Maurizio Mori: «l’infanticidio? Da non scartare a priori»

Nelle scorse settimane le dichiarazioni pro-infaticidio dei ricercatori italiani Alberto Giubilini e Francesca Minerva pubblicate su “Journal of Medical Ethics” hanno letteralmente fatto il giro del mondo. La loro idea è contenuta in questa frase: «Se una persona potenziale, come un feto e un neonato, non diventa una persona reale, come voi e noi, allora non c’è qualcuno che può essere danneggiato, il che significa che non vi è nulla di male. Quindi, se si chiede se uno di noi avrebbe potuto essere danneggiato, se i nostri genitori avrebbero deciso di ucciderci quando eravamo feti o neonati, la nostra risposta è ‘no’».

I due ricercatori sono di chiara area laicista e abortista, responsabili della “Consulta di Bioetica Onlus”, cioè i promotori della ”bioetica laica”, tra i cui soci onorari vi sono Beppino Englaro e Carlo Flamigni (presidente onorario dell’UAAR, l’Associazione di Atei e Agnostici Razionalisti). Come abbiamo scritto in questo articolo, riteniamo le dichiarazioni dei due laici ricercatori farneticanti ma anche interessanti: hanno infatti contribuito a divulgare l’ovvietà che non vi è alcuna differenza tra un feto umano e un neonato. I due ricercatori però sono giunti a conclusioni opposte rispetto al mondo pro-life: anziché affermare che l’aborto dovrebbe essere vietato come lo è l’infanticidio, loro hanno preferito lasciare legale l’aborto e proporre la liberalizzazione dell’infaticidio.

Solo il nostro sito web, e successivamente Francesco Agnoli su “Il Foglio, ha fatto notare il legame tra i due ricercatori e la “Consulta di Bioetica”. L’8 marzo scorso lo stesso presidente della “Consulta”, Maurizio Mori ha voluto difendere i due “suoi” ricercatori (l’unico che lo ha fatto nel mondo finora). Innanzitutto occorre sottolineare come lo stesso Mori sia membro dell’editorial Board della rivista che ha accolto l’articolo, ovvero il “Journal of Medical Ethics” . Nel comunicato ufficiale ha condannato le (presunte) minacce a livello internazionale che avrebbero ricevuto Giubilini e Minerva che ora, a detta di Mori, vivrebbero «da giorni sotto scorta», e ha  attaccato chi vorrebbe limitare la ricerca scientifica e intellettuale, dimenticandosi però che anche la sola selezione dei temi da discutere presuppone una scelta di valore o ideologica (come infatti lui riconosce).

Ma Maurizio Mori va ben oltre e arriva ad avvallare la tesi di Minerva e Giubilini, entrambi membri del Consiglio Direttivo della “Consulta di Bioetica Onlus”: «non si può, tuttavia, dire», afferma Mori, «che la tesi sia di per sé tanto assurda e balzana da essere scartata a priori solo perché scuote sentimenti profondi o tocca corde molto sensibili». Ricordiamo che la tesi dei due ricercatori è questa: «uccidere un neonato dovrebbe essere permesso in tutti i casi in cui lo è l’aborto, inclusi quei casi in cui il neonato non è disabile». Dunque per Mori e la “Consulta di Bioetica” (laica) uccidere i neonati non sarebbe da scartare a priori, ma bisognerebbe discuterne. E il socio onorario Beppino Englaro, cosa dice di tutto questo?

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