Jerry Coyne: i raduni degli atei troppo monotoni e pieni di fanatici

L’evoluzionista ateo militante Jerry Coyne si è lamentato per i troppo numerosi ritiri spirituali degli atei militanti. Nonostante siano utili «per darci una maggiore visibilità e capisco che servano alle persone per incontrare ed ascoltare i loro “eroi” atei, spesso mi sono sembrati ripetitivi». Oltre ai soliti argomenti («non crediamo negli esseri divini e abbiamo rispetto della ragione e delle prove. Che altro c’è da dire?»), anche i relatori sono sempre gli stessi e non c’è nessun nuovo “eroe” ateo da adulare. In Italia avviene la stessa cosa (cfr. Ultimissima 9/5/11).

Coyne osserva, sul blog www.whyevolutionistrue.com, che in questi incontri di ateologia si respira troppa aria «di autocompiacimento, scarso livello e debolezza di un bel pò dei colloqui e fanatismo verso alcuni atei famosi (come Richard Dawkins)». Per questo «ho rifiutato diversi inviti». Il culto della personalità dunque, onnipresente in modo contraddittorio sotto le dittature atee come quella di Mao o di Lenin, si ripresenta oggi verso altrettanti leader dello scetticismo. Avverte quindi di averne parlato al responsabile mondiale dei raduni spirituali degli atei integralisti, cioè un certo Grania Spingies. Entrambi hanno stilato i punti negativi di questi raduni:  1) gli oratori sono sempre gli stessi ogni volta; 2) gli argomenti tendono ad essere simili; 3) alcuni discorsi sono prevedibili (anche a causa di YouTube); 4) viene incoraggiato il fanatismo, che è imbarazzante da guardare; 5) una notevole percentuale delle persone che partecipano alle conferenze sono sempre gli stessi di volta in volta. Ma anche i punti positivi: 1) gli atei possono incontrarsi di persona; 2) gli atei possono socializzare; 3) si possono creare nuove amicizie bevendo qualcosa assieme; 4) si formano nuove reti di rapporti, utili per creare gruppi di pressione; 5) si possono ascoltare importanti relatori di livello mondiale come Paula Kirby, Rebecca Goldstein, Victor Stenger e Maryam Namazie (chi??, n.d.a.); 6) le conferenze sono un po’ come una vacanza a tema; 7) le persone che partecipano non vengono offese dai loro pensieri.

Le risposte all’articolo che si leggono sono ancora più assurde (e significative) della riflessione di Coyne. In tanti, ad esempio, vorrebbero più incontri per poter così imitare i teisti, infatti essi «si incontrano almeno una volta alla settimana in ogni città del mondo». Ad altri invece non importa nulla perché «non mi sono mai preso la briga di partecipare a nessuno di essi. Suonano come un po’ noiosi», qualcuno più ragionevole riconosce che «non riesco davvero a capire perché si dovrebbe andare dall’altra parte del pianeta per congratularsi con un lui/lei per aver compreso che non ci sono prove per gli esseri divini». C’è anche qualcuno che vede questi incontri utili per la possibilità di trovare marito, chi si inorridisce per il “culto dell’eroe ateo” e chi si augura un innalzamento del livello degli argomenti perché «abbiamo bisogno di parlare di più dei problemi concreti e molto meno di quanto i credenti sono stupidi».

Il neurochirurgo Michael Egnor, sul portale dell’Intelligent Design, ha pubblicato un simpatico contro-articolo che invitiamo a leggere: «E’ divertente notare che gli eroi atei, come Coyne, Dawkins, Harris, Hitchens ecc.., esaltino continuamente le profonde e nuove intuizioni che la scienza e la filosofia senza Dio hanno fornito all’umanità. Peccato che però non riescano nemmeno a tenersi reciprocamente svegli durante le presentazioni in Powerpoint. La caratteristica saliente dell’ateismo è la sua banalità».

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