Nuovo studio: correlazione tra aborto indotto e cancro al seno

 

di Anna Paola Borrelli*
*teologa moralista perfezionata in bioetica

 

Il tumore al seno è quello che più frequentemente colpisce le donne e rappresenta la seconda causa di morte al mondo, dopo il tumore ai polmoni.  Oltre ai fattori di rischio già noti, quali l’età e la familiarità, i fattori riproduttivi e ormonali, l’obesità o il sovrappeso in menopausa, il diabete, uno stile di vita povero di fibre, frutta e verdura, la scarsa attività fisica, ecc. da diversi anni le ricerche si stanno focalizzando anche sul binomio aborto procurato-tumore al seno.

Un nuovo studio cinese pubblicato nel Febbraio di quest’anno su “Asian Pacific Journal of Cancer Prevention” è stato successivamente diffuso nel mese di Maggio dalla Coalizione Internazionale sull’Aborto/Cancro al seno. La ricerca capeggiata da Ai-Ren Jiang ha messo in luce come il rischio di contrarre il tumore al seno aumenti in seguito ad ogni aborto procurato.

I ricercatori hanno dimostrato che la maggior parte delle donne in pre-menopausa che avevano avuto un aborto procurato hanno un rischio maggiore del 16% di contrarre il cancro. Quelle che, invece, hanno compiuto 3 o più aborti hanno un rischio più elevato dell’1,55%. Nondimeno, si è visto che le donne in post-menopausa che avevano precedentemente abortito hanno maggiori possibilità di sviluppare il cancro mammario e più aborti ci sono, più il rischio aumenta. Così, se dopo un aborto indotto i valori di rischio aumentano del 1,79% volte; con due aborti s’innalzano per 1,85% volte, per poi giungere con tre o più aborti a 2,14% volte. Questa indagine sul legame aborto-cancro al seno va ad aggiungersi agli altri circa 50 studi scientifici e ad una metanalisi tutti orientati in questa direzione.

Quest’ennesima ricerca offre un’arma di protezione in più per la salute della donna e dà un ulteriore spunto di riflessione per l’inviolabilità di ogni vita umana, bene indisponibile e non negoziabile. Non è un luogo comune affermare che l’aborto uccide due volte: una prima uccide contemporaneamente il bambino e la madre (è nota a tutti quella che gli psichiatri definiscono la sindrome post-aborto) e una seconda volta la uccide fisicamente, potenziando il rischio di sviluppare un tumore al seno.

Al di là della propria posizione riguardo all’aborto il valore della salute delle donne va salvaguardato sempre!  Ma occorre anche spingersi oltre, ricordando quello che asseriva Giovanni Paolo II: “Rispetta, difendi, ama e servi la vita, ogni vita umana! Solo su questa strada troverai giustizia, libertà vera, pace e felicità!” (“Evangelium vitae”, 6). La legge italiana sull’Interruzione volontaria di gravidanza, facendo riferimento al ruolo dei consultori familiari, ricorda che essi «assistono la donna in stato di gravidanza […] contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza» (L. 194/78, n.2). Assistere la gestante in difficoltà ad accogliere la vita non equivale a sopprimere la vita di suo figlio, bensì aiutarla a realizzare il suo essere donna. Essere dalla parte della donna significa tutelare la sua salute, liberarla da tutto ciò che le impedisce di vivere appieno la sua splendida vocazione alla maternità!

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