La scuola paritaria inferiore a quella statale? Una bufala

Nella tematica della scuola e dell’istruzione da anni c’è una guerra ideologica da parte di alcune fazioni della società, contro la libertà di scelta e di educazione.

Lo ha spiegato bene mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro, parlando di comunismo e dello Stato assoluto: «la scuola deve venire assoggettata al pieno arbitrio dei governanti, a seconda dell’ideologia che domina. Questo è il fondamento dello statalismo scolastico, sia dei paesi liberal-borghesi che in quelli totalitari. La scuola serve a un’omologazione culturale, a far dimenticare una varietà di forme tradizionali e culturali, per assimilare tutto a un’unica forma, quella dello Stato» (“False accuse alla Chiesa”, Piemme 1997, pag. 69). Questi i motivi per cui sostenere la libertà di educazione delle famiglie, senza ovviamente delegittimare l’ottimo servizio offerto dalla scuola pubblica, seppur anch’essa poco sostenuta finanziariamente dallo Stato.

Affermare però che questo sia causato dall’esistenza delle scuole paritarie, è una bufala, come abbiamo già dimostrato: le risorse destinate (nel 2009) alla scuola statale ammontano a più di 54 miliardi di euro, per le scuole paritarie sono destinati invece 530 milioni (molti meno in realtà). Tuttavia, se si desse alle scuole paritarie la cifra che a esse spetterebbe in base alla percentuale dei suoi iscritti (il 10% degli studenti italiani), il contributo dovrebbe ammontare a oltre 5,4 miliardi di euro, dieci volte in più di quanto viene riconosciuto attualmente. Dunque sul bilancio totale dell’istruzione, la scuola paritaria costa allo Stato meno dell’1%,, ma serve ben più alunni di quanto i contributi a essa concessi coprano (il 10% del totale, per l’appunto).

Il leitmotiv del giornalista Salvio Ingraio, al soldo di “Repubblica”, recita da tempo così: le private (paritarie) in Italia sono le peggiori d’Europa e quindi va abolito ogni finanziamento. Questa è un‘affermazione infondata, come vedremo, ma è suggestivo il fatto che Ingraio dimentichi sempre di informare che le private in Italia sono anche le uniche in Europa a non ricevere un contributo adeguato da parte dello Stato. Negli altri Paesi europei infatti (a parte Grecia e Scozia) il finanziamento statale è  totale o comunque copre buona percentuale delle spese: in Belgio e nei Paesi bassi, ad esempio, la parificazione tra istituti pubblici e privati (di carattere confessionale o meno che siano) è totale, in Danimarca il contributo statale copre l’80-85% dei costi delle private, in Austria i due terzi delle spese delle scuole private sono a carico dello stato (che garantisce però per intero il pagamento degli insegnanti), il governo francese invece copre per intero gli stipendi del corpo docente, in Germania il finanziamento pubblico è spettanza esclusiva delle autorità regionali, che comunque coprono mediamente il 40 e il 50% delle spese, e così via. Questo spiega quel che il militante Salvo Intravaia non capisce nei suoi continui attacchi (pare comunque che lui riceva forti censure dal quotidiano di Ezio Mauro).  I dati dimostrano anche che, laddove è riconosciuto il ruolo delle paritarie, come nel resto d’Europa, esse svettino come eccellenze rispetto a quelle statali: accade nel Regno Unito, accade negli USA, accade in Spagna e in Germania, e così via.

Questi attacchi, esclusivamente italiani, alle scuole paritarie (in particolare da “Repubblica” e meno vistosamente da “Il Corriere della Sera”) dimostrano proprio l’opposto di quel che vorrebbero, cioè rilevano che è più che mai necessario uniformarsi all’Europa e avviare un finanziamento corretto. Roberto Pasolini, membro del gruppo di lavoro per la parità scolastica presso il MIUR, ha comunque fatto notare che le accuse di “inferiorità”, oltre ad essere controproducenti, sono anche per la maggior parte sostenute da tesi infondate. Nel 2010 ad esempio “Repubblica” ha titolato: “Nella scuola pubblica si impara di più. L’Italia in basso per colpa delle private” (autore sempre Salvo Intravaia), mentre “Il Corriere”: “Efficienza e qualità. La scuola statale batte quella privata”, basandosi sui dati dell’indagine Ocse-Pisa.

Diversi ricercatori, come Luisa Ribolzi (docente di sociologia dell’educazione, Università di Genova), Giorgio Vittadini (docente di statistica metodologica, Università Bicocca) e Norberto Bottani (già alto funzionario OCSE, ex Direttore dello SRED di Ginevra, tra i più noti ricercatori europei nel campo dell’istruzione) hanno tuttavia dimostrato l’infondatezza scientifica, l’inaffidabilità del campione e la sua non rappresentatività delle scuole paritarie. Si ricorda poi che i dati “oggettivi”, non di un campione, ma basati sul numero reale di studenti che hanno sostenuto l’esame di terza media, dimostrino proprio l’opposto, cioè che gli studenti delle scuole paritarie sono meglio preparati. Lo riporta, ad esempio, Tommaso Agasisti, ricercatore nel dipartimento di Ingegneria gestionale del Politecnico di Milano, basandosi sui dati rilevati dall'”Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione” (INVALSI), su incarico del ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca: per ogni materia e per ogni area del Paese italiano, i punteggi medi delle scuole paritarie sono superiori a quelli delle scuole statali. Lo stesso, occorre dirlo, è riconosciuto dall’articolista de “Il Corriere della Sera” nell’articolo già citato, seppure in tre righe nel finale dell’articolo. L’Osce dice una cosa, dunque, ma si basa su un campione controverso e non rappresentativo, l’INVALSI si basa sul totale degli studenti e rileva la superiorità delle paritarie in termini di istruzione.

Negli articoli di Salvo Intravaia & Co, c’è però una cosa vera, un dato di fatto: le scuole statali possono avvalersi, nel loro insieme, di strumentazione tecnologica in quantità notevolmente più consistente. Come si diceva sopra, questo dimostra appunto che -al contrario di quanto avviene in Europa- in Italia i finanziamenti alle paritarie scarseggiano ingiustamente (nonostante esse servano il 10% degli studenti). Nessuna agevolazione per loro nell’acquisto di strumentazioni legate all’innovazione tecnologica, né per l’aggiornamento dei propri docenti, anche se bisogna ricordare che non è la lavagna interattiva ad assicurare una miglior istruzione, per cui non può nemmeno dirsi dimostrata l’equazione tecnologia = maggior istruzione. Oltretutto è possibile avere strumenti avanzati e non usarli e infatti, dai dati emersi, c’è il forte sospetto che l’utilizzo di tale strumentazione tecnologica da parte degli studenti della scuola pubblica e paritaria, sia sostanzialmente simile (nonostante vi sia maggior disponibilità di strumentazione in quella pubblica). Rimane il fatto che il progetto educativo e formativo delle scuole paritarie è maggiormente attento all’alunno, alle sue esigenze formative ed educative e alle relazioni umane, questo i genitori lo sanno e infatti si registra un vero e proprio boom di iscrizioni per la scuola privata tra l’anno scolastico 2004/2005 e 2010/2011. Alla faccia delle lavagne interattive.

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