L’oppressione e il bullismo degli atei in Europa

Sull’aggregatore PaperBlog è apparso in questi giorni un post relativo al blog chiamato “Dispensare, periodica attualità centrifugata”.

Il titolo del post è “La Dittatura degli Atei (una repressione religiosa)“, e affronta con lucide argomentazioni ciò che molto spesso denunciamo nei nostri articoli (quasi sempre rivolti per questo contro l’UAAR), cioè il bullismo e l’oppressione degli atei moderni in Occidente. L’autore del post si definisce un “non credente” nei commenti che seguono. Mentre in Oriente, Corea del Nord o Cina, l’attacco ateo-comunista ai cristiani è fisico e diretto (carcere per chi prega e tortura per chi ha una Bibbia, senza contare quel che avviene in terra islamica), in Occidente l’oppressione atea è molto più più subdola e apparentemente “civile” e perciò più difficile da smascherare.

INTOLLERANZA E PREGIUDIZIO. L’autore del blog riflette sulla società moderna, dove «l’obbligo all’ateismo è un prerequisito necessario per essere “sani”». Nonostante lo sforzo di apertura, antirazzismo, equiparazione, egli verifica quotidianamente «lo sviluppo di una vigorosa intolleranza religiosa. L’ateismo, come ogni religione, non si arresta alla autosufficienza, ma deborda inevitabilmente nel plagio, sotto la forma di una costrizione ed imposizione necessaria se si vuole aderire ad una determinata setta». Non si tratta di un’offensiva ragionata, ma è un disprezzo unicamente basato sul pregiudizio superficiale, «che impedisce di ascoltare le parole di un prete o di un cardinale, colpevoli ancora prima di pronunciarsi, indipendentemente dalla pronuncia, di appartenere ad una determinata schiera, ad un culto religioso. Ci se ne rende conto quando un Papa (indifferente da quale sia) viene condannato a priori, reo di essere Papa, senza essersi documentati, senza sapere esattamente quale sia il contenuto delle sue pronunce».

CYBERBULLISMO ATEO. Si passa così inevitabilmente a parlare del cyberbullismo ateo (come viene chiamato in America), che vede apparire su Facebook «numerosi gruppi anticristiani (perchè in questo delirio fascista, buddismo e musulmanesimo, in quanto religioni distanti dall’occidente, sono quasi ben viste), che hanno la stessa carica violenta e offensiva dell’imposizione a portare sul braccio la stella di David». L’oppressione è ovviamente condita con spot metodici e sistematici della retorica anticristiana (“Se il Papa vendesse gli anelli d’oro sfamerebbe l’Africa”, “Questi preti pedofili”) e da vignette satiriche (la satira giustifica tutto…) dove la figura dei santi, del Papa e in particolare di Gesù viene «ridicolizzata a più non posso, in ogni salsa, in un accanimento che più che divertente risulta propagandistico». Per non parlare dei commenti che prolificano nei siti atei o su Youtube, la quale «violenza e aggressività lascia sbalorditi, e la similitudine con l’ebraismo sempre più adeguata, due forme di concetto religioso che in differenti momenti storici si sono ritrovate forse inappropriate, obsolete o scomode, e che per questo si sono trasformate in bersagli facili per il rilascio senza contegno della crudeltà della massa, frustrata e predestinata alla necessità di umiliare, ma questa volta cambiando forma (del resto cambiano, una volta si bruciavano vivi, poi hanno inventato le camere a gas)».

PRESSIONE PSICOLOGICA. Pressione psicologica dunque e non (ancora) fisica, sotto forma di ironia, di scherno, di arroganza. Lo scopo di tutto questo è ovviamente incutere timore al credente per evitare l’espressione pubblica del suo pensiero, «pena sfottò (termine crudele per spacciare una critica superficiale e violenta, per uno scherzetto) ed emarginazione». L’autore del post parla da non credente, lo ricordiamo. Tuttavia riconosce che «questo stesso fanatismo lo ritrovo oggi prepotente e vigoroso negli atei, nei senza fede, che non nei cristiani». Nonostante non sia legittimamente d’accordo con i cattolici su aspetti bioetici (aborto, eutanasia ecc..), crede che «una società veramente civile e moderna, dovrebbe essere capace di comprendere, discutere, mediare e comunque accettare. Purtroppo non si assiste a questo, non si vede un briciolo di intelligenza che riesca a sfondare il muro dei luoghi comuni e della superficialità, per riuscire comunque a convivere nel rispetto e nella parità». La violenza e le dinamiche del totalitarismo anticristiano del ‘900 sono dunque «ancora fortemente presenti in questa mia società italiana, seppure oggi, drammaticamente mascherate sotto buone parole, che ancora e forse per sempre, rimarranno soltanto, buone parole».

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139 commenti a L’oppressione e il bullismo degli atei in Europa