Sam Harris difende il libero arbitrio e gli atei lo insultano

Il filosofo Sam Harris, uno dei quattro cavalieri dell’ateismo internazionali e autore del libro “La fine della fede” (2004), ha da qualche tempo iniziato gli studi sulle neuroscienze con l’intento dichiarato di sconfiggere scientificamente la religione. Iniziativa bizzarra, d’altra parte anche gli stessi atei lo ritengono letteralmente un fanatico.

In questi giorni, sul suo sito web, è avvenuto qualcosa di insolito: il filosofo ha in qualche modo difeso il concetto di “libero arbitrio” e questo ha sconcertato i suoi devoti lettori, i quali hanno pensato bene di insultarlo e definirlo “malato di mente”, chiedendo la definitiva rimozione dalla mailing list. Un fatto simile era già successo, in proporzioni decisamente maggiori, anche al suo amico Richard Dawkins, il quale si era permesso di moderare i suoi fans, eccessivamente scatenati negli insulti contro i credenti. Tuttavia come risposta si è trovato travolto lui stesso dal polverone delle ingiurie e molti dei suoi lettori hanno dichiarato di aver perso completamente la stima verso di lui (cfr. Ultimissima 26/2/10).

Sintetizzando enormemente, lo scenario attuale sul libero arbitrio (dopo i noti esperimenti di Libet e John-Dylan Haynes) vede due posizioni: il compatibilismo, cioè coloro che sostengono che il libero arbitrio sia compatibile con il determinismo (e quindi le nostre azioni arrivano casualmente dalla nostra volontà, anche se questa è totalmente determinata), e l’incompatibilismo, cioè coloro che sostengono che il libero arbitrio non sia compatibile con il determinismo e quindi: il libero arbitrio è un’illusione mentre il determinismo è vero (detta anche “concezione dell’illusionismo“), oppure: il determinismo è falso e gli esseri umani godono del libero arbitrio (detta anche “concezione del libertarismo“).

Harris sembra proprio tendere verso il compatibilismo rifiutando «la prigione del determinismo» (quindi rifiutando la “concezione dell’illusionismo”).  Certo, non lo fa apertamente, sa benissimo infatti, come scrive nel primo articolo, che «la credenza verso il libero arbitrio sottoscrive la nozione religiosa di “peccato”», e questo lui non può accettarlo. E’ anche cosciente del fatto che negando il libero arbitrio si solleva automaticamente il problema della responsabilità morale e dell’impossibilità a condannare i comportamenti sbagliati, mandando in tilt l’ordine sociale.  L’articolo solleva un polverone ed Harris è costretto a scriverne un secondo, informando appunto di essere stato attaccato ed insultato dai suoi stessi fans. Sfrutta così l’occasione per chiarire ulteriormente il suo pensiero, dicendo che le nostre libere scelte, gli sforzi, le intenzioni, il ragionamento e gli altri processi mentali influenzano senz’altro il nostro comportamento. Ma essi, sostiene il filosofo, sono parte di un flusso di cause precedenti e su cui non abbiamo alcun controllo finale. La formula che usa è questa: io sono libero di scegliere, ma non posso scegliere quello che scelgo. Ma gli animi dei suoi lettori non sembrano tranquillizzarsi e così Harris deve scrivere un terzo articolo in cui, formalizzando le accuse che gli vengono fatte, tenta di rispondervi direttamente. In realtà non sembra saperlo fare molto bene e le sue risposte non sono affatto esaustive e sostanzialmente conferma che la sua accusa al libero arbitrio (o, almeno, al concetto di libero arbitrio condiviso dalla popolazione umana) non richiede il materialismo filosofico.

Sam Harris dunque non crede al comune concetto di libero arbitrio, tuttavia considerando che personaggi come lui arrivano dritti dal materialismo e positivismo illuminista, la sua mezza apertura appare interessante. Lo è ancora di più quando arriva proprio a prendere totalmente le distanze dal determinismo, «per il quale il libero arbitrio è un’illusione». Ora la parte più difficile è riuscire a convincere i propri fans.

 

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12 commenti a Sam Harris difende il libero arbitrio e gli atei lo insultano

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  1. Hugo ha detto

    Harris si basa sull’esperimento di Limet e mi sembra che sia stato in maggior parte confutato. Fa sorridere cmq che questa sia definisca la cultura del libero pensiero e poi ogni volta che qualcuno critica i suoi dogmi subito dev’essere espulso ed epurato.

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    • Tano ha detto in risposta a Hugo

      Mi ha sempre lasciato perplesso quest’esperimento, completamente basato sull’autodichiarazione dei soggetti testati. Come si fa ad indicare esattamente quando ti è venuto in mente di piegare il polso? Spesso decidi una cosa accorgerti di averla pensata e poi ti accorgi di aver già deciso prima. Insomma se si basa su questo mi sembra un esperimento fuffa e sappiamo bene perché è stato così sponsorizzato.

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  2. Lucy ha detto

    non sapevo della disavventura di dawkins!! peccato che non si possa commentare sotto l’articolo!

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  3. Norberto ha detto

    Ci mettono poco ad adorare e poi ad epurare.

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  4. Paolo Viti ha detto

    3 articoli per spiegare un concetto? Popolo di dure cervice quello dei miscredenti, eh?

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  5. M-17 ha detto

    Non capisco come gli atei facciano ad affermare il totale determinismo senza un minimo di libero arbitrio… anche perchè se il libero arbitrio non esiste per niente gli atei non sono in realtà atei per scelta logica ecc ecc ma sono costretti dalle circostanze ad esserlo…..cioè loro non sono liberi di dire di essere atei per logica lo sono obbligatoriamente indipendentemente da loro… che contraddizione… in realtà loro sono costretti a dire quel che dicono indipendentemente dal reale perchè l’esterno lo impone…in sostanza se davvero non esistesse il libero arbitrio ne gli atei ne i credenti sono in realtà quello che dicono di essere…. e mammamia quante altre contraddizioni verrebbero fuori…..speriamo che ci sia un minimo di libertà altrimenti sarebbe un bel macello per tutti ma soprattutto per gli atei e i credenti classici…

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    • Flavio ha detto in risposta a M-17

      Sono appunto nella situazione di uno che taglia il ramo su cui è seduto. Per questo Harris e Dennett hanno dovuto abbandonare il determinismo per diventare più liberali e ammettere il libero arbitrio. Però, come leggo qui, con delle sfumature diverse dalla tradizione cattolica: siamo liberi di scegliere ma non scegliamo le cose da scegliere, cioè siamo liberi di scegliere far A e B, ma il complesso di avvenimenti che crea la possibilità che ci sia A e B non è in mano nostra. In realtà è vero che è così e lo diciamo pure noi, tuttavia capiamo di essere liberi.

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  6. Giorgio P. ha detto

    Determinismo?
    Qualcuno dovrebbe informare gli atei sul fatto che il mito del “determinismo” è crollato nell’esatto momento in cui Heisenberg pubblicò il “principio di indeterminazione”.
    Per favore, facciamo una colletta e mandiamo Harris a studiare fisica.

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  7. Paolo Viti ha detto

    Molto interessante l’argomento, dovreste parlarne più spesso 🙂

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