darne un fondamento metafisico.

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                • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Luigi Pavone

                  E’ proprio in questa domanda insistente che vedo la tua tendenza logicista (e in ultimo platonica), simile in questo al tentativo lulliano di un “ars combinatoria” (lui la chiamava “ars magna”) universale (tentativo ripreso poi da Leibeniz e tanti altri).

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                  • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                    Leibniz

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                  • Luigi Pavone ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                    Chiamando bacio passionale quello che prefigura un “coinvolgimento sessuale profondo”, vuoi dire che, per non essere logicisti, dovremmo ammettere la possibilità che, da un lato, a costituire un illecito morale (e penale, nel caso in cui seguissimo il tuo suggerimento di perseguire il bacio passionale, come scrivi sotto) possa anche essere un bacio sulle labbra (senza il coinvolgimento della lingua), se questo prefigura un coinvolgimento sessuale profondo, e dall’altro che un bacio con il contatto delle lingue possa non costituire illecito morale e penale se esso è mera espressione d’affetto e non prefigura nessun coinvolgimento sessuale profondo? Significa questo non essere logicisti? Se è così l’anti-logicismo sembra essere una posizione etica legittima e condivisibile, ma sembra anche incompatibile con l’idea che il diritto naturale debba, laddove conveniente, laddove possibile, tradursi in diritto positivo. Esempio: come diavolo faremmo a perseguire il bacio passionale se questo non ha segni esteriori calcolabili logicisticamente? Il logicismo, come dici tu, sembra essere inevitabile.

                    Chi è un appassionato di cinema, come me, ricorderà senz’altro una bella scena del film Notorius di Alfred Hitchcock, il bacio tra Ingrid Bergman e Cary Grant ( http://www.youtube.com/watch?v=Zu8JASfWb6A ). Allora il bacio passionale era censurato al cinema e esistevano precise condizioni che lo identificavano (altrimenti sarebbe impossibile perseguirlo, come vorresti tu, dopo però aver passato sul mio corpo e quello di altri luciferini liberali). Un bacio passionale veniva identificato come tale attraverso il criterio della durata in cui le labbra restavano attaccate (un criterio molto più sottile di quello del coinvolgimento della lingua, dal momento che una durata eccessiva può prefigurare il coinvolgimento sessuale profondo più di quanto non possa fare un contatto rapido di lingue). Come vedrete dalla scena che ho linkato, il bacio durava ben oltre i limiti imposti dalla censura, ma non poté essere censurato perché astutamente Hitchcock spezzettò il lungo bacio con dialoghi volutamente scemi in modo tale che i singoli pezzetti del bacio non superassero i limiti temporali della censura 😀

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                    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      La risposta era diretta alla richiesta del “fondamento metafisico”, ovviamente.

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                    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      Non continuare a rompere con le sottigliezze inessenziali e rispondi prima agli argomenti fondamentali, cosa che eviti sempre accuratamente.

                      Quali sono i criteri tramite i quali si identifica un borseggio?

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                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      Beh, ho risposto ai tuoi ultimi commenti in generale. Sotto trovi comunque un’altra mia risposta più particolare sul diritto naturale.

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                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      Perché mi sgridi sempre? Sotto trovi un mio commento sulle cose più fondamentali!

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                    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Luigi Pavone

                      Hai ragione, me ne scuso, se realmente la tua pignoleria è in buona fede; ma a volte ho l’impressione che insisti su questioni secondarie o la cui chiara risposta è già implicita in quanto detto, semplicemente perché ti intestardisci o non sei pienamente onesto intellettualmente. Ma, naturalmente, posso sbagliarmi.

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              • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                Allora, facciamo una lezioncina da catechismo di IV elementare, partendo però da qualche considerazione intorno alla dottrina della legge naturale in San Tommaso.

                1) Non potendo fare un corso intero sulla legge naturale (il libro citato sotto è un ottimo testo, a parte certe considerazioni di fondo che non condivido), dirò sinteticamente che per San Tommaso (e secondo verità) la legge naturale è composta di due livelli: a) quello dei principi primi della sinderesi, b) quello delle derivazioni deduttive dai principi primi. Le leggi fondamentali del diritto naturale corrispondono ai 10 comandamenti.

                2) Ora il diritto positivo aggiunge un’altra accezione della nozione di “legge”, poiché la legge positiva direttamente deriva dalla volontà del legislatore (e per questo in sé non è diritto “naturale”, ma, appunto, “positivo” o “artificiale”); legislatore che però è tenuto, in quanto essere umano, a servirsi della propria razionalità (la stessa che si usa per “scoprire” i precetti derivati della legge naturale), che è “strumento naturale”, nel promulgare le leggi positive. Si può dire che, quando l’uomo utilizza la ragione pratica per derivare i principi secondari del diritto naturale, la sta usando per scoprire tutte le implicazioni pratico-etiche della propria stessa natura (e con ciò scopre la struttura e le articolazioni profonde delle legge naturale), mentre quando usa la ragione pratica per promulgare le leggi positive, sta trovando soluzioni artificiali (regole positive) per adattare il comportamento sociale umano alla legge naturale (di per sé immutabile). In questo adattamento è implicita una certa “variabilità”, in dipendenza dalle circostanze particolari; variabilità che spiega perché le legislazioni promulgate in diversi paesi possano legittimamente differire, pur restando immutabile la legge naturale a cui in ultimo si riferiscono, e devono sempre riferirsi, le leggi positive.

                “Secondo l’impostazione di Aristotele […] l’intenzione del legislatore è di indurre gli uomini alle virtù che sono dettate dal diritto naturale, nella consapevolezza, però, che il modo di osservare i dettami della legge naturale non può essere identico in persone che si trovano in diverse condizioni” (Aldo Vendemiati, San Tommaso e la legge naturale, Urbaniana University Press, 2011, p. 141).

                3) Lezione di catechismo: il VI comandamento proibisce tutti gli atti contrari al giusto uso della sessualità, sia essa agita prima o dopo il matrimonio sacramentale. Un bacio dato in modo non semplicemente da costituire legittima espressione di affetto tra fidanzati, ma in modo da costituire prefigurazione più che esplicita del coinvolgimento sessuale più profondo, che si può avere solo all’interno del matrimonio, è già sicuramente un atto di trasgressione grave del sesto comandamento, perché fomenta direttamente quelle passioni, la cui esplicitazione è lecita solo all’interno del matrimonio. E questo certamente non aiuta i fidanzati a vivere la necessaria castità pre-matrimoniale, ma, tutto al contrario, va nella direzione opposta (il che è un male).

                4) La legislazione positiva dovrebbe fare rientrare queste espressioni moralmente illecite della sessualità nell’ambito degli atti che sono proibiti in quanto “atti osceni”.

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                • G.T. ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                  Attenzione: Pasolini diceva in Italia ci sono moralisti e qualunquisti; cerchiamo di non essere rigidi.

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                • Luigi Pavone ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                  Non appartiene al diritto naturale la proibizione di rapporti sessuali prematrimoniali, dal momento che il diritto naturale è valido anche in contesti un cui non esiste un diritto positivo, e quindi a fortiori in contesti un cui non esiste l’istituto matrimoniale religioso o civile! Dal punto di vista del diritto naturale è priva di senso l’espressione stessa “rapporti sessuali prematrimoniali”.

                  Solo di passaggio, può darsi che su questo io sbagli, ma a me non pare che l’intero decalogo possa costituire legge naturale. Stante alla filosofia di Tommaso, a me sembra che dovremmo piuttosto dire che il decalogo è legge naturale salvo il primo comandamento, in cui non si fa riferimento non un Dio “naturale”, ma quello della rivelazione storica.

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                  • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Luigi Pavone

                    Ma ti rendi conto del filo logico di ciò che dici? La proibizione (etica) dei rapporti prematrimoniali non dipenderebbe dal diritto naturale, pur essendo valido il diritto naturale anche in assenza di quello positivo, perché non in tutte le società esiste il diritto positivo?

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                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                      Forse non mi sono spiegato. La proibizione dei rapporti prematrimoniali non appartiene al diritto naturale, perché il diritto naturale è valido anche in contesti in cui non esiste alcun diritto positivo, e quindi nessun istituto matrimoniale civile o religioso. Il diritto naturale può comuqnue prescrivere di non avere rapporti sessuali con donne che non ami anche spiritualmente, e contestualmente può anche prescrivere di amare una sola donna in tutta la tua vita, ma non può prescrivere di non avere rapporti sessuali prematrimoniali. Questo significa che la proibizione dei rapporti prematimoniali è destituita di fondamento, non è etica in senso pieno, ma è una regola religiosa che, quanto al suo fondamento nel diritto naturale, è equiparabile alla regola religiosa di non mangiare le fave (pare fosse una regola vigente presso i pitagorici). Capito?

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                    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                      No, non ho capito. Il diritto naturale dice come le cose dovrebbero essere e come non dovrebbero essere, in maniera del tutto indipendente dal fatto che poi, contingentemente, esista o no la possibilità di realizzare un diritto positivo che ad esso si ispiri.

                      Il motivo che San Tommaso adduce per l’indissolubilità del matrimonio è che la natura razionale-spirituale dell’uomo implica una cura della prole che non consiste solo nel sostentamento materiale, ma anche nell’educazione morale e intellettuale, e per questo c’è bisogno dell’indissolubilità.

                      I rapporti fuori da un matrimonio indissolubile sono vietati dal diritto naturale, perché il fine principale della sessualità è quello procreativo ed educativo (San Tommaso non si sogna di parlare, né tanto meno di equiparare, un ulteriore “fine unitivo” a questo).

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                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                      Il precetto di non avere rapporti prematrimoniali è infondato dal punto di vista del diritto naturale, perché una tale prescrizione non potrebbe costituirsi se non in realazione all’istituto positivo matrimoniale. Poiché il diritto naturale è indipendente da quello positivo, ogni norma i cui mattoni dipendono o fanno parte del diritto positivo non è una norma naturale. Infatti, se una norma siffatta appartenesse al diritto naturale, il diritto naturale cesserebbe di essere naturale. Non può esistere una proibizione morale di quel tipo, a meno che non si dia un significato di “matrimonio” che prescinda dall’istituto giuridico positivo, un significato naturale.

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                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                      Se per matrimonio si intende ciò che tipicamente si intende quando si afferma che non è moralmente lecito avere rapporti sessuali prematimoniali, allora una regola di tal genere è una regola meramente religiosa, come quella di non mangiare le fave, o non mangiare carne il venerdì.

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                    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                      Ti ho già risposto esponendoti la dottrina di San Tommaso, che afferma esplicitamente, e dimostra, essere il matrimonio indissolubile richiesto dal diritto naturale. Il sacramento porta poi a ulteriore perfezione il diritto naturale, ma anche come sacramento, ti ricordo, i ministri del matrimonio sono gli sposi stessi (tramite il loro accordo), non il sacerdote.

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                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                      Scusami, ma cosa c’entra l’indissolubilità del matrimonio? Qui parliamo della proibizione dei rapporti sessuali prematrimoniali, atteniamoci a questa, per favore. Io ti sto dicendo che se per “matrimonio” intendiamo l’istituto giuridico positivo civile o religioso, quella norma non ha fondamento nel diritto naturale, ma è una regola meramente religiosa. La ragione per quale quella norma non può trovare fondamento nel diritto naturale è che il diritto naturale non contempla l’istituto matrimoniale positivo. Il diritto naturale può proibire senz’altro di avere rapporti sessuali con una donna che non ami spiritualmente, può anche prescrivere di amare una sola donna etc., ma non può prescrivere di non avere rapporti prematrimoniali. In pratica, se io ho rapporti sessuali con la donna che amo, anche prima del matrimonio inteso come istituzione giuridica positiva religiosa o civile, non vengo meno PER CIÒ STESSO al diritto naturale. Non potrebbe accadere ciò. Non c’entra l’idissolubilità del matrimonio.

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                    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                      C’entra eccome! Appena posso rispondo, sperando nel frattempo non cada la solita (odiosa ;-)) censura di fine commenti.

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                    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                      I rapporti prematrimoniali sono proibiti dal diritto naturale, perché la sessualità ha come fine fondamentale la procreazione, che, nel caso dell’uomo, comporta anche un’educazione morale e intellettuale implicante una stabilità definitiva (indissolubilità) della relazione tra un uomo e una donna. In altre parole, dato che i rapporti prematrimoniali implicano strutturalmente l’assenza di quella stabilità che è una condizione morale necessaria della loro liceità, ecco cosa c’entra l’indissolubilità.

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                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                      è palesemente falso che in rapporti prematrimoniali IN QUANTO TALI implicano l’instabilità di cui parli. Se fosse vero, in società prive di istituto matrimoniale ogni rapporto sessuale sarebbe in violazione del diritto naturale. Dal punto di vista del diritto naturale, non ha proprio senso parlare di rapporti prematrimoniali, e dunque a fortiori non ha senso proibirli. Ma come diavolo fai a non capire questo?

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                    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                      Guarda che non sto parlando di “rapporti sessuali simpliciter”, ma di quelli “prematrimoniali”, che per definizione (prescindendo proprio dal matrimonio, che ha senso solo quando indissolubile) non avvengono con la garanzia della stabilità: quindi dire “rapporto sessuale prematrimoniale” equivale a dire “rapporto che avviene in assenza di una stabilità garantita” della relazione tra i due partners. Come diavolo fai a non capire questo?

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                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                      In quale vocabolario “rapporto prematrimoniale” significa “rapporto instabile”? In una società priva di istituto matrimoniale tutti i rapporti sessuali sarebbero instabili, dunque non ci sarebbe modo di agire conformemente al diritto naturale, senonché il diritto naturale è tale in quanto può essere rispettato anche in assenza di diritto positivo. “rapporto prematrimoniale” è una categoria non pertinente per il diritto naturale.

                      Non ti conviene insistere su questo punto 😀 Le cose stanno come ti ho detto: dal punto di vista del diritto naturale nessun rapporto prematrimoniale è immorale in quanto prematrimoniale.

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                    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                      Mi prendi in giro? Stai forse cavillando in ragione del fatto che mi attribuisci l’affermazione “rapporto sessuale instabile”, invece di quella “rapporto sessuale che avviene nel contesto di una relazione non indissolubile tra i due partners”?

                      E non ho mai detto che sia necessario il diritto positivo a fondamento dell’essenza del matrimonio. Il contesto di indissolubilità della relazione tra uomo e donna, che è necessario affinché si possano avere rapporti sessuali moralmente leciti secondo il diritto naturale, deve essere in primo luogo una decisione irrevocabile dei due partners ed è per questo, come ti ho già fatto notare, che anche nel sacramento cattolico del matrimonio i celebranti il matrimonio sono i due sposi, perché è il loro reciproco-irrevocabile impegno che costituisce l’essenza del matrimonio, che viene poi ratificata da Dio, tramite il Suo rappresentante.

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                    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                      “Una cosa può essere naturale in due maniere: primo, perché prodotta necessariamente da cause naturali: cioè come è naturale per il fuoco salire verso l’alto. E il matrimonio in tal senso non è naturale: come non lo è quanto viene compiuto con il libero arbitrio.
                      Secondo, può dirsi naturale una cosa cui la natura ha inclinazione, ma che viene compiuta mediante libero arbitrio: sono naturali il tal senso gli atti di virtù. E in questo senso è naturale il matrimonio: poiché ad esso la ragione naturale inclina per due motivi. Primo, per raggiungere il suo fine principale che è la prole. Infatti la natura non mira soltanto alla generazione della prole, ma anche al suo sostentamento e alla sua educazione fino alla maturità perfetta dell’uomo in quanto uomo, cioè alla formazione nella virtù. […] Ora il figlio non potrebbe essere educato ed istruito, se non avesse genitori ben noti e determinati. E questo non avverrebbe, se non ci fosse un legame stabile dell’uomo con la donna” (San Tommaso, Summa Theologiae, suppl. q. 41, art. 1, Titolo dell’articolo: Se il matrimonio sia di ordine naturale).

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                  • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Luigi Pavone

                    Sì, infatti, nelle società che non prevedano l’indissolubilità della relazione tra uomo e donna come precondizione della liceità morale all’esercizio della sessualità, i rapporti sessuali avvengono in palese violazione del diritto naturale (poiché sarebbe un puro caso che l’indissolubilità si realizzi).

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                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                      Sei ancora fuori strada, perché anche in società che non prevedono l’indissolubilità del matrimonio l’uomo può sempre rispettare il diritto naturale. Appartiene alla definizione di diritto naturale una tale possibilità. Mi dispiace, ma oltre a presentare ragionamenti erronei, stai facendo confusione e diffondi il falso e il terrorismo etico. I rapporti prematrimoniali, per le ragioni che ti ho detto, non sono in quanto prematrimoniali in violazione del diritto naturale.

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                    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                      L’essenza stessa dei rapporti sessuali implica l’indissolubilità della relazione tra uomo e donna, ergo, ove rapporti sessuali intercorrano in assenza di tale indissolubilità della relazione, i rapporti sessuali vengono attuati in violazione al diritto naturale che li riguarda. Naturalmente, tanto per prevenire una sciocca obiezione, i rapporti sessuali al di fuori di un’unione indissolubile sono contro-natura nel secondo significato in cui “natura” è definita nel testo precedentemente citato di San Tommaso e non nel primo senso (ossia un rapporto sessuale prematrimoniale ovviamente non è contro la propria natura fisiologica per il fatto di avvenire al di fuori di una relazione matrimoniale).

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                  • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Luigi Pavone

                    Mi pare che la citazione appena fatta di San Tommaso dimostri con evidenza che il matrimonio appartiene al diritto naturale e dunque non può essere considerato solo come prodotto di quello positivo. E’ un po’ più chiaro il tutto, adesso? Mi pare che sei tu a non dover insistere nel sostenere opinioni errate su materie che evidentemente non conosci a dovere.

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                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                      Mi pare che la citazione dimostri che ho ragione io. Sei completamente fuori strada. Il tuo ragionamento è pieno di errori.

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                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                      L’errore logico che commetti è molto banale, e purtroppo diffuso anche in persone che potrebbero permetterselo. Non poche persone derivano da

                      A –> B

                      non-A –> non-B

                      Cioè, passando dallo schema ai nostri contenuti, dalla affermazione di Tommaso che il matrimonio è naturale non puoi derivare che ciò che non è matrimoniale (per esempio in quanto prematrimoniale) non è naturale.

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                    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                      Allora, mettiamo ordine nei tuoi sofismi.
                      1) Ora riconosci che il matrimonio appartiene al diritto naturale, cosa che prima negavi, sostenendo una nozione di matrimonio puramente giuridico-positiva. Dunque, contrariamente a quanto continui a ripetere ignorando la verità delle mie risposte, anche laddove non vi fosse istituzione matrimoniale positiva, il matrimonio di diritto naturale potrebbe esistere e il diritto naturale non risulterebbe dipendere necessariamente da quello positivo.

                      2) Ovviamente non mi sono mai sognato di dire che, poiché camminare non è matrimoniale e matrimoniale è naturale, allora camminare non è naturale. Invece ho detto che, poiché avere rapporti sessuali per natura propria implica il matrimonio (e lo può implicare senza uscire dall’ambito del diritto naturale, dato che il matrimonio stesso è un dato in primo luogo appartenente al diritto naturale), avere rapporti sessuali al di fuori del matrimonio, è contro la natura dei rapporti sessuali stessi, cioè è contro il diritto naturale che attiene alla sessualità. E ti sfido a trovare un qualunque vizio logico in questo ragionamento.

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                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                      Negativo. Il matrimonio non appartiene al diritto naturale, specie quello religioso, che è un sacramento (catechismo elementare), e dunque esorbita dall’ambito dall’ordine delle cose naturali. Il matrimonio è naturale non nel senso che appartiene al diritto naturale, ma nel senso che è conforme al diritto naturale, trovando anche in esso una giustificazione.

                      Non puoi mettere oridine nei miei sofismi, perché i sofismi li stai facendo tu. Una coppia non-sposata, i cui rapporti sessuali sono dunque tutti prematrimoniali, unita tuttavia indissolubilmente in piena libertà e coscienza rispetta il diritto naturale. Adesso non risponderò più alle tue sciocchezze, perdonami, ma è inutile spiegare le cose ai sordi.

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                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                      ps. ovviamente possiamo chiamare “matrimonio”, in senso naturale, l’unione indissolubile di due persone, ma una tale unione può occorrere prima, dopo, durante il matrimonio giuridico, civile o religioso. Ti ripeto — se poi vuoi capire capisci, se no pazienza –, anche coppie non sposate possono improntare il loro comportamento in generale, includendo anche quello sessuale, al diritto naturale.

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                    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                      Fai come ti pare. Noto solo che ad ogni mia risposta sei costretto a rimangiarti l’obiezione e a passare ad altre argomentazioni (anch’esse errate), oppure a ripetere testardamente e disonestamente le stesse obiezioni (è il caso del primo punto qui sotto). Poi chi è sordo, purtroppo per te, lo stabilirà Nostro Signore al momento giusto.

                      Ed ecco l’erroneità delle tue ulteriori argomentazioni:
                      1) Sul fatto che il matrimonio non appartenga al diritto naturale, più che averti ritrascritto uno dei passi in cui San Tommaso tematizza esplicitamente la questione, non so che fare. Mi accontento di stare in sua compagnia, evidentemente 😉 San Tommaso ed io sbagliamo e tu hai ragione…

                      2) Il tuo secondo punto non è del tutto errato, nel senso che nel caso in cui si sia in una società che non conosce istituzione matrimoniale positiva (ma temo sia un caso del tutto teorico, perché ogni civiltà ha riconosciuto rilevanza pubblica al matrimonio), dato che il matrimonio è in primo luogo di diritto naturale basato sul consenso reciproco delle volontà, allora in assenza di un istituzione matrimoniale positiva e/o religiosa, non si evita di andare contro il diritto naturale, semplicemente manifestando la propria reciproca volontà all’indissolubilità. Ma appena si viva in una società dotata di istituzione matrimoniale positiva e/o religiosa, prescinderne diviene contro il diritto naturale, perché implica proprio la volontà di non attingere alla migliore garanzia di stabilità della relazione. E’ la stessa cosa che accade per la religione: l’ignoranza giustificata della religione vera (quella cattolica), non è colpevole, ma se si conosce l’esistenza della religione vera, rifiutarla è una colpa.

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              • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                Per quanto riguarda il “fondamento metafisico”, sei un po’ de coccio! Cosa ti aspetti, una corrispondenza diretta con “entità” metafisiche, come le idee platoniche, per ogni principio della legge naturale? Il fondamento metafisico dell’etica e anche delle leggi positive è la natura umana IN QUANTO CREATA DA DIO; dunque in ultima analisi il fondamento metafisico dell’etica è Dio stesso, non esistendo il Quale, anche la presenza di una natura umana, non basterebbe a fondare razionalmente l’etica.

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          • gianfranco56 ha detto in risposta a Luigi Pavone

            …non ho mai visto e conosciuto nessuno che si ferma al bacio….anzi, proprio il bacio è la cosa più intima che ci sia…per questo, per esempio, le prostitute non baciano mai…..

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            • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a gianfranco56

              Esatto: un bacio di quel tipo, cioè del tipo che fomenta direttamente le passioni sessuali più profonde, non è un “semplice bacio innocente”. Non è troppo difficile da capire, se si è onesti.

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        • Semelets ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

          Ti sbagli: i rapporti extraconiugali (il termine prematrimoniale non sarebbe molto corretto) sono materia grave (come del resto anche il furto o l’omicidio), ma si configurano come “peccato mortale” solo quando siano presenti le altre due condizioni: piena avvertenza e deliberato consenso.
          Questo non significa che vi siano casi in cui tali rapporti possano essere legittimati.
          Significa che quando si parla di peccato ci si riferisce a qualcosa che racchiude in sè elementi oggettivi (la materia grave) ed elementi soggettivi (piena avvertenza e deliberato consenso).
          E’ vero quindi che i rapporti al di fuori del matrimonio non sono mai leciti, ma allo stesso tempo non è scontato che ogni rapporto si configuri come peccato mortale.

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          • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Semelets

            Hai perfettamente ragione e infatti le mie parole non si sono mai sognate di negare questi fondamentali richiami alla dottrina morale cattolica. Non sto affermando che soggettivamente ogni atto del genere corrisponde ad un peccato mortale, ma oggettivamente sì. Inoltre anche sulla “piena avvertenza”, bisogna intendersi, perché va considerata anche l’ignoranza colpevole.

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      • Semelets ha detto in risposta a Salvatore

        Secondo me non è compito del confessore verificare l’opportunità di un comportamento piuttosto che un altro. Compito del confessore è ascoltare i peccati, cioè quegli atti, da me compiuti, che ho già percepito come male, come peccato e di cui mi vergogno (mi pento). Il confessore è solo un “sacro burocrate”, che prende atto del mio pentimento e mi assolve in nome di Qualcun Altro. E’ compito invece di un direttore spirituale quello di accompagnare un’altra persona nel cammino della fede e delle scelte etiche e questi può essere, a seconda dei casi e del momento, comprensivo o esigente, inflessibile o paziente.
        Racchiudere in un’unica persona la figura del confessore e del direttore spirituale secondo me è controproducente, perchè spesso il risultato è quello di una confessione annacquata, che tende nel tempo a trasformarsi in un’amabile chiacchierata con progressiva perdita del senso della gravità del peccato come possibilità di dannazione eterna.

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        • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Semelets

          Su questo non sono per nulla d’accordo, né sul piano teorico, né su quello delle risultanze fattuali. E’ invece buona norma che si abbia un direttore spirituale fisso, che sia anche il nostro confessore principale. E’ proprio nei “rapporti sporadici” di figliolanza spirituale che si insinua spesso l’impossibilità di essere, e purtroppo spesso di “voler essere”, poco chiari sulla dottrina. Il confessore poi non solo ha il diritto, ma il dovere inderogabile di andare oltre la percezione soggettiva che il penitente ha dei propri peccati, quando si renda conto che essa è carente rispetto alle verità oggettive della fede e della morale; altrimenti rischia, dando un’assoluzione invalida, di essere lui in pericolo di dannazione eterna. Quanti confessori non si rendono conto della loro enorme responsabilità di fronte a Nostro Signore! Gli è stato affidato il potere più alto (anche se per delega), quello di rimettere o NON RIMETTERE i peccati…

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          • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

            Ops: “l’impossibilità di essere, e purtroppo spesso di “voler essere”, CHIARI (senza il “poco”).

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          • Semelets ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

            Naturalmente qui non si tratta di questioni di principio. A me sembra che il confessore che non ci conosce sia più libero di fare anche quello che tu dici, cioè sondare le nostre percezioni e la sincerità del nostro pentimento ed eventualmente negare l’assoluzione. Può essere cioè più freddo e distaccato nell’esercizio del ministero, mentre è inevitabile che col direttore spirituale (fisso ovviamente) si instauri una relazione umana che rende tutto più sfumato e difficile.
            Mi pare insomma che, tenendo le due figure distinte, ciascuno possa svolgere al meglio il proprio ruolo, ma, come ripeto, è soltanto una mia impressione.
            Per quanto riguarda invece l’altra questione, quella dei peccati mortali, rimane un errore quello di dire che un determinato atto è oggettivamente un peccato mortale. Un atto può essere intrinsecamente cattivo ed è questa la sua oggettività, mentre il concetto stesso di peccato implica una soggettività da cui non si può prescindere, cioè la volontà (che è sempre soggettiva) di fare il male.

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            • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Semelets

              Sarebbe un po’ come dire che i genitori che non sono i nostri e non ci conoscono sarebbero sempre i nostri migliori educatori… Il che mi pare alquanto azzardato e soprattutto non corrispondente alle mie ed altrui esperienze di direzione spirituale.

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              • semelets ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                L’esempio è sbagliato, perchè nel nostro caso il ruolo di educatore è proprio quello del direttore spirituale e anch’io dico che il direttore spirituale dev’essere fisso, perchè deve arrivare a conoscerci, lavorando, come i genitori, su tempi lunghi.
                Il sacramento della confessione sta su un altro livello e la sua finalità intrinseca, la sua essenza, non è di tipo educativo: si tratta essenzialmente del perdono dei peccati che ho commesso e di cui sono già pentito; gli altri aspetti, per quanto auspicabili, sono un corollario: il confessore può essere un perfetto imbecille e questo non diminuisce in nulla il valore della sua assoluzione. Il tuo esempio conferma piuttosto la grande confusione che si è creata tra confessione e direzione spirituale.

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                • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a semelets

                  Non riesco proprio a capire da dove ti derivi la certezza che se un direttore spirituale ti conosce bene, diminuisce la sua capacità di aiutarti anche durante la confessione. Di confessori e direttori spirituali ne ho avuti alcuni fissi, molti altri saltuari e, specialmente con i tempi che corrono dopo il Vat.II (molto spesso, purtroppo, i preti educati dopo il concilio sono molto ignoranti, quando non apertamente eretici), ti assicuro che durante la confessione sono spesso io a insistere per confessare peccati che, appena nominato il genere, loro non vorrebbero nemmeno ascoltare…

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                  • Semelets ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

                    Caro atheos, la mia non è una certezza ma, come ho detto prima, un parere personale, un’impressione.
                    La mia impressione è che nel corso degli anni sia maturata la convinzione che il sacramento della confessione sarebbe stato meno ostico, più “appetibile” ed efficacie se inserito in un cammino di direzione spirituale, dove confessore e direttore spirituale sono la stessa persona.
                    La mia impressione (non è una certezza) è che da questo mix ne esca indebolito il sacramento della confessione e anche il tuo ultimo intervento sembra confermare questa mia impressione: a me non interessa nulla che il confessore sia colto o ignorante, eretico o ortodosso, o se si addormenta durante la confessione; a me basta che dia l’assoluzione dopo che, pentito, ho confessato le mie colpe. Le qualità di cui parli sono indispensabili per chi voglia assumersi la responsabilità della direzione spirituale, mentre, per il confessore, se ci sono, bene, se no è lo stesso. Insistere sull’importanza di inserire la confessione in un cammino di direzione spirituale significa, in prospettiva, affossare ulteriormente questo sacramento già in crisi, rendendolo una pratica elitaria: non possiamo nasconderci infatti che la direzione spirituale sarà sempre una scelta di pochi. Vi è inoltre il fatto che è più facile mettere a nudo se stessi di fronte a un perfetto sconosciuto, piuttosto che a una persona con cui siamo entrati parzialmente in confidenza e di fronte alla quale siamo tentati di addolcire la nostra immagine per attenuare l’imbarazzo. Direttore spirituale e confessore inoltre “lavorano” con dinamiche e tempi completamente diversi: il direttore spirituale, quando non voglia atteggiarsi a “dittatore spirituale”, opera necessariamente su tempi lunghi, lunghissimi, perchè deve accompagnare la maturazione spirituale di una persona. Il confessore invece entra in scena a “giochi fatti”, quando la persona ha già preso coscienza delle proprie colpe e ne è sinceramente pentito.
                    Se proprio vogliamo fare un esempio, direi che potremmo paragonare il direttore spirituale a un insegnante e il confessore all’esaminatore: è certamente un bene che i due ruoli siano ricoperti da persone differenti.

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                    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Semelets

                      Quanto dici è smentito dalle storie dei santi. Quanti ne conosci che non avessero un direttore spirituale che non fosse anche il loro confessore?
                      Hai mai letto le lettere di Padre Pio ai suoi pochi direttori-confessori? Conosci la storia di San Giovanni della Croce (uno dei più grandi mistici del Cattolicesimo, che di “mestiere” faceva il direttore e confessore di suore)? E potrei continuare molto a lungo.

                      Veramente assurdo, poi, quando affermi che non avrebbe alcuna importanza, se il confessore “dormisse”… Stai scherzando? Commetterebbe un peccato mortale a dare un’assoluzione senza aver ascoltato attentamente; a maggior ragione se non ti conosce, ti deve ascoltare ancor più attentamente.

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                    • Semelets ha detto in risposta a Semelets

                      Cosa c’entra se il confessore, come dici, commette peccato mortale dando un’assoluzione senza aver ascoltato attentamente? Sarà un problema suo quello di confessarsi a sua volta, ma l’assoluzione a me impartita rimane perfettamente valida.
                      Per poter dire che le mie impressioni sono smentite dalle storie dei santi dovremmo analizzare le vite di TUTTI i santi di TUTTI i tempi e latitudini, canonizzati e non, il che, oltre che impossibile, mi sembrerebbe noioso e inutile. Ripeto che le mie sono solo impressioni, relative al momento attuale, ma può darsi benissimo che mi sbagli e che abbia ragione tu.

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    • Pino ha detto in risposta a edoardo

      pensa che il grande Galileo, e parliamo della fine ‘500-inizio ‘600, quindi di tempi molto più “severi” degli attuali, ebbe tre figli (un maschio e due femmine) da una servetta veneziana che si rifiutò di sposare perchè si vergognava di presentarla ai colleghi professori universitari. Nella “democratica” Ginevra calvinista gli avrebbero tagliato la testa, nella “oscurantista” Roma papalina nessun ecclesiastico dette peso alla cosa. Da notare che le due figlie femmine andarono poi in convento perchè non avrebbero mai trovato marito in quanto figlie illegittime.

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  3. LG ha detto

    …io penso che ogni rapporto sessuale sia “matrimoniale”, il singolo contesto di coppia ne fa menzogna o sacramento.

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    • Alèudin ha detto in risposta a LG

      questo significa usare la coscienza, cioè essere consapevoli se quello che stai per fare è reale e corrisponde ad un progetto d’amore ed io sono sostanzialmente d’accordo.

      Troppo spesso però camuffiamo o edulcoriamo questa libertà di coscienza e la facciamo diventare un “ma si dai che male fà…” per non impegnarci troppo.

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    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a LG

      Non si capisce quello che intendi: ogni singolo rapporto all’interno del matrimonio o ogni singolo rapporto indipendentemente dall’essere coniugati? In tutte e due i casi hai un’opinione falsa.

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  4. Giorgio P. ha detto

    Segnalo il primo di una serie di famosi video in cui si utilizzano solo argomentazioni “laiche”:
    http://www.youtube.com/watch?v=-Y-TtES8Ai0&feature=BFa&list=PL077BACE36E1E2EDC

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  5. Vincenzo ha detto

    In linea del tutto teorica, sono d’accordo con la tesi dell’articolo. Occorre considerare però alcuni fattori sociali di portata generale che rendono in oggi molto difficile, se non spesso impossibile, seguire il precetto della castità prematrimoniale. Rispetto al passato, nella società attuale l’età in cui le persone si sposano è molto aumentata, soprattutto a causa della maggior durata degli studi che implica l’entrata nel mondo del lavoro più tardi (x non parlare della disoccupazione giovanile). inoltre molti giovani x avere un lavoro adeguato spesso devono essere disposti a passare da una città all’altra, se non da uno stato all’altro. E’ chiaro che se, fisicamente e psicologicamente, x una persona sana è possibile aspettare a praticare la sessualità fino alla prima giovinezza, dopo diventa molto penoso, soprattutto dal punto di vista fisiologico. Questa è una delle tante nuove situazioni di fronte alle quali è posto l’uomo contemporaneo.

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    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Vincenzo

      Il che non giustifica assolutamente, perché se tu avessi ragione, che ne sarebbe di chi non trova moglie o marito (semplicemente perché lo sta cercando seriamente)? Dovrebbe ritenersi giustificato dal praticare “sesso occasionale”? La ben più schietta verità è che con scuse del genere si intende semplicemente giustificare il sesso prematrimoniale…

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  6. Chissenefrega ha detto

    Nella ricerca della Cornell University non si parla di sesso prematrimoniale (anche se la parola viene impropriamente usata), ma di sesso al primo incontro o prima di sei mesi dall’inizio della conoscenza del partner. In pratica ti dicono che non puoi avere una relazione duratura con una/o che ti porti a letto la prima sera che la/o incontri, ma che per costruire un legame profondo – che non è necessariamente il matrimonio – è meglio aspettare un po’. Un rapporto occasionale può essere bellissimo, ma è evidente che sopra non ci puoi costruire una storia seria. Per quella bisogna aspettare, conoscersi a fondo (non necessariamente sposarsi). Quindi la ricerca della Cornell University conferema ciò che anche il semplice buon senso suggerisce, ma non dice che il legame tra le coppie sposate è più durevole perchè non hanno fatto sesso prima del matrimonio.
    In realtà è più logico pensare che una coppia che non fa sesso prima del matrimonio presupponga “a monte” convinzioni (o convenzioni) religiose che sono poi alla base anche della successiva indissolubilità del rapporto.
    Secondo me sarebbe bene riflettere sul significato della parola matrimonio che nell’articolo proposto sembra ridursi semplicemente alla pronuncia del fatidico “sì” davanti al prete. In questo caso sarei d’accordo con Wody Allen che giustamente suggerisce di non fare sesso prima del matrimonio perchè si rischia di arrivare in ritardo alla cerimonia.
    Ma se il matrimonio è prima di tutto un legame profondo della cui autenticità solo i diretti interessati possono essere consapevoli e giudici, la ratifica ufficiale, cioè la cerimonia, è solo un aspetto formale.
    Al giorno d’oggi, in presenza di condizioni sociali profondamente diverse dal passato, le nozze vengono rimandate al momento in cui la coppia ha raggiunto una certa solidità economica e inevitabilmente i fidanzamenti/convivenze si prolungano per anni. Pretendere che rinuncino al sesso è assurdo. Se poi dopo il matrimonio la coppia “scoppia” questo non dipende dai rapporti prematrimoniali ma da altre cause. Ai “bei tempi” (mancando il divorzio) il matrimonio non scoppiava ufficilamente perchè i maschi andavano nel casino e le donne accettavano il loro ruolo subalterno non avendo alternative. Sono abbastanza vecchio per sapere quello che dico. Non nego che il divorzio crei oggi tanti problemi, ma almeno ha eliminato l’insopportabile ipocrisia di una convivenza fasulla, anche se qualcuno pensa che si tratti una coppia felice, perchè i diretti interessati, forse cattolici e perbenisti, lasciano intendere che così sia.

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  7. Antonio72 ha detto

    Dopo il divieto al sesso prematrimoniale seguirà a breve la prescrizione al sasso postmatrimoniale.

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  8. gianfranco56 ha detto

    Avere rapporti sessuali prima del matrimonio fa male, soprattutto se poi non ci si sposa. La cosa è molto semplice e nessuno lo dice.Avere più rapporti sessuali con persone diverse determina quanto segue: che se non ti puoi accontentare del molto, dopo non puoi contenerti nel poco.Chi come me ha fatto quest’errore di gioventù e poi si è sposato può capire benissimo cosa intendo dire nel concreto.
    Come peccatore cerco di raddrizzare l’albero storto – come un tutore al virgulto – ma ormai tempo, sia troppo tardi. L’unica cosa ormai è sola la Grazia del Signore!!!

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    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a gianfranco56

      Ottimo, bravo! Questa è un’esemplificazione esatta di cosa valga l’esperienza e il buon senso (o senso comune).

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    • Antonio72 ha detto in risposta a gianfranco56

      L’errore di gioventù talvolta è prorogabile in altra età, almeno prima “che ‘l desir vive, et la speranza è morta;” (Rime CCLXXVII v. 4 – Petrarca).
      Cmq meglio prima del matrimonio che dopo.

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  9. alessandro pendesini ha detto

    A proposito di sesso (parola “magica”) :
    La sessualità non è solamente una funzione edonistica, è anche il luogo ideale per soddisfare bisogni psicologici ed emotivi fondamentali. Attraverso lo scambio sessuale, una persona può amare, essere amata, fondere nell’altro, sentirsi viva, assicurarsi della propria femminilità o mascolinità. La sessualità si presta anche ad un uso difensivo. Lo stato di eccitazione o di godimento puo’ momentaneamente cancellare le miserie della vita principalmente dovute allo stress. Se qualcuno utilizza la sessualità in primo luogo per soddisfare le esigenze psicoaffettive razionalmente, avrà una miglior salute di una persona la cui sessualità esprime principalmente un carattere difensivo ! A questo punto è facile scivolare nel patologico……
    P.S. Armonizzare l’amore, la sessualità e la creatività, non è una grande sfida per le generazioni attuali e future?

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    • Carmine ha detto in risposta a alessandro pendesini

      Interessante…ma queste pseudo-lezioni che ci propini ogni volta a che scopo? Entriamo nel merito dell’articolo senza giocare a fare i professori?

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      • alessandro pendesini ha detto in risposta a Carmine

        @Carmine
        A mé sembra che lei confonda « critiche » -discutibilissime, possibilmente provocatorie-, con « pseudo-lezioni » come lei dice ! Contrariamente a quello che scrive con un certo cinismo, non « gioco a fare il professore »…
        Sarebbe più intelligente da parte sua evidenziare l’irrazionalità o assurdità -se questo e cio’ che lei pensa- dei miei commenti ! Dire dove NON è d’accordo e possibilmente anche il perché ! L’onestà intellettuale (e non epiteti sgradevoli o odio) deve essere rispettata se vogliamo capirci….

        Portando i paraocchi si rischia non solo isolarsi dalla «realtà» multiculturale (motore dell’evoluzione umana) ma anche irrigidire le facoltà mentali del nostro encefalo, eliminando la sua plasticità, cartteristica fondamentale che permette di evolvere, capire gli altri, tollerare ecc..in altre parole, verso il benessere -e non antagonismo- umano.

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    • Nonsense ha detto in risposta a alessandro pendesini

      Cioè alla fine il sesso sarebbe poco meno del mangiare una pizza o andare al gabinetto: l’appagamento di una serie di bisogni fisiologici?
      Che visione utilitaristica… Ecco com’è che si devalorizza ogni cosa…

      E che dire poi di quelli che vivono tranquillamente la verginità (senza neanche masturbarsi)? Hanno forse questi grandi problemi “psicologici ed emotivi fondamentali”? Pensano per caso di amare poco o di essere poco amate? Si sentono meno vive? Non sanno di essere maschi o femmine? Sono senza difese? Vivono nel continuo effetto delle “miserie della vita principalmente dovute allo stress”?

      Ma non farmi ridere. Certo che non li hanno. Io non li ho e non puoi dimostrarmi il contrario. Del sesso come mera funzione biologica si può fare perfettamente a meno e godere di ottima salute. Lo testimoniano migliaia di persone ben longeve e sane.

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      • alessandro pendesini ha detto in risposta a Nonsense

        @Nonsense :
        Dubito che lei abbia assistito a corsi e/o conferenze orientate sulla sessologia clinica, tenute da docenti medici sessologi di una certa esperieza, o che sia seriamente documentato in questa branca, poiché in tal caso capirebbe (probabilmente) che l’inibire la pulsione sessuale puo’ creare squilibri psichici di un acerta entità. Ad esempio, come nascono certe devianze sessuali (sessosi) nelle quali la paura del “peccato” ha una notevole incidenza ! Cioè certe pratiche sessuali abnormi che possono risultare da una sessualità mal vissuta, repressa o esageratamente inibita dovuta -molte volte- ad un’« educazione » troppo rigida che condiziona negativamente il bambino da tré anni all’adolescenza forzandolo a inibire qualsiasi manifestazione spontanea (pulsione) sessuale ! I trauma, a volte irreversibili, di una sessualità abnorme (sessosi cliniche) sono ben repertoriati dai sessologi, psicologi e psichiatri ! Ma lei questo sembra semplicemente ignorarlo…..
        P.S. Se ogni persona dicesse VERAMENTE come vive REALMENTE la propria sessualità le sorprese sarebbero talmente inaspettate e inimmaginabili che, in seguito, evireremmo di essere ridicoli dicendo cerce fesserie e/o assurdità….

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        • Nonsense ha detto in risposta a alessandro pendesini

          Siamo arrivati al livello che se mi guardo allo specchio e mi vedo negro, devo ritenermi comunque bianco perché lo dicono i “corsi e/o conferenze orientate sulla sessologia clinica, tenute da docenti medici sessologi ”
          Io so ciò che vivo sulla mia carne e sono molto più felice di voi che rendete accademica la menzogna. La psicologia ha molto da imparare dall’esperienza millenaria della Chiesa sull’uomo.

          Lei mi sta citando casi particolari di cattiva educazione che poco ha che spartire con una buona educazione cristiana. Il solito spauracchio insomma… Ma quando la finirete di generalizzare cattolico=bigotto cattolico=represso etc.

          P:S. Glielo dico col sorriso, lei non ha la minima idea di come un cattolico viva VERAMENTE la sua sessualità.

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  10. Carneade ha detto

    Sul fatto che (cito dall’articolo) “la sessualità non è un bene di consumo […] ma esprime una relazione di totale coinvolgimento, di reciproca conoscenza, di corresponsabilità, di condivisione” sono d’accordo pure molti laici, mica siamo tutti allievi di de Sade.

    Però la morale della Chiesa è ferma a un’epoca in cui intorno ai 18 anni ci si sposava: oggi il contesto sociale porta la gente a sposarsi sempre più tardi, per svariate ragioni (si studia di più, si inizia a lavorare più tardi, la stabilità economica e professionale ormai difficilmente si raggiunge prima dei 40 anni, ecc. ecc.), invece la biologia umana resta quella che è e fisicamente si è al massimo della forma intorno ai 20 anni; ergo, aspettare il matrimonio, per i giovani d’oggi, vuol dire reprimersi negli anni migliori per poi recuperare quando il fisico ti dice, al contrario, che è ora di darsi una calmata… capite anche voi che così non va bene.

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    • Eaglet ha detto in risposta a Carneade

      Quindi intendi dire che una persona che incontrerà il suo futuro coniuge solo ad età avanzata (diciamo ad esempio 30 anni), ha buttato i suoi anni migliori a contenersi, mentre aspettava di donare la propria sessualità al futuro coniuge? Quindi in questa visione, un ragazzo di 20 anni dovrebbe andare in giro a “spargere il proprio seme” qua e là per sfruttare la propria prestanza fisica, come se si trattasse di un’attività sportiva, pur non avendo un partner stabile?

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      • Carneade ha detto in risposta a Eaglet

        Non ho certo detto questo. Proprio all’inizio del mio precedente intervento ho chiarito che non sono un fan del sesso mordi & fuggi.

        Se uno trova il partner giusto tardi amen, meglio tardi che mai. Se invece uno lo trova presto ma, per i motivi che ho già esposto, non si possono sposare se non dopo 10 o 15 anni dal loro incontro? Nel frattempo che fanno… le serate insieme le passano giocando a carte?

        Tra l’altro mi sembra un ragionamento classista: se hai il paparino industriale che ti paga casa, matrimonio e ti prende a lavorare con lui, appena trovi il partner giusto ti sposi e nessuno ha niente da ridire.
        Se invece queste cose te le devi guadaganare e fai carriera senza spintarelle (e quindi ci metti anni a guadagnarti un posto al sole, magari andando a lavorare all’estero o facendo orari impossibili), il momento cruciale non è più quello in cui trovi la persona giusta, ma quello in cui hai raggiunto una certa stabilità economica, e nel frattempo state buoni e zitti sennò fate peccato…

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        • Nonsense ha detto in risposta a Carneade

          «Nel frattempo che fanno… le serate insieme le passano giocando a carte?»

          Certamente. E anche andando al cinema, parlando di interessi e progetti comuni, correggendo vicendevolmente il carattere per una previsione di vita futura, studiando se è veramente il caso di vivere insieme o si è preso qualche abbaglio etc.

          Di cose da fare ce n’è un’infinità. Il sesso non è il centro dell’esistenza.

          «se hai il paparino industriale che ti paga casa, matrimonio e ti prende a lavorare con lui, appena trovi il partner giusto ti sposi e nessuno ha niente da ridire.
          Se invece queste cose te le devi guadaganare e fai carriera senza spintarelle (e quindi ci metti anni a guadagnarti un posto al sole, magari andando a lavorare all’estero o facendo orari impossibili), il momento cruciale non è più quello in cui trovi la persona giusta, ma quello in cui hai raggiunto una certa stabilità economica
          »

          Condivido questa parte perché la sto vivendo ma non è una colpa della religione né tanto meno della Chiesa. Dovresti lamentarti di questo con le persone alle quali hai dato il tuo voto alle elezioni o con Monti. È loro la colpa di tutto questo.

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          • Carneade ha detto in risposta a Nonsense

            Certamente. E anche andando al cinema, parlando di interessi e progetti comuni, correggendo vicendevolmente il carattere per una previsione di vita futura, studiando se è veramente il caso di vivere insieme o si è preso qualche abbaglio etc. Di cose da fare ce n’è un’infinità. Il sesso non è il centro dell’esistenza.

            Tutte queste cose vanno benissimo, ma sono complementari e non alternative alla vita sessuale di una coppia; è chiaro che all’inizio ci si deve conoscere, per cui è normale per mesi, magari pure qualche anno, a seconda della situazione, mantenere il tutto su un piano platonico… ma se resta così per lustri o decenni mi sembra una forzatura eccessiva sia a livello biologico che psicologico, che può, temo, creare scompensi di vario genere.

            Per il resto, so bene che non è colpa della Chiesa se c’è la crisi, se manca il lavoro, se la speculazione immobiliare è a livelli vergognosi e la pressione fiscale è insostenibile; però credo che i vertici della Chiesa dovrebbero ricordarsi che se la loro morale si rivolge all’uomo concreto, che vive nella storia, allora la ragionevolezza dei loro precetti è legata alle peculiarità del momento storico: in un’epoca in cui buona parte dei “fidanzamenti” più o meno ufficiali che sfociano in un matrimonio durano, per cause di forza maggiore, anni o decenni, diventa irragionevole ribadire divieti che potevano andare quando il fidanzamento durava in media pochi mesi.
            Anche perché così i precetti cattolici in campo sessuale finiscono per diventare delle “gride manzoniane”: essendo inapplicabili per la maggior parte della popolazione, finiscono con suscitare scherno.

            In ogni caso hai tutta la mia solidarietà e ti auguro di raggiungere presto la stabilità sul piano economico/professionale, il momento è brutto per tutti ma presto o tardi ne verremo fuori.

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            • Nonsense ha detto in risposta a Carneade

              «sono complementari e non alternative alla vita sessuale di una coppia […] mantenere il tutto su un piano platonico… ma se resta così per lustri o decenni mi sembra una forzatura eccessiva sia a livello biologico che psicologico, che può, temo, creare scompensi di vario genere.»

              Purtroppo qui dissento categoricamente. Ci sono fior fior di coppie che al sesso non ci pensano proprio e sono felici e contente e anche in buona salute. Questa dei problemi psicologici e/o biologici è una favola raccontata da chi non è in grado di controllarsi per far passare la sua situazione come lecita.

              «però credo che i vertici della Chiesa dovrebbero …»
              E anche qui dissento perché i precetti del cattolicesimo si sono sempre applicati all’uomo e mai ai supereroi e se ti si dice che di una certa cosa (sesso extraconiugale) puoi benissimo farne a meno senza alcun problema, vuole dire che è una cosa che un essere umano può fare. Un precetto che non fosse stato già in partenza “a misura d’uomo” non avrebbe resistito neanche pochi mesi, figuriamoci millenni.
              La ragionevolezza dei precetti cattolici è legata alla dignità della natura umana e non al periodo storico perché l’uomo, attraverso la storia, è sempre stato uomo, con il suo cuore d’uomo.
              E poi, te lo dico per esperienza personale, quando uno nel fidanzamento si lascia andare alla sessualità, rovina tutto! Inizia una spirale di aspettative-routine-delusioni che può precipitare facilmente in situazioni a dir poco tristi. Poi, certo, c’è chi convive tutta la vita e pace all’anima sua, ma in buona parte dei casi meglio aprire certe porte solo in una situazione forte come il matrimonio.

              «hai tutta la mia solidarietà e ti auguro di raggiungere presto la stabilità sul piano economico/professionale, il momento è brutto per tutti ma presto o tardi ne verremo fuori.»
              Grazie. Il problema non è tanto la crisi in sé quanto la completa assenza di politiche per la famiglia e per i giovani. Nella testa di chi ci governa non c’entrerà mai che la gente comune ha alla nascita patrimonio pari a zero e che dev’essere formata in modo tale che alla fine degli studi o poco dopo si possa permettere una casa, il pagamento delle bollette e il vitto per sé stesso, la moglie e almeno un figlio.

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              • alessandro pendesini ha detto in risposta a Nonsense

                ….l’uomo attraverso la storia, è sempre stato uomo, con il suo cuore d’uomo…
                ….Questa dei problemi psicologici e/o biologici è una favola raccontata da chi non è in grado di controllarsi per far passare la sua situazione come illecita…..
                @Nonsense :
                1°-Ecco una frase che riflette quanto sia incommensurabile la sua ignoranza nel campo dell’evoluzione umana !
                2°-Posso chiederle su quali referenziali razionali -o statistiche mediche- (da non confondere con pseudostatistiche !) si riferisce ? Grazie per la risposta

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                • Nonsense ha detto in risposta a alessandro pendesini

                  1° Gran maleducato dare dell’ignorante agli altri senza argomentare. E non stavo parlando neanche con lei. Poi sarà così gentile da dimostrare come lei sia in grado di testimoniare per gli ultimi ventimila anni.
                  2° A parte che lo vivo su me stesso, a voi piace sempre la fallacia dell’onere della prova, giusto? Bene, ora sta a lei dimostrare che tutti i miei conoscenti che sono vergini da decenni e io stesso abbiamo problemi psicologici e/o biologici.

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  11. Marcoz ha detto

    [Messaggio per chi fosse interessato alla pratica e, soprattutto, ancora in tempo per dedicarvisi.]

    Il sesso vivetelo prima del matrimonio (con le dovute attenzioni, ovviamente) più che potete, perché poi è dura: e il lavoro, e la stanchezza, e i mal di testa, e “no che domani bisogna alzarsi presto e mi si vedono le occhiaie”, e il bambino col sonno leggero, e “oh cacchio, abbiamo finito i preservativi”, e via dicendo.

    Ho detto.

    Saluti

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    • Carmine ha detto in risposta a Marcoz

      Che vita squallida…Marcoz 🙂

      Per essere coerente dovresti odiarti e odiare la natura che ti ha preso bellamente in giro: il sesso è tanto bello che dura poco, tanto che devi dare questi consigli a chi ha la fortuna di essere giovane, e non più vecchio come te. La natura è sadica e obbliga a vivere con frustrazione (lo si vede dai tuoi rimpianti), a meno che uno cominci a ragionare in modo diverso.

      Questo è il mio consiglio: smetti di sognare il passato, non hai capito nulla del sesso tant’è il viverlo come un gioco ti ha lasciato cinico e insoddisfatto.
      Il sesso offre soddisfazione vera e duratura solo se è vissuto con responsabilità, se non è fine a se stesso. Il tuo indurre gli altri all’infantilismo del “fate la scorpacciata perché poi il gioco finisce”, invece, è di una tristezza infinita.

      Ho detto.

      Saluti

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