David Hume: nessuna prova che fosse ateo, anzi…

Il filosofo Hugh McLachlan, docente di filosofia applicata nella facoltà di Giurisprudenza e Scienze Sociali presso la Glasgow Caledonian University è intervenuto pubblicamente su The Scotsman, in occasione del trecentenario del filosofo razionalista David Hume.

Da esperto degli scritti di Hume (e anche lui scozzese), ha riaperto la questione sulla posizione esistenziale del razionalista: «L’idea che il grande filosofo scozzese David Hume fosse un ateo non può essere confermata dai suoi stessi scritti su questioni religiose», dice introducendo. Eppure sia Richard Dawkins che Christopher Hitchens lo ritengono tale, e anche l’UAAR, associazione di atei integralisti italiani, lo incasella nel suo elenco degli “atei famosi” (e non si capisce con quale criterio, dato che nella premessa riconosce che Hume sia una “personalità ambigua”, preferendolo però a Confucio), assieme ad altri celebri atei famosi come Paolo Bonolis, Claudio Amendola e il Gabibbo.

Hume, è vero, era fortemente anti-religioso, è celebre la sua citazione: «In generale, gli errori della religione sono pericolosi, quelli della filosofia solo ridicoli», tuttavia, spiega McLachlan, ciò è stato interpretato come un attacco alla religione in quanto tale, ma è molto discutibile. Secondo Hume, almeno in generale, le credenze religiose, i giudizi morali e persino le credenze scientifiche si basano su sentimenti piuttosto che sulla ragione. E tuttavia non possiamo affatto concludere che Hume attacchi la religione in quanto tale, i giudizi morali (non ha mai detto che la moralità non sia importante) e chieda di abbandonare le credenze scientifiche. Distingue anche tra  “falsa religione e “vera religione”, e parla di “teismo genuino” come una sottocategoria del teismo in generale. Nel suo saggio sull’etica del suicidio scrive: «il compito della religione è proprio quello di riformare la vita degli uomini, di purificare il cuore, rinforzare tutti i doveri morali, e assicurare l’obbedienza alle leggi e ai magistrati civili. Mentre persegue questi scopi utili, le sue opere, così ‘infinitamente preziose, sono segrete e silenziose, e raramente appaiono alla conoscenza della storia».

Nell’introduzione a “The Natural History of Religion” sostiene addirittura: «L’intera struttura della natura rivela un autore intelligente: e nessun ricercatore razionale può, dopo una seria riflessione, sospendere la sua convinzione in relazione ai principi primari del teismo genuino e della religione». Il filosofo McLachlan commenta che questo difficilmente suona come una dichiarazione di un ateo. Ma non è tutto, Hume infatti riteneva che quello che oggi viene chiamato “Intelligent Design“, fosse una interpretazione filosofica (non scientifica) dell’esistenza dell’universo da prendere in seria considerazione. Nel suo “Dialogues Concerning Natural Religion” sostiene comunque che se è avvenuta una progettazione, non ne consegue direttamente che l’abbia ideata un designer particolare, ma potrebbe anche essere nata da un’equipe di divinità: «Perché diverse divinità non possono essersi accordate per escogitare e ideare un mondo?», si chiede. Tralasciando completamente la rivelazione cristiana, sostiene che, da questo, non si può affermare un Dio moralmente buono o perfetto. Sostiene anche che non si può logicamente dimostrare sia l’esistenza o la non esistenza di Dio in quanto, secondo lui, non comporta alcuna contraddizione logica affermare né che Dio esiste né che Egli non esiste. Tra teismo e ateismo, la logica è neutrale. Non è irrazionale credere in qualcosa che non sappiamo essere vero se noi allo stesso modo non sappiamo se è falso e, approfondisce McLachlan, non possiamo certo prendere l’apparente mancanza di prove su Dio come prova che Egli non esiste. Inoltre non possiamo escludere l’esistenza di una prova intorno a noi che Dio esiste, ma che non siamo in grado di interpretare correttamente in quanto tale.

Se avesse avuto un’opinione sull’ateismo che voleva esprimere chiaramente e senza ambiguità, è strano che non abbia colto l’opportunità di farlo nei suoi “Dialoghi sulla religione naturale”, riflette McLachlan. Secondo le sue istruzioni specifiche, questo libro è stato pubblicato solo dopo la sua morte e dunque non aveva nulla da temere o da perdere con la pubblicazione postuma delle sue opinioni. Concludendo, il filosofo ritiene che le critiche di Hume a particolari credenze religiose siano state male interpretate come argomenti contro la religione in quanto tale. E afferma: «Ho il sospetto che fosse un deista, cioè qualcuno che crede nell’esistenza di un qualche Dio astratto, ma non ritiene che Egli abbia una qualche preoccupazione benevola per l’umanità».

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