Più nascite significa più ricchezza: no all’aborto come controllo demografico

Anche l’ultimo dogma del movimento abortista, cioè la giustificazione dell’interruzione di gravidanza come strumento come strumento di controllo demografico, è ormai agonizzante. L’ultimo colpo in ordine cronologico è arrivato recentemente dall’economista Ettore Gotti Tedeschi, docente di Etica della finanza all’Università Cattolica di Milano, editorialista del Sole 24 Ore e dal 2009 presidente dell’Istituto per le Opere di Religione.

Siamo 7 miliardi e cresce la ricchezza, sono così smentite le profezie sulle catastrofi da sovrappopolazione, dice. Al contrario delle dichiarazioni dei vari ginecologi come Carlo Flamigni, i Paesi con i maggiori tassi di sviluppo economico e di risparmio sono quelli più popolosi. Continua Gotti Tedeschi: «Laddove la popolazione non cresce, il Pil sale aumentando i consumi “pro capite”: si de localizzano le attività produttive per avere indietro merci a minor costo, diminuiscono i giovani attivi nel lavoro e le giovani coppie che producono figli e risparmio. E i costi fissi aumentano di pari passo all’invecchiamento della popolazione». Oggi la Cina, ad esempio, sostiene con il suo risparmio il debito pubblico americano ed è colonialista. Si compra le aree in cui ci sono materie prime ed esporta manodopera.

La vera causa dell’attuale crisi economica, continua l’intervista all’economista su La Stampa, deriva proprio dal crollo demografico che ha colpito i Paesi avanzati dagli anni 70. Non esiste inoltre un problema di scarsità del cibo, «bensì di speculazione sulle materie prime e di cattiva distribuzione della ricchezza». Il controllo sociale attraverso l’impedimento delle nascite è quindi deleterio per l’economia, occorre invece una migliore strategia politica, estendendo il benessere all’intera popolazione del pianeta.

Condividi su:
  • Aggiungi su Facebook
  • Aggiungi su OKNOtizie
  • Aggiungi su Twitter
  • Aggiungi su Windows Live
  • Aggiungi su MySpace

138 commenti a Più nascite significa più ricchezza: no all’aborto come controllo demografico