L’attore omosessuale Everett: «niente di peggio di due genitori gay»

Fin troppo facile per la lobby LGBT bandire una crociata contro chi osa esprimere un’opinione personale contraria al mainstream omosessualista imposto nei media, in quel caso basta citare il pensiero dell’icona gay Mario Mieli secondo cui gli eterosessuali convinti, cioè coloro che non vogliono avere a che fare con «il frocio e con la donna repressi dentro di lui», sono individui castrati, «adulti “monosessuali”, repressi, intrinsecamente omofobi e per questo votati alla guerra», e il gioco è fatto. 

Più difficile invece far scattare la selvaggia reazione mediatica quando a dichiararsi contrarie all’ideologia LGBT sono persone dichiaratamente omosessuali.  Fortunatamente non sono pochi i “liberi pensatori”, l’ultimo in ordine cronologico è stato l’attore britannico Rupert Everett, protagonista in “Il matrimonio del mio migliore amico” e “Shakespeare in Love”, dichiaratamente gay dall’inizio della sua carriera. Intervistato di recente da Sunday Times Magazine ha raccontato che sua madre avrebbe sempre voluto vederlo sposato con una donna, magari con dei figli perché «sarebbe stato un padre meraviglioso». «Lei pensa che i bambini abbiano bisogno di un padre e una madre», ha proseguito Everett, «e io sono d’accordo con lei. Non riesco a pensare a niente di peggio che essere allevato da due papà gay». Giustamente “Il Foglio” ha commentato riportando la notizia: «le balle sull'”omoparentalità” sono un furto di verità ai danni dei bambini e degli adulti che diventeranno».

Consapevole di essersi attirato le ire omosessualiste, ha voluto precisare: «Non sto parlando a nome della comunità gay. In realtà non mi sento parte di alcuna “comunità”». Non potendo usare contro di lui la tiritera dell’omosessualità repressa, la reazione mediatica si è basata sul tentativo di screditare e svalutare la sua persona citando qualche frase controversa pronunciata dall’attore in passato, cioè il classico “argomento ad hominem”. Un chiaro esempio è quello realizzato dall’Huffington Post, il cui articolo si conclude con un elenco di “celebrità omofobe 2012″, a conferma del fatto che chi osa esprimere un parere personale di dissenso dall’omosessualità è condannato ad essere tacciato di omofobia. Indipendentemente se sia etero o omosessuale.

Ma Everett, ieri celebrato come attore dal mondo gay e oggi diffamato sui media, non è certo un caso isolato. Abbiamo già parlato di Richard Waghorne il quale ha criticato il mondo omosessuale per il bigottismo e l’abuso dell’etichetta “omofobo” verso chiunque esprima una forma di contrarietà.  Da omosessuale ha spiegato poi i motivi per cui si oppone al matrimonio tra gay, affermando che «non mi sento minimamente discriminato per il fatto che non posso sposare una persona dello stesso sesso». 

Lo stesso ha fatto l’omosessuale Andrew Pierce rivolgendosi al primo ministro inglese David Cameron: «io sono un conservatore e un omosessuale, e mi oppongo al matrimonio gay. Sono un bigotto?».  Ha poi citato altri nomi di noti omosessuali contrari al riconoscimento delle unioni gay, come David Starkey e  Alan Duncan, scrivendo infine «nessuno dei miei amici gay vogliono il matrimonio gay come legge».

Qualche giorno fa abbiamo invece segnalato la presa di posizione di  David Blankenhorn, sostenitore dei diritti gay negli Stati Uniti, il quale ha detto«il matrimonio è fondamentalmente centrato sui bisogni dei bambini. Ridefinire il matrimonio per includere le coppie gay e lesbiche eliminerebbe del tutto nel diritto -e indebolirebbe ancora di più nella cultura-, l’idea basilare di una madre e un padre per ogni bambino».

Anche il cantante Elton John pare sulla via del pentimento per essere divenuto legalmente il padre, assieme ad un altro uomo, del piccolo Zachary (privandolo così del diritto ad avere una madre), ovviamente grazie ad una donna “surrogata” e del suo utero preso in prestito, nel silenzio più totale del femminismo britannico. Dopo essersi fatto spedire il latte materno via posta, la star ha riconosciuto recentemente«Zachary mi chiama “daddy” e David “lo chiama papà”. Per lui è naturale, ma un giorno, quando comprenderà, mi guarderà come si guarda a un pazzo scatenato». E ancora: «gli si spezzerà il cuore rendendosi conto di essere cresciuto senza nessuna madre».

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